
Tra mistero, avventura e “creature matte”, Roberto D’Agnano racconta Bermuda, il suo ultimo lavoro a fumetti, colorato e immaginifico, pubblicato da Gallucci Balloon. Un viaggio su un’isola popolata da esseri bizzarri e attraverso riflessioni sull’identità, l’appartenenza e la libertà, dove la leggerezza dell’umorismo incontra la profondità della scoperta di sé.
Roberto, benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Rompiamo il ghiaccio con la domanda più generica di tutte: come sei arrivato al fumetto?
Ci sono arrivato in maniera abbastanza classica. Non più così classica adesso, però una volta lo era. Banalmente, andavo in edicola e a un certo punto ho visto Monster Allergy, Topolino, eccetera, e quelle sono state le prime cose che mi hanno attratto verso il mondo del fumetto. Poi ho capito che volevo provare a fare fumetti più seriamente quando ho iniziato a leggere Ratman. Grazie a Leo Ortolani, ho capito che mi piaceva fare soprattutto il fumetto umoristico. Mi ha proprio aperto un mondo, ecco.
Bermuda è un lavoro divertente e colorato, ma anche capace di stimolare i lettori, giovani e non, a riflettere. Ti chiedo come ti è venuta in mente la storia e perché hai deciso di raccontarla? Anche a livello delle tematiche che hai deciso di sviluppare.
In realtà è venuto prima il contenitore e poi la storia. Mi affascinava l’idea di ambientare un fumetto in un’isola piena di creature, e volevo un contesto che permettesse libertà grafica totale, soprattutto.
Volevo un tipo di contenitore alla Adventure Time, dove avrei potuto mettere qualsiasi cosa mi passasse per la testa. Sono anche un grande appassionato di tematiche soprannaturali, in particolare di tutto ciò che riguarda gli alieni e fenomeni affini. Una delle storie che mi ha affascinato di più, soprattutto da bambino, era proprio quella del Triangolo delle Bermuda. Quindi ho fantasticato molto, nel tempo, e alcune delle idee di questo fumetto nascono proprio dalle fantasie che avevo da piccolino. Mi chiedevo che cosa accadesse su quelle isole, se vi conducessero esperimenti o altre attività anomale. Ho ripreso semplicemente delle fascinazioni che avevo da un po’ di tempo e ho provato a renderle il contesto per questa storia. Dopodiché mi sono chiesto detto “ok, ma questa storia di che cosa parla?” e mi è sembrato interessante parlare proprio di integrazione, di trovare un proprio posto in un mondo dove sono tutti molto diversi da te e paradossalmente quello che definiamo “normale”, quello che per noi è la normalità, lì invece è strano.

Nel libro tratti appunto temi come accettazione e appartenenza, senza mai però diventare pesante, senza rovinare quello che è un ritmo molto veloce, divertente ed efficace. Questo ovviamente non è scontato e ti chiedo se hai avuto difficoltà a integrare i due aspetti.
È stata effettivamente la cosa più difficile in assoluto da fare. La parte di scrittura e di storyboard è stata quella più lenta e laboriosa, perché avevo il limite di una settantina di pagine. Poi in realtà il fumetto è nato in 3-4 mesi, di cui l’ultimo è stato solo inchiostrazione. Volevo mantenere il ritmo il più veloce possibile, come i cartoni animati tipo Rick e Morty, e ho cercato semplicemente di asciugare al massimo, inserendo all’interno delle frasi che dicono i personaggi le tematiche senza risultare didascalico. I personaggi in questo fumetto si raccontano nella maniera più semplice possibile, in modo che anche i più giovani riescano a capire. Però sì, ho cercato di sintetizzare questo tipo di tematiche anche visivamente, facendo vedere magari un personaggio distante dalla comunità, trovando balloon efficaci che in poche parole potessero raccontare quelle cose, e creando anche un minimo di conflitto tra i personaggi.
Leggendo il tuo libro si ritrova molto di cartoni animati come Adventure Time, Steven Universe, Gumball. Sei però riuscito anche a rendere queste influenze personali, distillandole in uno stile tuo. Come descriveresti il tuo approccio attuale al disegno?
La maggior parte delle mie influenze viene dai cartoni animati. Cartoon Network è sempre stata la mia ispirazione più grande e attualmente, a parte Adventure Time e Steven Universe, comunque cerco di omaggiare la Cartoon Network degli anni novanta, con cartoni come Dexter, Ed, Edd e Eddy, ecc. Negli anni penso di averlo mischiato un pochino con il manga, più che altro per la dinamicità con cui cerco di raccontare nella tavola, rompere molto le vignette, usarle in maniere un po’ pazze. Viene sia un po’ dai manga che dal fumetto underground, tipo Michael Deforge e Jesse Jacobs, che fanno delle cose interessanti con la struttura delle tavole.
Le tavole di Bermuda sono appunto molto dinamiche, perciò non stupisce scoprire che sei coinvolto anche nell’animazione (con Studio Fortissimi) e nel mondo videoludico (Studio Pizza). Ti chiedo di raccontare il tuo approccio ai vari media e se ci sono cose meno piacevoli dell’uno o dell’altro.
Allora, del fumetto mi piacciono la libertà assoluta e il fatto che lo puoi fare senza eccessivi sbattimenti, se non tuoi. Nel senso che lo puoi scrivere, disegnare e colorare da solo. Poi magari puoi chiamare un colorista, come in questo caso Federico Gatti e Mattia Secci, che mi hanno aiutato. Però il fumetto resta un lavoro abbastanza solitario, e questa cosa può essere sia un grande pro che un grande contro. Invece, la cosa molto bella ma anche faticosa degli altri due media è che è un lavoro estremamente corale, quindi sono molte le cose che puoi sbagliare e far sbagliare agli altri. La parte bella di animazione e videogioco è che poi il prodotto che viene fuori è un qualcosa che da solo non avresti mai potuto fare, non solo a livello tecnico, ma anche a livello immaginifico. Comunque sono dei lavori collettivi, per cui esce sempre qualcosa che è più di te.
Ho sempre voluto lavorare nell’animazione, principalmente come character designer, concept artist, tutta quella parte che sta ferma e sono contento di essere riuscito a farlo con Studio Fortissimi, che è uno studio indipendente che ho aperto insieme a Francesco Guarnaccia e Matilde Simoni. Anche lavorare nel mondo dei videogiochi è molto bello, oltre a essere ancora più corale, quindi ci sono ancora più cose che si possono rompere.

Cosa ti ha portato a pensare che il fumetto fosse il medium giusto per raccontare Bermuda?
Volevo tornare a fare qualcosa di totalmente mio, che mi permettesse anche una sorta di defaticamento. Lavorare col fumetto, lo sappiamo, non è facilissimo, però mi dà comunque soddisfazione, tutto sommato, che può essere maggiore rispetto a tutti gli altri media, perché ho raccontato una storia, sono riuscito a farlo in poco tempo, ed è lì. È sicuramente il modo più veloce per fare arrivare un’idea che ti è venuta nelle mani di qualcuno, quindi per me rimarrà sempre una delle prime scelte, soprattutto se voglio raccontare una storia. Se voglio invece semplicemente disegnare delle cose fiche, ci sono anche altri media per farlo.
Se potessi consigliare Bermuda ai lettori deLo Spazio Biancoin tre parole, quali sceglieresti?
È scontato però “mistero“, e poi… “avventura”? Cavolo, sono molto scontate.
Con l’ultima puoi ancora salvarti.
Allora, facciamo “mistero”, “creature matte” e… “introspezione”.
Ci puoi anticipare un po’ cosa pensi di fare in futuro? Hai già a qualche progetto nuovo?
Lato fumetti, in realtà, ho due progetti in cantiere che però non posso ancora annunciare, ma sono molto contento di essere tornato a fare fumetto e spero ne sentirete parlare presto.
Per salutarci, una domanda d’obbligo: pensi visiterai mai il Triangolo delle Bermuda?
Eh, sarebbe molto fico. Però qualcuno che ci è stato mi ha detto che ha fatto delle immersioni, ma non ha visto niente di che, quindi mi ha un po’ smontato. Speravo poter vedere qualche bel relitto. Magari le creature si stavano nascondendo, però…
Roberto, grazie.
Intervista realizzata dal vivo al Treviso Comic Book Festival a settembre 2025.
Roberto D’Agnano

Roberto D’Agnano, classe 1997, fa il fumettista, l’illustratore e l’animatore. Nel 2014 ha iniziato ad autoprodurre i suoi primi lavori, nel 2016 firma la sua prima storia breve per il magazine LÖK ZINE e nel 2018 ha pubblicato Trapkid, il suo primo fumetto autoprodotto come autore unico. Nel 2019 disegna due episodi di Kersos, apparsi su Wilder Online, e partecipa alla realizzazione di Pinguini Tattici Nucleari a fumetti. Ha disegnato, oltre che per tantissime realtà editoriali diverse, anche per il diario Smemoranda e Lupo Alberto. Nel 2021 ha iniziato a fare cartoni animati con Studio Fortissimi, e nel 2022 i videogiochi con Studio Pizza. Insegna illustrazione per l’animazione allo IED di Torino.
