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Mia mamma (e’ in America, ha conosciuto Bufalo Bill)

13 Maggio 2010
Un bambino attende il ritorno di sua madre, misteriosamente partita per l'America: un racconto dai toni leggeri e delicati, ma nello stesso tempo capaci di toccare le corde piu' profonde.
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MIA_MMMA001Come a volte capita, senza che nessuno all’apparenza si sia accordato, sembra che in Italia ci si sia improvvisamente accorti della bravura di un – non certo giovanissimo – autore francese, tanto da vederlo proposto nel giro di pochi mesi in ben tre pubblicazioni per tre diversi editori.
Stiamo parlando di Emile Bravo, autore non ancora famosissimo, ma ben apprezzato in Francia, che degnamente affianca tanta mediocrità che passa per le librerie e che si accomoda sui nostri scaffali.
Lo fa con questo bel volume, tutt’altro che minore, al quale affida solo i disegni per i testi di Jean Regnaud, uscita che segue l’eccellente Il diario di un povero genio – una sorta di “year one” per Spirou e Fantasio, divertente, intelligente e assolutamente raffinato – premiato ad Angoulême nel 2009 ed edito in Italia da Planeta DeAgostini, e una storia breve intitolata Young America comparsa sul numero 4 di Animals di Coniglio Editore.

Mia mamma (é in America, ha conosciuto Bufalo Bill) è uno primi fumetti con il quale si presenta ai lettori italiani la milanese Bao Publishing, una delle ultime arrivate case editrici italiane distintasi per una buona campagna promozionale con la quale ha annunciato diversi ottimi nomi (Peeters, Gaiman, Allred, McKean, David B.) che andranno a formare il suo catalogo. Se il buon giorno si vede dal mattino, materializzatosi in questo libro ben confezionato, si dovrebbe ben sperare nelle sue prossime pubblicazioni. Vedremo.

Bravo, francese di origine spagnola, ha un segno che, perlomeno in patria, viene accostato al grande e (in)definito calderone della “linea chiara”. Questo è evidente almeno per le precedenti due opere pubblicate in Italia in cui la lezione della ligne claire era più presente e codificata sia per il tratto che per la costruzione classica, pulita e ordinata della tavola, tanto che i riferimenti sembrano abbastanza evidenti: Hergé e i suoi epigoni, ma anche Joann Swarte che del resto aveva già modernizzato lo stile del papà di Tintin. E in un certo modo il disegno di Bravo è nel solco di un discorso di ridefinizione di questa importante scuola fumettistica.
In questo lavoro, al contrario, l’autore adotta un disegno che assume una connotazione meno netta, in bilico tra il fumetto umoristico e la Bd dedicata ai ragazzi, nonché con uno sguardo all’illustrazione per l’infanzia.
Questa voglia di rivolgere il proprio talento verso progetti anche rivolti ai i più piccoli, sia per quanto riguarda le tematiche, sia per il linguaggio usato, sia per l’evidente impostazione grafica, probabilmente deriva dalla frequentazione negli anni novanta di Lewis Trondheim, Marc Boutavant, Joan Sfar, Christophe Blaine (tra gli altri) durante l’esperienza dell’Atelier Nawak, prima, e in seguito dell’Atelier des Vosges, che ha contribuito a fondare nel 1995.

miammama1Con questo non voglio dire che Mia mamma… sia prettamente rivolto ai piccoli lettori. Tutt’altro. È denso pero’ di una certa sensibilità e una delicatezza narrativa, una finta ingenuità nel raccontare una storia sotto certi aspetti dolorosa, una costruzione della tavola molto semplificata, con poche vignette, un corposo ma non ingombrante utilizzo delle didascalie che bilanciano dei dialoghi in nuvolette abbastanza sintetici… insomma, tutti elementi che fanno pensare a un prodotto che può essere tranquillamente indicato a diverse fasce d’età.
Questo è sicuramente un pregio, tanto che apprezzo il modo in cui Regnaud e Bravo giocano sul filo tra la percezione del mondo da parte del piccolo protagonista e la realtà che invece pian piano intuiamo noi lettori adulti. L’esperienza di questo bambino, che si chiede dove sia finita sua madre e che dal mondo degli adulti ha solo risposte evasive con le quali si sforza di sentirsi rassicurato, è in sostanza la base di una storia tutto sommato semplice e non certo originale, ma che in altre mani poteva essere raccontata probabilmente in maniera più convenzionale.

Del resto ho trovato intelligente il farmi sorridere e poi commuovere per delle situazioni tutt’altro che buffe, e sono rimasto piacevolmente sorpreso come i due autori transalpini abbiamo raccontato una storia anche problematica con toni così leggeri e delicati, ma nello stesso tempo capaci di toccare le corde più profonde. Sarà anche colpa della mia recente condizione di padre che mi rende indifeso di fronte a certi argomenti, ma in questo libro ho trovato diversi momenti commoventi, scevri pero’ di pietismi e volontà di strappare lacrime a tutti i costi.
Per essere realmente coinvolti a volte serve solo la sincerità di due buoni autori, una forma di rispetto verso il lettore che è merce assai rara. Forse non sarà molto, ma in questo caso per me è abbastanza.

Abbiamo parlato di::
Mia mamma (é in America, ha conosciuto Bufalo Bill)
Jean Regnaud, Emile Bravo
Bao Pulishing, 2010
128 pagine, cartonato, colori, 18,00€
ISBN: 978-88-6543-004-0

Riferimenti:
Il sito di Bao Publishing: www.baopublishing.it

Alberto Casiraghi

Alberto Casiraghi

(Collaboratore esterno) (operosa Brianza, 1968) Dal 2003 fino al 2011 è stato collaboratore e caporedattore de Lo Spazio Bianco per cui ha curato moltissimi articoli e recensioni. Nel 2005 a Milano, assieme ad altri redattori de Lo Spazio Bianco, ha lanciato la 24 Hour Italy Comics, e ha curato il volume che raccoglie le storie pubblicate nella prima edizione. Nel 2006 ha partecipato alla raccolta di saggi "Watchmen - 20 anni dopo", uscita per Lavieri. Ha contribuito all'Annuario 2007 de LoSpazioBianco.it pubblicato nel 2008 da Lilliput. Nel 2008 ha pubblicato per Coniglio Editore "Gipi. Lo straordinario e il quotidiano di un narratore per immagini".
Ha una moglie, una figlia, tre gatti, suona la chitarra e canta nella band indie-rock Alanjemaal, a cui ora dedica l'energia che ha caratterizzato la sua presenza su Lo Spazio Bianco.

2 Comments Commenta:

  1. Da segnalare anche l’ottima sua storia breve apparsa su Linus n°501 del dicembre 2006 “Ben Qutuz Brothers in Frustation Land!”.

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