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Tra vita quotidiana e crescita: intervista a Cassandra Calin

21 Luglio 2026
A Romics 2026 abbiamo intervistato Cassandra Calin, autrice di numerose strisce web e della graphic novel “New Girl”.
Leggi in 8 minuti

Fumettista attiva da molti anni con la sua serie di strisce pubblicate online, Cassandra Calin è riuscita a raccontare i piccoli e quotidiani problemi della vita della gente comune, conquistando l’affetto di milioni di lettore in tutto il mondo. Con la sua prima graphic novel, New Girl, esplora il tema dell’emigrazione con la storia autobiografica della piccola Lia, poco più che bambina, che insieme alla famiglia si trasferisce dalla Romania in Canada. L’abbiamo incontrata durante la 36esima edizione di Romics, dove era ospite speciale del festival.

Ciao Cassandra, benvenuta su Lo Spazio Bianco e grazie per l’intervista. I tuoi fumetti hanno un linguaggio universale in grado di parlare a più generazioni contemporaneamente. È stato difficile trovare un modo per comunicare con più generazioni o ti è venuto naturale?
Penso che sia stato abbastanza naturale perché concepisco i miei disegni come una sorta di diario visivo. Quello che scrivo riguarda la mia vita, le difficoltà, le cose che trovo interessanti. E penso che molte persone possano identificarsi con questi temi.
Credo che anche tanti tra i più giovani e i più anziani possano riconoscersi in quelle situazioni. Quindi è piuttosto facile entrare in sintonia quando sai che le cose di cui parli sono, in linea di massima, vicine alle esperienze delle persone.

Le tue strisce vengono pubblicate regolarmente online da anni. In questi fumetti le protagoniste sono le piccole sconfitte quotidiane o le imperfezioni della gente comune. Le tue strisce sono mai state fraintese o hanno suscitato commenti negativi o critici riguardo alla situazione che descrivi?
Per lo più no. Direi che la maggior parte delle persone le accoglie bene. Non mi addentro nella politica, per esempio, penso che quegli argomenti siano più delicati. Le situazioni che racconto sono davvero esperienze personali. Quindi, se qualcuno dice qualcosa di negativo, mi limito a pensare: “Ok, quella era la tua esperienza o non era la mia, e va bene così”. Possiamo avere esperienze diverse.
Ma la maggior parte delle persone le accoglie bene e penso che siano argomenti molto spensierati in cui la maggior parte delle persone può trovare gioia e può sorridere.
A tutti capita di avere una giornata no con i propri capelli, tutti hanno difficoltà nelle relazioni. Quindi penso che il più delle volte le persone si identifichino molto con questi contenuti. Ed è bello.

Tavola

Pubblicare sui social media ti ha inevitabilmente esposta al “malvagio” algoritmo delle piattaforme. Come trovi l’equilibrio tra ciò che vuoi creare e ciò che sai che avrà più successo?
È una domanda difficile. Perché a volte vorrei scrivere un episodio, ma so che le persone potrebbero non apprezzarlo o non leggerlo perché non è un argomento popolare, o perché lo stile artistico non è di tendenza, o chissà cosa. Quindi tendo, di solito, a disegnare ciò che mi piace. E se non va bene, pazienza. Penso di essermi costruita un pubblico abbastanza ampio da avere la fiducia dei lettori, da avere persone che sono davvero interessate al mio lavoro. E alla fine dei conti ci sono così tante cose che puoi fare.
Se Instagram decide di non mostrare il tuo post ad altre persone, allora puoi provare quanto vuoi a creare un reel per fare questo o quello. Ma alla fine dei conti, devi anche divertirti con quello che fai. È difficile trovare l’equilibrio, ma bisogna farlo.

L’umorismo nei tuoi fumetti si concentra spesso su elementi che ancora oggi sono un po’ scomodi o argomenti non proprio comuni. Penso, ad esempio, alle strisce in cui i due protagonisti hanno i peli sulle gambe. Pensi che questo possa essere un modo per abbattere i tabù che fanno parte della vita quotidiana delle persone?
Penso di sì. Credo sia positivo mostrare come appare il corpo nella vita reale: i peli sul corpo, i rotolini di grasso e tutto il resto, perché è normale. Penso che, se lo si considera normale, non diventi più un tabù, giusto? Basta disegnarlo. È la vita, è quello che è. Parlo delle mestruazioni in modo molto aperto, perché ogni donna le affronta. La maggior parte di noi ha le mestruazioni, ed è normale. Non è un tabù, quindi penso di prenderla così. Penso che faccia parte della vita reale e dovremmo parlarne.

Tavola

Nei tuoi fumetti compaiono spesso momenti imbarazzanti della vita quotidiana. C’è stato un fatto nella tua vita talmente imbarazzante da farti dire: «No, questo è davvero troppo, non lo metto nemmeno nei fumetti»?
Certo, penso di sì. Anche se parlo molto della mia vita, in generale sono una persona riservata, quindi non condivido proprio tutto. Ci sono alcune cose che preferisco tenere per me o condividere solo con gli amici. Non voglio nemmeno che le persone vedano troppo di me. Penso che sia bene mantenere un buon equilibrio. Se si tratta di qualcosa che non mi fa sentire a mio agio nel condividere, non lo faccio. Questa è fondamentalmente la mia regola. Tutto qui.

Cover

Parliamo di New Girl, la tua prima graphic novel, che sembra ispirata alle tue esperienze personali del passato. Quanto della vera Cassandra, di te stessa, c’è nella protagonista?
Oh, parecchio. Insomma, è ispirata alla me stessa di un tempo e all’esperienza dell’immigrazione dalla Romania al Canada. È esattamente come è andata anche per me. Ho avuto il mio primo ciclo all’aeroporto. Tutto si basa sulla mia esperienza reale: imparare una nuova lingua e tutto il resto. Ho cercato di ricordare il più possibile del passato, perché è successo tanto tempo fa. Alcune scene sono di fantasia, ma la maggior parte di esse si ispira a fatti realmente accaduti. Sì, Lia incarna fondamentalmente la me stessa più giovane, le insicurezze che ho provato e il modo in cui ho dovuto imparare.

Hai pubblicato un reel sul tuo Instagram in cui hai raccontato a tutti come ci siano voluti circa tre anni per dare vita a New Girl e come sia stato un periodo di grandi sforzi e, a volte, anche di lacrime. Qual è stata la parte più difficile e come sei riuscita a superarla?
Penso che la parte più difficile sia stata il fatto che sono una stacanovista, quindi mi piace lavorare molto. E credo di non aver saputo quando fermarmi. Penso di aver lavorato troppe notti di fila fino a tardi, senza riuscire a dosare abbastanza le energie. Ed è per questo che sono scoppiata in lacrime, perché mi sentivo davvero sopraffatta. È stato un progetto enorme: 262 pagine di soli disegni a cui dedicarmi completamente.
È molto diverso dalle strisce a fumetti ed era la prima volta che facevo qualcosa del genere. Non sapevo quanto lavoro ci volesse, ma anche quanto fosse importante trovare un equilibrio tra la vita privata e il lavoro. E penso di non aver trovato un equilibrio sufficiente, per questo è stata una grande sfida. Ma ora ne so di più. Ho imparato la lezione!

Ci sono alcuni aspetti della bambina che eri che trovi più difficili da spiegare nei fumetti?
Sì, insomma, crescendo si impara molto, no? Allora cerchi di ricordare: “Come ero allora, quando non sapevo le cose che so adesso?”. Quindi ho dovuto davvero mettermi nei panni della me stessa tredicenne e ricordare quali fossero le mie insicurezze, cosa avrei voluto sapere all’epoca. Ho dovuto immaginarmi davvero come una tredicenne.
È stato un esercizio mentale. E ho fatto del mio meglio per guardare le foto, i biglietti di auguri dell’epoca cercando di vedere quell’innocenza attraverso una lente diversa. E questo mi ha aiutato molto, credo, a calarmi in quella situazione e far riaffiorare un po’ quei ricordi.

Tavola

Si sente spesso parlare di immigrazione e di chi lascia il proprio Paese per trasferirsi in un altro. Ogni giorno sempre più giovani lasciano l’Italia per emigrare con la propria famiglia. È una situazione che ti è familiare e quindi ti chiedo: c’è qualcosa che vorresti dire o consigliare a chi lascia il proprio Paese?
Oh, so che è un’affermazione molto banale, ma penso che si debba essere pazienti e avere fiducia nel fatto che ci si adatterà. Penso che all’inizio sia molto difficile perché tutto è così nuovo. Magari devi imparare una nuova lingua. Io ne ho dovuta imparare una partendo da zero: non sapevo una parola di francese. Hai una nuova scuola, nuovi amici, tutto è diverso. Succede tutto in una volta, quindi è molto pesante e penso che in quel momento ti venga da dire “È finita. È tutto finito. La mia vita è finita”. Ma c’è di più: gli esseri umani sono creature molto adattabili, e penso che tu debba avere fiducia nel fatto che ti adatterai a quei cambiamenti. Ci vuole solo tempo. Quindi abbi fiducia nel processo. Ce la farai. Ora considero Montréal la mia casa. Amo la Romania, è ancora casa mia, ma per me Montréal è la mia Casa. È lì che ti senti te stesso, a casa.

Per scrivere New Girl, hai messo alla prova la tua mente per intercettare la tua piccola Cassandra. Se tu, Cassandra del presente, incontrassi la piccola Cassandra, c’è qualcosa che vorresti dirgli?
Sì! Prima di tutto: “Andrà tutto bene. Va tutto bene, abbi fiducia nel percorso”. E poi ricordo che all’epoca ero molto presa dai ragazzi, volevo avere un fidanzato. Ero davvero pazza per i ragazzi e tutto il resto. Vorrei proprio dirglielo.

Immagino che sia l’argomento del secondo libro.
Sì, esatto. Il secondo libro parlerà delle cotte. E vorrei solo dirle: “Va tutto bene. Goditela. Sai, la vita cambia. Tu cambierai. Crescerai. Avrai interessi diversi. Cerca solo di essere aperta a tutto questo”. E poi: “Non essere così dura con te stessa”. Penso di essere stata molto dura con me stessa, sia fisicamente che mentalmente. Penso di essere stata troppo severa. E credo che le direi semplicemente: «Non essere così dura con te stessa. Va tutto bene».

Tavola

Leggendo la graphic novel e la maggior parte delle tue strisce ho notato che parli con naturalezza, come accennavi poco fa, a dei piccoli problemi e a delle imperfezioni delle persone attraverso lo sguardo delle ragazze. Ma quando leggo i tuoi fumetti, da uomo, mi sembra che la maggior parte delle situazioni che rappresenti e illustri siano fondamentalmente quelle che viviamo anche noi ragazzi, anche se in una forma diversa.
Lo apprezzo davvero, soprattutto se proviene da uomini. Perché so che molte donne possono identificarsi, ma mi piace sentire anche dagli uomini come vedono il mio lavoro e come percepiscono i messaggi. E sono felice di sentirlo, davvero.

C’è un genere o un tema completamente diverso che ti piacerebbe esplorare in futuro?
Il genere romantico. Vorrei provare a cimentarmi magari con il romance, magari rivolgendomi anche a un pubblico un po’ più adulto. Credo che mi piacerebbe molto esplorare questo genere. Sono una persona molto romantica: mi piacciono le commedie romantiche, quindi vorrei approfondire un po’ questo aspetto. Non so quanto tempo ci vorrà, ma mi spero di farlo un giorno.

Grazie mille per l’intervista.
Grazie a te e ai lettori de Lo Spazio Bianco. Grazie per aver letto l’intervista e spero che, se mai decideste di leggere i miei fumetti, vi piacciano. Spero che vi regalino un po’ di gioia e un po’ di serenità, soprattutto ora che il mondo sembra andare a rotoli.

Intervista realizzata durante Romics 36 il 10 aprile 2026

Cassandra Calin

Cassandra Calin è una fumettista e illustratrice attiva da molti anni sul web con la sua serie di strisce ispirate alla sua vita, Cassandra Comics. Si è trasferita da bambina insieme alla sua famiglia dalla Romania al Canada, dove attualmente vive e lavora. Da questa esperienza è nato la sua prima graphic novel, New Girl, e il seguito The New Girl: First crush. I suoi lavori sono pubblicati in Italia da BeccoGiallo e da Battello a Vapore.

Domenico Rotella

Domenico Rotella

Classe 1998, originario di un piccolo paese delle montagne calabresi, ha studiato presso l’Università della Calabria (UNICAL) e laureato in Comunicazione con una laurea sul mercato editoriale dei manga in Italia. Attualmente vive a Roma e studia Editoria e Scrittura a La Sapienza. Divoratore di fumetti vari, predilige i manga. Appassionato di tutta la cultura Pop e delle sue varie forme creative ed artistiche.

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