Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Katja Centomo e la disegnatrice Martina Naldi al Salone del libro di Torino, in occasione della presentazione di Bribiss, primo volume che dà il via al progetto editoriale Magica, frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge Tunué e l’editore francese Oxymore, sviluppata da Centomo e Barbara Canepa e caratterizzata da un approccio peculiare all’editoria.
Grazie di essere qui con noi dello Spazio Bianco. Vorrei partire subito dall’ identità di questa nuova collana, che nasce con una connotazione molto chiara e molto precisa e come una collaborazione internazionale tra Tunué e Oxymore e lo studio editoriale Red Whale. Qual è la sua filosofia? Che cosa rappresenta Magica e che cosa vuole portare ai lettori?
Katja Centomo: Ci sono alcune caratteristiche fondamentali di Magica per noi importantissime. Partirei lasciando per ultimo il tema, che è anche quello più affascinante di cui parlare, perché a livello pragmatico la caratteristica unica, forse, è il modo in cui abbiamo strutturato il progetto.
Noi chiamiamo Magica non solo uno spazio editoriale, ma anche una collana indipendente, perché quello che noi riusciamo a fare all’interno di questo spazio è incubare dei progetti in modo autonomo. È stato difficile costruire questa caratteristica e l’abbiamo fatto anche grazie alla fiducia che ci è stata data dai due editori che ci sostengono. Ci lavoriamo da un po’ di anni, anche a livello legale, dove ci sostiene un avvocato specializzato nel diritto d’autore che ormai fa parte della squadra di Magica. Abbiamo dovuto spiegare bene ai nostri editori questa cosa ma quello che abbiamo ottenuto è stato un accordo normativo che non è un classico contratto editoriale, ma è un contratto di co-produzione molto più simile a quello che succede nel campo dell’animazione con il quale gli editori diventano dei co-produttori con cui sostengono l’iniziativa. Red Whale, che è il mio studio editoriale che esiste da 25 anni, è il produttore esecutivo, cioè quello che mette in lavoro. In questo modo abbiamo la possibilità di seguire le produzioni isolate dai problemi del mondo editoriale concentrandoci sul contenuto, sulla forma, nella maniera in cui abbiamo imparato in tanti anni di esperienza.
Una modalità che arriva quando io e Barbara (Canepa) ci siamo ritrovate dopo tanto tempo. Ci siamo conosciute professionalmente su Monster Allergy, che all’epoca funzionava già in maniera un pochino più sperimentale, rimanendo autonomo grazie a una gestione dei diritti diversa. Abbiamo preso quell’esperienza, l’abbiamo ripetuta e migliorata con Magica.
Barbara ha lavorato tanto in Francia come direttrice di collana. Io ho fatto un percorso non proprio uguale ma simile in Italia, lavorando sia come autrice, come sceneggiatrice di fumetti, autrice di romanzi per ragazzi, ma anche come editor e come imprenditrice. Soprattutto sempre nel campo della gestione del diritto d’autore.
Abbiamo consolidato il nostro rapporto con i due editori, io con Tunué e lei con Oxymore. Abbiamo anche scoperto di essere molto più simili e affini di quanto pensavamo. Da questa cosa ci siamo dette “abbiamo un modo di fare progetti che finora non abbiamo mai potuto esercitare in piena libertà, il rapporto che abbiamo con questi due editori, la fiducia, ce lo consentono, siamo riuscite a trovare una forma anche a livello legale” e tutto è partito. Per come funziona Magica, non abbiamo un editore che ci dice cosa dobbiamo fare. Noi proponiamo agli editori dei progetti che vengono valutati e accettati se corrispondono alla loro intenzione editoriale. Noi portiamo avanti il progetto secondo quella che è la nostra direzione, la nostra poetica e alla fine l’editore compra il prodotto che ha sostenuto attraverso questo progetto. È Barbara che è venuta da me con questa idea e io l’ho messo a terra, forte anche della mia esperienza sul diritto d’autore.
La cosa importantissima è che attraverso questo sistema noi riusciamo ad avere un co-produttore francese che è quello che mette la risorsa importantissima dedicata agli anticipi con cui riusciamo a pagare gli autori, che in questo momento sono soprattutto italiani, alla francese. Questo è un grande traguardo che siamo riusciti a raggiungere.
L’editore italiano, per ragioni di mercato, chiaramente non ha a disposizione quel tipo di budget, ma mette a disposizione un’altra risorsa importantissima che è quella dell’equipe editoriale. Quindi, quando il progetto è chiuso nel contenuto, nella forma, Tunué offre la sua redazione per tutta quella parte di lavoro tecnico e difficile che spesso è capace di bloccare una redazione anche per un mese, e quindi il processo di chiusura delle tavole, del controllo, dell’ottimizzazione che permette poi di andare in stampa senza problemi.
Questo, bene o male, è il funzionamento di Magica, e quando esce il prodotto, questo esce in contemporanea in Italia e in Francia.
Parlavate del tema, possiamo approfondire?
KC: L’altra cosa fondamentale di Magica è il tema. Quella è la parte del sogno, no? Anche in questo è stata Barbara, che da tempo sentiva il desiderio di ritornare a parlare della figura della strega che aveva un po’ abbandonato, che l’ha proposto. Desiderava riaffrontare il tema in un’altra maniera, in maniera più matura,e di non farlo per forza da autrice. Me l’ha proposto e a me non è sembrato vero di poterlo fare. Per me è un po’ la realizzazione di quel mio percorso professionale, anche perché i temi erano sempre stati quelli fin dall’inizio.
Abbiamo cominciato a valutare tutta una serie di progetti e di autori da seguire, da incubare, alcuni sono progetti nostri. Abbiamo dato una divisione interna a questa grande produzione e l’abbiamo divisa per target.
Per cui c’è il target inaugurato qui a Torino, è quello Jeunesse, la linea ragazzi, che ha già due titoli in uscita che sono Bribiss, scritto da me e disegnato da Martina Naldi e Miao Miao Magic School, in questo caso firmato da due autori francesi, Guillaume Bianco e Miss Paty.
In autunno, perché abbiamo anche più o meno stabilito che i momenti di uscita di Magica saranno sempre la primavera e l’autunno per tenere conto delle fiere più importanti e del periodo prenatalizio in Francia, sarà per noi la volta delle prime uscite delle linee adolescenti e adulti.
La linea adolescenti sarà costituita da titoli che sono sempre delle serie. Il primo ad uscire sarà Twin Star scritto da me, da Barbara e disegnato da Alessia Martuscello, ed è un progetto in cui crediamo molto perché è davvero qualcosa in cui lavoriamo insieme e rappresenta forse anche la linea poetica di Magica. Per la linea adulta, che presenterà soprattutto one-shot in formato graphic novel, uscirà Cogas, scritto da Lorenzo Palloni e disegnato da Alessandra Marsili. Sta crescendo un libro bellissimo, ci emozioniamo ogni volta che lo leggiamo.
Una domanda nasce abbastanza naturalmente. Abbiamo due curatrici, il tema della strega e un considerevole numero di autrici femminili coinvolte: quanto sarà importante il ruolo e il punto di vista femminile in questa collana?
KC: È fortissimo, è molto importante. Vogliamo esplorare il femminile collegato alla strega, in tutte le sue forme. Non poniamo dei limiti, lasciamo anche molta libera interpretazione agli autori, ma di sicuro donna e strega per noi significano un risultato che è femminismo, quindi vorremmo generare dei contenuti che parlano di femminismo, o di storie che parlano di donne che hanno lottato per l’emancipazione. In questo le streghe sono le precorritrici, anche le vittime ma non solo. Quindi si può anche fare ridere parlando di streghe, come magari nel caso dei più piccoli, ma può voler dire parlare di ambiente, del rapporto della donna e del femminile con la terra con equilibrio e con rispetto, e anche questo, il tema della natura, e per noi molto importante. Vogliamo fare ridere i bambini ma anche presentargli la natura come un momento fondamentale di quella magia che ci lega all’ambiente, agli animali, ed entrare in questa magia.
I temi sono tantissimi, c’è il noir, c’è la commedia dark… c’è tutto, la strega offre veramente temi infiniti. Di sicuro vogliamo lavorare con le donne, è una cosa che ci piace, ma non precludiamo assolutamente la possibilità di proporre del materiale anche agli autori uomini, non abbiamo questo limite. E’ chiaro che essere una donna per Magica vuol dire capire e avere una sensibilità in linea con la nostra. Però ci piace condividere: più si condivide meglio è, non deve esserci una guerra combattuta dagli uni contro gli altri.
Martina, come ti sei ritornata coinvolta nel progetto e, soprattutto, com’è ritrovarsi ad essere l’autrice, la disegnatrice, che in qualche modo lancia tutta la collana?
Martina Naldi: Sono felicissima. È una super responsabilità, però sono molto felice. Credo che con Katja e Barbara ci siamo conosciute su social, una cosa del genere. Quando ci siamo incontrate abbiamo capito che si poteva lavorare insieme.
Io vengo inizialmente dal fumetto, ma più che altro dall’illustrazione e quindi c’era un po’ da capire: “li facciamo davvero i fumetti?”. È andata bene ed è stato un super viaggio. Tra l’altro mi hanno proposto questo tema che è proprio la mia cosa… micromondo, streghe e natura, che è proprio la combo per me letale, quindi sono stata felicissima.
Quanto hai messo del tuo e quanto invece hai rispettato quello che ti arrivava in sceneggiatura?
MN: Le sceneggiature di Katia ti lasciano libera. Ci sono delle indicazioni generali, magari con alcuni dettagli particolari che devo inserire. Però in generale io faccio le mie proposte e in generale sono libera di interpretare. Poi si fa una revisione generale tutti insieme, anche insieme a Barbara.
Parlando un po’ della questione estetica e tornando a Katja, tu e Barbara venite da un universo molto specifico, quello Disney delle W.i.t.c.h e di Monster Allergy: questa cosa ha avuto delle ripercussioni sulle scelte che avete fatto e state facendo in Magica? C’è qualcosa di quell’estetica che vi appartiene e che avete portato qui o cercate delle strade diverse?
KC: Io penso che in Disney abbiamo imparato a lavorare con un certo rigore, con una certa attenzione, soprattutto abbiamo imparato qual è il sistema in cui ci si muove in questo campo. Rispetto invece alla forma, penso soprattutto per Barbara, la volontà è quella di allontanarsi. Lei ha imparato anche a mettere una grande personalità in quello che fa, e in questo senso questo non è Disney. È anche il suo approccio con gli autori.
Io mi occupo di più le storie mentre lei cura soprattutto la parte delle immagini. Poi in realtà ci sovrapponiamo molto, però idealmente questa è la nostra macro-divisione.
Quando la osservo lavorare vedo che è molto severa con gli autori, lavora tantissimo, e questa è una caratteristica unica di Barbara. Ha questa visione che lei cerca di passare, per cui spinge, stimola, e pretende che ci sia una reazione importante da parte dell’autore. Ma quello che dice di fare, quello che insegna è valorizzare la propria cifra stilistica, non è mai coprirla con qualcos’altro. Normalmente gli autori arrivano a un momento in cui sentono la fatica di tutto questo, ma poi sono grati perché quello di cui si accorgono è di aver fatto un salto di qualità, anche se partiamo già con autori bravissimi, ed è proprio grazie al metodo che Barbara insegna a valorizzare la propria autorialità e farla diventare qualcosa di unico, di riconoscibile e di non simile a qualcosa che già esiste.
Considerando il tipo di struttura che avete creato, questa cosa un po’ trasversale, come avete pensato di rapportarvi al mercato, soprattutto in un momento storico in cui è molto diffusa la tendenza a tentare di inseguirlo a tutti i costi?
KC: Noi stesse ci siamo poste questa domanda. Diciamo che seguiamo il mercato per quanto riguarda determinati criteri, come il formato. Per fare un esempio, nelle collane adulti e adolescenti abbiamo fatto tanti ragionamenti sulle misure proprio dal punto di vista del libro come oggetto. Un po’ di astuzia, di marketing, serve, perché bisogna emergere, bisogna farsi vedere. In questo momento c’è così tanto materiale e prodotti che si rischia di passare inosservati e questo signica fallire al principio, non arrivare.
Sui contenuti invece siamo rimaste molto vicine a quella che è la nostra poetica, a quello che abbiamo deciso di fare dall’inizio. Quello che amiamo è il tipo di storia che leggevamo da ragazzine e in questo lasciamo grande libertà agli autori.
Ecco, magari interveniamo sulla copertina, che rappresenta sempre un aspetto esteriore, quello che deve rompere il ghiaccio. Su quello sì, andiamo anche a vedere che cosa può funzionare a livello di design, quali copertine funzionano sul mercato. Ma si trattasempre solo di un sistema per superare la barriera e non qualcosa che ha a che fare con il contenuto.
Sfogliando questo primo volume, Bribiss, si notano anche una serie di schede ed elementi più “didattici”. Pensando anche al tuo precedente progetto, 7 Crimini, in cui elementi di approfondimento si mescolavano al progetto narrativo, questa idea è un caso legato solo a questo volume o troveremo altri elementi simili anche negli altri progetti di Magica?
KC: Di sicuro c’è una certa componente di coincidenza, nel senso che sicuramente per me è una formula che avevo già testato e che mi piace sempre. Ma lo ha già fatto anche Barbara, per esempio su Greenwood, in cui ci sono delle schede di approfondimento, quindi è stato naturale utilizzarla anche qui, perché l’intento è sempre quello di sì, facciamo ridere, cerchiamo di divertire i bambini ma poi alla fine il messaggio e l’importanza di rispettare gli animali e conoscerli così come conoscere l’ambiente e la natura è fondamentale e ritorniamo al messaggio di Magica. Non per forza lo faremo con tutte le storie. Miao Miao ad esempio si basa completamente su una chiave comica, anche se anche lì il messaggio non manca. Non ci sono le schede, però ci sono le ricette quindi forse è proprio l’intrattenimento che può essere un po’ un ibrido, rompere gli schemi e utilizzare delle strutture elastiche. Questo ci piace e vorremmo farlo sempre e non essere troppo rigidi nei formati.
Che persona è il lettore ideale di Magica?
KC: Già il fatto di avere tre diversi target dichiara che non è unico. Sicuramente è un sognatore. Fondamentalmente ci piacerebbe che il nostro lettore tipo fosse quello che ha voglia di leggere tutti i volumi, cioè si compra Bribiss ma anche Twin Star. Non solo perché ci conviene ma perché anche noi siamo così! Insomma, è qualcuno che ha voglia di leggere e sentirsi bambino, sentirsi adolescente e sentirsi adulto, anche a 40, 50 anni. O magari un bambino che invece ha voglia e si sente pronto ad affrontare una storia che magari i suoi genitori non vorrebbero leggesse, come poi erava per noi.
Cosa diresti invece ad un lettore che, guardando al vostro catalogo, dovesse pensare che, “insomma, sono tutte storie di streghe, ne leggo una e più o meno saranno tutte uguali…” ?
KC: Gli direi di guardare quanti autori abbiamo coinvolto e quanto sono diversi tra loro. Per esempio il prossimo one-shot per la linea adulti dovrebbe essere con Arianna Rea ed è una commedia noir, mentre la prima uscita di Palloni e Marsini è una storia drammatica e impegnata con una considerevole ricerca storica dietro. Attraversiamo tutte le possibilità, da storie quasi horror ad altre leggere. Insomma, direi che c’è molta scelta in cui può davvero trovare il proprio qualcosa che incontri il proprio genere e le proprie passioni.
Non si tratta di un manifesto che va solo in una direzione, ma è un tema da esplorare il più possibile e anche da regalare agli autori perché sia una fonte di ispirazione per la loro creatività.
Intervista realizzata dal vivo al Salone del libro di Torino il 17/05/2026. Si ringrazia Simona Gionta e Tunuè per il supporto.
Katja Centomo
Sceneggiatrice, scrittrice, imprenditrice e animatrice di eventi. Dal 2002 dirige lo studio editoriale Red Whale. Ha creato con il marito Francesco Artibani la serie Monster Allergy e la serie Sette Crimini per Tunué
Martina Naldi
Illustratrice e character design diplomata alla Scuola del Fumetto di Milano.











