
Poor Little Mina è un volume antologico che raccoglie due racconti, quello che dà il titolo al volume e Il lago di Immen. Si tratta di due racconti che offrono la peculiare ispirazione e interpretazione del racconto vittoriano in forma di manga – in particolare dal sapore shojo – ad opera di Yamaji Ebine.
Poor Little Mina è una bizzarra storia di fantasmi che, secondo quanto dichiarato dall’autrice in postfazione, le è stato ispirato dal personaggio di Mina Harker, protagonista del romanzo Dracula di Bram Stoker. A rendere peculiare il racconto è la particolare mescola tra romanticismo e gotico: Mina è l’ingenuo spettro di una ragazza morta in giovane età, in cerca d’amore. Ma allo stesso tempo è una presenza infestante: si nutre infatti dell’energia vitale delle persone a cui si avvicina, esattamente come una sorta di vampiro, ma senza alcuna forma di cattiveria e in maniera fondamentalmente inconsapevole. I potenziali toni più orrorifici della vicenda scivolano così in un’altalena che oscilla tra romantico e malinconico, a cui non manca qualche tocco di ironia.
Il Lago di Immen è invece la trasposizione del racconto omonimo dello scrittore tedesco Theodor Storm, che parla dell’amore di due ragazzi costretto a piegarsi ai doveri familiari.

Ebine riesce a riversare nelle pagine un’ambientazione e una sapore che ci porta davvero alle atmosfere vittoriane e del racconto gotico europeo di fine Ottocento. Il suo segno semplice, le linee sottili e i volti puliti, delineati da un numero molto contenuto di linee, contribuiscono a conferire a tutta l’opera un sapore etereo, evanescente.
L’autrice mette un’attenzione e una cura rigorosa nei dettagli, nelle acconciature e negli abiti dei personaggi per restituire la collocazione storica e geografica, mentre, come spesso capita in molti shojo manga, gli sfondi sono ridotti all’osso, fatto salvo le brevi sequenze che mostrano edifici o città. Quando sono presenti – in molti casi infatti non sono che campiture nere, bianche o retini – sono ridotti all’essenziale, evocati con pochi tratti o pochissimi elementi. L’effetto finale però non lascia al lettore un senso di mancanza o di vuoto, perché Ebine è capace di farne uno strumento con cui esaltare le atmosfere con tocchi onirici, grazie anche a una regia delle tavole che si prende i suoi spazi: le pagine sono caratterizzate da poche vignette, sempre ariose. Anche quando l’autrice si sofferma su primi piani, raramente questi riempiono l’intera vignetta, lasciando ai vuoti e alle assenze il proprio peso.
Non a caso si susseguono spesso anche brevi sequenze mute, a consolidare quanto sensi, sensazioni e atmosfere siano gli strumenti scelti dall’autrice per cercare di restituire attraverso la propria sensibilità la poetica letteraria che l’ha affascinata e ispirata a creare questi fumetti.

Poor Little Mina rappresenta quindi un interessante lavoro di confine: pur mantenendo le forti caratteristiche del fumetto orientale (il tipo di tratto, l’uso dei retini e l’uso delle canoniche goccioline sulla testa o sul viso da reazione comica), ci immerge in quelle peculiari atmosfere europee, gotiche e romantiche, con una intrigante efficacia, confezionata in un’edizione raffinata che le fa da perfetta cornice.
Abbiamo parlato di:
Poor Little Mina
Yamaji Ebine
Traduzione di Paolo La Marca
Coconino, 2025
216 pagine, brossurato, bianco e nero – € 16,00
ISBN: 9788876188459
