Fred Buscaglione era grande, grande, così.

Fred Buscaglione era grande, grande, così.
Becco Giallo pubblica una biografia del cantante di Guarda che luna e Che bambola, scritta e disegnata a suon di jazz da Giacomo Taddeo Traini.

buscaglione_copSe si dovesse domandare, a chi è stato ragazzo o bambino negli anni Cinquanta del secolo scorso, cosa ricorda di Fred Buscaglione, le risposte sarebbero piuttosto standard. Sarebbero associate alla sua immagine di simpatico spaccone, alle sue pose da duro che insieme ai testi innovativi lo condussero alla fama. Qualcuno potrebbe soffermarsi sulla sua storia d’amore travolgente e travagliata, sulla passione per il whisky o sull’abbigliamento gessato. Molti citerebbero con un sorriso anche la sua auto: una Ford Thunderbird, lussuosa cabriolet a due posti prodotta in America, che il cantante scelse in un originale color lilla e chiamava “criminalmente bella”.
Tutti, proprio tutti, ricorderebbero la sua morte.
Com’è naturale, trattandosi di un divo protagonista non solo della scena musicale ma anche della Tv, dei rotocalchi e del cinema, pochissimi sarebbero i commenti slegati dal personaggio che interpretò. Resterebbe così sullo sfondo il Fred privato, con i suoi timori, i tormenti, la paura della solitudine e il desiderio di uscire dal ruolo per percorrere una nuova strada.
È anche su questi aspetti, senza però tralasciare il Buscaglione pubblico, che si concentra il lavoro di , autore unico di Swing, Barbera e Fred Buscaglione, edito da Becco Giallo.

Un libro biografico che racconta la vita, troppo breve, e le peripezie di Ferdinando Buscaglione, torinese classe 1921 chiamato Nando in famiglia e Fred sul palco.
Per inquadrare il personaggio, a beneficio di chi non lo conoscesse, è utile sottolineare l’impatto che l’artista ha avuto sulla musica leggera italiana, all’epoca fossilizzata su motivi classici e ripetitivi. Buscaglione, un uomo di strada, un artista illuminato ma pragmatico, riuscì a rompere quel muro aulico con uno stile innovativo sotto tutti i punti di vista: sia nei testi, grazie anche all’amico e collega Leo Chiosso, sia con l’ portato in scena che poteva, anzi doveva, apparire come un duro, un gangster dal cuore tenero prestato al jazz.

Buscaglione, sul finire degli anni Cinquanta, divenne non solo uno dei cantanti italiani più importanti e influenti, ma un vero uomo di spettacolo presente in televisione (tre edizioni di Carosello e altri programmi), nelle pubblicità e anche al cinema (apparve in una decina di film recitando, fra gli altri, con Ugo Tognazzi, Totò, Anita Ekberg e con registi come Dino Risi e ). Un successo di fatto condensato, come racconta Giacomo Traini nella sua appassionata postfazione, in due soli anni. Il coronamento di una lunga gavetta, interrotto dalla tragica morte avvenuta nel 1960 a Roma per un incidente d’auto, a bordo della sua Thunderbird lilla.Buscaglione_tav1

Una vita breve ma intensa che Traini racconta con una costruzione narrativa in flashback, adatta e frequente nelle opere biografiche. L’incidente che pone fine alla vita di Buscaglione introduce il salto indietro nel tempo fino al 1939 quando Nando – il diminutivo Fred arriverà poco dopo, perché più americano – suona il “gietz” nei parchi e negli hot club (locali dedicati al jazz). È l’epoca in cui nascono alcuni rapporti indissolubili, come quello con il fisarmonicista Renato Germonio e con Leo Chiosso, cantante, autore radiofonico, televisivo e di molti dei testi interpretati da Buscaglione. Proprio la collaborazione con Leo (che in seguito ha scritto per altri grandi interpreti, come nel caso di Parole, Parole di Chiosso e Giancarlo Del Re, interpretata da Mina Alberto Lupo nel 1972), prosegue fino al tragico febbraio del 60, e compone un duo che nulla ha da invidiare al sodalizio italiano per antonomasia, cioè quello fra Mogol Battisti.

Il lungo flashback procede in modo lineare nel racconto della vita di Buscaglione, ma al suo interno Traini propone alcune variazioni importanti per tenere alto il ritmo e per catturare l’attenzione del lettore. Ad esempio, sono presenti brevi flashback inseriti in quello principale, come nel caso dell’entrata in scena di Leo. Oppure, ed è questo l’elemento più interessante e caratterizzante, vengono operati dei tagli narrativi netti fra una sequenza e l‘altra, offrendo al lettore solo l’essenziale per comprendere i fatti e lasciando all’immaginazione gli sviluppi di alcune situazioni. Un’operazione di sospensione che consente di eliminare qualsiasi divagazione superflua o spiegazione ampollosa, e spinge a riflettere sugli elementi disponibili. Un esempio è la scena in cui Fred deve presentare Fatima (la sua futura sposa), ai genitori. La ragazza, cantante tedesca di origini marocchine, è preoccupata, ha paura di essere considerata diversa. La sequenza che descrive l’incontro si limita all’essenziale: il racconto si interrompe sulla soglia di casa Buscaglione, con un paio di battute fra la coppia e la madre di Fred sufficienti a lasciare intuire come andranno le cose.

Il libro è concettualmente diviso in due parti. Una parla dell’inizio della gavetta di un giovanissimo Buscaglione e prosegue fino al temine della . L’altra affronta il dopoguerra, l’amore con Fatima e il successo.
La prima parte di Swing, Barbera e Fred Buscaglione ha il pregio di fotografare un’Italia in fermento, che si avvicina al secondo conflitto mondiale. Un’epoca in cui una sigaretta, una bottiglia di Barbera e un buon pezzo da ascoltare rappresentano svago, passione e divertimento allo stato puro. In cui i dischi erano contrabbandati dall’America e un bicchiere di whisky era l’emblema del lusso. Le pagine di Traini conducono in un paese dove si combatte la povertà, dove si suona per portare a casa la pagnotta, mentre lo sfondo è occupato dall’ombra del fascismo. È una realtà dura ma onesta, che Fred affronta scegliendo di suonare sempre e ovunque, dribblando gli squadristi, per guadagnarsi da vivere ed evitare di andare a lavorare in fabbrica, alla Fiat. L’indole di Buscaglione emerge prepotente fin dalla sua gioventù, sottolineata dagli atteggiamenti e da dialoghi anche in questo caso essenziali ma non poveri di contenuto.
Per Fred è un periodo concitato, durante il quale sogna di essere un musicista a tutto tondo, cioè di comporre, arrangiare, dirigere, girare il mondo, senza perdere mai di vista la necessità di far quadrare i conti. Insomma, Fred è già un duro ma gli piace la vita, gli piacciono le donne, bere con gli amici e soprattutto la musica.
Poi, la pagina del calendario gira e segna 10 giugno 1940: l’entrata dell’Italia nella Giacomo Traini interpreta il fatidico discorso di Mussolini, pronunciato da Palazzo Venezia, con tre tavole molto evocative: il punto di vista è quello di Fred, della sua band e del pubblico presente per un loro concerto, che ascoltano alla radio le parole del Duce. Al delirio della folla romana, che inneggia alla pazzia del leader, si contrappone una splash con persone sconvolte, imbarazzate, preoccupate, con le mani fra i capelli e un violino che non suona.
La radio torna anche in un’altra sequenza che merita di essere menzionata: Fred è in Sardegna con gli americani, ha scampato il fronte e suona per tenere alto il morale delle truppe; Leo invece è stato catturato dai tedeschi a Bassano del Grappa e deportato in Polonia. Non ha idea di cosa sia capitato a Buscaglione e si chiede se sia vivo. A rispondergli è proprio una radio che trasmette un concerto di Freddy Buscaglioni, ed è significativo osservare i detenuti che si concentrano su quell’unico, prezioso strumento di comunicazione per restare in contatto con la realtà.

Le scene dedicate, più o meno direttamente, al periodo di guerra, sono forse le più coinvolgenti e intense del libro (non le più emozionanti però, destinate al finale). È affascinante, e per certi versi educativo, riscoprire fra le pagine di Swing, Barbera e Fred Buscaglione un Paese che non esiste più. Il nostro Paese, con i muri dei bars occupati non da schermi televisivi giganti ma da telefoni a gettone. Dove chiunque, anche il più scalcinato e povero degli individui, aveva il potere di crearsi un’opportunità. E dove, paradossalmente, era più semplice costruire rapporti reali e duraturi. Al netto della follia del fascismo, che certo non è poca cosa, quell’Italia appare popolata da persone comuni con necessità simili a quelle odierne, come il desiderio di libertà, che può diventare un’illusione, o l’amore per l’arte, nella fattispecie la musica. Un mondo che la società attuale sta forse dimenticando troppo in fretta, a causa della costante necessità di essere sul pezzo e al bisogno bulimico di novità. 
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Con la fine della guerra e il ricongiungimento fra Fred, Leo e gli altri della compagnia a Torino, nel 1948, termina anche la parte più avventurosa del volume. Fred vive sempre per la paga in una tournée infinita che lo porta fra l’altro in Svizzera, a Lugano, dove incontra per la prima volta Fatima. È l’inizio di un amore che lo accompagna fino alla fine e che consente a Giacomo Traini di sviluppare la storia con una connotazione più intimista.
Oltre a Fatima compare anche un’altra figura fondamentale per il successo di Buscaglione, ovvero Gino Latilla, già cantante di successo, il quale riconosce il genio di Fred e sceglie di sostenere di tasca sua, ma di nascosto, la produzione di vinili e manifesti per lanciare la carriera dell’amico.
Fra battute, freddure e qualche situazione comica o paradossale tipica del temperamento di un Buscaglione ormai maturo, arriva infine il successo. La musica apre le porte alle pubblicità, ai film, a una fama colossale cavalcata con sguardo da duro. Ma nascono anche le prime frizioni nel rapporto con Fatima. È qui che inizia a svilupparsi la contrapposizione fra il Buscaglione privato, che ama sua moglie e sa di non poterne fare a meno, e quello pubblico, un gangster para-criminale con il cappello a cui è riconoscente ma che gli appartiene solo fino a un certo punto. Anche per questo, nell’ultimo periodo, Fred aveva in parte abbandonato la sua produzione classica, fatta di pezzi passati alla storia come Eri piccola così, Che Bambola, Che Notte o Teresa non sparare, per avvicinarsi a canzoni più melodiche, romantiche o poetiche, come Guarda che luna.
Il contrasto interiore non gli impedisce però di comprare la famosa Thunderbird lilla, che guiderà il 3 febbraio del 1960 incontro alla morte mentre spera, in cuor suo, di andare presto in pensione, appendere al chiodo Fred e il cappello e tornare a essere Ferdinando Buscaglione.
È solo un caso, o forse no, che la sua morte sia avvenuta esattamente un anno dopo il cosiddetto “Giorno in cui morì la musica”, ovvero il 3 febbraio del 1959 quando persero la vita in un incidente aereo i giovanissimi Buddy Holly, The Big Bopper e Ritchie Valens.
 
I disegni sono cuciti su misura sulla figura di Fred Buscaglione. Il segno di Giacomo Traini è grezzo ma curato come la voce del cantante, con figure morbide non troppo stilizzate e una tecnica mista per l’inchiostrazione che varia dal tratteggio alla sfumatura. La griglia è prevalentemente a tre o quattro strisce ma sono presenti numerose vignette a tutta pagina, tavole doppie o splashBuscaglione_tav3. Merita di essere citata tavola 44, che grazie alla costruzione prospettica della linea aerea del tram porta lo sguardo a immaginare la grandezza della città, partendo da un semplice scorcio con palazzi quasi abbozzati nella pioggia. Molto evocative anche la doppia vignettona delle tavole 68 e 69, che lascia intuire l’importanza della radio sulle grandi distanze, e tavola 94 che in un colpo solo, grazie alla semplicità di un vinile e di una fotografia, comunica i passi avanti di Fred nella vita privata e in quella artistica. 
È ben architettata la sequenza della morte di Buscaglione, che prosegue da tavola 154 a 159 con vignette mute, fatta eccezione per le onomatopee. Una scelta ripetuta in altre parti del volume, quando i disegni sono in grado di narrare anche senza balloon o didascalie.
L’unico appunto che si può fare è un uso forse eccessivo degli sfondi bianchi che, pur spostando in certi casi l’attenzione sui testi, risultano fin troppo padroni di alcune tavole o vignette. Inoltre, vista la particolare ispirazione di Traini nel realizzare alcuni fondali, sarebbe stato bello vederne in numero maggiore.

Swing, Barbera e Fred Buscaglione è un ottimo esempio di biografia a fumetti, con il raro dono della sintesi nell’abbinamento fra testi e immagini.
Il libro è impreziosito da un’introduzione di Johnny DalBasso e da due postfazioni: una di Gioachino Lanotte, docente universitario e autore, fra l’altro, del libro Fred Buscaglione. Cronache swing dagli anni ’50, l’altra di , che racconta perché ha scelto di dedicare a Buscaglione una biografia. 

Abbiamo parlato di:
Swing, Barbera e Fred Buscaglione

Becco Giallo, 2022
192 pagine, brossurato con alette, bianco e nero – 18,00€
ISBN: 9788833141985

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