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Poco raccomandabile: una storia di diserzione

Con grande abilità e forza narrativa, Chloé Cruchaudet racconta in "Poco raccomandabile" la storia di Paul Grappe e della sua “diserzione di genere”.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Poco raccomandabile: una storia di diserzioneEdito in Italia da , scritto e disegnato dall’autrice francese Chloé Cruchaudet, dalla sua pubblicazione in patria (2013) il fumetto ha fatto meritatamente incetta di premi, aggiudicandosi il Grand Prix de l’ACBD (Association des critiques et journalistes de bande dessinée), il Prix du Public Cultura al festival internazionale di Angoulême e, di recente, in occasione dell’ultimo Napoli Comicon, il Premio Attilio Micheluzzi 2015 nella categoria Miglior fumetto estero.

Bastano poche pagine, come le due proposte sopra, per rendersi conto della potenza narrativa di Poco raccomandabile.

Tratto dal saggio La garçonne et l’Assassin di Fabrice Virgili e Danièle Voldman, è la storia (vera) di Paul Grappe: della sua relazione con Louise Landy, della fuga dalle trincee della prima guerra mondiale e del suo travestimento da donna, in principio mero strumento per fuggire alle autorità e poi nel tempo pratica sempre più espressiva della sua identità sessuale.

È un libro che in ogni suo elemento parla di diserzione, non unicamente nella sua accezione militare, ma in senso più ampio: diserzione quale fuga dalle costrizioni sociali, rottura di schemi e di ruoli. Diserzione quale intima necessità dell’essere umano. Ogni elemento parla di diserzione: i vestiti, i colori, gli ambienti.

Poco raccomandabile: una storia di diserzione

Domina il bianco e nero spezzato dal rosso: una soluzione ad alto contenuto simbolico; un rosso vivido che non solo risalta a livello visivo ma che incarna una serie di contrasti di cui la storia è piena.
Colore della passione, e dunque della vita, ma anche della morte violenta, del vino (fonte anche questo di diserzione dalla realtà) e allo stesso tempo del borsellino che il/la protagonista si porta dietro (e quale restrizione sociale più stringente se non quella economica?).

Ancora, il rosso è il colore dello smalto e del rossetto, dunque dell’abbellimento e del perfezionamento del travestimento femminile, che però, nonostante i tentativi, non appare meno grottesco, meno disgustoso agli occhi di chi riesce davvero a guardare e talvolta disprezzare.
Sopra ogni cosa, il rosso è il colore dell’abito che Louise indossa al primo incontro con Paul e di quello che quest’ultimo poi continua a portare per l’intera storia. È nel rosso che si realizza il transfert di sessualità e il capovolgimento di ruoli nella coppia, che innesca il conflitto quando Paul arriva a desiderare la femminilità di Louise.

Poco raccomandabile: una storia di diserzione

La diserzione gender di Paul avviene in un preciso contesto storico e culturale, in cui la politica è diventata bio-politica: a tutti i livelli si è imposto un discorso biologico che trasforma la nazionalità in razza, la razza in qualcosa da proteggere. Sono gli anni in cui l’intero Occidente è attraversato da paure eugenetiche e si va dotando di leggi sulla sterilizzazione, di anti-miscegenation law, sia in contesti democratici che meno (1) .

Il problema della razza e della sua salvaguardia viene rapidamente sessualizzato: il rapporto “normale” e tollerabile, che non danneggia la società, è quello eterosessuale, coniugale, con fine riproduttivo. Le tre forme principali di devianza sono la sessualità precoce, la pratica masturbatoria, l’omosessualità. Devianza che diventa rapidamente arma politica e di repressione sociale.
La bio-politica alimenta una visione del mondo e dei suoi conflitti basata su una repulsione istintiva ed emotiva, istillata a danno di determinate categorie
(2)

Fra il 1914 e il 1918 la donna, che il modello di bellezza della belle epoque vuole esangue, malaticcia, debole, bisognosa della protezione maschile, confinata nei ruoli di madre e moglie, destinata a rafforzare per riflesso la virilità del suo uomo (3) , si ritrova negli anni di guerra in fabbrica, al posto del suo uomo.

Con gli uomini al fronte, è più che mai cardine del suo mondo privato, e al tempo stesso assume un ruolo pubblico: sulla sua produttività nei capannoni industriali si fonda la sostenibilità dello sforzo bellico, affolla le piazze durante le proteste (4) .

Poco raccomandabile: una storia di diserzioneDi contro il modello virile alimentato dal mito della guerra quale grande avventura, evento esotico, palestra di virtù e luogo in cui far sfoggio della propria mascolinità, s’infrange contro la realtà delle trincee (5) .

I modelli identitari del passato crollano, vengono ribaltati, e allo stesso tempo ha inizio la ricerca di nuovi. Nei vuoti che nascono dalla crisi dell’individuo, negli scenari ignoti che apre la prima guerra mondiale, i simboli si impongono a un livello tanto politico quanto individuale, e non solo riflettono la realtà fisica e spirituale, ma la determinano, la costruiscono.

Poco raccomandabile ha inizio con la vestizione di un giudice.
Gli storici francesi hanno studiato la pratica della vestizione nell’ambito dell’assolutismo monarchico di Luigi XIV, inquadrandola non come semplice attività quotidiana, ma come veicolo di messaggi, pratica che crea gerarchie, mediatrice tra l’io e il mondo esterno (6) .

Allo stesso modo, vestirsi da donna per Paul Grappe vuol dire cambiare la propria identità, scoprire un ibridismo di genere che a tratti lo tormenta ma che allo stesso lo libera dei doveri di uomo che la società gli ha cucito addosso, primo fra tutti quello di essere al fronte a rischiare la propria vita. Disertare dalla trincea, disertare dal virilismo e riscoprire la libertà.
L’obbedienza militare, sociale e sessuale costringe Paul Grappe a vivere negli spazi angusti e fetidi di morte della trincea, la disobbedienza gli permette di riscoprire gli spazi aperti della città. Il frutto dell’obbedienza, la trincea, è marcio: la sua ingestione, come il sonno della ragione, genera mostri. Anche lontano dal fronte, Grappe la guerra se la porta dietro sotto forma di incubo, incarnato da un uomo con la testa equina che periodicamente ritorna a tormentare le sue notti e che ricorda L’incubo di Füssli.

Poco raccomandabile: una storia di diserzione

La narrazione della Cruchaudet si alimenta di forti contrasti: delicata e intima, riesce a divenire da un momento all’altro dura, scabrosa, esplicita. Come l’incontro di due poli di carica opposta, genera energia. Mai scontata, mai semplicistica, mai melliflua e soprattutto mai prolissa, l’autrice raggiunge un perfetto equilibrio grazie a un’opera di sottrazione che esalta la potenza comunicativa della narrazione visiva.
La gabbia esplode, travolta, spezzata dall’energia del movimento, donando ulteriore incisività ai disegni. Ogni variazione cromatica carica emotivamente e narrativamente fino all’orlo le tavole, mai eccessive, frutto di una scelta certosina.

Nota di merito finale per la casa editrice bolognese che non solo porta in Italia un fumetto oltremodo meritevole, ma lo fa con una cura e una qualità editoriale elevata quanto l’opera che propone.

Abbiamo parlato di:
Poco raccomandabile
Traduzione di Francesca Scala
Coconino Press Fandango, 2014
164 pagine, brossurato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788876182679


Note:
  1. Cfr. Francesco Cassata, Molti, sani e forti, Torino, Bollati Boringhieri Editore, 2006. 

  2. Sul concetto di biopolitica, imprescindibile è il lavoro di Michel Foucault, di cui si segnalano La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano, 2008 e Bisogna difendere la società, Feltrinelli, Milano, 2009. 

  3. Cfr. Bram Dijkstra, Idoli di perversità. La donna nell’immaginario artistico, filosofico, letterario e scientifico tra Otto e Novecento, Garzanti, Milano, 1988; George L. Mosse, L’immagine dell’uomo.  Lo stereotipo maschile nell’epoca moderna, Einaudi, Torino, 1997. 

  4. Cfr. Paolo Macry, Gli ultimi giorni. Stati che crollano nell’Europa del Novecento, Il Mulino, Bologna, 2009. 

  5. Sulla cultura bellica diffusa in tutta Europa che spinse un’intera generazione a una partecipazione quasi entusiasta a un evento tanto tragico come quello della prima guerra monadiale, si consiglia la lettura di lavori come Mario Insenghi, Il mito della Grande Guerra, Il Mulino, Bologna, 2007; Mark Girouard, The Return to Camelot. Chivalry and the English Gentleman, Yale University Press, New Haven- London, 1981; Paul Fussell, La Grande Guerra e la memoria moderna, Il Mulino, Bologna, 2005; sul problema del consenso alla guerra, cfr. Stephane Audoin-Rouzeau e Annette Becker, La violenza, la crociata, il lutto. La Grande Guerra e la storia del Novecento, Einaudi, Torino, 2002; sulla successiva mitizzazione dell’esperienza bellica, cfr. George L. Mosse, Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Laterza, Roma-Bari, 2009; sull’esperienza della prima guerra mondiale nella sua dimensione traumatica e i suoi effetti sull’individuo, cfr. Eric J. Leed, Terra di Nessuno. Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale, Il Mulino, Bologna, 2007. 

  6. La vestizione e la cerimonia del lever sono analizzate in Norbert Elias, La società di corte, Il Mulino, Bologna, 2006. 

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