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La ricerca del legname: un noir zoomorfo fra Bolaño e Tabucchi

La scomparsa dell'operaio Rudy è la scintilla che porta un topo detective dalle oscure cavità fognarie fino agli scorci più belli della Liguria.

La ricerca del legname: un noir zoomorfo fra Bolaño e TabucchiNessuna storia nasce per partenogenesi. Ogni idea proiettata sulla pagina bianca è figlia di letture e suggestioni che l’autore interiorizza, trasforma, piega fino a quando la trama assume una coerenza narrativa e stilistica e può muovere da sola i suoi passi.

La ricerca del legname nasce nel 2012 come romanzo, scritto da Marino Magliani per la palermitana :Duepunti edizioni. Già allora dotato di una forza evocativa difficilmente assimilabile a un unico genere letterario, pur con la componente noir che spicca sulle altre, questo racconto lungo è diventato nell’aprile nel 2017 un romanzo grafico pubblicato da nella prolifica collana di respiro internazionale Prospero’s Books, grazie al lavoro di adattamento del suo autore e dell’illustratore Marco D’Aponte.

Protagonista dell’avventura, che si svolge fra le umide fogne nella cittadina immaginaria di Islabonita e gli scorci delle città liguri che profumano di mare e di campagna, è un topo detective che narra la sua indagine in prima persona.

Il protagonista non ha un nome. Lo conosciamo solo attraverso le sue fattezze, in particolare per l’abbigliamento: il suo ampio trech dal bavero rialzato che utilizza per mostrare un’immagine vincente nel suo habitat naturale, ma che abbandona per un maglioncino che lo rende buffo quanto il Gas Gas disneyano quando intraprende il cammino verso il mondo di sopra, oltre lo sfiatatoio.

Un viaggio reso necessario dal desiderio di una madre disperata, che chiede al detective di trovare suo figlio Rudy, uscito una mattina per svolgere il suo quotidiano lavoro di operaio cercatore di legname e mai più tornato a casa.

Fra le pagine del romanzo grafico incontriamo topi celebri, come Pepe El Tira, già protagonista di una novella dello scrittore cileno Roberto Bolaño (Il topo poliziotto, dalla raccolta di racconti Il gaucho insostenibile) e Josephine la Cantante, anch’essa nata dalla penna di Bolaño. Nella società dei roditori compaiono altre memorie e citazioni letterarie, come il dottor Cardoso e la sua teoria della Confederazione delle Anime: uno scienziato di notevole caratura, e questo lo sostiene il medico dei topi così come lo Sostiene Pereira nell’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi.

La ricerca del legname: un noir zoomorfo fra Bolaño e Tabucchi

Pur narrato in uno stile grafico abbastanza libero da gabbie e vignette troppo forzate, che hanno comunque un impianto standard italiano 2 per 3, è evidente che il fumetto è l’adattamento di un romanzo. Le parti didascaliche e le sequenze descrittive hanno una forza poetica che difficilmente viene raggiunta nelle tavole dialogate, anzi sono proprio loro a far da struttura portante alle tematiche e alle atmosfere della storia, insieme agli scorci ambientali in china pregna d’acqua ideati da Marco D’Aponte: la spiaggia d’oro di Porto Maurizio, i moli e la collina di Monte Calvario, il paese fantasma di Bussana Vecchia, il castello di Traggia e il casinò di Sanremo.

Il realismo del disegno è visibile nei piccoli particolari che D’Aponte usa per far visualizzare al lettore città reali e panorami, anche se il tratto più caratteristico del fumetto è lo stile cartoon. Oltre ai luoghi geografici definiti, ci sono archetipi come le dispense di salumi e formaggi nelle cascine liguri o le ampie gallerie scavate dai roditori. Elemento grottesco e ineluttabile è la strada, mantello nero e falce, che miete senza sosta le anime dei topi e che non bisogna osservare troppo a lungo quando “Lei è ancora nell’aria e non se ne va fino a quando non ne accompagna un altro”.

La ricerca del legname: un noir zoomorfo fra Bolaño e TabucchiI topini che il protagonista incontra durante la sua indagine sono tutti differenti fra loro per personalità e abbigliamento, per desideri e provenienza: alcuni sono individui liberi, altri si isolano nelle periferie e ancora si può riconoscere il loro passato vissuto in cattività, con gli umani. Ci sono poi le inquietanti vittime di esperimenti, con pile al posto del cuore e cicatrici alla Frankenstein.

Tutti gli incontri si svolgono durante la notte e l’ambientazione notturna, se analizziamo lo stile grafico, riflette di pagina in pagina gli stati d’animo del piccolo detective: talvolta con la china scura e profonda come il mare che osserva dal molo, altre volte con linee chiare e sottili come nel suo viaggio mentale al profumo di marijuana.

Le illustrazioni seguono nelle ombreggiature e nella pressione del tratto i pensieri e le sensazioni del topo detective, le sue scoperte e le sue lotte: il punto di vista interno è rispettato sia nella narrazione pura che in quella per le immagini.

L’indagine, nel libro, è solo un pretesto per narrare la vita dei topi, che tanto somiglia a quella degli uomini; alla costante ricerca di qualcosa che è difficile da visualizzare e trovare. Fra le pagine si respirano riflessioni sulla solitudine, sul ruolo degli scrittori nella società, e su come un topo senza nome, talmente testardo da compiere grandi imprese, rimane pur sempre un topo senza nome se si accompagna a qualcuno il cui nome è sulla bocca di tutti, come Pepe El Tira.

Nel complesso, La ricerca del legname è un graphic novel che nel romanzo ha la sua prima definizione e in cui la parte grafica, pur partendo da un impianto hard boiled come richiesto dal presupposto noir della storia, arriva a risvolti artistici che hanno gli echi di una favola nera, fra lo stile cartoon e il soft gore.
I personaggi e le scene finali sono abbozzati ora con linee chiare, ora con colpi di pennello morbidi che riportano alla mente le parti più surreali e crudeli del film d’animazione La collina dei conigli tratto dal romanzo di Richard Adams.

Abbiamo parlato di:
La ricerca del legname
Marino Magliani, Marco D’Aponte
Tunué, aprile 2017
114 pagine, cartonato, bianco e nero – 14,90 €
ISBN 9788867902248

1 Commento

1 Commento

  1. Candy Candy

    30 agosto 2017 a 23:46

    Josephine la cantante, se pure presente nel racconto di Bolano, è un personaggio kafkiano.
    Che poi, chi sarà mai questo Kafkia?

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