Piccolo disclaimer: è vero, la rubrica si chiama Cronache Tedesche e l’idea di base sarebbe quella di parlare di autori e artisti di lingua tedesca. Tuttavia, l’arte e l’opera di una talentuosa artista esordiente come Bea Davies (così come quella di altri fumettisti non tedeschi residenti in Germania) meritano di trovare il loro spazio quando si parla di bei fumetti pubblicati in questo paese. Inoltre, la vicenda di Gregor Gog restituisce uno spaccato culturale e politico molto interessante della Germania tra le due guerre.
Chi è Bea Davies?

Gregor Gog, il “Re dei Vagabondi”

Ed è proprio da una di queste storie che Patrick Spät e Bea Davies realizzano il loro Der König der Vagabunden – Gregor Gog uns seine Bruderschft. In quest’opera i due autori scavano nella vita e nell’esperienza di Gregor Ambrosius Gog, partendo dalla giovinezza, l’arruolamento in marina motivato dalla voglia di viaggiare, i suoi primi scontri con il potere e il suo avvicinamento al movimento anarchico, che coincide con l’incontro con lo scrittore Theodor Plivier. Dopo la fondazione nelle vicinanze di Stoccarda di una comune anarchica influenzata anche dalle idee spiritualiste del “profeta dei Poeti” Gusto Gräser, padre dei movimenti alternativi, Gregor Go inizia un viaggio da viandante, in cui incontra numerosi amici, tra cui il pittore Hans Tombrock e la poetessa e attrice Jo Mihaly.
Da qui inizia l’esperienza di Gog come “Re dei Vagabondi”, primo a battersi per i diritti dei senzatetto, prima con articoli su riviste come Anarchist, Der Syndikalist e Besinnung und Aufbruch, poi con la fondazione nel 1927 della Bruderschaft der Vagabunden (Fratellanza dei vagabondi) e del primo giornale dei senzatetto, der Kunde. Gli anni successivi sono scanditi dalla partecipazione a scioperi, dimostrazioni e scontri con le autorità, passando per un viaggio nell’Unione Sovietica di Stalin che determinerà la sua conversione al Comunismo e l’iscrizione al KPD (Partito comunista tedesco). L’ascesa del Nazismo segna una drastica recrudescenza della violenza nei suoi confronti e verso tutti i senzatetto, costringendolo alla fuga in Svizzera nel 1933. Nonostante Gog muoia solo nel 1945 nell’odierno Uzbekistan, dopo alcuni anni vissuti in Unione Sovietica e nuove persecuzioni, Patrick Spät e Bea Davies decidono di chiudere la storia proprio con la sua prima fuga, che mette di fatto fine alla sua esperienza politica e rivoluzionaria.
La biografia ricostruita da Spät, pur con alcune flessioni tipiche del genere e alcuni momenti prettamente esplicativi, ha il merito di non trasformarsi mai in agiografia, cercando sempre di scavare nelle contraddizioni del protagonista e degli altri personaggi, nelle contrapposizioni di vedute ideologiche e di caratteri. Lo sceneggiatore dimostra quindi un buon equilibrio tra fedeltà alla storia e licenze romanzesche, lasciando così spazio alla capacità, non solo artistiche ma anche e soprattutto narrative, di Bea Davies.
La grande forza del fumetto sta infatti nell’abilità tecnica e nella creatività narrativa della fumettista: il bianco e nero delle tavole, oltre a ricostruire un’atmosfera di un passato lontano, è sfruttato al meglio per sottolineare eventi ed emozioni, per evidenziare passaggi di scena e cambi di registro. Nella matita di Davies sembrano riecheggiare le lezioni di alcuni dei più grandi maestri del fumetto, in particolare europeo e italiano: addirittura, nella gestione dei bianchi e dei neri sembra di vedere un’ispirazione a Toppi e Buzzelli, mentre in un particolare passaggio di vignette molto evocativo e ben strutturato si vede chiaramente l’omaggio a De Luca (vedi immagine).
Con questo non si vuole certo esagerare, paragonando lo stile della Davies a queste eccellenze, però si percepiscono uno studio e una ricerca molto profondi. Il tratto dell’artista è caratterizzato da molti altri stimoli: parco di tratteggi e tondeggiante, plastico e pieno, il suo tocco riesce a definire personaggi ed ambienti con dovizia di particolari e attenzione alle loro espressioni. La recitazione dei protagonisti è sempre vivida e coinvolgente, l’azione dei corpi sempre fluida e chiara, la costruzione della tavola variegata e sempre equilibrata nel raggiungere il massimo risultato narrativo senza sacrificare l’impatto estetico: anche questo dimostra una grande consapevolezza artistica, capace di unire quasi sempre l’aspetto fumettistico a quello illustrativo, sebbene quest’ultimo sembri prevalere in alcuni frangenti. Oltre a questo, Davies è brava nel ricostruire l’atmosfera dell’epoca, con uno studio attento di abiti, edifici e oggetto che va a supportare e arricchire quello di Spät.

Bonus: A Child’s Journey

E se da un lato si nota ancora qualche incertezza dovuta proprio a questa sperimentazione, dall’altro si vede tutta la duttilità di un’autrice sicuramente non pigra: dalle strisce chiaramente ispirate da Calvin & Hobbes e i Peanuts a tavole più distese disegnate ad acquerello, da pagine ricche del dinamismo giapponese ad altre più plastiche e statunitensi, A Child’s Journey è un viaggio a tratti dolce, a tratti divertente, a tratti grottesco e a tratti commovente nella vita quotidiana di una madre ma anche nella crescita di una fumettista ricca di fantasia. Un piccolo volume in cui molti genitori potrebbero rivedere se stessi e l’amore per i propri figli.
Abbiamo parlato di:
Gregor Gog – Der König der Vagabunden
Patrick Spät, Bea Davies
avant-verlag, 2019
160 pagine, cartonato, bianco e nero – 25,00 €
ISBN: 978-3-96445-015-9
A Child’s Journey
Bea Davies
Jaja Verlag, 2020
112 pagine, cartonato, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 978-3-946642-88-6







