EDITORIALE: Arte vs Intrattenimento, la “specializzazione” dell’autore italiano
Nel mondo del fumetto si ripresenta ciclicamente nel corso degli anni la disputa sterile e irrisolta tra Arte e Intrattenimento. Si tratta di due concetti talmente in opposizione da incontrarsi continuamente, per quella strana e inevitabile attrazione degli opposti.
Con la volonta’ di reprimere qualunque forma di pregiudizio e di facile categorizzazione, Lo Spazio Bianco ha da sempre cercato di osservare il fumetto e ogni sua espressione per quella che e’, cercando di comprenderne il valore in relazione al contesto produttivo, creativo e distributivo in cui si manifesta. Non esistono a priori prodotti di serie A e di serie B. Esistono storie fatte meglio o peggio, qualunque siano le sue caratteristiche e le sue intenzioni.
Osservando l’insieme delle pubblicazioni, non vi e’ dubbio tuttavia che una tale divisione persista. A volte come pura esigenza editoriale (accentuare il taglio artistico piuttosto che d’intrattenimento con il “vestito” che un’opera indossa), a volte come ambizione piu’ o meno esplicita dell’autore, a volte come vera e proprio mission aziendale. All’interno di queste fragili barricate, supposte e presunte ma a volte reificate, si rischia di cadere nell’errore di irrigidire e imbavagliare le potenzialita’ artistiche del nostro amato mezzo di comunicazione. Nelle numerose (ma insufficienti) produzioni italiane, sembra esista il principio della specializzazione.
L’autore “Bonelli”, per esempio, rappresenta l’archetipo dell’intrattenitore di razza che sembra voler rifuggire qualunque produzione fumettistica che lo metta piu’ direttamente a confronto con la nostra societa’ e le nostre ansie quotidiane. All’interno di una torre (che si spera essere dorata) produce a ritmi piu’ o meno elevati (ma complessivamente sopra la media) pagine e pagine di fumetti che si discostano raramente da un modello familiare e conosciuto.
Al contrario, l’autore “indipendente”, carico e responsabile dell’attualita’ e della fatica del vivere, sembra muoversi sicuro e giudicante nelle librerie specializzate a parlarci di animali in via di estinzione e di ricordi della propria infanzia unica e leggendaria.
Purtroppo, di queste semplificazioni, volutamente grottesche e caricaturali, il mondo del fumetto sembra essere pieno, ripeto, piu’ per meccanismi interni allo stesso che per volonta’ dei lettori o della fantomatica critica.
Ma il punto centrale, reale e pesante come un macigno, e’ che sembra essere scomparso l’autore “flessibile”, che desidera sperimentare le proprie capacita’ e le proprie emozioni, e che soprattutto desidera confrontarsi con lettori diversi, mossi da aspettative e desideri differenti. La diversificazione, prima che editoriale, dovrebbe essere culturale e artistica. Certo, l’assenza, negli ultimi decenni, di contesti produttivi ed editoriali che favoriscano questo tipo di apertura e’ senz’altro co-responsabile di un processo di isterilimento delle idee e della volonta’. Cosi’ come l’abitudine a considerare il mondo del fumetto come monolitico e definito a priori.
Eppure, nella mente di chi scrive e’ sempre piu’ forte la convinzione che solo nel nucleo primario, fecondo e generativo della creativita’ degli autori debba trovare nuovo spazio e nuova energia la volonta’ di sperimentare, differenziare, mettersi in gioco con prodotti diversi, accettandone il rischio, l’incertezza e, perche’ no, salutandone l’inaspettato successo.
Per commenti: redazione@lospaziobianco.it
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5 anni fa 


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