Commissario Spada

Il caso Gonano: intervista a Sergio Rossi

28 Settembre 2026
Sergio Rossi rievoca la vicenda artistica di Gianluigi Gonano, il creatore de “Il Commissario Spada”.
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Il 28 giugno scorso – la notizia è però divenuta di dominio pubblico soltanto un mese più tardi – è morto a 85 anni il giornalista, scrittore e sceneggiatore di fumetti Gianluigi Gonano. Nato a Zara nel 1940, ma trasferitosi presto a Milano, Gonano fu autore di traduzioni e racconti di fantascienza e debuttò nel mondo delle nuvole parlanti ideando, insieme al disegnatore Gianni De Luca, il personaggio del Commissario Eugenio Spada, pubblicato con straordinario successo su Il Giornalino tra il 1970 e il 1982.

Molte furono le intuizioni vincenti: Spada viveva e agiva nella contemporaneità, in quella “Milano Calibro 9” fissata anche dai romanzi di Giorgio Scerbanenco e, in più, per infondere verosimiglianza alle avventure Gonano inserì dettagli tratti dalla sua esperienza come cronista di nera. La scomparsa della moglie del commissario in circostanze tragiche e la presenza del figlio adolescente Mario – spesso in lite con il padre – furono ulteriori elementi che fidelizzarono i giovani lettori, colpiti dal taglio sorprendentemente adulto della saga. Il tratto formidabile di De Luca (che nel 1971 vinse a Lucca il premio Yellow Kid d’oro, una sorta di Oscar della nona arte) fece il resto.

Conclusa la serie, Gonano abbandonò il mondo dei fumetti e anche se la sua attività come sceneggiatore riprese nel 1994, quando, approdato alla Sergio Bonelli Editore, realizzò alcuni episodi prima del poliziesco Nick Raider e poi di Dylan Dog, Spada rimase il suo personaggio più iconico. Ma, inspiegabilmente, su di lui calò presto l’oblio. Soltanto l’interesse di alcuni appassionati e studiosi di fumetto, tra i quali spicca Sergio Rossi, ha fatto sì che il lavoro di Gonano e De Luca conoscesse un approfondimento critico e, soprattutto, tornasse in libreria, a disposizione di nuovi lettori. Rossi, in particolare, dopo aver curato, nei primi anni Duemila, la riedizione di Spada in quattro volumi per le Edizioni BD, ha anche firmato la ricca postfazione al volume cartonato Il Commissario Spada. Tutte le storie (Mondadori, pagg. 704, euro 28) che ripropone, nella versione definitiva, l’intera saga in grande formato.

Buongiorno Sergio Rossi e grazie del suo tempo. Ha conosciuto di persona Gianluigi Gonano?
Ho incontrato e parlato spesso con Gianluigi Gonano fin dalla ripubblicazione del primo volume del Commissario Spada avvenuta nel 2003. Era una persona che appariva brusca, ma era in realtà timida, molto attenta all’interlocutore e molto partecipativa fuori dall’ambito lavorativo. Gli piaceva scrivere, gli piacevano i fumetti ed era molto consapevole del valore delle storie di Spada e del suo lavoro con De Luca. Gli dispiaceva che, fino ad allora, il suo lavoro su Spada fosse praticamente sconosciuto, anche perché le poche storie scritte per Bonelli le firmava con lo pseudonimo G. Anon (non un grande nom de plume); comunque anche in seguito l’attenzione dei critici si è rivolta solo al lavoro di De Luca, che fino al 2003 era sconosciuto, ma questo è un problema della critica e dell’editoria fumettistica attuale che non ha idea di cosa sia e cosa faccia uno sceneggiatore, come mostrano i volumi in uscita in questi anni. Basta leggere una qualunque altra storia disegnata da De Luca per capire come mai Spada sia rimasto nella memoria dei lettori mentre le altre proprio no.

Chi è il commissario Eugenio Spada?
È un commissario della polizia di Milano che si trova a vivere l’evoluzione della società tra il 1970 e il 1982, anni cruciali che hanno cambiato la storia del nostro Paese. Con lui c’è il figlio Mario che nello stesso periodo passa da adolescente a uomo, con frequenti scontri con il padre sia come figura paterna sia come rappresentante di istituzioni che in quegli anni hanno coltivato molti lati oscuri, come appunto la Strategia della tensione.

Quando e come nacque il personaggio?
Alla fine degli anni Sessanta Gino Tomaselli, allora redattore de Il Giornalino, chiese all’amico Gonano di scrivere delle storie che parlassero della Milano di quegli anni. Gianni De Luca era già il disegnatore di punta del settimanale, a cui era passato dopo l’esordio e il lavoro a Il Vittorioso. Inizialmente Spada aveva il volto di Tomaselli, poi però, con l’idea di in un incidente stradale occorso al personaggio, le sue fattezze vennero modificate.

Quali sono state, secondo lei, le migliori intuizioni di Gonano nella serie?
Di raccontare le spinte sociali degli anni Settanta come pochissimi altri. Le storie di Spada narrano in diretta il terrorismo, la scomparsa della mala di una volta sostituita da quella organizzata, la diffusione della droga, i crimini industriali, le comunità hippie e la rivolta giovanile, la follia criminale, le sette plagianti, i crimini di chi si approfittò della guerra di liberazione del ’43-’45. A queste si affiancano personaggi sfaccettati e inquietanti, come il folle killer Geronimo che tiene in scacco Spada con una serie di crimini senza alcun senso.

Nel 1979 la coppia Gonano-De Luca realizza un vero e proprio romanzo a fumetti in tre atti, I terroristi; quali elementi rendono questa storia probabilmente la migliore della saga?
La maturità raggiunta dai due autori negli anni di lavoro comune. Gonano scrive un romanzo durissimo, senza sconti per nessuno, secco e affilato come una lama. De Luca amplifica la narrazione con dei montaggi straordinari in cui reinventa la narrazione abolendo la classica struttura a vignetta, cosa che aveva già fatto nelle storie precedenti ma che qui raggiunge i suoi vertici e che all’epoca nessuno vide o riprese.

Una storia di Spada secondo lei imperdibile e il perché?
Dal punto di vista narrativo direi proprio I terroristi, ma anche Il mondo di Sgrinfia per come De Luca disegna la nebbia.

Perché nel 1982 Spada uscì di scena?
I due autori erano stanchi e trovare le storie era difficile. In più, nonostante il successo tra i lettori, la direzione de Il Giornalino non aveva mai pensato che fossero storie adatte ai ragazzi e le ostacolò in ogni modo. Soprattutto, Gonano, a ragione, non vedeva il suo lavoro valorizzato. Quando lasciò Spada le proposte successive de Il Giornalino lo fecero desistere dal continuare a scrivere. Tra il 1982 e il 2003, ventuno anni, è uscita solo una selezione di storie di Spada in due volumi da 64 pagine in bianco e nero che non vide praticamente nessuno. A questi due autori solo la rivista Fumo di China ha dedicato un paio di interviste e un saggio di Gianni Brunoro, poi il vuoto. Anche recuperare il volume degli adattamenti che De Luca fece di alcune opere di Shakespeare non era facile in quanto la San Paolo distribuiva solo nelle sue librerie. Quando nel 2003 uscimmo con il primo volume di Spada tutti rimasero stupiti, nessuno conosceva il lavoro di De Luca. Quello di Gonano è ancora da scoprire.

Come mutò, nel corso degli anni, l’approccio ai disegni da parte di De Luca?
De Luca era un talento unico, con una conoscenza del disegno e dell’arte incredibile. Come emerge anche dalle interviste alla figlia Laura, sosteneva che gli editori avrebbero dovuto chiamarlo, perché aveva in mente una storia che avrebbe valorizzato davvero il suo disegno, secondo lui sempre al servizio di storie poco interessanti (eccezion fatta per Spada). In realtà questa storia non c’è mai stata e lui ha sempre continuato a disegnare storie non all’altezza del suo tratto eccezionale. Anche gli adattamenti da Shakespeare sono interessanti essenzialmente per il montaggio perché la riduzione del testo da parte di Rudolph, pseudonimo di Raoul Traverso, risulta davvero banale. Ma questo non importava a De Luca: lui, come Lucio Battisti dopo Mogol, aveva solo bisogno di una sceneggiatura sulla quale far muovere la sua arte, senza preoccuparsi se le parole fossero più o meno buone.

Tre motivi per cui rileggere, oggi, le avventure di Spada.
Perché mostrano le potenzialità raggiunte dal linguaggio del fumetto; perché raccontano in diretta gli anni Settanta fin nei minimi dettagli, meglio di tanti film e romanzi; perché sono dei capolavori della narrativa che appassionano, ieri come oggi. E questo è il motivo più importante dei tre.

L’intervista è originariamente comparsa sul quotidiano ItalyPost del 5 settembre 2026 con il titolo De Luca disegnava, Gonano scriveva: la coppia dimenticata del fumetto italiano.

SERGIO ROSSI

Laureato in fisica, lavora nell’editoria come scrittore, traduttore, editor e divulgatore scientifico. Ha diretto alcuni marchi editoriali e nel 2019 ha vinto il premio Dosi per la divulgazione scientifica con la graphic novel Nikola Tesla (disegni di Giovanni Scarduelli) e nel 2020 il premio Andersen per il miglior libro a fumetti con Girotondo (disegni di Agnese Innocente). Vive a Bologna.

Filippo Marazzini

Filippo Marazzini

Insegnante di materie letterarie e giornalista pubblicista, scrive su "Gazzetta di Parma", "ItalyPost", "L'Indice dei Libri del Mese" e "Fumo di China".
È convinto che la letteratura si divida in tre categorie: poesia, prosa e Tex Willer.

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