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“Canary”: la miniera maledetta di Scott Snyder e Dan Panosian

28 Luglio 2025
Per la collana Astra di Star Comics, Scott Snyder e Dan Panosian costruiscono un western dai toni orrorifici e dalle sfumature metanarrative.
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Dopo il successo raccolto sulle sue run dedicate al cavaliere oscuro, Scott Snyder ha avviato un percorso autoriale che ricorda da vicino il collega Mark Millar: mantenendo le sue collaborazioni con DC Comics, Snyder ha infatti dato vita a una serie di storie creator-owned esplorando i più disparati generi narrativi in tandem con disegnatori di un certo prestigio.
Con Canary, in collaborazione con il disegnatore Dan Panosian, Snyder si inoltra nel territorio del western, tingendolo di tonalità orrorifiche – dai tocchi lovecraftiani – e giocando con un’interessante linea metanarrativa che apre ad alcune riflessioni sul ruolo e il potere delle storie stesse.

Azrael William Holt è un agente federale la cui fama è nota in tutto il west grazie ad una serie di romanzi popolari che ne raccontano le gesta in chiave eroica. Holt ha anche un peculiare segno distintivo: quando spara, l’agente si copre il volto con una bandana su cui è tracciato il disegno di una bara rovesciata. In particolare, l’avventura che lo ha reso più famoso è l’aver fermato e ucciso lo spietato serial killer Hyrum Tell. Holt sta per concludere la sua carriera, ma è chiamato a svolgere un’ultima missione: una serie di brutali uccisioni perpetrate da soggetti insospettabili, sembrano collegate alle miniere della città di Canary, così Holt deve scortare un geologo per tentare di scoprire se la causa si possa imputare a delle rocce radioattive che si trovano nel sottosuolo. Quello che trovano però è soprattutto il peso del passato, che torna a chiedere conto sia ad Holt che alla città di Canary, insieme ad un oscuro e perverso segreto.

Crudo e costruito con una meccanica a orologeria, la miniserie di Snyder mantiene un ottimo equilibrio sia tra i generi (la peculiarità del protagonista è una strizzata d’occhio al mondo supereroistico da cui Snyder proviene e che rappresenta il mainstream per il lettore americano) sia tra i continui salti avanti e indietro nel tempo narrativo, costruendo un mistero intrigante e scene di notevole tensione. Holt è un personaggio cupo, granitico, ma allo stesso tempo sfaccettato, con molte più dimensioni di quelle del cliché che è chiamato a incarnare nelle storie dei dime magazine che girano su di lui. Seppure in generale la storia utilizzi alcune meccaniche canoniche, lo sceneggiatore gestisce ottimamente i disvelamenti e le sorprese, grazie anche a personaggi costruiti nel giro di pochi dialoghi e, al pari di Holt, ben distanti dai cliché che inizialmente sembrano rappresentare.

Il fatto che Holt sia, nella finzione narrativa, protagonista di storie di avventura che ne reinterpretano le azioni, costruisce un spunto e un livello di lettura che accompagna il racconto, mostrandoci il peso delle differenze tra “l’eroe” e il “personaggio reale”. Contrappunto non trascurabile in una storia dove sono parecchi gli elementi in cui la realtà differisce dalle aspettative, sia in termini di pregiudizio (come quelli che gravano sul geologo, che è di colore) che di sviluppi della trama.

Panosian, che si occupa anche degli acidi colori in cui dominano arancioni, blu e rossi, lavora molto sulle atmosfere, con un tratto realistico ma dai toni grotteschi e un’ottima gestione della recitazione dei personaggi. I primi o i primissimi piani abbondano e permettono al disegnatore di scolpire emozioni, intenzioni e sfumature caratteriali. Gli autori indugiano anche con frequenza sul dettaglio di bocche ghignanti e sui denti. Non si tratta di un vezzo, ma i denti sono un elemento che assumerà un disturbante ruolo nell’evoluzione della storia.
La regia delle tavole passa da pagine più classiche, dominate soprattutto dai dialoghi – mai verbosi o didascalici – a pagine dalle gabbie più libere e di poche vignette per le scene dove si scatenano orrori. Nella storia non manca l’azione, ma gli autori cercano di nasconderne le componenti più concitate, preferendo anche qui lavorare soprattutto su dettagli, tensione e atmosfera, quasi evocando le dinamiche di un duello dove sono gli uomini a confrontarsi prima delle loro pistole, nella lezione di Sergio Leone.

Canary è una miniserie autoconclusiva pregevole e ben orchestrata che potrebbe essere apprezzata da appassionati tanto del genere western quanto di quello horror ovvero, semplicemente, del buon intrattenimento.

Abbiamo parlato di:
Canary
Scott Snyder, Dan Panosian
Traduzione di Daniele Mittica
Star Comics, 2025
136 pagine, cartonato, colori – 15,90 €
ISBN: 9788822656131

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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