Thunderbolts5

Brave New World, il box office e la pressione sui Marvel Studios

3 Marzo 2025
Guardando al box office, in questa puntata gli effetti di Captain America: Brave New World sui prossimi due progetti Marvel Studios.
Leggi in 3 minuti

Marvel Studios

Uscito nelle sale americane e internazionali da quasi due settimane, Captain America: Brave New World ha incassato, nel momento in cui scriviamo queste righe, 147 milioni di dollari in patria e all’incirca la medesima cifra nel resto del mondo, per un totale complessivo di 298 milioni di dollari. Un buon risultato ma non eccezionale, dopo che i Marvel Studios si erano ripresi con il successo globale di Deadpool & Wolverine, che aveva fatto respirare un pò di ossigeno alla major dopo i deludenti risultati del terzo Ant-Man e, soprattutto, di The Marvels.

La nota positiva, per il franchise di Capitan America, è che la pellicola non ha rivali almeno fino al 21 marzo, quando nei cinema sbarcherà la versione live-action di Biancaneve, anche questo un prodotto della major di Topolino e quindi esempio di una concorrenza “fatta in casa”. Una mancanza di altri prodotti che potrebbe permettere alla pellicola di attrarre spettatori e chiudere la sua corsa in una nota più che positiva.

Ma il problema, che anche addetti ai lavori stanno evidenziando in questi giorni, è proprio il fatto che i Marvel Studios abbiano bisogno di una strada sgombra al box office per permettere al film con Anthony Mackie di emergere, mettendo in luce una debolezza che va a colpire quella che, un tempo, era la forza intrinseca del MCU al cinema, ovvero la sua preponderante attrazione per il pubblico, con relativi incassi, a prescindere dalla mancanza di concorrenza o meno.
Un elemento attentamente sottolineato da Jeremy Fuster in un interessante articolo apparso nei giorni scorsi su TheWrap, dove tra l’altro viene messo al centro un altro fattore altrettanto importante:

Il fatto che un film del MCU abbia bisogno di liberare il campo dalla concorrenza più importante per avere la possibilità di salvare la sua corsa al cinema dimostra quanto sia caduta in basso la più grande fonte di guadagno della Disney, un declino che suggerisce che tutti tranne i suoi fan più devoti hanno perso la fiducia nel fatto che la storia interconnessa e onnicomprensiva dell’universo cinematografico, un tempo il suo punto di forza più grande, stia portando verso qualcosa di avvincente. Se così fosse, questa è una tendenza che potrebbe avere implicazioni per il suo prossimo giro di aspiranti blockbuster.

In effetti, la non eccezionale performance di Captain America: Brave New Worldche resta comunque un prodotto legato più alla breve era dell’ex CEO Bob Chapek rispetto a quella attuale di Bob Iger, potrebbe in qualche modo imprimere una pressione verso i Marvel Studios e i suoi due prossimi progetti in uscita quest’anno, ovvero Thunderbolts* e I Fantastici Quattro – Gli Inizi. Secondo lo stesso Fuster, comunque, è il primo film in uscita tra poche settimane ad attirare su di sè i rischi maggiori, in quanto una pellicola che, dati i suoi protagonisti, è collegata molto a vari prodotti del recente passato del Marvel Cinematic Universe.

Falcon and the Winter Soldier è stato uno degli show Marvel più visti su Disney+, ma dato che il pubblico dovrà aver visto quella serie così come Black Widow e Ant-Man and the Wasp per riconoscere tutti i membri dei Thunderbolts, alcuni spettatori potrebbero rinunciare al prossimo film della Marvel se sembra troppo un compito a casa.

Da questo punto di vista c’è da aggiungere, però, che la campagna promozionale di Thunderbolts* è più indirizzata proprio al presentare i personaggi, piuttosto che a rivelare quasi tutta la trama come fatto con Brave New World, e proprio questo potrebbe essere un punto di forza. È vero, lo spettatore generalista potrebbe non avere visto tutti i film e le serie Marvel con Yelena Belova e soci, ma la presentazione di un gruppo formato da personaggi coesi, sarebbe il modo giusto per evitare l’ostacolo o in qualche modo oltrepassarlo, permettendo al pubblico (che sembra composto ormai da dei pigri di natura) di non sforzarsi più del dovuto.

Questa pressione generata da Brave New World non sembra possa intaccare il nuovo adattamento sui Fantastici Quattro. La pellicola diretta da Matt Shakman ha decisamente molte frecce al suo arco, in primis il fatto di presentare dei personaggi relativamente nuovi per quanto riguarda il MCU, provenienti da un mondo alternativo, con un setting nostalgico ambientato negli anni ’60 e un affresco del tutto inedito agli occhi del pubblico. Una cosa positiva se si pensa che, con la prima famiglia Marvel, si entrerà ufficialmente (e finalmente) nella fase generale della nuova saga del Multiverso, fino ad ora rimasta prigioniera dell’alveo degli annunci e mai entrata davvero nel vivo.

D’altronde, un segnale fondamentale che i Marvel Studios si stiano concentrando sulla nuova saga è stato fornito dalla scena post-credits di Brave New World, che seppur ambigua e probabilmente filmata di recente, ridireziona il MCU sulla strada giusta e centrale, dopo che negli ultimi film molte sequenze non hanno portato a uno step successivo.
Proprio in queste settimane, a Londra, numerosi attori del MCU si stanno preparando per l’avvio delle riprese di Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars, sancendo di fatto l’entrata della major in una fase delicata e al tempo stesso decisiva per l’esistenza di questo universo mediatico.

Carlo Coratelli

Carlo Coratelli

Venezia, (1979). Nel 1999 inizia a collaborare con alcuni siti e riviste specializzate in fumetti e cinema (altra sua grande passione) tra le quali sono da citare Altrimondi e Cut-Up. Nel 2000 inizia a scrivere per Comicus.it per il quale cura per una decina di anni la rubrica Movie Comics. Nello stesso periodo conosce Davide Zamberlan con cui crea la striscia umoristica "ESU", pubblicata su Cartaigienicaweb e Cronaca di Topolinia. Dopo la chiusura della strip, crea nel 2009 "Frank Carter - Avventure di una spia per caso", disegnata da Fortunato Latella. Appassionato di supereroi (l'Uomo Ragno soprattutto) e strisce sindacate americane (Dick Tracy e Alley Oop su tutte), vive a Bologna dal 2006.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network