Due persone, una relazione e la necessità di ridefinirsi: Sara Soler racconta in Noi due un percorso di scoperta identitaria che non si limita all’esperienza della transizione, ma investe il modo stesso di stare insieme. Con un tono ironico e profondamente sincero, l’autrice costruisce un’autobiografia che rifugge tanto il dramma quanto l’intento didascalico, scegliendo invece la strada più difficile: quella della complessità delle emozioni e delle relazioni umane.
Pubblicato da Tunué nella collana Prospero’s Books, Noi due di Sara Soler è il racconto autobiografico dell’autrice e della sua compagna Diana, che nel corso della loro lunga relazione affronta il percorso di riconoscimento della propria identità come donna trans. Fin dalle prime pagine, Soler mette in chiaro le proprie intenzioni: l’opera non vuole essere né un manuale sull’esperienza trans né una storia costruita attorno al dolore come elemento identitario imprescindibile. Piuttosto, è il racconto di due persone che cercano di comprendere se stesse e il proprio rapporto mentre le certezze che sembravano consolidate iniziano a trasformarsi.
La vicenda prende avvio nel momento in cui Diana decide di confidare a Sara ciò che ha finalmente compreso di sé. Quello che segue non è soltanto il percorso di una transizione individuale, ma anche il racconto di come una coppia si confronti con paure, dubbi, aspettative e cambiamenti che riguardano entrambe. Attraverso episodi di vita quotidiana, riflessioni intime e momenti di leggerezza, Soler restituisce un’esperienza profondamente personale che riesce però a toccare temi universali legati all’identità, all’amore e alla capacità di accogliere il cambiamento.
Uno degli aspetti più interessanti di Noi due risiede nella scelta di non limitare il punto di vista alla sola esperienza di Diana. Sarebbe stato facile costruire una narrazione incentrata esclusivamente sul percorso di affermazione di genere, ma Soler preferisce mostrare anche il disorientamento di chi si trova accanto a una persona che attraversa una trasformazione tanto significativa. Sara si interroga sul proprio orientamento sessuale, teme le possibili reazioni della famiglia, si chiede se la relazione cambierà e se sarà ancora in grado di riconoscersi all’interno di essa. Pensieri che il fumetto restituisce con grande onestà e senza timore di mostrare anche le zone grigie dell’elaborazione emotiva.
Questa sincerità costituisce uno dei maggiori punti di forza dell’opera. Noi due evita accuratamente di proporre risposte semplici o percorsi esemplari: l’accettazione non è immediata, la comprensione reciproca richiede tempo e le emozioni possono essere contraddittorie. Soler non giudica i propri dubbi né quelli della compagna, ma li espone con naturalezza, permettendo al lettore di avvicinarsi a un’esperienza che spesso viene raccontata in termini polarizzati o semplificati.
Allo stesso tempo, il fumetto riesce a mantenere un tono sorprendentemente leggero. L’ironia attraversa costantemente il racconto e si rivela uno strumento fondamentale per affrontare situazioni potenzialmente dolorose senza banalizzarle. Le gag, le esagerazioni visive e l’autoironia delle protagoniste contribuiscono a costruire una narrazione accessibile e coinvolgente, capace di alleggerire la tensione senza sminuire la portata emotiva degli eventi raccontati.
In questo equilibrio tra leggerezza e profondità emerge forse il principale merito dell’opera: riuscire a parlare della realtà trans senza ridurla a una dimensione esclusivamente problematica o pedagogica. La necessità di offrire rappresentazioni più ampie e sfaccettate delle esperienze LGBTQIA+ è uno dei motori dichiarati del progetto, ma Noi due non assume mai i toni del manifesto. La volontà di sensibilizzare il lettore passa attraverso il racconto di una storia concreta, fatta di affetto, paure quotidiane e tentativi di comprensione reciproca.
Sul piano artistico, Sara Soler adotta uno stile fortemente influenzato dal fumetto umoristico contemporaneo, caratterizzato da figure morbide, espressive e immediatamente riconoscibili. La costruzione delle tavole privilegia la chiarezza narrativa e la fluidità del racconto, rinunciando a soluzioni particolarmente elaborate in favore di una lettura scorrevole e diretta. L’utilizzo limitato della palette cromatica – dominata dai rosa, dagli azzurri e dai toni neutri, che non a caso richiama i colori della bandiera transgender – contribuisce a definire un’identità visiva coerente e delicata, che ben si accorda con il tono generale dell’opera.
Particolarmente efficace risulta l’impiego di espedienti grafici per rappresentare stati emotivi e dinamiche interiori: l’ansia di Diana assume spesso forme oscure e invasive che la accompagnano nelle vignette, mentre le deformazioni caricaturali dei personaggi amplificano i momenti comici o di maggiore imbarazzo. Si tratta di soluzioni semplici ma funzionali, che permettono di visualizzare emozioni complesse senza appesantire la narrazione.
Se si vuole individuare un limite dell’opera, questo potrebbe risiedere proprio nella sua forte vocazione divulgativa. In alcuni passaggi, soprattutto nelle prime pagine, il bisogno di chiarire alcuni concetti relativi all’identità di genere e di smontare stereotipi diffusi rallenta leggermente il ritmo del racconto e rende più evidente l’intento informativo sotteso al progetto. Tuttavia, si tratta di un equilibrio difficile da gestire in un’opera che nasce anche dall’esigenza di offrire visibilità e strumenti di comprensione, e Soler riesce nella maggior parte dei casi a integrare questi momenti all’interno del flusso autobiografico senza compromettere il coinvolgimento emotivo del lettore.
Noi due si rivela così un fumetto capace di affrontare temi importanti con sensibilità, sincerità e una notevole dose di umanità. Più che una storia sulla transizione, è una riflessione sul cambiamento e sulla capacità delle relazioni di adattarsi a nuove consapevolezze. Senza cercare facili commozioni o semplificazioni rassicuranti, Sara Soler racconta la fatica e la bellezza del riconoscersi, individualmente e come coppia.
Il risultato è un’opera accessibile ma mai superficiale, che trova la propria forza nella volontà di mostrarsi vulnerabile e autentica. Un fumetto che invita all’ascolto e alla comprensione senza pretendere di offrire risposte definitive, ricordando come dietro ogni percorso di affermazione identitaria ci siano persone, relazioni e sentimenti che meritano di essere raccontati nella loro unicità.
Abbiamo parlato di:
Noi due
Sara Soler
Traduzione di Sara Ragusa
Tunué, 2026
144 pagine, rilegato, colori – 17,50 €
ISBN: 9788867906895











