Vague reminiscences Joe Yabuki
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Addio a Shingo Araki, maestro dell’animazione giapponese

5 Dicembre 2011
La notizia della morte di Shingo Araki lascia una profonda ferita in tutti coloro che l’hanno amato e seguito in Giappone, in Italia e in tutti gli altri paesi del mondo in cui sono giunte le opere animate a cui ha preso parte.
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Shingo Araki (nato a Nagoya il 1/01/1939 e scomparso il primo dicembre 2011), grande cinefilo e appassionato dei western americani, muove i primi passi come animatore lavorando per la Mushi Production (società produttrice di anime, fondata e diretta da Osamu Tezuka) alle serie tv di Kimba il leone bianco (1965) e La principessa Zaffiro (’67).
Durante la lavorazione di quest’ultima, Araki viene spesso rimproverato da Tezuka, perché non ne segue le indicazioni e disegna i personaggi con uno stile troppo diverso rispetto a quello degli altri animatori e a quello previsto da Tezuka stesso. Araki tende a raffigurare i personaggi secondo il proprio stile personale e non secondo le direttive imposte da Tezuka, che lo costringe a ridisegnare più volte alcune scene.
Nonostante questi attriti, Araki continua a lavorare per la Mushi, occupandosi di Tommy la stella dei Giants (‘68) e della direzione delle animazioni di varie puntate di Rocky Joe (‘70), dove sperimenta diverse tecniche per rendere più espressivi i volti dei personaggi e le loro azioni.

Successivamente viene convocato dalla Toei che gli assegna per la prima volta il ruolo di character designer per la serie tv Babil Junior (’73, oggetto di un remake OAV – cioè direttamente per l’home video – negli anni ’90, firmato ancora da Araki), basata su di un manga di Mitsuteru Yokoyama. In quest’occasione, Araki ha più spazio per ridisegnare, secondo il proprio stile, i personaggi di Yokoyama, e può ricoprire anche il ruolo di direttore delle animazioni (mansione indicata col termine “sakkan” in Giappone) di diverse puntate. Tuttavia, col proseguo della serie, l’animatore tende a far evolvere il proprio stile e la rappresentazione dei personaggi, distaccandosi sempre di più dalle prime puntate e finendo per scontrarsi nuovamente coi registi e i responsabili della produzione di Babil, che l’obbligano a rifare intere scene. L’anime ottiene però un buon gradimento in tv e, tra i suoi sostenitori, c’è anche una giovane disegnatrice chiamata Michi Himeno, che si appassiona sempre di più alle opere di Araki, fino al punto di desiderare di lavorare insieme a lui.

Dopo Babil, Araki torna a ricoprire i ruoli di character designer e direzione delle animazioni per Cutie Honey (’73, inedita in Italia e ispirata a un manga di Go Nagai), nella quale Araki rompe vari tabù del mondo dell’animazione, come il mostrare il seno femminile nudo e ben proporzionato rispetto al resto del corpo e Bia la sfida della magia (’74), ottenendo un sempre maggior apprezzamento da parte del pubblico.
Nel 1975, entra nello staff di Ufo Robot Goldrake (anch’esso ideato da Nagai, autore anche di Devilman, la cui serie tv degli anni ’70 vide la partecipazione di Araki alle animazioni di alcuni episodi) ricoprendo inizialmente il ruolo di direttore delle animazioni di alcune puntate (tra cui il celebre ep. 25 con l’affascinante e drammatica storia di Naida).

Nel frattempo fonda un suo personale studio di animazione chiamato “Araki Production”, all’interno del quale viene assunta anche Michi Himeno, dando il via ad una sorprendente collaborazione volta a donare ai propri personaggi un’inconfondibile caratterizzazione, costituita da volti formati da lineamenti dolci e da occhi rotondeggianti o allungati orizzontalmente. A partire dall’ep. 49, Araki (in coppia con Himeno) inizia a ricoprire anche il ruolo di character designer di Goldrake, creando il personaggio di Maria e potendo lavorare con una maggiore autonomia artistica rispetto alle produzioni precedenti (non deve quindi sorprendere se il “suo” Actarus, in particolare nell’ep. 72 della serie, appare diverso da quello raffigurato nelle prime puntate, dove il character design era firmato da Kazuo Komatsubara).

Riguardo a Goldrake, Araki ha dichiarato:

la cosa che apprezzo in Go Nagai è che dà la possibilità agli sceneggiatori delle sue serie televisive di curare i personaggi come meglio credono. Penso sia il migliore degli autori, da questo punto di vista. Non aveva nessuna esigenza e non pretendeva di scrivere tutte le sceneggiature come altri autori. […] Goldrake è stata la prima serie curata dalla Araki Production e ne ho un gran bel ricordo. […] Allepoca lavoravo con sole cinque persone, perciò ogni puntata era una sfida contro il tempo. A me piaceva dare molta importanza ai personaggi secondari, come i nemici, e poi ho potuto fare quello che volevo. Forse è stato il cartone animato che ha più risentito della cura grafica dei personaggi. Parte del lavoro lha fatto però Himeno”.

Sotto la guida della coppia Araki/Himeno nascono visivamente personaggi come Shira, Kein e Rubina, nei quali già si può scorgere quella rappresentazione grafica che renderà celebri due loro successivi lavori: Lady Oscar (‘79, dove il duo artistico si occupa delle animazione di tutte le puntate della serie, affidando ad Araki i personaggi maschili e a Himeno quelli femminili) e I Cavalieri dello Zodiaco (‘86). Riguardo a quest’ultimo (basato su un manga di Masami Kurumada) sono numerosi gli aneddoti raccontati dai due animatori. In particolare sembra che sia stato Araki ad aver suggerito a Kurumada di creare 12 cavalieri d’oro legati ai 12 segni zodiacali, mentre la Himeno ha ricordato che, durante un ricevimento per festeggiare quest’anime,

alcuni bambini si sono messi a piangere, perché i disegni del fumetto sono diversi da quelli della televisione Ed era presente anche il disegnatore Masami Kurumada. […] Sono concorde con Araki nel dire che è giusto essere liberi quando si lavora a un cartone animato, ma a dire il vero mi rendo conto di avere realizzato dei movimenti un po eccessivi nei Cavalieri. Ad esempio, i movimenti di Crystal il Cigno non rispettano lossatura umana. […] Lunica cosa normale nei Cavalieri sono i visi. Quelli sì che non si scompongono mai. Tutti questi aspetti non ci sono nel fumetto, ma li abbiamo discussi insieme io e Araki, come per esempio le scene di trasformazione o di combattimento. Le catene che si allungano, i giochi di luce, ecc[…] Ci ho messo dentro quello che volevo 1.

Oltre alla serie tv, la coppia Araki/Himeno si occupa anche di tutte le produzioni cinematografiche animate dei Cavalieri, giungendo a lavorare anche alla recente serie OAV in tre parti dedicata alla saga di Hades (2002/2008), dove però (a causa del basso budget e di problemi durante la lavorazione) il loro stile non appare più in gran forma come un tempo.

Oltre a questi lavori che hanno consacrato la coppia Araki/Himeno, essi si occupano anche di alcune serie animate ispirate ai personaggi ideati dal fumettista Leiji Matsumoto (autore di Capitan Harlock e Galaxy Express 999), occupandosi del character design e della direzione delle animazioni della serie robotica Danguard (’77) e firmando le animazioni di alcune puntate della seconda serie dedicata al pirata spaziale ideato da Matsumoto: Capitan Harlock SSX (’82). I due partecipano anche al kolossal matsumotiano Addio Yamato (’78), secondo lungometraggio dedicato alle avventure della Corazzata Spaziale Yamato (in Italia nota come l’Argo di Star Blazers) che raggiunse la durata record, per una pellicola d’animazione, di oltre due ore e mezza, ottenendo un successo clamoroso in madrepatria e venendo poi adattata per il piccolo schermo nella seconda serie tv dedicata alla Yamato e al suo coraggioso equipaggio.

Tra i tanti tratti distintivi dello stile artistico della coppia va ricordato la loro estrema versatilità che gli rende in grado di occuparsi di scene drammatiche, ironiche, inquietanti, spettacolari, epiche, spaventose, violente, sanguinose, ricche di dettagli (come i petali dei fiori sollevati durante un combattimento, o i raggi del sole che filtrano attraverso i rami di una foresta, o i fiocchi di neve durante una tempesta) ma anche romantiche, sensibili, sensuali, maliziose, fino al punto di non temere nemmeno la rappresentazione dei rapporti sessuali tra personaggi (ne è esempio indimenticabile la scena d’amore tra Andrè e Lady Oscar).
Tutte situazioni affrontate con una eleganza visiva e un’originalità artistica capaci di sorprendere gli spettatori di tutto il mondo. Oltre all’estrema cura nei volti e nei profili dei personaggi, spesso dotati di capelli dai colori irreali, un altro elemento caratteristico della coppia Araki/Himeno è il modo in cui i loro personaggi piangono: sul fondo degli occhi si formano prima delle piccole onde che poi divengono lacrime che scorrono parallele sui lati del viso dei personaggi.

La coppia ha recentemente collaborato con altri animatori al character design del film Ken il guerriero La leggenda di Hokuto (2006) e, dopo la conclusione del già citato ciclo di Hades dei Cavalieri dello Zodiaco, Araki aveva dichiarato di voler ritirarsi dal mondo dell’animazione.

La notizia della sua morte lascia una profonda ferita in tutti coloro che l’hanno amato e seguito in Giappone, in Italia e in tutti gli altri paesi del mondo in cui sono giunte le opere animate a cui ha preso parte.

  1. vedi Man-Ga! n. 4, febbraio 1998 

Alessandro Montosi

Alessandro Montosi

(Collaboratore esterno) (Ferrara, 1982) scopre il mondo del cinema e dell’animazione giapponese grazie ad alcuni super 8 acquistati dal padre nel 1986, appassionandosi da quel momento a Goldrake, Capitan Harlock, Mazinga Z e ad altre opere animate. L’interesse per l’animazione e per il cinema continua a crescere col passare degli anni unendosi poi a quello per il fumetto, senza mai porsi pregiudizi sulla provenienza e sulla natura di una determinata opera artistica. Si iscrive al corso di laurea Dams – indirizzo cinema dell’università di Bologna, dove ha finalmente modo di dedicarsi in modo assiduo alle sue passioni giovanili e di poterle condividere con altri suoi coetanei. Giunto al termine degli studi universitari decide di dedicare la propria tesi di laurea a quel Goldrake a cui tanto è legato.
Nel 2007 pubblica presso Coniglio Editore il saggio Ufo Robot Goldrake – Storia di un eroe nell’Italia degli anni ’80, basato sulla sua tesi con cui ha conseguito la laurea nel 2005. Dal 2008 al 2010 collabora con la rivista on-line Delos (www.fantascienza.com) per la pubblicazione di alcuni articoli dedicati al mondo dell’animazione giapponese. Tra il 2008 e il 2009 partecipa alla collana di libri “I Love Anime” edita da Iacobelli Editore e dedicata ad alcuni dei personaggi nipponici più famosi in Italia, curando i seguenti volumi: “Mazinga – Da Mazinga Z al Mazinkaiser: l’epopea di un guerriero robot” (novembre 2008), “Jeeg Robot – Cuore & Acciaio” (gennaio 2009), “Goldrake – Il primo robot non si scorda mai” (aprile 2009) e “Trider G7 – Robot in tempo di crisi” (ottobre 2009).
A ottobre 2009 partecipa in qualità di relatore alla conferenza sugli anime svoltasi al teatro Alkestis di Cagliari, nell’ambito dell’iniziativa “CinemanimeShon”, dedicata a manga, anime e videogiochi giapponesi. Da marzo 2011 collabora con Il Capoluogo, quotidiano on-line de L’Aquila, occupandosi principalmente di cultura giapponese e di ciò che sta accadendo in Giappone in seguito al terremoto dell’11 marzo 2011.
Alessandro crede nell’idea che, nel settore delle arti, ciò che realmente conta non è il mezzo espressivo utilizzato, ma quello che gli autori ci vogliono comunicare attraverso le loro opere e il modo in cui essi si esprimono. Attualmente collabora con l’ASCIG (Associazione per gli Scambi Culturali fra Italia e Giappone) di Ravenna per l’edizione 2011 della manifestazione culturale “Ottobre Giapponese”, per la quale sta preparando una conferenza prevista al Planetario di Ravenna che sarà dedicata alla rappresentazione dell’Orsa Maggiore in anime, manga e nella cultura giapponese. Sta inoltre lavorando alla stesura di un saggio sulla serialità nel cinema horror americano, sui suoi legami culturali con i mutamenti della società statunitense e sui rapporti tra cinema horror e l’antica tradizione europea della fiaba.

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