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Unknown/Sconosciuto

"Unknown /Sconosciuto" è stato il primo fumetto stampato in Italia proveniente da Israele: una sorpresa che fece scoprire la bravura di Rutu Modan.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Unknown/SconosciutoL’apparente tragica scomparsa del padre del protagonista e la ricerca della prova che dimostri l’accaduto stanno alla base di Unknown /Sconosciuto. Pubblicato da nel 2006, fu il primo fumetto stampato in Italia proveniente da Israele e si rivelò una sorpresa che mostrò ai lettori europei la bravura di .

Sarà perché questo libro è ambientato proprio in quella tormentata nazione, ma non si trovano in queste pagine personaggi soddisfatti della propria vita: né Kobi, taxista che ha perso i contatti col padre e vive con degli zii perennemente brontoloni; né Numi, l’ultima amante del padre di Kobi, dibattuta tra il desiderio di seppellire il proprio amore e il crogiolarsi nella malinconia del ricordo di quello che è stato. Entrambi in qualche modo, anche se non lo sanno, incarnano le tensioni di un mondo sospeso nell’irreale attesa del prossimo attentato. La volontà di trovare una nuova strada per il proprio futuro e l’incapacità di evolvere la propria condizione, ancorati ad un presente stantio, pesante, ma irrinunciabile.

Unknown/Sconosciuto racconta una storia d’amore o, meglio, una storia d’amore che inizia quando un’altra finisce (definizione che sembra esser piaciuta all’autrice, come si può leggere nella nostra intervista realizzata nella scorsa Lucca). Se dovessimo trovare motivo di consolazione in tutto il libro forse è proprio nella relazione che i due protagonisti faticosamente mettono in piedi, fatta di slanci, arretramenti, sesso insoddisfacente, incomprensioni (alzi la mano chi non si è ritrovato un po’ in queste pagine), con un finale che sembra risolvere in positivo il tutto.
Ma sarà così? Non è il caso di pensare che il salto nel vuoto di Kobi nell’ultima pagina sottintenda che le cose possano andare diversamente da come pensiamo? Deve per forza finire tutto bene?

Rutu Modan è eccezionale proprio in questo, nel tendere una mano ai desideri ordinari di un lettore che vorrebbe essere tranquillizzato da un finale dove tutto si aggiusta. E invece la conclusione è tronca, sospesa e lascia un po’ smarriti, con un senso d’angoscia che è tale e quale quando pensiamo al nostro futuro che per definizione deve ancora arrivare. Nessun finale può essere un vero finale.

Unknown/SconosciutoQuesta conclusione sospesa, il vivere precario dei personaggi, l’indefinito scopo delle loro vite, il rimescolarsi dei loro sentimenti, nonché la nevrosi acquisita dall’essere appartenenti a una comunità consapevolmente sull’orlo del precipizio, tutto ciò assurge a metafora del nostro mondo, contemporaneo, globalizzato, de-relativizzato, perennemente instabile. Quasi che la modernità del progresso economico e scientifico, della conoscenza, dell’informatizzazione, abbia portato necessariamente con sé ancora più paure, ancora meno speranze, ancora meno sicurezze.

I due protagonisti, all’interno di una società tutto sommato benestante, progredita, libera, sentono che tutto ciò è solo in superficie e che in fondo qualcosa non torna. In questo, universalmente, ci possiamo tutti identificare: viviamo nell’opulenza, nella comodità, eppure sentiamo e abbiamo paura che tutto sia instabile e che niente sia sotto il nostro diretto controllo. Appunto, un po’ come vivere la quotidianità fatta di lavoro, affetti, svago, speranze e certezze, e sentire una vocina nell’orecchio che ti dice che tutto può finire da un momento all’altro per l’ennesimo attentato suicida. Il mondo globalizzato è anche questo: la precarietà, l’instabilità, le paure e le angoscie hanno origini differenti, ma sono trasversali e condivise in ogni angolo del mondo.

Una storia d’amore che nasce dove un’altra finisce: non è così semplice come dirlo, perché il fantasma del padre scomparso perseguita sia il figlio Kobi che Numi. E proprio da questo incontro che Kobi è costretto a fare i conti con la figura paterna che non ha mai veramente conosciuto. Un rapporto difficile, con un padre eternamente distante anche quando fisicamente presente. Così, la ricerca della prova della morte del genitore diventa la ricerca della sua esistenza, sepolta sotto strati di ricordi di cui pensava essersene disfatto. Inevitabilmente tutto si intreccia con la riscoperta del proprio passato, della propria infanzia turbata da rancori solamente assopiti.
Il confrontarsi con un fantasma che rimarrà tale fino all’inaspettato finale, porterà il protagonista a riconciliarsi se non personalmente, almeno con l’idea che il proprio genitore, semplicemente, ha scelto la strada più difficile per vivere la sua vita. Non un banale perdono, probabilmente impossibile, ma almeno una civile e distaccata comprensione.

Unknown/SconosciutoLa tragedia narrata nel lavoro di Rutu Modan serve anche a raccontare la società israeliana e i suoi abitanti, anzi è evidente come lo scenario che emerge dal fondo di questa vicenda condizioni la vita d’ogni comparsa. Noi che abitiamo in un altro luogo e in una diversa società non possiamo che stupirci di fronte alla normalità di una vita scandita dalle date degli attentati e dalla conta delle inevitabili vittime.

Si può considerare questo vivere normale?
Sembrerebbe di sì, leggendo l’agghiacciante sequenza all’inizio del secondo capitolo (quando i due protagonisti si recano all’obitorio per riconoscere il padre di Kobi tramite test del DNA), osservando la serenità e la giovialità dell’infermiera alla reception, quasi lavorasse in posta o in banca, assuefatta all’orrore e al dolore che la circonda. Cio’ che turba maggiormente e che mette in crisi il lettore è appunto la sua indifferenza (finta o meno). Si presupporrebbe che la reazione logica a una simile condizione lavorativa sia la depressione o l’apatia, e non il buon umore. Da dove salta fuori, invece, questa forza di galleggiare al di sopra della pietà per le vittime innocenti e della disperazione dei loro cari?

Ebbene, Modan, è in questi particolari che si distingue tra chi ha il limite di raccontare la realtà con le armi dell’ovvio e chi invece ha la capacità di andare a scovare il lato più nascosto delle cose, dei sentimenti degli uomini, e mostrarci tutto con una semplicità disarmante, con gentilezza, senza illustrare in maniera esplicita la violenza della vita.
Unknown/SconosciutoQuesto cogliere la nevrosi di una nazione che per forza di cose è unica e speciale viene raccontata attraverso i comportamenti, anche insignificanti, di ogni comparsa, come per esempio gli addetti alla stazione di servizio dove si pensa abbia trovato la morte il padre del protagonista per un’autobomba. Essi sembrano quasi compiacersi d’essere protagonisti di un evento così tragico, quasi che il ruolo d’involontari attori li risarcisca per una vita sospesa in una quotidianità cristallizzata dall’assurdità di un conflitto di cui non si conosce più la ragione.

Attenzione pero’: se c’è una cosa che l’autrice non fa è il declamare la sua opinione in merito a ciò che sta accadendo in quella parte del mondo, mantenendo invece per tutto il libro un ruolo di semplice osservatrice. Una neutralità narrativa solo apparente perché, nell’atto di raccontare le cose per come le vede, Rutu Modan fa una scelta precisa e non chiude gli occhi di fronte all’assurdo perpetuarsi di situazioni tragiche che sembrano non lasciare speranza. Pero’, ci tengo a sottolinearlo, questo è solo uno degli aspetti del suo libro e non il predominante. Importante sì, ma solo in funzione della storia che doveva raccontare e non viceversa.

Notevole anche la parte grafica del libro, una felice sintesi tra un segno pop e la linea chiara di matrice franco belga. Colori piatti, senza sfumature, rafforzano la sensazione che l’autrice israeliana abbia scelto di puntare tutto sulla narrazione senza interferire troppo con disegni eccessivamente particolareggiati. Eppure sarebbe sbagliato pensare ad un impianto grafico senza spessore culturale o, perlomeno, povero e poco rilevante. Tutt’altro.
Modan attinge totalmente dalla sua formazione artistica, coltivata negli anni di appartenenza al gruppo Actus, e sfoggia consapevolmente un disegno, moderno, con chiari riferimenti sia alla lezione europea anni 80, sia ad un certo fumetto indipendente americano e, come già detto, alla ligne claire.

Insomma, a me pare che dietro a queste figure imprecise e solidamente disegnate, queste tavole composte da colori uniformi, spesso smorti, separati da linee nette, ci sia molto fumetto e, contemporaneamente, ce ne sia poco. Una concezione grafica che potrebbe trovarsi bene anche al di fuori delle pagine di una graphic novel, incastrata in qualunque altra arte figurativa contemporanea. Un pregio, assolutamente, di una visione matura per un arte che deve sapere guardare (anche) fuori sé stessa, per essere, al centro del mondo.
Un mondo, tra l’altro, troppo complicato e serio per non raccontarlo in un libro a fumetti.

Abbiamo parlato di:
Unknown/Sconosciuto
Rutu Modan
Coconino Press, 2015 (Nuova edizione)
160 pagine, brossurato, colori – 17,50€
ISBN: 9788876182266

Riferimenti:
Intervista a Rutu Modan
Il sito della Coconino Press: www.coconinopress.com
Il sito di Actus: www.actustragicus.com

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