Capace di spaziare dalla narrazione più tradizionale (La musica di Marie, Hikari Club) alla sperimentazione estrema (Palepoli), Usamaru Furuya è un mangaka che in questi anni sta attraversando una vera e propria età dell’oro nel nostro paese, suscitando un interesse che non sembra destinato a diminuire.

Shinju – Una storia d’amore è la sua ultima fatica, oltre che un caso editoriale piuttosto particolare. Rifiutato dall’editore giapponese per via dell’eccessiva crudezza di alcuni passaggi, che Furuya si è rifiutato di alterare, il fumetto ha visto la luce grazie all’interessamento e alla volontà di Coconino Press di pubblicare l’opera in un’edizione che non alterasse la visione dell’autore. Da queste premesse si può intendere la difficoltà dei temi trattati, oltre che la – risaputa – capacità di Furuya di raccontare senza filtri, mettendo su carta le questioni più crude e morbose.
Quando la liceale Noel Kusunoki, una ragazza isolata e segnata da profonde ferite emotive, prende a sfogliare una rivista scolastica, si scopre commossa di fronte al racconto di Eishin Toyama, un ragazzo che sembra condividere la sua stessa sofferenza. L’avvicinamento sentimentale dei due e il crescente senso di disperazione nei confronti del futuro culminerà infine nella decisione di intraprendere un vero e proprio viaggio verso la morte.
In questo libro Furuya si confronta con tematiche da un lato molto personali, dall’altro evidentemente specchio di un Giappone non luminoso e perfetto come si potrebbe credere al primo sguardo. In tal senso, è significativo che temi simili si ritrovino anche nel lavoro di altri suoi colleghi d’eccellenza; per citarne alcuni tra i più popolari, basti pensare a Shuzo Oshimi, in particolare quello de I fiori del male, e Inio Asano, in Buonanotte Punpun ma anche ne La ragazza in riva al mare.
Nel suo nucleo più intimo, la vicenda tormentata di Noel e Eishin è una storia con due anime: da un lato spicca il tema del superamento dell’adolescenza; dall’altro, è centrale il confronto con quello che, secondo Camus, è l’unico problema filosofico veramente serio, il suicidio.

Il difficile ingresso nel mondo degli adulti è la porta su una realtà che appare sporca, disgustosa. Sia Eishin che Noel vengono da contesti familiari pesantemente disagiati, incarnati da una madre single che si prostituisce per il primo e che sfociano addirittura nell’abuso sessuale da parte del patrigno per la seconda. Durante la crescita non hanno conosciuto altro, perciò gli è stato impossibile formarsi un’idea propria e sufficientemente ricca di cosa significhi “amore”. Anche per questo, i due ragazzi sono afflitti da pesanti problemi psicologici, che maturano in una relazione sentimentale altrettanto distorta, in cui il disgusto per la sessualità è uno degli aspetti più interessanti. Noel, psicologicamente distrutta dagli abusi del patrigno, non può che percepirsi come sporca, e opera una sorta di inversione dove tratta se stessa e il proprio corpo come pezzi di carne da offrire all’amato. Per Eishin, il sesso è invece fonte di disprezzo, ma anche reame di proiezioni folli e disturbanti. Scopriamo però dai suoi stessi scritti che, proprio grazie ai rapporti con Noel, ai suoi occhi la sfera sessuale riacquista pian piano un’aura di purezza, anche se spesso ancora distorta dalle turbe dei due ragazzi.
Proprio di fronte alla definitiva scomparsa di ogni speranza per un avvenire diverso, Noel e Eishin decidono di recarsi sul monte Osore per togliersi la vita in un doppio suicidio d’amore (uno shinju, appunto). L’insperato riconoscimento delle proprie capacità; un’amica che fa sentire la propria vicinanza; finestre che si aprono dentro i cuori degli adulti, fino a quel momento alieni disgustosi, rivelandone la toccante umanità: queste e altre situazioni si infilano come una lama sottile nei cuori dei ragazzi, facendogli a poco a poco mettere in discussione le loro convinzioni e scoprire altre prospettive. La loro visione del mondo non è più incentrata su se stessi in modo totalizzante; in questo senso, risuonano le parole del David Foster-Wallace di Questa è l’acqua: diventare adulti significa diventare “well-adjusted”, ovvero decidere consciamente di uscire dal “default setting” programmato nelle nostre teste in cui noi siamo il centro dell’universo e la nostra è l’unica, inequivocabile chiave interpretativa dell’intera realtà, scegliendo invece di aprirci e assumere il punto di vista degli altri di fronte al mondo che ci circonda.

Questa apertura dello sguardo e l’incertezza che ne consegue raggiungono il culmine sulle pendici solforose del monte Osore. La destinazione del viaggio è un vero cancello ultraterreno, delle rive desolate che sfumano nell’ambiguità dei vapori vulcanici. Ambiguità che si ritrova anche nell’acqua, elemento da sempre legato alla trasformazione e al passaggio tra i mondi, che qui assume le sembianze ambivalenti di una pozza acida inadatta alla vita (morte), ma anche di uno spazio puro, cristallino, in cui immergersi e riemergere cambiati (rigenerazione). Proprio in questo luogo carico di significati cangianti, i due ragazzi si troveranno a dover scegliere tra gettarsi verso l’oblio o abbracciare la possibilità di un futuro insieme, trovando il coraggio di vivere.
Sul piano tecnico, il segno di Furuya è come sempre molto pulito, calligrafico: le figure sono tratteggiate da linee d’inchiostro sottili ed efficaci, lasciando al colore il compito di esaltarle nella loro semplicità. La scelta di tinte accese e luminose contrasta spesso con la materia trattata, portando bellezza anche nei momenti più scabrosi che calano sul lettore come pugni nello stomaco. Molto presente anche l’utilizzo di sezioni scritte, che mettono il lettore direttamente di fronte alla penna di Eishin in maniera piuttosto efficace. Anche in traduzione, la pregevolezza degli scritti del ragazzo è coerente con il racconto e rende tutto più immersivo, offrendo una finestra sulla sua arte oltre che nella sua mente.

Shinju è dunque un fumetto senza filtri, una storia capace di trascinare il lettore dentro questioni profonde e di mettere in scena l’irruenza e i sentimenti violenti dell’adolescenza, così come le turbe psicologiche dei suoi protagonisti. In questo senso si riconduce a un filone tematico ormai codificato anche da altri autori, a cui Furuya si accosta senza stravolgerne i tratti, ma portando con sé una sincera sensibilità personale e offrendo pagine di grande impatto.
Abbiamo parlato di:
Shinju – Una storia d’amore
Usamaru Furuya
Traduzione di Paolo La Marca e Makiko Kawato
Coconino Press, 2025
200 pagine, brossurato, colori – 18,00 €
ISBN: 978-8876187971
