Amianto Comics, un anno e mezzo di FUMETTI, FUMETTI, FUMETTI!

Amianto Comics, un anno e mezzo di FUMETTI, FUMETTI, FUMETTI!
L’entità una e trina Almafè, ovvero i tre fondatori e deus ex machina di Amianto Comics Matteo Polloni, Federico Galeotti e Alessandro Benassi, si racconta in una lunga e approfondita intervista su passato, presente e futuro.

Amianto Comics è un’associazione culturale toscana nata un anno e mezzo fa ed estremamente attiva nella produzione di fumetti e nella partecipazione agli eventi di settore. Abbiamo contattato i tre fondatori, Matteo Polloni, Federico Galeotti e Alessandro Benassi per farci raccontare qualche retroscena e per fare il punto della situazione.

Siete attivi da un anno e mezzo, e avete già un catalogo decisamente importante per una giovane realtà. Ma facciamo un passo indietro: com’è nata ? E soprattutto, come siete arrivati a questo nome?
Matteo Polloni: Quando viene fatta la domanda sul nome, per un accordo interno, dico sempre: “risponde Benassi!”. La verità è che ognuno dà al nome un significato e una motivazione un po’ diversa; lo stesso vale per la frase “innocui passatempi per giovani rivoluzionari” (che si intende per rivoluzionari? Chi sono? Ecc). Vi fornisco la risposta più superficiale sulla scelta di “Amianto”: mi piace esteticamente e soprattutto per come suona.
Abbiamo parlato un bel po’ di questo e della rivista in generale in treno, lungo il tragitto verso Firenze, quando seguivamo il corso di sceneggiatura. Ne ha fatto le spese un sacco di gente che andava a lavoro di mattina presto e voleva sonnecchiare ancora un po’, o leggere in santa pace. E invece niente: discorsi sui fumetti a partire dalle 6 e 30.

Come funziona l’organizzazione del lavoro? Siete tre sceneggiatori che si occupano anche della grafica del volume: vi confrontate su ogni passaggio o ormai vi fidate ciecamente? Per le singole storie, vi fate da editor a vicenda, anche sulle tavole dei disegnatori? O queste ultime vengono seguite dal singolo sceneggiatore?
Federico Galeotti: Cerchiamo di dividerci e organizzarci il lavoro, ognuno di noi ha le sue doti e capacità. Curiamo tutto dalla A alla Z, dalla grafica, lettering, testi, impaginazione, pagine social, spedizioni, rapporti con le distribuzioni e siti, organizzazione per le fiere ecc…
Per le storie ci aiutiamo l’un l’altro, ingranando numero dopo numero abbiamo una certa libertà e fiducia reciproca. I disegnatori vengono scelti dal singolo sceneggiatore che cura personalmente le sue storie lungo tutto il tragitto del lavoro.

Prima di gettarvi nella mischia del mondo editoriale del fumetto, avete studiato le formule di qualche altro collettivo già affermato?
Alessandro Benassi: Abbiamo fatto un giro all’area Self di Lucca. Io personalmente devo ammettere che non conoscevo bene le realtà autoprodotte prima di entrare in questo mondo. Forse anche per questo abbiamo fatto alcune scelte forti, come il prezzo di copertina molto basso e il download gratuito. Io per primo, come acquirente, se avessi voluto provare qualcosa di autoprodotto e sconosciuto, mi sarei orientato su un fumetto economico. Volevamo cercare di fare qualcosa di diverso da quello che c’era sulla scena. Credo che l’importante sia avere una propria identità, che poi può piacere o meno, ma vogliamo essere riconoscibili per i nostri lettori e coerenti con quello che, a noi per primi, piacerebbe leggere in un fumetto.

Avete ricevuto sostegno nella vostra iniziativa da parte di altre realtà autoprodotte o da qualche professionista?
AB: Sì, assolutamente. È una delle cose meravigliose del mondo dell’autoproduzione. Abbiamo scoperto tante persone pronte a consigliarci e aiutarci. Ne approfitto per ringraziare pubblicamente un po’ di persone: prima di tutto Samuel e Mammaiuto, persone straordinarie che ci hanno dato un aiuto decisivo per fondare l’associazione, poi il gruppo Mokapop/Masnada di Pitt Rotelli, Marco della Verde e Zio-p, che con la loro rivista Mokapop Presenta e la fiera Rosicomics si sbattono un sacco per i fumettisti esordienti. Poi i ragazzi di Mcguffin Comics, gli Spillati, Cowboys from Hell, Domenico Martino di NRD, che ora ha una rubrica fissa sulla nostra rivista, Inuit di Bologna per i consigli e tante altre persone che ora mi scordo… perdonatemi se non vi nomino. Per i professionisti sicuramente Giovanni Barbieri, a cui chiediamo sempre consigli, Matteo Casali, che ha scritto un blurb per la nostra prima graphic novel, Whoop!, Alessio D’Uva e Pippo Rossi della Kleiner Flug per tante tante cose, e Moreno Burattini che ha ritwittato varie volte le nostre pubblicazioni.

Le tre saghe principali sono un post-apocalittico, una storia corale in un’ambientazione desertica e, prima, un horror contemporaneo e ora un poliziesco/noir. Vi siete imposti una differenziazione di genere o vi è venuta naturale a causa dei vostri interessi differenti?
MP: Ci siamo dati completa libertà nella scelta del genere, purché effettivamente si trattasse di storie “di genere”. Sono venute fuori cose diverse da parte di ognuno di noi, quindi non abbiamo passato troppo tempo a pensare a come diversificare. Unico elemento in comune delle prime tre storie lunghe è stato quello di avere protagoniste femminili.

Nonostante la rivista sia curata da voi tre, il cui contributo principale è quello di sceneggiatori, si rivela estremamente curata dal lato grafico. Tramite Amianto, Galeotti ha anche pubblicato un libro illustrato, il che rivela delle conoscenze di disegno e grafiche. Esistevano prima del vostro approccio alla sceneggiatura o una volta intrapresa la strada dell’autoproduzione vi siete impegnati a imparare il lavoro di grafico?
FG: Prima di fare sceneggiatura ho frequentato il triennio di grafica all’Accademia di Belle Arti, e attualmente sono iscritto al biennio di Pittura. È sempre stata una mia passione esprimermi con il disegno e la pittura stessa. Con Amianto Comics ho avuto la possibilità di realizzare questo volume dedicato alla poesia di Baudelaire e attualmente sto realizzando un nuovo volume illustrato con le poesie di Edgar Allan Poe. Sarà graficamente molto diverso e realizzato con una tecnica più sperimentale.
MP: La narrazione/comunicazione per immagini in senso ampio mi ha sempre affascinato, anche se non avevo mai avuto occasione di approfondire. La rivista è stata un ottimo banco di prova per mettere in pratica conoscenze teoriche e il mero “smanettamento” sui vari software di grafica vettoriale e impaginazione/lettering. Ringrazio la rete (e chi ci inserisce contributi) perché permette a chi ne ha voglia di avere accesso a molte informazioni.
Credo che sia tutto collegato: grafica, fumetto, illustrazione, composizione della tavola, senso dell’equilibrio e del ritmo. I vari aspetti delle arti figurative e della narrazione sono linguaggi connessi.
Mi fa, infine, molto piacere quando della rivista notano anche “l’impacchettamento” e tutto il contorno estetico; serve pure per dare coesione al prodotto.
P.S. colgo l’occasione per citare anche Aki, che ci ha aiutato con il numero 00 e 01 e con il primo sito di Amianto, Simone Giannelli che ha curato gli interni della prima stampa dello 01 e Francesco Cagnoni il nostro “retro-copertinista” (ha sempre idee notevoli e ci ha aiutato anche nell’allestimento dello stand a Lucca).
AB: Io sono una capra a livello grafico, ho solo imparato a letterare i fumetti.

Volendo ricreare una vera e propria rivista non potevano mancare degli articoli di approfondimento, curati da vari collaboratori. Quali sono gli argomenti che avete deciso di trattare e come siete arrivati a questa scelta? Cambieranno nei numeri futuri?
MP: Ringraziamenti anche qui. Prima di tutto a Gabriele Baldaccini che ci sopporta e supporta sul suo spazio “pag. 777” in apertura della rivista. Ho grande stima di lui e della sua preparazione e per me ha, e avrà sempre, carta bianca (forse mi pentirò di questa affermazione, ahah). E ringraziamenti anche a Elio Marracci che è un’enciclopedia vivente sulla storia del fumetto (non vinceremmo mai in uno scontro diretto al trivial Bonelli) e a tutti coloro che hanno dato un contributo con articoli (al momento in cui scrivo Daniele Gambetta e Federico Cinelli).
Mi piace molto l’aspetto rivista/articoli; aggiungono un contenuto importante. Anche solo sfogliando un albo credo faccia piacere vedere le varie storie intervallate da altro, magari con una grafica che dà coesione, come si diceva sopra.
Ultima nota: abbiamo aggiunto anche un contributo comico in chiusura, cioè una tavola per numero a cura di Domenico Martino. Trovo molto “da rivista” concludere un numero con una risata.
Non è facile, ma cerchiamo di fare il massimo per dare ai lettori un’esperienza completa e appagante.
AB: L’importante, a mio modo di vedere, è che i nostri articoli abbiano un taglio sul fumetto, sul mondo nerd, che nelle riviste mainstream non è possibile trovare. Vorrei rimanere fedele al nostro claim “innocui passatempi per giovani rivoluzionari”.

Il vostro target è un pubblico che si approccia per la prima volta al mondo del fumetto o i vostri prodotti sono pensati per dei lettori forti?
AB: Bella domanda. Vorrei che, in particolare, la rivista Amianto fosse adatta ai lettori forti come ai nuovi lettori, essendo le storie abbastanza classiche, e spesso autoconclusive. Ma credo che nei fatti i nostri fumetti si rivolgano più al lettore forte, qualsiasi sia il genere di letture fumettistiche che predilige. La nostra intenzione è di essere più inclusivi possibili, senza essere pop. Se ci stiamo riuscendo o meno, questo lo possono dire solo i lettori.

Dopo l’esordio nell’estate del 2016 siete riusciti a pubblicare i nuovi numeri di Amianto mantenendo la periodicità quadrimestrale, anche a costo di inserire storie brevi autoconclusive al posto di nuovi episodi delle saghe, portata principale della rivista. Per dei disegnatori emergenti è oggettivamente difficile mantenere una produttività così alta, e fargli respirare con una pausa è stato quindi fisiologico. Non avete mai pensato di arruolare più disegnatori per la stessa saga come capita in produzioni seriali anche professionali?
MP: Salvo casi eccezionali credo sia meglio che il disegnatore di una storia lunga sia sempre lo stesso, anche se in effetti questo può portare complicazioni dovute agli impegni dei vari partecipanti. Può andare diversamente magari per uno spin-off, dove anzi è divertente vedere come viene interpretato un personaggio da un’altra mano.

Tra il numero 0 e il numero 1 siete diventati un’associazione culturale legalmente riconosciuta. Ciò è dovuto a un semplice bisogno di “regolamentazione” o preannuncia un tentativo di creare qualche evento o iniziativa per diffondere il linguaggio del fumetto?
FG: La spinta a diventare un’associazione è venuta inizialmente dal bisogno di darci una forma, un’identità legale, prendendo a esempio altri collettivi più affermati. Attualmente svolgiamo un corso di fumetto in un liceo, sperando che l’iniziativa interessi ad altre associazioni o scuole in modo da poter diffondere la nostra passione del fumetto.
AB: Per esempio, una ragazza è arrivata l’altra settimana con un vecchio numero del Dylan Dog di Sclavi: l’ha letto come compito per casa e l’ha adorato. Sono soddisfazioni. Il nostro linguaggio non è di massa, come i film, quindi tante persone non sanno cosa si perdono per colpa di preconcetti su quello che un fumetto è o non è.

Fin dall’esordio avete deciso di rendere i vostri prodotti consultabili gratuitamente anche sulla rete. Come siete arrivati a questa decisione? Credete che valga la pena o pensate che abbia inficiato la vostra possibilità di vendere copie fisiche?
FG: L’obiettivo della nostra rivista è di farci leggere, e con le vendite delle copie cartacee coprire le spese del numero successivo. Questa metodologia sta funzionando, ed è capitato più volte di vendere copie cartacee a lettori che ci dicono di aver già letto il fumetto online… per noi è una doppia soddisfazione. Sappiamo anche che il lettore di fumetti (9 su 10 secondo me) è affezionato e preferisce la copia cartacea. Rendiamo comunque disponibile il fumetto online in modo che il lettore possa leggere una storia nella sua interezza anche se spezzata in più volumi.
MP: Se poi quello che leggi ti piace e ci vuoi sostenere puoi prendere quando vuoi i numeri su carta (spediamo diretti a casa tua, sostienici!).

Essendo una rivista che propone saghe, quindi dipanate su più episodi, per un nuovo lettore può essere complicato saltare a bordo con un numero che non sia il primo, ma per un’autoproduzione non è semplice ristampare continuamente: pensate di sfruttare la disponibilità online gratuita dei vostri prodotti per aggirare questo problema o siete intenzionati a mantenere sempre disponibili tutti i numeri della rivista in formato cartaceo?
AB: È una questione su cui abbiamo ragionato molto. Sicuramente la riserva online è molto comoda per questo. Noi vorremmo sempre avere tutto disponibile, ma ci sono problemi di soldi, di spazio sul banco di vendita e di magazzino. Per ora stiamo riuscendo a ristampare l’intero catalogo, tranne il numero 00 che dopo due ristampe andrà in pensione. Stiamo pensando di mantenere le ristampe fino a quando non saranno concluse le prime saghe, poi probabilmente non ristamperemo più.

Siete stati finora, e suppongo sarete sempre di più, molto attivi nelle varie fiere di settore. In quale vi siete trovati meglio, e quali vi sentite di consigliare ad altre autoproduzioni?
FG: Ne abbiamo fatte parecchie, di piccole e grosse. Il consiglio che posso dare per chi fa autoproduzioni è quello di partecipare e sbattersi sempre anche nelle fiere più piccole. Perché, anche se non ci sono grosse vendite, è un modo per conoscere e allacciare rapporti con altre realtà. Il top per l’autoproduzione è Treviso Comic Book Festival e Self Area a Lucca.
MP: A queste aggiungerei Varchi comics, Collezionando e Labronicon (purtroppo danneggiata dal maltempo) come buone fiere del 2017; magari non strettamente rivolte al pubblico dell’autoproduzione, ma in ogni caso ad appassionati di fumetto. Mi è molto piaciuto anche l’Olè festival a Bologna, che insieme al Borda! danno un bell’esempio di tutta una scena che sta fiorendo in questi anni.
AB: Siamo affezionati anche a Pescia, al grande Emanuele Cutsodontis, la prima fiera ad averci ospitato.

Quest’anno avevate uno stand sia al Borda!Fest sia nella SelfArea di Lucca Comics: come sono andate i rispettivi spazi, e come vi siete trovati nelle due aree?
FG: La Self Area del Lucca Comics era per noi una nuova esperienza, ed è andata bene oltre le aspettative: per 5 giorni si è vissuto in uno splendido ambiente, circondati da fumetti e amici.
MP: Sono ambienti diversi e, a loro modo, per un pubblico, almeno in parte, diverso. Mi piace la filosofia del Borda!, però è importante per noi, oltre che piacevole, avere anche uno spazio in area self.

Nella serie smogpunk/noir “Smokey” avete deciso di occuparvi della sceneggiatura usando un metodo di scrittura collettiva. È stata una decisione naturale o dovuta alla curiosità di vedere come funzionano le vostre teste insieme? Avevate già realizzato esperimenti simili? Come sta andando questo?
FG: Il volume Smokey: a smogpunk adventure 01 sta andando bene, e stiamo già buttando le basi per un nuovo numero, una storia lunga e completa.
MP: È divertente e faticoso. Nella prospettiva iniziale sarebbe dovuta essere una passeggiata, però è anche vero che c’è da dare coerenza alle idee di tre persone diverse, tornarci sopra, pensare graficamente al risultato, cucire insieme i dialoghi, rivedere il tutto.
Il che non toglie che diventando più bravi potremmo permetterci di scrivere in barca a colpi di “basito” (se non avete colto la citazione, guardatevi la serie tv italiana “Boris”; tipo ora).

Oltre alla rivista ammiraglia e alla serie di Smokey avete aperto anche la collana Amianto Comics Presenta, in cui pubblicate volumi autoconclusivi di autori esterni e la collana Reflusso, dove avete totale libertà creativa: quando avete fondato Amianto Comics avevate già in mente queste iniziative o sono sopraggiunte in seguito? E come mai avete deciso di differenziare la vostra offerta?
MP: In seguito. Sono fan di una divisione in collane abbastanza precisa, per dare un senso alla linea editoriale, ed è stato naturale dare vita a un Amianto Comics Presenta scisso da Amianto, quando abbiamo pensato di collaborare con altri ragazzi. Lo stesso per Smokey e, in misura maggiore, per Reflusso. Con più disponibilità economica sperimenterei maggiormente anche con i formati e i tipi di carta, ma per ora non ci pensiamo.

Amianto Comics fa bene: Sara Sax Guidi (disegnatrice di una delle tre saghe principali) ha dovuto mettere in pausa la collaborazione con voi per realizzare il finale di Lazarus Ledd pubblicato dalla Cosmo, mentre alcune storie brevi apparse sulla rivista ammiraglia sono state ripubblicate in Germania e Svezia. Per caso avete in cantiere qualche progetto con qualche editore di cui potete anticiparci qualcosa o al momento Amianto Comics richiede tutto il vostro tempo lavorativo?
FG: Ognuno di noi segue dei progetti personali che stiamo portando avanti. Io personalmente sono impegnato con le materie dell’accademia, ma nei ritagli di tempo disegno e scrivo. Mi piacerebbe proporre qualche soggetto per Diabolik.
MP: In genere, per scaramanzia, non si anticipa mai niente.
AB: Io ho alcune cose in ballo, ma che non posso anticipare. Posso forse dire che io e Uomo Stagno, dopo Vageri (da leggere su Reflusso), stiamo lavorando a una progetto di graphic journalism.

Dopo un anno e mezzo di attività c’è qualcosa in particolare che vi ha sorpreso? Qualcosa che vorreste aver fatto diversamente?
FG: Mi ha sorpreso (in positivo) l’ospitalità che certe fiere ci hanno dato. Il rapporto con i lettori è ottimo e ci fa sempre piacere perderci in chiacchiere durante le fiere. Riguardo al fare qualcosa diversamente, penso che ogni scrittore o disegnatore a riguardare le cose fatte in passato ci darebbe un’aggiustatina o le stravolgerebbe, io compreso, quindi guardo al futuro!
MP: Non ci ho mai riflettuto per bene. Su due piedi direi che grossomodo non avrei fatto niente di diverso. Mi sorprende invece l’energia che riusciamo a tirare fuori quando ci mettiamo al lavoro; anche quando uno di noi tre è in un periodo di magra per ragioni sue, gli altri riescono sempre a stimolarlo.
AB: Sono contento che riusciamo ad andare avanti senza litigi o gelosie di sorta. Lavoriamo davvero bene insieme, e non era per nulla scontato. Aver fatto alcune cose diversamente sì, ma no: impariamo mentre andiamo e cerchiamo di capire dopo ogni passo cosa avremmo potuto fare diversamente e cosa invece abbiamo azzeccato. È la parte divertente e stimolante dell’autoproduzione.

Cosa dobbiamo aspettarci nel 2018 da Amianto Comics?
FG: Di sicuro 3 nuovi numeri di Amianto, G.I.A.D.A di Mordecai e Leonardo Cino che uscirà tra pochissimo e al lavoro ci sono altre Graphic novel per il futuro. Il nuovo volume di Smokey arriverà per la prossima Lucca (spero!) e ci sarà anche il volume illustrato a cui sto lavorando, dedicato alle poesie di Edgar Allan Poe.
AB: Forse ci sarà anche una grande sorpresa, ma per ora non c’è niente di sicuro ed è meglio tacere.
MP: Visto che siamo in chiusura, volevo ringraziare anche tutti gli amiantici che collaborano con noi per la realizzazione delle storie e che contraccambiano il nostro entusiasmo per il fumetto; belle mani e splendide persone: Sara Guidi, Massimiliano Bruno, Daniele Ariuolo, Gianluca Nori-Mattioli, Vito Coppola, Uomo Stagno, la Zazu, Iacopo Calisti, Luciano Ceglia e poi Erica Rossi, Il Formichiere, Agnese Innocente, Lisa Picchietti degli Spillati, Sarah D’imporzano, Federico Fabbri, Laura Neri e Koishi.
P.S. Sono finite le domande? Dov’è il rinfresco con le pizzette?

Niente pizzette ragazzi, solo altri dieci, cento, mille fumetti. Grazie per le risposte approfondite e buon proseguimento nella vostra avventura!

Intervista realizzata via mail tra dicembre 2017 e gennaio 2018

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