Una pièce di un teatro itinerante, in cui gli attori mettono in scena rappresentazioni a sfondo religioso con un’estetica che richiama l’horror e il sadomaso; fuori, intanto, un ragazzo con la chitarra canta per strada un verso di una canzone che recita “Figli del ressentiment…”. Inizia così Underground, l’opera di Suheiro Maruo recentemente pubblicata per la prima volta in Italia da Coconino Press, e questo inizio contiene già la dichiarazione dei temi che la percorrono.
Come spesso accade nelle sue opere, i personaggi principali sono adolescenti. Migeru e Sachiko sono due fratellastri (Migeru, orfano, era stato affidato da piccolo alla famiglia di lei) che vivono da soli a Tokyo, dove si sono trasferiti dalle campagne. Ben presto i due si ritrovano a doversi confrontare con la realtà della grande città, verso la quale avranno reazioni diverse: Sachiko, più civettuola, si adatta fin da subito alle dinamiche della vita nella capitale e presto scopre la maniera per trasformare la sua attitudine in fonte di guadagno; Migeru, invece, non riesce a integrarsi, si fa cacciare da tutti i posti di lavoro e tenta di entrare nel mondo del manga professionale, collezionando solo rifiuti e fallimenti. Sfrattato da casa sua per insolvenza, chiede ospitalità a Sachiko, la quale abita accanto al suo padrone di casa, un pittore che la usa come modella ma la sfrutta sessualmente in cambio di un affitto gratuito.
La frustrazione crescente di Migeru prende la forma di Konaki-Jijii, una figura del folklore giapponese che ha le sembianze di un vecchio che si aggrappa alle spalle del suo ospite e diventa man mano più pesante fino a ucciderlo schiacciandolo.
Il teatro underground
Il titolo originale di quest’opera, Angura, è la contrazione di andaaguraundo engeki, ossia la locuzione giapponese per “teatro underground”. Nel corso dell’ondata mondiale di attivismo degli anni 1960 e 1970, Angura fu un importante movimento culturale che non solo diede vita a un originale genere teatrale, ma generò anche un’estetica che ebbe grande risonanza anche al di fuori del Giappone. Nato sull’onda dell’insoddisfazione, specialmente da parte dei più giovani, nei confronti della società giapponese post-bellica, il teatro angura diede sfogo artistico alle istanze politiche che percorrevano il mondo in quegli anni. Nella ricerca di forme alternative alla cultura mainstream e alle politiche omologanti e oppressive del Giappone dopo il secondo conflitto mondiale, gli artisti angura svilupparono tematiche forti, le cui rappresentazioni, a volte scioccanti, erano la trasposizione scenica del sentimento di quella generazione verso la società contemporanea, nonché il ricordo di un’infanzia oppressa dalla guerra e dalle sue multiformi violenze.
Comprendere questo contesto storico-culturale è importante per poter cogliere il senso di diverse opere di Maruo, nelle quali spesso il mangaka fa uso di tavole raffiguranti azioni teatrali in cui gli attori mettono in scena situazioni molto esplicite, spesso violente o fortemente sessualizzate. Maruo stesso fu molto vicino agli ambienti della cultura alternativa e del teatro underground in gioventù, e il lascito di quelle esperienze ha molto influenzato il suo modo di fare manga, facendone un autore provocatorio per la spregiudicatezza delle tematiche che rappresenta, e al tempo stesso raffinatissimo per il substrato culturale che permea le sue storie.
Anche in questo Underground, le vicende dei protagonisti sono costellate di riferimenti culturali della più svariata natura: dai richiami all’arte espressionista europea (una delle principali influenze dello stile di Maruo), alla cultura musicale pop-rock, passando per le tradizioni nipponiche. Questo rende la lettura un’esperienza coinvolgente sotto diversi aspetti: da una parte il lettore vorrebbe lasciarsi andare all’esperienza estetica e immergersi, forse anche perdersi, nella magnificenza del tratto grafico e nella cura dei dettagli del disegno di Maruo, le cui tavole sono un connubio perfetto tra pulizia del tratto e ricchezza di dettagli e inquadrature non convenzionali; dall’altra, la sceneggiatura è un susseguirsi di richiami a opere, autori, personaggi e correnti artistiche da tutte le parti del mondo, tanto da richiedere un apparato di note a margine (un’impresa ardua da compiersi nei ristretti spazi ai bordi delle tavole, di cui va reso onore al traduttore e all’editore) che potrebbe ben espandersi in numerose pagine testuali di “accompagnamento” al manga, tante sono le citazioni dirette o indirette.
La stessa narrazione sembra a volte perdersi in questi meandri, diventando a tratti poco comprensibile mentre insegue visioni, sensazioni, suggestioni visuali. Ma anche questo è coerente con i canoni dell’estetica angura, oltre che essere un tratto distintivo di questo autore: l’espressività non è legata tanto alla parola o alla narrazione, quanto alla figura, ovvero alla messa in scena o, nel nostro caso, alla rappresentazione grafica.
Così come peculiare è l’utilizzo delle onomatopee come strumento comunicativo: Maruo ha tutto un suo campionario di invenzioni sonore che costellano le tavole e che richiedono, anche qui, un lodevole sforzo di traduzione e resa in altra lingua, ma che sono anch’esse un elemento caratteristico da cui non si può prescindere.
I figli del ressentiment
Ciò nonostante, Underground resta un’opera fortemente ancorata alla realtà e alla storia, pur senza essere un racconto verista. Sono molti i riferimenti autobiografici alla vita dell’autore: oltre alla già citata militanza negli ambienti culturali alternativi, lo stesso personaggio di Migeru è riconducibile agli esordi come mangaka di Maruo, riproponendone la difficoltà a entrare nel mondo professionistico dei manga a causa dei soggetti poco commerciali delle sue opere.
Ma, oltre a questo, è il setting storico della vicenda a caratterizzarla fortemente. Migeru e Sachiko vanno a vivere a Tokyo sull’onda della campagna statale di assunzioni collettive che portò moltissime persone, specialmente giovani, dalle campagne alla città per essere assunti in aziende grazie all’intermediazione delle scuole. Questa circostanza connota fortemente la vita dei due ragazzi, benché in maniera diversa tra i due. Entrambi soffrono una condizione di estraneità e di frustrazione, e ciascuno si sente oppresso dal proprio fardello personale.
Su Sachiko pesa l’onere economico di dover badare a se stessa e al tempo stesso di dover aiutare i genitori, rimasti in provincia, che la vessano con continue richieste di soldi (“pensa ai soldi”, si ripete da sola); per farcela, deve subire lo sfruttamento sessuale da parte di diversi uomini. Migeru invece, frustrato per i rifiuti degli editori di manga (“pensa ai manga” è il suo motto ricorrente), finisce per incrociare sulla sua strada vagabonda le proteste studentesche caratteristiche di quel periodo storico, in Giappone e non solo. Complice la difficoltà a trovare una propria identità, finirà per radicalizzarsi sempre di più fino a partecipare ad azioni violente. Ma non è il solo: Migeru ha già incontrato sulla sua strada un ex compagno di scuola che si è trasformato in un serial killer. Il tratto che sembra accomunare tutti questi giovani personaggi è la provenienza da famiglie disfunzionali, che invece di prendersene cura hanno sfruttato questi ragazzi (un tema, questo, già visto in altre opere di Maruo); la loro disperata ricerca di senso, personale e collettivo, genera esiti molto diversi e, come facilmente intuibile, anche tragici.
Ecco perché Migeru, parlando del compagno criminale, dice “tu sei il figlio del ressentiment di quest’epoca”. Ressentiment è un termine usato nella filosofia e sociologia europea del 1900 per indicare una condizione esistenziale in cui il soggetto attribuisce la causa delle proprie frustrazioni a fattori esterni contro i quali si sente impotente e di cui subisce l’oppressione, generando la creazione di un nemico contro cui sfogare la propria brama di vendetta e di riscatto. Maruo fa largo uso narrativo di questo concetto nel narrare le vicende dei protagonisti e di pressoché tutti i comprimari che appaiono in Underground, al punto che tutta la storia sembra convergere infine su questo nodo. Eppure, il suo intento non è mai storiografico o didascalico: c’è sempre qualcosa (un costume dei personaggi, un dettaglio, un riferimento artistico) che mette in chiaro che siamo pur sempre nell’ambito dell’immaginazione, della fantasia, anche del sogno in certi momenti.
E forse la potenza di Underground sta proprio in questo restare in bilico, in un continuo gioco di alternanze, tra autobiografia e affresco storico generazionale, tra realismo violento e paesaggio onirico. Un’opera che a prima vista può sembrare avere meno fascino di altre più acclamate di Maruo, ma che a una lettura attenta (e forse anche a una seconda lettura) rivela una complessità e una ricchezza di contenuti che la rende una creazione di grande maturità umana e artistica, davvero originale sia nell’ambito della produzione di Maruo che nel panorama del manga contemporaneo.
Abbiamo parlato di:
Underground
Maruo Suehiro
Traduzione di Giacomo Calorio
Coconino Press, 2025
204 pagine, brossurato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 9788876187520



