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Energon Universe parte 3 – Autobot: Di nuovo in marcia!

19 Febbraio 2026
Il versante Transformers dell’Energon Universe edito da saldapress, in bilico tra guerra e umanità.
Leggi in 8 minuti

Chiude la serie di approfondimenti dedicati agli amati robot il terzo e ultimo episodio incentrato proprio sui Transformers, dopo esserci soffermati sulla storia del franchise dagli inizi fino a oggi (nel primo episodio) e sulla serie di Void Rivals (nel secondo episodio).

Come già accennato negli episodi precedenti, grande enfasi è stata posta sull’idea di universo condiviso, con questo immenso parco giochi in cui tutte le serie vengono sviluppate e confluiscono, generando incontri, comparse e soprattutto crossover tra le varie testate.

Transformers vol1 cover NS

La serie di Daniel Warren Johnson non è ovviamente esente e vede il primo spunto narrativo proprio dalla partenza di Jetfire nel primo capitolo di Void RivalsIl primo volume di Transformers, Robot in incognito, con Johnson come autore completo1, fa ripartire le storie dei Transformers dall’inizio, con un esplicito rimando narrativo molto simile a quello della Generation one del 1984. Dall’utilizzo di Teletraan 1, supercomputer che tanto nel fumetto quanto nella serie animata originale analizza la superficie terrestre e dota Autobots e Decepticons dei loro aspetti veicolari terrestri permettendone una facile mimetizzazione, fino ai design scelti per i vari personaggi, la cura per i dettagli è maniacale e rispecchia una grande conoscenza e passione per lo sconfinato immaginario Hasbro omaggiato già in apertura di volume: in un richiamo diretto alla prima serie animata Takara, anche qui gli autobots precipitano sulla Terra con la loro nave, l’Arca, dopo uno scontro a fuoco con i Decepticons. Entrambe le fazioni, risvegliatesi dopo il disastroso atterraggio proprio dal supercomputer e con le navi ormai devastate, si ritrovano intrappolate sul nostro pianeta, che diventa estremamente appetibile per le risorse.

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I riferimenti all’opera originale non finiscono qua e danno una precisa struttura narrativa all’opera: se infatti la differenza più grande finora (nonché aspetto originale dell’Energon Universe) è il ruolo di Jetfire nell’avviare la trama sulla Terra, altri elementi sono invece inseriti proprio per omaggiare il lavoro degli autori originali, come l’utilizzo di specifici personaggi umani di supporto. Spike Witwicky, il ragazzo protagonista del volume, richiama l’omonimo personaggio presente nella prima serie animata (a cui si rifà anche Sam Witwicky, interpretato da Shia LaBeouf in Transformers di Michael Bay, che entra in contatto con gli autobots dopo aver acquistato Bumblebee) e funge da interessante contraltare alla componente robotica della storia e rappresenta quella scintilla umana che anima Optimus Prime e la sua fazione: è proprio Spike che introduce il leader degli Autobots all’umanità e alla natura, alla fragilità del nostro mondo e soprattutto al concetto di famiglia e unione, tutti elementi fondanti della filosofia che guida gli autobots.

In una toccante scena del primo capitolo, che velatamente sembra richiamare Il gigante di ferro del 1999, Optimus calpesta un cervo uccidendolo: un incidente che porta alla fine di una vita interrompe lo stupore per il nostro mondo che pervade il capo degli autobots, adesso addolorato per il gesto compiuto. In sole due pagine Johnson delinea e conferisce un’umanità che caratterizza i protagonisti creando una dualità in cui Optimus e i suoi, in guerra loro malgrado, decidono di fare di tutto per tutelare il nuovo posto che li ha accolti, e con esso la popolazione che si trova nel fuoco incrociato.

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Questo rapporto tra guerra e soldati da un lato e civili innocenti dall’altro è uno dei temi ricorrenti non solo nella serie dedicata ai Transformers, ma anche in Void Rivals: in entrambi i contesti troviamo due guerre secolari che mietono vittime tra gli elementi più fragili e indifesi delle popolazioni, che patiscono atroci sofferenze senza sapere nemmeno la causa del conflitto. Se però in Void Rivals il conflitto è, per certi aspetti, uno sfondo, mentre a essere valorizzato è più il viaggio che compiono i protagonisti, dove questa dualità si fa più evidente è proprio in Transformers: sia Optimus che il padre di Spike (veterano anche lui come l’autobot) condividono ricordi di guerre personali e mostrano chiari segni di stress dall’essere costantemente in conflitto.

Transformers vol2 cover NS

Il secondo volume, Passaggio verso l’oblio, in cui Jorge Corona subentra a Johnson alle tavole, esplora ulteriormente il tema della guerra grazie all’inserimento di nuovi elementi e personaggi: al conflitto Autobots/Decepticons si aggiungono le forze armate terrestri, con il conseguente annichilimento di questi di fronte alla potenza degli invasori; la guerra in sé viene scomposta con elementi diametralmente opposti, passando dagli aspetti più brutali quali la tortura da un lato e il rifiuto totale di prendere parte alla violenza dall’altro; infine si ha una vera e propria escalation del conflitto, in un climax finale che ne espande i confini all’inverosimile. Anche in questo secondo volume spicca la connessione con Void Rivals, con ulteriori elementi e protagonisti che si incrociano, in una costruzione che, seppur ancora chiaramente nella fase embrionale, denota la cura certosina e l’attenzione poste nella progettazione.

Universi condivisi che passione: digressione sul fenomeno

Negli ultimi anni, il fenomeno dell’universo condiviso è esploso in tutte le direzioni possibili e immaginabili: dai fumetti, passando poi per film, serie tv, videogiochi e chi più ne ha più ne metta, si è visto come una narrazione possa essere espansa in direzioni potenzialmente illimitate senza perdere il fascino che la caratterizza.

Ma quando si ha davvero bisogno di sviluppare un universo condiviso a fini narrativi?

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La risposta, per quanto possa sembrare scontata, va in realtà cercata prodotto per prodotto. L’idea di un “ambiente” (o sandbox che dir si voglia) in cui più autori interagiscono e forniscono il loro apporto creativo, ognuno portando avanti una parte specifica di un progetto più ampio può risultare indubbiamente stimolante a patto che, a mio parere, si crei una situazione ideale dove tutti operino al servizio della storia e ognuno porti il suo bagaglio di esperienze personali e creative all’interno del progetto generale. Se così non fosse, il rischio di creare un universo condiviso che nasce esclusivamente per spingere il progetto dal punto di vista economico e creare una sorta di engagement col pubblico, facendolo rimbalzare di acquisto in acquisto tra più serie, risulta elevato.
Emblematico in tal senso è il Marvel Cinematic Universe, a oggi sicuramente l’esempio più noto (anche per chi non legge fumetti) quando viene fuori l’espressione “universo condiviso”: il progetto, nato con il film Iron Man del 2008 ha cercato di replicare (in parte riuscendoci) l’interconnessione dei fumetti Marvel Comics a livello cinematografico, ma nel corso degli anni ha perso l’anima che aveva inizialmente evolvendosi in un progetto che si è appiattito tanto a livello contenutistico quanto qualitativo, mirando esclusivamente alla produzione di film e serie creati senza una vera e propria identità (eccezion fatta per sparuti casi, come I Guardiani Della Galassia di James Gunn) con l’unico scopo di spingere il pubblico al cinema in un appuntamento quasi obbligato per non perdere tasselli dell’universo (ormai famose le immancabili scene post-credit che si agganciano al film successivo).

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Questa voglia di interconnessione è andata espandendosi in diversi franchise e grandi marchi, con esiti altalenanti: il DC Extended Universe, cercando di rincorrere la Casa delle idee, ha dato vita a un mezzo disastro abbandonato dopo una serie di film confusi e poco coesi tra loro e che è da poco ripartito (ribattezzato come DC Universe) da zero col Superman di James Gunn; allo stesso tempo altri progetti come The Walking Dead, approdato in tv con lo stesso Kirkman coinvolto nel progetto, hanno visto una progressiva espansione (anche sul fronte videoludico) creando una moltitudine di serie che tutt’oggi proseguono e mantengono buoni risultati; a questi si aggiungono ulteriori esempi, come Star Wars, che è riuscito a inglobare nei nuovi progetti (tanto nelle serie, quanto nei videogiochi e nei fumetti) personaggi ed elementi provenienti da tutti i prodotti menzionati, portando avanti un universo stratificato e ricco di sfumature (al netto di qualche sviluppo incoerente) o Warhammer, che proprio in questo periodo si sta espandendo dal tavolo da gioco (e letterario e videoludico) al fronte televisivo.

Il discorso relativo agli universi condivisi va poi inserito in un’ulteriore ottica, parzialmente accennata con riferimento al Marvel Cinematic universe, ossia quella dell’in(ter)dipendenza dei suoi numerosi elementi: se il lettore (o spettatore, videogiocatore o un ibrido a cavallo di tutti i media) infatti si trova costretto a dover “passare” per tutti i vari elementi che compongono il progetto, è necessario che questi mantengano un certo livello qualitativo e riescano ad appassionare costantemente – per non diventare più un obbligo da adempiere che un piacere da assolvere; allo stesso tempo un universo condiviso “agile”, in cui non necessariamente si deve avere una conoscenza maniacale di ogni singolo tassello, permette di godersi il tutto non solo in modo più spensierato senza presentare eccessive barriere dovute a un’interconnessione soverchiante; come risvolto della medaglia, va però valutata la possibilità che progetti con meno “fascino” vengano trascurati risultando fallimentari.

L’utilizzo di esempi abbastanza noti e di spessore ci permette di tracciare un quadro, seppur sintetico, in cui si apprezzano tanto i pregi quanto le debolezze dell’idea di universo condiviso, permettendo di rilevare però un dato comune: la qualità riversata in questi lavori, al netto di una fetta di pubblico bulimico che divora la qualsiasi, trova sempre il modo di farsi strada e di far prosperare o meno un progetto strutturato e articolato in più ramificazioni, costringendo coloro che ci lavorano a dover adattare e rimodulare l’offerta (come nel caso del MCU che ha ridotto il numero di film e serie cercando un taglio più identitario o viceversa Star Wars che ha visto un’impennata di prodotti per il piccolo schermo).

Chi può viaggiare in questo nuovo universo?

Dopo aver fatto un excursus riguardo la storia e la voluminosa eredità dei Transformers, con un primo sguardo al nuovo universo e una parentesi sull’idea stessa di universo connesso, una domanda è più che lecita: questo nuovo progetto editoriale è adatto a tutti o, come in altre opere serializzate, è necessario prima fare un lavoro di recupero?

La risposta, in realtà già intuibile tra le righe di questo approfondimento è: no, non è assolutamente necessario conoscere alcunché dell’universo dei Transformers per potersi godere il nuovo Energon Universe. Se infatti per certi versi gli autori riprendono e omaggiano le serie del passato, si agisce comunque sempre con un tocco originale che rielabora il materiale di partenza, creando un’opera inedita che ha il suo starting point (ossia un punto di ingresso pensato per nuovi lettori) proprio in questi volumi. La lettura di Void Rivals è consigliata perché, oltre a essere un’ottima storia di fantascienza, introduce i lettori a quella che è la sovrastruttura generale, con elementi che esplorano tanto le culture aliene che si imparano a conoscere, quanto i loro aspetti più mitologici e religiosi. La serie dei Transformers d’altro canto risulta particolarmente apprezzabile perché, pur ponendo il lettore in un contesto familiare come quello terrestre, confeziona un’avventura adrenalinica e ricca di pathos, senza per questo relegare il tutto a mera storia action: trovano spazio anche fasi di introspezione che rendono la storia più circoscritta, intima e umana, guidando gradualmente il lettore a un’espansione di questo microcosmo senza effettuare nessun infodump.

L’Energon Universe è una lettura fresca, intraprendente e ben realizzata, in grado di appassionare sia lettori vecchi che nuovi, rappresentando a oggi uno dei progetti seriali più interessanti da seguire. Aiuta inoltre che l’edizione nostrana, pubblicata da saldaPress, presenti le storie dell’universo condiviso in volumi cartonati di ottima qualità che raccolgono il tutto in cicli di sei numeri, evitando di dover rincorrere e incastrare tra loro i singoli albi.

Abbiamo parlato di:
Transformers Voll. 1 e 2;
Daniel Warren Johnson, Jorge Corona
Traduzione di Chiara Balestri
saldaPress, 2024-2025
144 pagine cad., cartonato, colori – 22,00 €
ISBN: 9791254613597; 9791254614761

  1. Grazie a Transformers Johnson ha vinto sia il premio Eisner per la miglior serie regolare che come miglior autore unico. ↩︎

Daniele Garofalo

Daniele Garofalo

Nato a Catania nel 1996, si appassiona ai fumetti sin da piccolo, cominciando a leggere Diabolik, Topolino e Il Giornalino, scoprendo successivamente il fumetto americano ed europeo, eleggendo Batman suo faro guida nella vita di tutti i giorni. Laureato in Giurisprudenza e pianista a tempo perso, continua a coltivare la passione per i fumetti affacciandosi con interesse a nuovi autori e generi. A questo si accompagna un interesse sempre maggiore per cinema e videogiochi, forme narrative che condividono molto con il fumetto. Nel 2023 decide di portare la sua passione per la nona arte a un livello successivo cominciando la collaborazione con Lo Spazio Bianco.

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