
Stiamo parlando di Emile Bravo, autore non ancora famosissimo, ma ben apprezzato in Francia, che degnamente affianca tanta mediocrità che passa per le librerie e che si accomoda sui nostri scaffali.
Lo fa con questo bel volume, tutt’altro che minore, al quale affida solo i disegni per i testi di Jean Regnaud, uscita che segue l’eccellente Il diario di un povero genio – una sorta di “year one” per Spirou e Fantasio, divertente, intelligente e assolutamente raffinato – premiato ad Angoulême nel 2009 ed edito in Italia da Planeta DeAgostini, e una storia breve intitolata Young America comparsa sul numero 4 di Animals di Coniglio Editore.
Mia mamma (é in America, ha conosciuto Bufalo Bill) è uno primi fumetti con il quale si presenta ai lettori italiani la milanese Bao Publishing, una delle ultime arrivate case editrici italiane distintasi per una buona campagna promozionale con la quale ha annunciato diversi ottimi nomi (Peeters, Gaiman, Allred, McKean, David B.) che andranno a formare il suo catalogo. Se il buon giorno si vede dal mattino, materializzatosi in questo libro ben confezionato, si dovrebbe ben sperare nelle sue prossime pubblicazioni. Vedremo.
Bravo, francese di origine spagnola, ha un segno che, perlomeno in patria, viene accostato al grande e (in)definito calderone della “linea chiara”. Questo è evidente almeno per le precedenti due opere pubblicate in Italia in cui la lezione della ligne claire era più presente e codificata sia per il tratto che per la costruzione classica, pulita e ordinata della tavola, tanto che i riferimenti sembrano abbastanza evidenti: Hergé e i suoi epigoni, ma anche Joann Swarte che del resto aveva già modernizzato lo stile del papà di Tintin. E in un certo modo il disegno di Bravo è nel solco di un discorso di ridefinizione di questa importante scuola fumettistica.
In questo lavoro, al contrario, l’autore adotta un disegno che assume una connotazione meno netta, in bilico tra il fumetto umoristico e la Bd dedicata ai ragazzi, nonché con uno sguardo all’illustrazione per l’infanzia.
Questa voglia di rivolgere il proprio talento verso progetti anche rivolti ai i più piccoli, sia per quanto riguarda le tematiche, sia per il linguaggio usato, sia per l’evidente impostazione grafica, probabilmente deriva dalla frequentazione negli anni novanta di Lewis Trondheim, Marc Boutavant, Joan Sfar, Christophe Blaine (tra gli altri) durante l’esperienza dell’Atelier Nawak, prima, e in seguito dell’Atelier des Vosges, che ha contribuito a fondare nel 1995.

Questo è sicuramente un pregio, tanto che apprezzo il modo in cui Regnaud e Bravo giocano sul filo tra la percezione del mondo da parte del piccolo protagonista e la realtà che invece pian piano intuiamo noi lettori adulti. L’esperienza di questo bambino, che si chiede dove sia finita sua madre e che dal mondo degli adulti ha solo risposte evasive con le quali si sforza di sentirsi rassicurato, è in sostanza la base di una storia tutto sommato semplice e non certo originale, ma che in altre mani poteva essere raccontata probabilmente in maniera più convenzionale.
Del resto ho trovato intelligente il farmi sorridere e poi commuovere per delle situazioni tutt’altro che buffe, e sono rimasto piacevolmente sorpreso come i due autori transalpini abbiamo raccontato una storia anche problematica con toni così leggeri e delicati, ma nello stesso tempo capaci di toccare le corde più profonde. Sarà anche colpa della mia recente condizione di padre che mi rende indifeso di fronte a certi argomenti, ma in questo libro ho trovato diversi momenti commoventi, scevri pero’ di pietismi e volontà di strappare lacrime a tutti i costi.
Per essere realmente coinvolti a volte serve solo la sincerità di due buoni autori, una forma di rispetto verso il lettore che è merce assai rara. Forse non sarà molto, ma in questo caso per me è abbastanza.
Abbiamo parlato di::
Mia mamma (é in America, ha conosciuto Bufalo Bill)
Jean Regnaud, Emile Bravo
Bao Pulishing, 2010
128 pagine, cartonato, colori, 18,00€
ISBN: 978-88-6543-004-0
Riferimenti:
Il sito di Bao Publishing: www.baopublishing.it









Da segnalare anche l’ottima sua storia breve apparsa su Linus n°501 del dicembre 2006 “Ben Qutuz Brothers in Frustation Land!”.
@ piabura: grazie della segnalazione!