
Dopo aver fatto filmare con una cinepresa l’affondamento di una nave da carico inglese e aver ordinato barbaramente l’uccisione degli inermi superstiti imbarcati sulle scialuppe, il tenente comandante si allontana dal luogo dell’attacco per raggiungere un nuovo obiettivo.
Riemersi al tramonto, i membri dell’equipaggio fanno una macabra scoperta: un marinaio nemico si è abbarbicato al corrimano esterno del sottomarino, e, nelle sue tasche, viene rinvenuta la testa scolpita e coronata d’alloro di un giovane, che il tenente Klenze requisisce.
Da questo momento l’equipaggio inizia a essere perseguitato da allucinazioni e misteriosi incidenti, finché, rimasti in vita soltanto il comandante e il suo secondo, una voce irresistibile richiama nelle più profonde acque abissali il sottomarino, ormai alla deriva e destinato a una tragica fine.
La critica letteraria considera Il Tempio come il primo racconto in cui si può riconoscere un accenno a quegli elementi che sono diventati in seguito caratteristiche del ciclo di Cthulhu: enigmatiche divinità classiche, creature abissali e atmosfere opprimenti e claustrofobiche.
Per la trasposizione a fumetti Florent Calvez e Rotomago adottano una gabbia e un formato francesi e seguono scrupolosamente l’evoluzione delle vicende così come sono sviluppate nel racconto senza alcuna aggiunzione, sottrazione, o alterazione.
Pur essendo priva di sbavature la sceneggiatura ha il suo maggior limite proprio nell’eccessiva fedeltà al testo originale di Lovecraft.
Un esempio è la scelta di usare le didascalie per riprodurre la voce narrante in prima persona del comandante del vascello, soluzione che già nel racconto originale impediva uno sviluppo tridimensionale della psicologia degli altri membri dell’equipaggio.

A questa stessa causa va forse attribuito lo scarso ricorso alle splash page che avrebbero potuto rendere pienamente l’effetto degli spaventosi colpi di scena presenti nel racconto, come l’improvvisa apertura degli occhi inanimati del marinaio nemico rinvenuto sul ponte del sottomarino, ritratta invece in una vignetta di ridotte dimensioni al centro della tavola.
Una delle due uniche splash page del volume presenta invece uno spaccato del sommergibile con la descrizione di tutti gli ambienti, assente nel racconto originale, allo scopo di calare il lettore in un’atmosfera più realistica.
Questo piccolo cambiamento, poco utile ai fini dell’economia narrativa del fumetto, fa rimpiangere che gli autori non abbiano voluto rimettere mano con maggiore libertà al racconto di Lovecraft, modificando alcune ingenuità in esso contenute e approfondendo lo sviluppo psicologico dei personaggi.
Il senso di angoscia e di oppressione viene invece trasmesso con grande forza espressiva da
Sotto questo aspetto il perfetto controllo del gioco delle luci, dentro e fuori dal sottomarino, riesce a creare un senso di progressivo allontanamento dagli ambienti umani, suggerendo così la presenza di qualcosa che supera la capacità razionale di comprensione. Il volume presenta una veste editoriale molto curata e contiene un’interessante appendice sulla genesi e l’analisi del racconto di Lovecraft e sul suo valore all’interno della produzione del Solitario di Providence.
La trasposizione del racconto dello scrittore appare dunque compiuta a metà. Nello sforzo di restare troppo fedele all’originale letterario lo spirito del racconto viene in parte sacrificato, anche se risulta suggestivamente evocato dal disegno e dalla colorazione, sganciati dall’ossequio alla parola scritta e liberi di recuperane le atmosfere.
Abbiamo parlato di:
Il Tempio
Rotomago, Florent Calvez,
Traduzione di Stefano Andrea Cresti
Nicola Pesce Editore, giugno 2017
64 pagine, cartonato, colori – 14,90 €
ISBN: 9788894818055








