Interviste

Squaz parla di “Minus Habens”

Articolo aggiornato il 02/08/2016

Squaz parla di "Minus Habens"Vorresti per prima cosa presentarci il tuo nuovo libro, Minus Habens?
Certo. Si tratta di un racconto a fumetti, pero’ in rima. E forse, vista la sua particolarità, per alcuni sarà anche difficile considerarlo un fumetto in tutto e per tutto, ma questo non è un mio problema.

Il progetto Minus Habens è molto originale. ci racconti come è nata l’idea e come l’hai sviluppata?
In origine si trattava di una storia più breve, una sorta di filastrocca per bambini. Anche il formato era stato pensato diversamente: orizzontale, magari cartonato. Proprio come i libri per bambini, appunto. Poi mi sono lasciato prendere la mano, la storia mi ha portato dove ha voluto lei e a me è sembrato che potesse diventare qualcosa di più di quello che era all’inizio, sia per l’intreccio che per i contenuti. E in ultimo, grazie a Silvana Ghersetti (l’editrice), anche per la confezione. è stato tutto molto naturale, niente di premeditato.

In questo libro testo ed immagini hanno rapporto molto particolare. Non solo le vignette sono prive di testo interno, ma le parole e i disegni hanno proprio due pagine diverse, uno ad un lato ed uno ad un altro. Perché questa scelta? Non c’é il rischio che spezzi il ritmo della narrazione rispetto a scelte più tradizionali?
Come ho detto, si tratta di una filastrocca: i personaggi non parlano direttamente, non dialogano. E non volevo didascalie, volevo che fosse un lavoro quasi musical/cinematografico: come se da un lato scorressero le immagini e dall’altro ci fosse l’audio, la colonna sonora (oppure, volendo banalizzare, sulla falsariga di un libro illustrato con il testo a fronte). Non so quale avrebbe potuto essere una scelta più tradizionale, dato che il testo non poteva subire delle “riduzioni” senza diventare qualcosa di completamente diverso. Quanto al ritmo, direi che una volta che si entra nella storia ci si abitua facilmente. E le rime aiutano.

I balloon non sono dialoghi, raccontano, come delle didascalie ed ognuno contiene quattro endecasillabi (se non vado errato), che fanno del libro una lunga ballata illustrata. Com’é nata l’idea? è stato difficile svilupparla?
Mi è stato detto che non di endecasillabi si tratta. In effetti, non so cosa siano le mie rime, né come definirle. Sono un dilettante, in questo e, appunto perché sono un dilettante, realizzare il testo è stata in assoluto la parte più lunga e faticosa.
L’idea è nata proprio dal fatto che volevo realizzare una storia per bambini, abbastanza semplice ma con dei colpi di scena che tenessero viva l’attenzione e persino una morale di fondo. Tutto molto tradizionale, in apparenza, se non fosse per il contenuto che contraddice completamente quella che è la struttura del racconto, la sua forma. Il che, tra l’altro, rende il lavoro molto meno infantile di quanto possa sembrare.

L’apparato grafico è molto interessante. è fatto di figure dense ed una bicromia molto compatta, col colore che cambia in ogni capitolo. Questi colori sono simbolici? Ci parleresti dei simboli che ci sono dietro al libro?
I disegni sono stati la parte facile, per così dire. Li volevo semplici, senza troppi dettagli che potessero far soffermare l’occhio quel tanto di più che a volte è sufficiente a far perdere il filo. Ho cercato di essere molto “grafico”, molto pulito, ma il più possibile espressivo ed i colori mi sono serviti a dare l’atmosfera alle varie parti del racconto, con un utilizzo che è stato più che altro emotivo. Ho fatto soltanto quello che mi pareva andasse bene per raccontare, di volta in volta, un particolare segmento della storia.
Per il resto, più che di simboli, parlerei di allegorie. E, per lo più, riguardanti la trama.

Ci sono degli autori che ti hanno ispirato? Io vedo molto lo spagnolo Max, il Seth più recente e Chris Ware, al quale la copertina per certi versi sembra anche un omaggio.
Per questo lavoro, la copertina è probabilmente l’unico elemento per il quale mi sono ispirato a qualcos’altro. Nel senso che l’idea era quella di dare al libro un aspetto di un certo tipo, come se si trattasse di packaging, una pubblicità un po’ vintage di un prodotto che poi è il libro stesso. Quindi fa senza dubbio l’occhiolino alla vecchia grafica pubblicitaria, quella di inizio secolo per capirci, che poi è la stessa a cui rimanda lo stesso Chris Ware che tu giustamente citi. Per il resto, direi che le somiglianze con Ware finiscono qui. Ammiro moltissimo il suo lavoro, che trovo al limite del maniacale, soprattutto per l’ossessione di riempire ogni piccolo pezzettino della pagina con elementi anche minuscoli, tanto che si potrebbe davvero parlare di “horror vacui”, ma in un certo senso, mi pongo agli antipodi rispetto a lui.
In Minus Habens ho cercato di essere il più semplice possibile, la successione delle immagini è praticamente sempre la stessa, quasi metronomica ed ogni disegno è strettamente necessario al racconto. Viceversa, la composizione della pagina di Ware è estremamente composita e piena di elementi che presi in sé non dicono niente, ma nel complesso creano un’atmosfera incredibile. Quasi “ambient”. Non dimentichiamo tra l’altro che il testo in rima, la filastrocca, mi ha dettato il ritmo e questo è stato molto vincolante, non mi ha permesso troppe divagazioni: dovevo raccontare seguendo “quel” ritmo e non avevo scelta. Al contrario, il lavoro di Ware è tutta una divagazione. Chiedetelo a Bacilieri!
Poi in Minus, come in quasi tutti i miei lavori, c’é il gusto della straordinario, del mirabolante. Chris Ware, per quanto strambo, è più minimalista e malinconico, attentissimo al gesto quotidiano, alle ripetizioni. Per quanto lo trovi grandissimo, sono veramente lontano dalla sua poetica… Seth mi piace, ma dopo un po’ mi annoia. E quello che mi annoia non mi influenza più di tanto. Lo spagnolo Max lo conosco poco. Troppo poco per esserne influenzato. Posso solo aggiungere che ho cercato di dare un aspetto vagamente antico ai miei disegni, il che spiega anche la scelta della carta leggermente giallina (e non sono certo il primo ad avere avuto questa bella pensata, mi rendo conto).
Ma il motivo di queste scelte, che prima di essere scelte grafiche sono scelte narrative, è strettamente legato alla mia storia. O meglio, a quello che ho visto io stesso nella mia storia. Quello che ho visto è stata una storiella edificante, come quelle del Corriere dei Piccoli (del quale, tra l’altro, ricorre il centenario), con le rimette baciate e tutto l’apparato ideologico piccoloborghese-nazional-popolare, ma con una storia che fosse in aperto contrasto con tutto questo ciarpame. Il rischio, mi accorgo, è che l’impatto visivo schiacci un po’ le mie reali intenzioni, che per la verità non sono neanche troppo nascoste. Un libro-oggetto rischia cioé di essere ammirato senza essere veramente letto. Ma poi, chi vuole, trova da sé il proprio senso…

Squaz parla di "Minus Habens"Ricorre spesso il tema della solitudine, e potremmo tornare a citare Chris Ware, perché lo stesso protagonista di Minus Habens non sembra troppo lontano a volte dalla figura di Jimmy Corrigan. Ci puoi parlare dei temi e dei sentimenti che ti hanno ispirato a scrivere questa storia?
La solitudine di Romeo (il mio personaggio) è una condizione imposta dall’esterno, non voluta. È una prigione in tutti i sensi, fisica e spirituale. Ma questo non fa di lui una vittima triste e rassegnata, anzi direi che è grazie alla sua vitalità che di volta in volta trova il modo di andare avanti e superare gli ostacoli, fino all’impossibile. Addirittura oltre la morte.Oltre a questo, ci sono altri elementi: c’é l’autoritarismo, il fanatismo, la religione, le convenzioni sociali, i mass-media… tutto quello che nella società dice di parlare in nome e per conto della libertà dell’individuo ed invece lo schiaccia, trattandolo da minus habens.

Leggendo il libro ci si trova presto a recitare le strofe e quasi a cantarle, hai già in mente di fare incontri o letture pubbliche dove potresti essere tu a leggerlo/recitarlo?
Sì. Neanche questo era preventivato, ma presto succederà. Nel primo degli incontri pubblici previsti non saro’ nemmeno io a farlo, ma lascero’ l’incombenza ad una attrice/cantante piuttosto conosciuta (di cui non faccio il nome perché finché non lo vedo non ci credo, come si dice). E per il futuro, vedremo.

Puoi parlarci un po’ del tuo percorso di artista, quali sono i tuoi studi e le tue tappe fino alla pubblicazione dei tuoi libri?
Brevemente. Ho studiato illustrazione a Milano. Ho deciso che volevo fare fumetti. Ho pubblicato su riviste underground a partire dalla metà degli anni 90, poi sono approdato a Rolling Stone, Internazionale e XL. Ho pubblicato alcuni libri a fumetti, tra cui Pandemonio in collaborazione con Gianluca Morozzi. Avendo capito che tanto non posso vivere soltanto di questo, sono giunto alla conclusione che tanto vale seguire di volta in volta le proprie idee e realizzarle (prima di passare a quelle successive, ovviamente).

Nella confezione del libro è compresa una scatola di fiammiferi. L’immagine del fuoco mi è sembrata molto importante e significativa. Dare i fiammiferi al lettore è stato un messaggio di provocazione? Che significato ha il fuoco? Non ce li hai dati per le sigarette, è qualcosa di più vero?
Nel libro, il fuoco è l’elemento apparentemente distruttivo che in realtà in più di una occasione libera il protagonista da una situazione spiacevole. Più che una provocazione è un augurio, quindi. Soprattutto di farne buon uso.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Quali sono i tuoi progetti?
Confermo. Sto già lavorando a qualcosa di nuovo. Si tratterà di un libro che poi sarà anche il catalogo di una mostra, un fumetto completamente improvvisato che o mi farà salire nel pantheon dei fumettisti eccentrici oppure decreterà la mia totale mancanza di senso dell’opportunità. E del ridicolo.

Abbiamo parlato di:
Minus Habens
di
GRRRzetic Editrice
144 pagg. 17,00euro

Riferimenti
Il blog di : hotel-tarantula.blogspot.com
GRRRzetic editrice: www.grrrzetic.com
La recensione di Lospaziobianco: http://www.lospaziobianco.it/?p=3253

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