
I racconti qui presentati, come capita sovente per queste produzioni con topi e paperi, vengono sì riletti in chiave topoliniana o paperolese, con l’ovvia iniezione umoristica che fa parte del loro linguaggio, ma spesso diventano altro, in una mescola che mette insieme diverse operazioni. Le più ovvie sono le scelte citazionistiche, con giochi costruiti su una serie di rimandi che possono trovarsi in nomi, titoli e riferimenti di vario genere. Ci sono poi i casi, più frequenti, in cui la storia originale viene del tutto ignorata, con un’operazione che abbandona qualsiasi velleità filologica per occuparsi piuttosto del cuore, del senso e del tema che viene dal racconto originale, per farne pretesto e veicolo per i valori e i temi del mondo di Topolino.
La raccolta di Zio Paperone e… Il Vecchio e il Mare mette insieme alcune incursioni disneyane nelle storie dello scrittore Ernest Hemingway. Si apre con la storia che dà il titolo al volume, tratta dall’omonimo romanzo breve che è forse l’opera più celebre dello scrittore, seguito dalle reinterpretazioni di alcune storie della raccolta I 49 racconti e da un’avventura che ha a che fare più con l’autore che non con uno dei suoi libri in particolare.
La versione disneyana de Il vecchio e il mare, scritta e disegnata da Guido Scala, reinterpreta completamente la storia di Hemingway in una tipica avventura del papero più ricco del mondo. La sfida contro sé stessi, contro il destino e la natura sono vagamente lambiti dalla testardaggine di Paperone che, per una volta, invece che bramare ricchezze vuole dimostrare a tutti i costi, al nipote ma soprattutto al mondo, il valore e la veridicità delle proprie prodezze e capacità. In particolare vuole dimostrare di poter ancora avere la meglio su di uno squalo, con il pretesto di aiutare il vecchio amico Tuba. Paperone ovviamente trionfa, anche perché lo squalo in questione ha un’indole tutt’altro che feroce. Le vignette di Scala sono concentrate soprattutto sui personaggi, con gli sfondi definiti da pochissimi elementi o ridotti all’osso e l’uso di un’inquadratura quasi fissa, un campo medio che guarda i personaggi in figura intera in praticamente quasi tutta la storia.
Per Chi suona il campanello diventa invece per Alessandro Sisti, coadiuvato ai disegni da Graziano Barbaro, pretesto per una riflessione sull’indole avventurosa e la pulsione alle passioni di Topolino (e di conseguenza di eventuali lettori). Il richiamo all’opera di Hemingway è principalmente filosofico, evocando l’idea di una chiamata, che sia dal campanello di una porta piuttosto che da una campana. Topolino è in crisi, preoccupato delle conseguenze sulla propria cerchia sociale delle sue continue assenze avventurose, domandandosi se non sia il caso di aspirare a una vita più “normale” . Lo scrittore (o quanto meno qualcuno che non si presenta ma che lo richiama nelle fatezze e nel mestiere di giornalista) arriva quindi con il pretesto di un’intervista, solo con l’intenzione di pungolare l’eroe e riattizzare il famoso “sacro fuoco” della sua passione.

Il tutto è raccolto in un cartonato di pregio con un’introduzione dello stesso Sisti.
Abbiamo parlato di:
Zio Paperone e… il Vecchio e il Mare
AA. VV.
Panini Comics, 2024
160 pagine, cartonato, colore – 25,00 €
ISBN: 9788828776734







