Torna: tormento e colpa secondo Nate Powell

Torna: tormento e colpa secondo Nate Powell
Dopo la pubblicazione di March, Nate Powell torna in Italia con un racconto più intimo, che parla di sensi di colpa e dicerie, muovendosi tra il reale e il fantastico.
Gruppo Messaggerie
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Arkansas, 1979. Sulle montagne dell’Ozark, la vita della comunità hippie di Heaven Station scorre tranquilla, dedita alla raccolta dei frutti della terra e a un’esperienza conviviale. Da quando sono arrivati lassù, giovani e pieni di speranza, Haluska, Gus, Adrian e Withney hanno trovato una nuova casa e una nuova dimensione. Ma nemmeno questo luogo apparentemente idilliaco è indenne dai segreti, dal chiacchiericcio. E anche dalla tragedia, quella della scomparsa di Shane, figlio di Whitney e Adrian, amico di Jacob, figlio di Haluska e Gus (che già da tempo si sono separati). La ricerca del ragazzo porta alla luce creature nascoste e segreti inconfessabili, che potrebbero sconvolgere la vita dei quattro personaggi e della comunità intera.

Dopo aver concluso l’ambizioso March, fumetto dedicato alla vita di che lo ha reso celebre e che gli è valso il prestigioso National Book Award, ritorna ad atmosfere più simili a quelle dei suoi precedenti lavori, legate alla sua terra e ai luoghi a lui cari, nonché a tematiche più intimiste e psicologiche. Torna è infatti un racconto che cammina sul filo del thriller e dell’horror sovrannaturale, ma che ha come suo centro una riflessione su verità e bugie, su come i segreti possano non solo mettere a repentaglio un rapporto di amicizia o una collettività, bensì inquinare l’esistenza di una persona fino a trasfigurarne la realtà stessa. Il tormento di Haluska, stretta tra una relazione clandestina che non vuole perdere e una verità che potrebbe salvare un bambino, si manifesta sotto forma di un essere sovrannaturale che vive nelle caverne delle Ozark, un’entità che si nutre di segreti: come già visto in Imperi e in Portami via, anche in quest’opera l’elemento fantastico si insinua nel quotidiano per scavare a fondo nella psicologia dei personaggi, in particolare quella di Haluska, che è il vero centro di questo dramma. Forte e fragile al tempo stesso, Hal è alla continua ricerca di sé stessa, alla ricerca dei punti fermi della sua vita, di ciò che vuole e ciò che può avere. Su di lei si concentrano le parti migliori del fumetto: non solo la caratterizzazione emotiva, ma anche quella grafica, fatta di linee morbide e sinuose che si muovono soavi e libere, prima di trasfigurarsi e diventare più aguzze e frenetiche nei momenti più intensi e destabilizzanti.

Torna2Nel raccontare la sua storia, dà fondo a molti elementi tipici della sua poetica e altri sviluppati proprio in March: l’assenza di una struttura fissa della tavola, che spesso non è separata in vignette vere e proprie ma è lasciata libera di modularsi secondo il flusso liquido dei pensieri della protagonista; l’uso narrativo del colore – qui una monocromia rossa che diventa verde-azzurra nei momenti ambientati nel passato – : entrambe soluzioni capaci di trasmettere un senso di angoscia, di catastrofe imminente, anche grazie al bianco totale che spezza il colore ed evoca l’assenza di corporeità, e che assume nel finale un senso più metafisico, una assenza dell’anima ma anche una libertà riguadagnata; infine il lettering, vero punto di forza dell’artista sin dalle sue prime prove, che trasforma le parole in elementi grafici, le spezzetta, le fa sciogliere, comprimere e dilatare per guidare il ritmo del racconto e lo sguardo del lettore, diventando così vera e propria guida narrativa.

Purtroppo, nonostante i singoli elementi e tematiche siano quelle di un artista che ha raggiunto la sua piena maturità artistica, il risultato complessivo non è la somma delle sue parti. Il racconto pecca di una prosa eccessivamente convoluta che, nel tentativo di trasmettere i tormenti interiori della protagonista, diventa spesso ridondante e stucchevole, cercando lirismi che non funzionano. Siamo agli antipodi di Imperi, dove le molte tavole mute lasciavano al disegno il compito di creare atmosfere tese o disturbanti, ma siamo anche lontani da Portami via, in cui la prosa abbondante e frammentata era perlomeno giustificata dai comportamenti ossessivi dei protagonisti. Anche lo storytelling, pur riflettendo in maniera efficace la confusione interiore di Haluska, certe volte si perde in sequenze confuse e troppo rapide, si frammenta senza ritrovarsi, mentre la sintesi del tratto pulito e curvilineo fanno perdere dettagli a volte fondamentali (nelle scene ambientate nel passato, all’inizio si fa addirittura fatica a distinguere Hal da Whitney). Tutto questo diluisce il messaggio di base del fumetto, che passa dall’essere troppo intricato e misterioso all’essere inconsistente, finendo per non far affezionare il lettore ai personaggi, senza lasciare né una sensazione di dolore per la perdita di un mondo caro, né quella di gioia stanca ma appagata per l’aver ritrovato  sé stessi.

Se per Torna è il punto più alto della carriera e della poetica di Nate Powell, per chi scrive è un’opera che, pur mettendo in mostra tutti i (grandi) mezzi a disposizione di un autore di indubbio valore, non riesce a raggiungere gli obbiettivi che si prefigge. Se non un passo falso, nemmeno un passo avanti. In attesa del prossimo lavoro, già uscito negli States e ben più interessante. Ma questa, è un’altra storia.

Abbiamo parlato di:
Torna

Traduzione di
Bao Publishing, 2021
272 pagine, brossurato, colori – 21,00 €
ISBN: 978-8832735574

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