Wolverine #233

9 Giugno 2009
di AA VV Panini Comics, giu. 2009 – 80 pagg. col. spil. – 3,30euro La storia legata a Secret Invasion è probabilmente anche quella di qualità inferiore rispetto al resto dell’albo. Parlo di “Capitan Bretagna e MI-13” in cui, sostanzialmente, si assiste allo scontro con gli Skrull intenti a conquistare la Gran Bretagna. Non convincono i testi retorici di Paul Cornell e i disegni di Leonard Kirk sono dignitosi e nulla più. Pur manifestando l’intenzione di creare pathos ed empatia coi personaggi, si ottiene di risultare noiosi e poco coinvolgenti. A ulteriore detrimento dell’episodio (per la verità anche di alcune
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di AA VV
Panini Comics, giu. 2009 – 80 pagg. col. spil. – 3,30euro
La storia legata a Secret Invasion è probabilmente anche quella di qualità inferiore rispetto al resto dell’albo. Parlo di “Capitan Bretagna e MI-13” in cui, sostanzialmente, si assiste allo scontro con gli Skrull intenti a conquistare la Gran Bretagna. Non convincono i testi retorici di Paul Cornell e i disegni di Leonard Kirk sono dignitosi e nulla più. Pur manifestando l’intenzione di creare pathos ed empatia coi personaggi, si ottiene di risultare noiosi e poco coinvolgenti. A ulteriore detrimento dell’episodio (per la verità anche di alcune scelte editoriali della Panini) va che non è fondamentale per la comprensione del crossover. Le cose vanno appena un poco meglio con “Wolverine Origins” dove lo scrittore Way stiracchia la saga di Daken, il figlio perduto e poi ritrovato di Wolverine, personaggio di cui non si sentiva davvero il bisogno e che lascia alquanto indifferenti. E nemmeno autori e supervisori sembrano avere le idee chiare su cosa farne, considerato anche il poco originale colpo di scena ideato per l’occasione, basato su una tanto provvidenziale quanto scontata amnesia, che narrativamente consentirà di andare ovunque (anche dove sarebbe opportuno non ritornare, temiamo). Disegni niente male di Stephen Segovia. Ancora livelli non altissimi, nonostante il talento di Mike Carey e Michael Ryan, per “X-Men: Manifest Destiny”. La serie lascia a desiderare non tanto per la qualità (che ribadisco è tecnicamente buona) ma per la sua ragione d’esistere: a chi possono interessare episodi che sviluppano eventi di per sé già poco significativi? Ci perdonino gli X-fans se non lo comprendiamo. A risollevare le sorti della pubblicazione, nonché a giustificarne l’acquisto, la bella “Old Man Logan”. Non un capolavoro certamente, ma l’intelligenza di Millar nell’approccio al genere supereroico c’é tutta, in una sceneggiatura ben ritmata e avvincente, con un insolito livello di truculenza per il genere, a cui un buon McNiven, seppur fin troppo barocco, riesce a dare efficace espressione visiva. (Paolo Garrone)

Paolo Garrone

Paolo Garrone

Nativo di Cuneo (10 settembre 1967), ma torinese d’adozione. Vive a Settimo Torinese. Ama, anzi si nutre di fumetti (ovviamente), cinema e serie TV. Qui ci vuole un punto se no sembra che si nutra anche di loro: adora i gatti (non che abbia qualcosa contro i cani, eh). Esordisce “criticamente” sul defunto – ma mai dimenticato – Infofumetti per poi approdare sui lidi dello Spazio Bianco. Qui, con molta fortuna ma anche grande gratificazione del suo ipertrofico ego, fa una carriera rapidissima, arrivando a diventare uno degli editor più attivi; finché un bel giorno subisce un grave distacco di retina (a cui ne seguirà un altro, circa 2 anni dopo), che lo costringe a ridurre drasticamente il suo apporto. L’amore per i fumetti e il legame d'amicizia con la redazione lo inducono comunque a non desistere e, ogni tanto, cerca di scribacchiare ancora qualcosa, principalmente sull'argomento che predilige, i supereroi.
Insomma da queste parti, in qualche modo e misura, lo troverete sempre.

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