
La natura seriale di Criminal è in realtà poco più che apparente, essendo incentrata su miniserie autoconclusive come labilissimi legami l’una con le altre (apparizioni di personaggi secondari o di luoghi), ma queste condividono il mood e il genere, come dice il nome stesso, legato al noir, alle crime stories.
Protagonista di questa mini, originariamente in quattro albi racchiusi in un volume da Panini Comics, è Riley Richards, sposato alla bella e ricchissima Felix. La coppia è ormai logora, ma Richards non può permettersi di perdere i soldi e il posto di privilegio nella ditta del padre di lei, non con i suoi debiti di gioco. Un viaggio al suo paesotto d’origine è l’occasione per ripercorrere i suoi errori e ideare lo spietato piano per porvi definitivamente rimedio.
Il ritratto del protagonista che emerge inizialmente porta a patteggiare per lui, 
Il ribaltamento di prospettiva che vede rivelare il suo lato freddo, calcolatore e disposto a tutto, anche a discapito dei suoi più cari amici, sorprende il lettore e fa emergere la dualità possibile dell’animo umano.
In questo senso il finale, ben lontano dal vecchio adagio della narrativa d’evasione in cui alla fine il male viene ripagato con altro male, è il colpo allo stomaco finale di una storia che lascia spiazzati e turbati.
Ed Brubaker in questo genere di storie ci sguazza a meraviglia; in Criminal, e non solo in quest’ultimo ciclo di racconti, cesella sceneggiature perfette nella costruzione, spesso tutt’altro che banale, e infuse di professionalità e stile; delinea personaggi sfaccettati e tridimensionali, ben caratterizzati, che si muovono nella malavita, compiono atti esecrabili e tremendi, delitti sanguinari, ma al contempo sono dotati di personalità talmente convincenti da mantenere una sorta di empatia col lettore.
Non posso dire con certezza se Brubaker utilizzi sceneggiature in stile “Stan Lee”, ovvero delegando al disegnatore molta parte della sceneggiatura, 
Il ritmo, l’atmosfera, la resa grafica dell’ambiguità morale dei protagonisti, l’ottima leggibilità delle scene, l’espressività donate al racconto dal tratto realistico e sporco di Phillips sono un elemento fondamentale per la riuscita del tutto. L’autore ha raggiunto una perfetta sintesi del suo tratto e le scelte delle ombre e delle inquadrature, l’attenzione ai dettagli, sono lezioni di regia fumettistica da seguire attentamente; anch’egli, come Brubaker, sembra indossare il genere come un abito su misura, con una sicurezza e passione che accentuano la sua abilità, molto più che nei lavori strettamente supereroistici.
Da sottolineare in questo volume le vignette disegnate in stile più leggero, che richiamano fumetti popolari americani per ragazzi come quelli editi dalla Archie Comics, utilizzati per evidenziare i ricordi del passato che tormentano il protagonista.

Da regalare ai fan di romanzi, film o serie TV di genere, per mostrargli che anche tra le vignette può trovare pane per i suoi denti.
Abbiamo parlato di:
Criminal vol. 6 – L’ultimo degli innocenti
Ed Brubaker, Sean Phillips
Traduzione di Giuliano Cremaschi
Panini Comics, 2012
120 pagine, brossurato, colori – 12,00€
ISBN: 9788865895368











