Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #68 ci occupiamo di alcune delle novità uscite nei mesi di luglio, agosto e nella prima settimana di settembre 2020.
Marvel Comics
Black Widow #1

Nel caso della Vedova Nera, la Casa delle Idee coglie decisamente nel segno: Kelly Thompson, Elena Casagrande e Jordie Bellaire confezionano un primo numero ricco di azione, intrighi e misteri, una atmosfera da perfetta spy story in cui far muovere con ritmo sostenuto protagonista e comprimari. Natasha Romanoff torna in tutta la sua intelligenza, sensualità e pericolosità, riuscendo a far muovere intorno a sé gli uomini a lei più vicini, da Clint Barton al Soldato d’Inverno, fino a Capitan America.
Le tre autrici lavorano sul personaggio principale come un trio dall’affiatamento naturale: se da una parte Thompson – ormai una garanzia sui personaggi femminile della Marvel – riesce a caratterizzare la Vedova con puntualità in ognuna delle sue numerose sfaccettature (alcune anche inaspettate), le linee sinuose ed eleganti, decise e precise di Elena Casagrande fanno esplodere tutto il potenziale della Romanoff. La disegnatrice romana si presenta in uno stato di grazia: potente e dinamica nelle scene di azione, precisa e delicata nelle scene più intime, fino a diventare quasi cartoonesca in alcuni passaggi più comici, attenta a ogni aspetto della narrazione e capace di gestire ogni vignetta costruendo tavole ricche di dettagli ma sempre pulite e mai sovraccariche.
A esaltare il disegno ci pensaono i colori piatti, caldi e pieni di Jordie Bellaire, professionista dall’inesauribile inventiva, capace di trovare il tono giusto per ogni tratto e ogni storia.
Un primo numero di grande qualità, capace di conquistare sotto ogni aspetto e di creare quella curiosità giusta nel lettore da spingerlo a continuare nel viaggio.
Emilio Cirri
Di seguito, le copertine delle altre novità dell’estate targata Marvel Comics.
DC Comics
Hellblazer – Rise and Fall #1

Al mensile – che terminerà le pubblicazioni a dicembre 2020 – si affianca adesso una miniserie in cinque numeri in prestige format, Hellblazer – Rise and Fall, i cui autori sono il sempre più lanciato sceneggiatore Tom Taylor e il veterano disegnatore Darick Robertson, affiancato dal colorista Diego Rodriguez.
Non è facile scrivere storie con protagonista John Constantine. Da un lato per la legacy autoriale che il personaggio si porta dietro con run di autori che hanno fatto la storia del fumetto statunitense tra cui Jamie Delano, Peter Milligan e Mike Carey; dall’altro perché c’è il rischio di non comprendere le caratteristiche peculiari del protagonista – motore immobile dell’intera serie – e dunque di stravolgerne i canoni con una interpretazione sbagliata.
Taylor è stato prima di tutto un appassionato lettore di Hellblazer e, nel momento in cui ha la possibilità di lavorare a una storia di Constantine, dimostra di averne compreso appieno lo spirito.
Humor tipicamente britannico (leggasi caustico), cinismo, pazzia: sono questi gli elementi che hanno sempre contraddistinto il personaggio protagonista, legati a un atteggiamento politically-incorrect e a una innegabile indole coraggiosa e altruista suo malgrado. Gli autori britannici che lo hanno “allevato” hanno sempre esaltato questi aspetti nelle loro storie e adesso l’australiano Taylor riesce a fare altrettanto. I pochi elementi sopra citati, mixati a un mistery che affonda le radici nella gioventù del protagonista, rendono l’albo d’esordio della miniserie riuscito e centrato, con dialoghi taglienti e scorretti al punto giusto – uno dei punti di forza nella valigetta degli attrezzi del mestiere dell’autore – e una sequenza iniziale che apre la storia che ha tutte le carte in regola per inserirsi nella galleria dei momenti da ricordare di Hellblazer.
La riuscita di questo primo numero però non può assolutamente prescindere dall’apporto grafico di Robertson, valorizzato dai toni cromatici di Rodriguez. I primi piani ravvicinati dei personaggi e del protagonista in particolare trasmettono la gamma di sensazioni e sentimenti messi in campo dalla storia. I tagli e le espressioni degli occhi si muovono brillantemente tra ironia e pazzia, l’obbiettivo ravvicinato usato dal disegnatore esalta i dettagli di volti e gesti, premiato anche dal formato più grande rispetto al canonico comic-book in cui è stampata la storia.
David Padovani
Di seguito, le copertine delle altre novità dell’estate targata DC Comics.
Image Comics
Bliss #1

La vicenda è ambientata in un mondo molto simile al nostro e segue il personaggio di Benton Ohara, che si ritrova nella inquietante Feral City (“città spietata”!) senza mezzi né arte, ma con un figlio affetto da una malattia che richiede cure costose. Benton cerca disperatamente una via d’uscita e la trova nell’offerta di diventare un sicario agli ordini dei capi della malavita locale, una triade di esseri il cui aspetto richiama un’ibridazione fra le degenerazioni lovercraftiane e le bizzarrie dei personaggi del mondo di Alice oltre lo specchio. La discesa agli inferi di Benton è raccontata in flashback dal figlio: l’albo si apre infatti durante il processo a Benton, accusato di essere un assassino plurimo e messo in scena in quello che sembra un vero e proprio teatro, con tanto di scena e palchi.
L’atmosfera è da subito cupa: i toni cromatici, sempre scuri o freddi, trasmettono un senso di oppressione costante. La costruzione delle tavole sfrutta composizione di vari piani e punti di vista che, pur mantenendo fluida la leggibilità, mettono sempre in evidenza il centro emotivo della scena: la mano martoriata di Benton, il corpo esanime del figlio, il sorriso del medico che riceve il pagamento e così via. Il racconto in flashback dà alla discesa criminale di Benton la caratteristica dell’ineluttabilità, mentre il racconto procede senza soste per scene fondamentali.
In chiusura, un twist che cambia il contesto dell’apologia del figlio di Benton e apre il racconto verso il futuro.
Simone Rastelli
Di seguito, le copertine delle altre novità dell’estate targata Image Comics.
Altri editori
Seven Secrets #1

Seven Secrets #1, nuova serie BOOM! Studios creator-owned firmata da Tom Taylor ai testi e dagli italiani Daniele Di Nicuolo ai disegni e Walter Baiamonte (coadiuvato da Katia Renalli) ai colori, fa tutto quello che abbiamo appena detto debba fare un numero uno al netto di un particolare: il protagonista della storia non compare mai.
O meglio, di Caspar – questo apprendiamo essere il suo nome – ci accompagnano le parole in forma di didascalia dalla prima all’ultima pagina dell’albo, mentre ci racconta la sua genesi nel senso più letterario del termine: la storia dei suoi genitori, appartenenti a un ordine nascosto che custodisce sette preziose e misteriose valigette ognuna contenente un potente segreto, ovviamente ambito da mani e menti pericolose.
Taylor dà vita a un racconto dal ritmo adrenalinico, intervallato da alcuni momenti di pausa utili a tirare il fiato per accelerare di nuovo nelle pagine seguenti. Lo sceneggiatore, su un impianto da mistery esoterico arricchito con un po’ di spionaggio, fa avanti e indietro lungo l’arco temporale del filo narrativo senza mai far perdere l’orientamento al lettore bensì catturandolo per farlo arrivare fino al cliffhanger finale e lasciandolo in attesa del secondo albo.
Questa storia d’esordio mette in campo una delle tematiche fondamentali che Taylor spesso ama affrontare nei suoi lavori, quella del rapporto tra genitori e figli e della legacy generazionale. Lo fa stavolta in modo originale, mettendo a confronto il modo in cui nella mente di un figlio si forma il giudizio sui propri genitori in quella parte delle loro vite antecedenti il suo concepimento (dunque, un giudizio che si basa gioco forza su una narrazione) e gli episodi oggettivi di quelle stesse esistenze.
Di Nicuolo fa un efficace lavoro di strutturazione delle pagine, con layout che spaziano da una griglia regolare a un’esaltazione del formato verticale della tavola fino a una spread page che traduce nel disegno il dinamismo della sequenza narrata. D’impatto anche la colorazione, mai sopra le righe, e che si affida spesso a giochi di luce ben resi sulla pagina.
David Padovani
We only find them when they are dead #1

L’equipaggio della Vihaan II, navicella comandata dal Capitano Georges Malik, è uno dei molti che solca i mari stellari alla ricerca di risorse da estrarre e rivendere. L’obiettivo non sono però pianeti o asteroidi, ormai completamente sfruttati ed esausti: la nuova frontiera sono i cadaveri di divinità antiche e misteriose, pronti ad essere razziate di ogni possibile tesoro.
Bastano 30 pagine a Ewing per creare un nuovo universo e la sua atmosfera, una consuetudine a cui ha già abituati in molti titoli Marvel, da Ultimates a Guardians of the Galaxy. Attraverso dialoghi spesso frizzanti e bilanciati – ma in alcuni passaggi, c’è da ammetterlo, eccessivamente didascalici – veniamo a conoscenza del suo funzionamento, degli elementi che lo popolano e ci vengono date informazioni sul passato di qualche personaggio (in particolare del capitano Malik). Il tutto cadenzato tra momenti di azione concitata e di orrorifico raccoglimento, quello in cui il vascello da autopsia depreda e deturpa il volto di un dio.
Ognuno di questi momenti è rappresentato con perizia e consapevolezza da Simone di Meo, che conferma una crescita artistica degna di nota. Lo stile dell’artista si inserisce in un filone molto in voga negli ultimi titoli della casa editrice, mescolando elementi orientali, europei e statunitensi per creare un mix particolare, ma che potrebbe sapere troppo di già visto. Di Meo dimostra però una notevole personalità, destreggiandosi tra interni tecnologici ricchi di dettagli e vuote profondità spaziali, tra momenti quieti, in cui esaltare la sua capacità nel rendere le espressioni dei personaggi, e momenti frenetici fatti di inseguimenti tra navicelle.
Particolarmente interessante la scelta di spezzare le splash page che abbondano nell’albo con vignette sghembe che sembrano schegge: il contrasto tra spazi che servono a rappresentare lo spazio e la divinità alla deriva e inquadrature strette sui personaggi è sintesi efficace del rapporto tra uomo (spesso piccolo e avido) e Dio (incurante delle sofferenze umane). Proprio questo è il contrasto che fa da propulsore per l’avvio vero e proprio dell’avventura, rimandata al prossimo numero.
We only find them when they are dead, pur dovendo ottemperare ad alcune tipiche necessità di un numero d’esordio, si presenta come il primo capitolo di una saga cosmica che ambisce ad essere una nuova, grande epica spaziale.
Emilio Cirri
Mars Attacks Red Sonja #1

Angry red planet, il primo capitolo, si apre con la voce del narratore onnisciente che si rivolge al lettore e lo introduce alla vicenda: visto che gli uomini della nostra epoca, di cui lo sceneggiatore John Layman critica con ironia alcune abitudini, sono deboli, la Terra diventa terreno di caccia per i marziani. Dopo poche pagine, sempre guidati dalle didascalie, ci si ritrova nel passato, per la precisione nell’Era Hyboriana, epoca in cui per la prima volta gli abitanti di Marte hanno fatto visita ai terrestri.
La narrazione scorrevole della focalizzazione zero lascia spazio ai dialoghi e la trama entra nel vivo: la guerriera hyrkaniana combatte con coraggio gli invasori nelle tavole disegnate e inchiostrate da Fran Strukan. Mentre alcuni volti appaiono solo poco più che abbozzati e perfino quello della diavolessa resta un po’ anonimo, gli alieni e le loro creature catturano l’attenzione per la bizzarria e l’efficacia nella rappresentazione.
Gli scontri armati sono fluidi e si sviluppano in vignette orizzontali, diagonali e splash-page; la colorazione di Valentia Briški evidenzia la componente splatter, che torna in un paio d’occasioni. Se la raffigurazione di Sonja non è indimenticabile, la sua caratterizzazione sembra da subito centrata e l’incipit lascia presagire che nella serie potrà scatenarsi ulteriormente, facendo felici gli appassionati.
Federico Beghin
Vampire: The Masquerade – Winter’s Teeth #1

L’autore delinea una protagonista dalla personalità sfaccettata e che riesce dunque a intrigare il lettore. Infatti, nonostante il carattere aspro, l’insofferenza per l’autorità e la spietatezza che dimostra nei confronti di chi infrange la Masquerade – il patto vigente tra i vampiri che impone di non rivelare mai la propria esistenza – nasconde in realtà un animo altruista e quasi materno, che si manifesta nel modo in cui la donna si prende cura dell’anziana sorella malata e nella decisione di prendere sotto la propria ala una giovane e spaesata vampira abbandonata a sé stessa.
Vengono inoltre gettati i semi di una vicenda incentrata su giochi di potere e intrighi di corte ma quanto viene sviluppato in questo primo numero, in tal senso, è decisamente troppo poco per sbilanciarsi sulla bontà della narrativa.
Sempre una donna, Colleen, è la protagonista della seconda storia, scritta dai coniugi Tini e Blake Howard, per i disegni di Nathan Gooden. Dal carattere decisamente più mite e accondiscendente rispetto a Cecily, Colleen ne condivide però la risolutezza nel prendersi cura delle persone che ha a cuore. Più fragile degli altri vampiri ma resistente alla luce solare, ricade sulle sue spalle l’onere di provvedere ai bisogni del piccolo clan di sbandati che ha radunato attorno a sé. Una famiglia disfunzionale che, tenendosi ben alla larga dagli intrighi della Camarilla, ha come unico interesse quello di tirare a campare attraversi l’aiuto reciproco.
Avendo a disposizione metà dello spazio concesso a Seeley, gli autori non hanno modo di sviluppare l’intreccio quasi per nulla, limitandosi dunque a presentare i personaggi, e di conseguenza, anche in questo caso, sarà necessario aspettare di possedere maggiori elementi per valutare questo aspetto. A ogni modo, le dinamiche che vengono imbastite tra i quattro membri del gruppo sono sufficientemente solide da rendere il lettore interessato alle loro sorti.
Entrambi i disegnatori adottano uno stile simile, dove a farla da padrone sono le ombre e le atmosfere tetre. Mentre però il tratto di Pramanik è più sporco, spigoloso e maggiormente efficace nel veicolare un senso di inquietudine, Dooden opta per un approccio più sobrio e nitido.
Marco Marotta
Di seguito, le copertine delle altre novità dell’estate.
Per questa puntata è tutto. Ci ritroviamo la prossima settimana, il 16 settembre, con First Issue Presenta dedicato a Commander in Crisis, nuova serie Image Comics firmata da Steve Orlando e dagli italiani dell’Arancia Studio. La settimana successiva, mercoledì 23 settembre, sarà poi la volta di un altro First Issue Presenta tutto dedicato alle dodici storie brevi contenute nell’albo anniversario Detective Comics #1027, mentre l’appuntamento con First Issue #69 è per mercoledì 30 settembre 2020.
Stay tuned!
[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]





































































































