300 rapsodia ungherese cover

Vittorio Giardino – Rapsodia Ungherese

13 Novembre 2014
"Rapsodia Ungherese" è il primo vero capolavoro di Vittorio Giardino, impavido maestro del fumetto italiano, ultimo “sopravvissuto” di una generazione di autori irripetibili.
Leggi in 4 minuti
300 rapsodia ungherese cover
Lizard Edizioni, 2004 (Italia, Rapsodia Ungherese, 1982)

Lei lo sa cosa c’era dentro quella dannata nave, vero?”

Non c’era niente, Friedman, era solo un’orribile costosissima trappola. Era l’operazione Lepre, e noi le abbiamo corso dietro come stupidi levrieri per mezza Europa. Proprio a questo è servita: a non farci accorgere di cosa stava succedendo dietro casa.”

(Dialogo tra Max Fridman e Ledoux)

giardino
Un bellissimo autoritratto di Vittorio Giardino.

È tutto perfetto nei fumetti di Vittorio Giardino. I personaggi sono perfetti così come le loro espressioni e le loro caratterizzazioni; sono perfetti i costumi come gli scenari, sono perfetti i palazzi con i loro tetti pieni di tegole, i lampioni, i ponti, i locali notturni; sono perfette le auto e anche le moto, i treni, le navi e gli aeroplani. Sono perfetti anche gli oggetti all’apparenza di poco conto: i sigari, le tazze da tè, i telefoni, i libri, i manifesti per le strade, le lampade, oggetti che nella loro resa perfetta rappresentano l’impeccabilità del lavoro di Vittorio Giardino, paragonabile ad un romanzo in cui è impossibile trovare una virgola fuori posto. E naturalmente è perfetto Max Fridman, il personaggio più noto di Giardino, quello con cui l’autore bolognese raggiunge la piena maturità come autore completo.

Rapsodia Ungherese è il bellissimo titolo che accompagna la prima avventura di Max Fridman, agente dei servizi segreti francesi in pensione: in questa storia qualcuno sta uccidendo i componenti di “Rapsodia”, un nucleo dei servizi segreti francesi e Fridman viene richiamato in servizio per recarsi a Budapest e cercare di scoprire chi si nasconde dietro questi omicidi. Ma una volta giunto nella capitale ungherese, il buon Max si trova immischiato in una serie di avvenimenti che renderanno la vicenda piuttosto complessa, sia per lo stesso Fridman sia agli occhi del lettore che seguirà senza fiato la storia: tentati omicidi e omicidi veri e propri, sparatorie ed esplosioni si accavallano e si alternano ad inseguimenti e personaggi subdoli che danno non poco filo da torcere al protagonista il quale cercherà di risolvere l’intricata matassa di cui è, suo malgrado, parte integrante.

300 rapsodia ungherese 10
L’eleganza artistica di Vittorio Giardino.

Personaggio affascinante e misterioso (di lui sappiamo poco: ha una figlia, vive a Ginevra ed è ricattabile dai suoi superiori per via del suo oscuro passato), Max Fridman è il perfetto alter ego con cui Vittorio Giardino racconta la sua passione per la storia, per il cinema, per i generi come il giallo, il controspionaggio e le atmosfere di guerra (in Rapsodia Ungherese siamo alle soglie della seconda guerra mondiale). Non è il solito agente segreto alla James Bond; non ha particolari armi fantascientifiche cui ricorrere nelle situazioni di estremo pericolo. Siamo agli albori della seconda guerra mondiale e le uniche armi di cui un uomo come Fridman può disporre sono la sua intelligenza, la sua cultura e la sua conoscenza politica. L’intuito e l’intraprendenza sono ciò di cui si serve per tirarsi fuori dai pasticci, per aiutare la bella compagna di viaggio Etel, ma anche per resistere alle provocazioni della bella e sensuale Olympia. Giardino delinea un Fridman con tutte le qualità dell’eroe che alla fine riesce sempre a cavarsela, ma che mostra anche la sua vulnerabilità: vediamo il nostro protagonista accettare la missione per proteggere la figlia e tremare dalla paura dopo lo scoppio di un ordigno; tutti sintomi caratteriali dell’antieroe, tipologia di personaggio molto in voga negli anni ’80. Giardino, però, non si distingue solo per quanto detto finora; uno dei tratti certamente peculiari di questo artista è il magistrale uso della ligne claire, estremamente ricca ed espressiva, che ci catapulta letteralmente nelle atmosfere orientali delle sue storie, grazie alla perfezione del dettaglio in ogni singola vignetta; l’eccellente uso del colore richiama anch’esso le tonalità dei paesaggi e della cultura orientale; un oriente che rappresenta per Giardino una sorta di amore/passione personale che l’autore bolognese non mancherà di ribadire in altre sue opere.

Rapsodia Ungherese è il primo vero capolavoro di questo impavido maestro del fumetto italiano, ultimo “sopravvissuto” di una generazione di autori irripetibili: da Pratt a Pazienza, da Magnus a Micheluzzi, Giardino mantiene alta la bandiera del comics italiano nonostante la sua arte sia più amata in Francia; ennesima prova dell’avanzamento culturale dei nostri cugini d’oltralpe. Vittorio Giardino, classe 1946, che a trentuno anni suonati abbandonò una professione sicura per dedicarsi a una più misteriosa: il fumetto. E dal quel lontano 1979, anno in cui fu pubblicata la prima storia di Sam Pezzo, questo ex ingegnere ha fatto della sua passione la sua professione, dando al mondo dei comics un contributo per certi versi ineguagliabile.

300 rapsodia ungherese 7
La ricerca compositiva e la cura per il dettaglio sono due caratteristiche che contraddistinguono l’arte del grande autore bolognese.

Curiosità

Rapsodia Ungherese fu pubblicata inizialmente sui primi quattro numeri della splendida rivista Orient Express, prima avventura di Max Fridman a cui faranno seguito La Porta d’oriente di tre anni successiva e il ciclo di tre storie No Pasaran pubblicato tra il 2000 e il 2008.

Edizione Consigliata

Sempre molto attenta alla qualità delle sue edizioni, anche questa volta la Lizard propone Rapsodia Ungherese in un volume cartonato di grande formato e con una bella prefazione di Vittorio Giardino, corredata con alcune illustrazioni in bianco e nero dell’autore.

Altre edizioni

Sono diverse le edizioni in volume che raccolgono Rapsodia Ungherese e tutte comunque valide; a partire da quella, storica, delle Edizioni l’Isola Trovata: volume cartonato a colori pubblicato nel 1982. Da segnalare anche quella degli Editori del Grifo (collana La Nuova Mongolfiera n. 32). Molto validi anche i due volumi allegati ai periodici L’Espresso e Panorama (usciti rispettivamente nel 2006 e nel 2009) e che oltre a Rapsodia Ungherese ripropongono anche la seconda avventura di Max Fridman.

Discreta l’edizione realizzata in allegato a La Repubblica (I Classici del fumetto n. 20).

300-rapsodia-ungherese-16
Alcune edizioni di Rapsodia Ungherese: L’isola Trovata, L’Espresso e Mondadori.

 

300 volumi essenziali per una biblioteca che copra l’intera storia dei fumetti:
ESSENTIAL 300 COMICS
Clicca QUI per saperne di più

Nedeljko Bajalica

Nedeljko Bajalica

(Collaboratore esterno) Ned nasce in Svizzera nel 1975 ma si trasferisce subito a Lecce dove scopre il fumetto dopo la metà degli anni '80 innamorandosi di un autore folle che risponde al nome di Jacovitti. All'inizio degli anni '90 si trasferisce a Roma per frequentare la Scuola Internazionale di Comics; nel 1992 conosce il suo idolo, Jacovitti. Gli fa vedere i suoi disegni e dopo un paio di giorni il grande cartoonist lo chiama per affidargli alcuni suoi lavori da inchiostrare. Inizia così una collaborazione con Jacovitti che durerà quasi cinque anni e in cui Ned ha il privilegio di disegnare salami, vermi, dadi, illustrazioni e naturalmente Cocco Bill.
Dopo la morte di Jacovitti avvenuta nel 1997 Ned inizia un periodo di ferma volontaria, si trasferisce a Milano e ritornerà nel mondo dei comics esordendo come autore completo con il fumetto “Ci vediamo domani” edito dalle Edizioni BD. Nel frattempo lavora per la corporation Zara per cui realizza una serie di strip per la loro rivista di moda IN.
Dopo una breve pausa a Belgrado, ritorna a Lecce dove vive, disegna e tiene il corso di fumetto Comic Author In The Spotlight.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network

[pps_post_list_box layout=”pps_post_list_box_359341″]