Lupi bianchi nella foresta nera d’Europa

Lupi bianchi nella foresta nera d’Europa
Beccogiallo pubblica l’inchiesta del giornalista tedesco David Schraven e del disegnatore Jan Feindt sul neonazismo in Europa e soprattutto in Germania. Un documento di giornalismo importante per comprendere il presente, ma che non sempre riesce ad allargare lo sguardo al contesto globale tedesco o europeo.

lupi-bianchi_Recensioni Il 24 settembre 2017 l’Europa si sveglia in preda all’ansia: l’AfD (Alternative für Deutschland), partito di estrema destra tedesco, entra in parlamento forte di un 12,7% guadagnato alle elezioni federali. Per la prima volta dalla fine della guerra, un partito estremista di destra, che raccoglie in sé simpatizzanti di gruppi razzisti come PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, tradotto in Europei patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente) o addirittura filo-nazisti, entra nel Bundestag.

Questo fatto è solo l’ultimo tassello di una generale estremizzazione verso destra dell’intero vecchio continente, già iniziata con le vittorie di Viktor Orbán in Ungheria, di Sebastian Kurz in Austria, della UKIP di Niegel Farage in Inghilterra e della conseguente Brexit, del rafforzamento del Front National francese di Marine LePen e continuata con la vittoria della Lega di Matteo Salvini in Italia.

Una successione di eventi che ha scosso l’Europa, mettendola di fronte a tutte le sue contraddizioni e a una realtà a lungo sottostimata e sottovalutata come quella dei movimenti di destra diffusi in tutto il continente. Da questo punto di vista, Lupi Bianchi, opera di David Schraven (grande studioso di movimenti di estrema destra) e Jan Feidt, rappresenta un documento importante, anzi fondamentale, per orientarsi in un contesto politico sempre più caotico, ma che ha radici storiche ben precise ma ben poco conosciute per il grande pubblico.

Schraven suddivide l’opera in due linee narrative: da una parte quella che lo vede diretto protagonista di un’inchiesta sui gruppi neonazisti nella città di Dortmund, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, dall’altra segue le vicende di Albert S., neonazista che ha deciso di raccontare la propria storia attraverso la sua testimonianza diretta. I due filoni del racconto procedono verso la convergenza finale, che mette in relazione le due storie usando una tecnica di montaggio simile a quella adoperata da Christopher Nolan in Memento. La scelta della doppia narrazione permette a Schraven non solo di dare informazioni utili al lettore, di raccontare la storia dei movimenti sotterranei che legano tutta l’Europa, ma anche di ricercare le ragioni dietro la scelta di far parte di un gruppo di suprematisti bianchi.

La storia di Albert S. è tragicamente prevedibile e comune: un ragazzo allergico al sistema, che cova una rabbia forte dentro di sé, che vuole fare parte della storia e sceglie la violenza per farlo. Il senso di appartenenza a una comunità è la molla che spinge l’individuo ad astrarsi da sé stesso, facendolo diventare un ingranaggio di un meccanismo più grande e potente.

E il collante di questi gruppi, più ancora della violenza, del sesso e della droga, è la musica: così come messo in risalto in numerosi documentari sul neonazismo, primo fra tutti il controverso e cruciale Nazirock di Claudio Lazzaro, la musica rock di stampo suprematista è il vero anello di contatto dei vari gruppi europei, da Blood and Honor a Combat 18 fino alla NSU tedesca. Un rock duro, senza compromessi, che promette violenza e libertà senza regole attraverso i testi dei Weisse Wölfe (i Lupi Bianchi del titolo), Oidoxie o Amok.

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Il racconto del neonazista pentito mette in mostra anche le numerose contraddizioni e l’ignoranza (nel senso letterale) degli appartenenti ai gruppi di estrema destra (un tema già visto per esempio in American History X): la razza bianca fa comodo finché non c’è da comprare la droga da un libanese; è bene ammazzare i turchi fino a quando non si vuole far affari con loro. Queste contraddizioni riguardano anche la società civile e la classe politica tedesca, duramente accusata dal giornalista per l’omertà e l’incapacità di affrontare situazioni pericolose, per la costante minimizzazione del rischio legato all’esistenza di simili gruppi nel proprio paese e nell’intera Europa.

L’opera diventa quindi atto di accusa, che svela i punti d’ombra di ogni attore chiamato in causa in questo complesso e incompreso mosaico di gruppi razzisti, organizzati come vere e proprie cellule terroristiche ispirate dai Diari di Earl Turner, personaggio fittizio creato dal suprematista americano William Luther Pierce, pagine deliranti che aprono ogni capitolo del fumetto.

LupiBianchi3_Recensioni La scelta stilistica di Schraven determina però anche una limitazione dei contenuti: la focalizzazione sull’ambiente neonazista di Dortmund comporta una necessaria negligenza di altre importanti realtà di estrema destra attive in Germania, prima fra tutti la NSU (Nationalsozialistischer Untergrund, ovvero Clandestinità Nazionalsocialista), organizzazione terroristica nata in Turingia e poi dilagata in tutta la Germania e recentemente portata al cinema nell’intenso Oltre la Notte, diretto da Fatih Akın con protagonista Diane Kruger.
Le numerose personalità legate a questa e altre associazioni di destra vengono descritte nel fumetto, ma il limitato numero di pagine e la doppia narrazione impediscono un reale approfondimento e un racconto esaustivo di questo universo sfaccettato. L’ampiezza dello sguardo dell’inchiesta rimane troppo chiusa e affronta solo in minima parte il resto del complesso contesto europeo.

I disegni di Jan Feidt sono votati al puro fotorealismo, con incursioni di vere e proprie fotografie utilizzate per gli sfondi e alcune panoramiche d’insieme. Il disegnatore sceglie una gabbia rigida e geometrica e un bianco e nero nettissimo per riportare la violenza, la ruvidezza e la profonda rabbia del protagonista; ogni piccola espressione viene riprodotta nel minimo dettaglio. La scelta stilistica di una profonda aderenza al reale e al documentario più puro limita molto l’espressività personale dell’autore, che solo in alcune scene si lascia andare a un minimo di personalizzazione della tavola, come nella scena di sesso esplicita tra il protagonista e una ragazza, nelle suggestive rappresentazioni di gruppo o l’uso di alcuni “modelli” famosi per il personaggio principale, che in molte scene ricorda il Vincent Cassel visto ne L’odio.

Lupi Bianchi è un documentario puro, che si prende alcune piccole libertà narrative che danno un tocco di originalità a una struttura consolidata, un’opera in grado di dare le informazioni necessarie per la conoscenza di base di un fenomeno cruciale  e aiutare quindi a capire e combattere le radici dell’odio che serpeggia ed emerge sempre di più nel nostro stanco, dilaniato vecchio Continente.

Abbiamo parlato di:
Lupi Bianchi – Rapporto sul terrorismo neonazista in Europa
David Schraven e Jan Feindt
Traduzione di Angela Ricci
Beccogiallo – novembre 2018
226 pagine, brossurato, bianco e nero – 19 €
ISBN: 9788833140247

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