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Il Napoli Comicon, la Z.T.A. e le autoproduzioni

Canemarcio, Cargo, Blanca. Tre collettivi di autoproduzioni. Sono andati al Napoli Comicon, quello che è accaduto è incredibile...
Articolo aggiornato il 22/09/2017

al
di Raffaele Sorrentino

Al Napoli Comicon sono affezionato.

Tecnicamente è stato il mio primo festival di fumetto, da lettore, da autore con Canemarcio e da ospite lo scorso anno per “Futuro Anteriore”.

L’avevo scoperto nella sua vecchia sede storica al Castel Sant’Elmo, ci sono tornato diverse volte fino al 2013, il primo anno in cui siamo andati come collettivo.

È stato il primo festival in cui abbiamo portato le nostre pubblicazioni.

Da circa tre anni siamo sempre presenti con il nostro stand, insomma, per farla breve ci teniamo.
La Z.T.A. (Zona Totalmente Autoprodotta) è lo spazio dedicato a questo micromondo, e in genere da lì, dal tuo stand, passi il tempo durante le giornate del festival ad osservare viavai di persone, specialmente ragazzini, cosplayer, qualche volta qualche lettore di fumetti e in modo ancor più misterioso ogni tanto degli acquirenti.
Quest’anno, leggendo pareri, sembra che tutti siano usciti più o meno soddisfatti dall’esperienza del Comicon.

Il Napoli Comicon, la Z.T.A. e le autoproduzioni
Esempio di vuoto siderale attorno allo stand.

Noi non ci lamentiamo, ma non possiamo obiettivamente urlare al miracolo. Per forza di cose il guadagno di Napoli non è quello di Lucca, ma non è un problema (non completamente), perché hai la percezione che ci sia un gran rispetto per tutte le realtà presenti al festival. Siano esse grandi case editrici o piccole autoproduzioni appena nate.

Non è tutto rose e fiori, la Z.T.A. deve ancora evolversi, riuscire a trovare un identità precisa all’interno del festival, quest’anno ho avuto l’impressione che non fosse ancora ben chiaro in che direzione andare.

D’altra parte va detto che il festival porta avanti ogni anno il progetto “Futuro Anteriore”, in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza, che setaccia e tende a delineare grosso modo chi, e in che direzione vanno gli autori delle autoproduzioni italiane in questo momento.

Ed è qui che il Napoli Comicon dimostra di essere uno dei festival più attenti agli autori emergenti. Pochi altri festival hanno una tale attenzione all’autoprodotto, tra questi mi sento di citare il Treviso Comic Book Festival e il BilBolBul di Bologna (oltre che il Crack di Roma, ovviamente).

Ironico, ma non troppo, come il Premio Miglior Fumetto sia andato a Ratigher per il suo “Le ragazzine hanno perso il controllo. La società le teme. La fine è azzurra.” Che è tecnicamente un’autoproduzione, quindi lode e gioia per il suo autore (che tra l’altro ha tenuto un gran bel discorso al ritiro del premio).
Il mio consiglio se hai appena iniziato il tuo percorso nel delirante mondo del fumetto autoprodotto? Comincia dal Comicon, per quanto potrai detestarlo in certi momenti finirai sempre per amarlo. Almeno un po’.
E in questo senso ecco le testimonianze a fumetti della loro prima volta al Comicon delle ragazze di Blanca e dei ragazzi di . Buona lettura!

Blanca al Napoli Comicon
di Irene Coletto

 Cargo al Napoli Comicon
di Lucio Ruvidotti e Valentina Marasco

Articolo e illustrazione di Raffaele Sorrentino, reportage di Blanca a cura di Irene Coletto e reportage di Cargo a cura di Lucio Ruvidotti e Valentina Marasco

1 Commento

1 Commento

  1. Davide

    22 maggio 2015 a 07:19

    Bellissimo report.
    Ottimi fumetti, Grazie

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