Come identità culturale, dopo Lucca probabilmente c’è solo il Romics, che negli anni ha addirittura raddoppiato gli appuntamenti annuali, e nel quale quest’anno tra gli ospiti spiccavano soprattutto Lorenzo Mattotti (uno dei più celebri e influenti fumettisti, illustratori e registi italiani a livello internazionale, noto per il suo stile pittorico ed espressionista che spazia dal fumetto all’illustrazione per testate prestigiose come The New Yorker) e Zerocalcare (probabilmente oggi il più celebre e influente fumettista italiano contemporaneo): due artisti enormi, due mondi opposti per pubblico e approccio, ma complementari e ricchissimi. Abbiamo parlato di questo e di altro con la direttrice artistica Sabrina Perrucca.
Sabrina, a qualche giorno di distanza dalla chiusura, quali sono i numeri e le impressioni?
È andata molto molto bene, l’affluenza di pubblico si è confermata, come nelle precedenti edizioni. Il nostro dato di riferimento, che sono 350.000 presenze nelle due manifestazioni (quella autunnale e quella primaverile), ci conforta. È andata molto bene anche da un punto di vista di proposte e siamo soddisfatti del programma che ha portato artisti italiani e internazionali dei vari mondi a cui guarda Romics, quindi dai comics all’illustrazione, al grande cinema, al game.
Hai citato la caratteristica delle due edizioni nell’anno: è una vostra prerogativa?
Sì. Romics dal 2013 ha due edizioni, ad aprile e a ottobre ogni anno, che funzionano entrambe alla pari, sia in termini di proposte di programma, sia in termini di affluenza, di presenza di espositori: è un evento unico in Italia e abbastanza raro nel mondo.

Quando avete introdotto questa novità eravate certi del suo successo?
In questo campo non si è mai sicuri di nulla! Diciamo che avevamo dei forti segnali, sia dalla community che dagli operatori di settore. Con loro abbiamo chiaramente fatto una riflessione e ci siamo lanciati in questa sfida. La paura c’era, però eravamo molto fiduciosi e fortunatamente è andata bene. Secondo me una certa “paura di sbagliare” aiuta a prendersi i rischi in modo consapevole e cercare di fare sempre bene.
Si osserva un apparente paradosso: le fiere registrano affluenze record, manga e graphic novel vanno benissimo in libreria, eppure i dati di mercato indicano una contrazione delle vendite. Come si spiega questa contraddizione?
Abbiamo letto tutti i dati dell’ultimo anno, che purtroppo hanno visto una notevole contrazione; e in effetti è un po’ uno specchio di quello che poi accade in maniera un po’ più ampia nell’economia italiana. Eppure il fatto che comunque le persone continuino ad affollare manifestazioni di questo tipo è comunque sempre un segno positivo, anche perché come idea alla base c’è sempre quella che a vivacizzare la conoscenza, la cultura di ognuno, sia l’incontro con gli artisti, con cose che magari non si conoscono e si scoprono all’interno di una fiera, di una convention. Sono tutti stimoli importanti, quindi è un meccanismo che deve continuare a darsi forza per noi: e in questo senso è molto importante e fondamentale la collaborazione con gli editori, quelli che poi in fiera portano le edizioni speciali -come le famose variant-. Anche questo è un modo di incuriosire sempre più il lettore, per questo facciamo di tutto per stimolare sempre di più, per favorire sempre di più l’approccio con la lettura.

Ecco, parlando appunto del gusto dei lettori si riscontra la conferma dei manga, di forme di fumetto sempre più ibridate con il gaming e del fumetto “d’autore” rappresentato dalle graphic novel in libreria. Sembra invece perdersi il gusto per il fumetto popolare italiano più mainstream, il formato “bonellide” da edicola.
Diciamo che più che una perdita, è proprio cambiato l’approccio alla lettura. Le nuove generazioni leggono in maniera diversa. Se prima il riferimento era chiaramente l’edicola, e poi solo in un secondo momento si andavano a cercare cose particolari in fumetteria e in libreria; adesso le parti si sono rovesciate. È chiaro che questo ha permesso anche una diversificazione proprio del fronte dei lettori, perché la graphic novel in libreria ha incuriosito fasce di pubblico che prima, magari, non si avvicinavano ai comics; mentre dall’altra parte il fumetto “popolare”, quello che si si comprava in edicola, deve continuare a esistere ma deve trovare una nuova dimensione. Lo vediamo ad esempio anche nelle case editrici che tradizionalmente vivevano in edicola e che ora stanno pensando a nuove formule e vari esperimenti di formati.

È anche per rispondere a queste trasformazioni che avete introdotto dei cambiamenti nel premio Romics alle opere?
Sicuramente, il premio deve essere consapevole del cambio di prospettiva nel mondo del fumetto ed era importante rinnovarlo. Dando sempre maggiore importanza e visibilità al lavoro degli autori, degli editori, delle case editrici, che è sempre il fulcro del nostro lavoro, ci siamo resi conto che era importante cambiare le categorie che prima erano divise per scuole geografiche, oggi invece riguardano altri elementi. C’è stata anche l’innovazione del voto popolare con il premio del pubblico, visto che i lettori su questo hanno mostrato grande entusiasmo dovendo scegliere loro il vincitore nella rosa dei finalisti. Quest’anno dagli 83 libri la giuria di selezione e la giuria tecnica ne hanno individuato 43, tra cui c’erano anche saggi e libri illustrati – e il pubblico ha votato dimostrando grande entusiasmo per questa novità. Alla fine, la scelta è andata su Nereidi di Ilaria Palleschi, un’opera molto fresca, bella, importante, che si interroga sul dramma del femminicidio, e questo ne fa una scelta coraggiosa. Ci tengo poi a sottolineare la novità del premio Cultura per Immagini che guarda a tutto quello che è il lavoro di saggistica (fumetto, cinema di genere, etc.), portando a valorizzare quei lavori che conducono a una riflessione sui mondi che amiamo tanto. Così come il premio trasversale, quindi transmediale che guarda alle opere in maniera innovativa, quindi a quelle che uniscono più media oppure che parlano di “Proprietà Intellettuale” (IP) in senso più ampio, come personaggi o mondi creativi già pensati per più media. Un premio che io amo moltissimo (che prima chiamavamo “Ristampa”) è il Premio Maestro del Fumetto, riconoscimento che va a premiare le opere (e quindi il lavoro delle case editrici) che riportano in evidenza alle nuove generazioni i grandi maestri del fumetto o i grandi progetti del passato.

Basta guardare l’arrivo delle persone la mattina in fiera per rendersi conto di quanto ormai questo appuntamento sia integrato nelle “abitudini” di Roma: ragazzi ma anche adulti e famiglie. Quanto è importante questo rapporto transgenerazionale con il pubblico?
Vi ringrazio per questa domanda che coglie un aspetto molto bello per noi. Romics nasce nel 2001, quindi in un contesto di attenzione al fumetto molto diverso: sono passati 25 anni e credo che per la città sia, da questo punto di vista, un punto di riferimento. Romics si contraddistingue in modo originale come convention perché, oltre a coinvolgere appassionati e operatori, rappresenta anche un punto di riferimento per le famiglie. Negli anni, mi sono ritrovata spesso sia con operatori, sia con ragazzi e ospiti giovanissimi, sentendomi dire spesso alla fine di un incontro “io vengo da quando ero piccolo”. È il segnale più bello che potessimo ricevere in venticinque anni di attività di come Romics sia diventato (in senso positivo!) un’abitudine per le persone. In qualche modo abbiamo accompagnato la crescita di diverse generazioni nel loro rapporto con la lettura e i mondi della creatività.

Fra gli eventi organizzati di quest’anno ce n’è uno che ti ha particolarmente toccato?
È sempre difficile a rispondere a questo tipo di domande! Però mi fa piacere sottolineare: la presenza di Lorenzo Mattotti, che è un maestro del Fumetto che aspettavamo da qualche anno e che siamo riusciti a portare in questa edizione. È stato un grande orgoglio. La nostra idea è quella di presentare al pubblico tante proposte differenti perché le diverse forme dell’espressività devono essere sempre apertura e scoperta. Anche perché il fumetto, come espressione culturale popolare è per sua natura trasversale. Poi un lettore magari sceglie diversamente, però almeno gli abbiamo offerto la possibilità di entrare in contatto con autori, generi e storie diverse, altrimenti restano solo gli algoritmi che sanno già cosa ci piace, che ci presentano sempre solo quello che già ci piace. Invece, dobbiamo sempre stimolare la riflessione e la curiosità del pubblico.

Intervista realizzata dal vivo il 15 aprile in occasione del Romics 2026.
Il Copyright di tutte le foto che accompagnano l’articolo è di Romics.
Sabrina Perucca
Sabrina Perucca è Direttrice Artistica di Romics dal 2012, dopo aver contribuito al festival fin dalla prima edizione. Il suo percorso nel mondo dei festival era iniziato con “I Castelli Animati” di Genzano di Roma. In ambito accademico, ha tenuto corsi universitari e seminari su “Storia e critica del cinema di animazione”, “Teoria e analisi del cinema e audiovisivo” e “Produzione nel campo del cinema di animazione e dei nuovi media”. Ha pubblicato volumi come Il Cinema di Animazione Italiano oggi (Bulzoni Editore) e saggi internazionali tra cui CinémAnimationS (Corlet Publications, Francia). È stata membro del “Executive Committee of the Eminent People’s Group on the Japanese Cultural Events” dell’Ambasciata Giapponese in Italia, membro del Direttivo ASIFA (autori e studiosi di cinema di animazione) e fa parte del Tavolo Tecnico sul Fumetto Italiano.









