Cover eva daffara

Lindy Hop dall’Aldilà: la provincia surreale di Eva Daffara

8 Agosto 2025
Vincitrice della borsa Tuono Pettinato, Eva Daffara esordisce con un fumetto corale dalle atmosfere grottesche e misteriose.
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È dal 2022 che la Fondazione Tuono Pettinato, in occasione del festival “Giorni di Tuono” dedicato alla memoria dell’autore pisano, mette a disposizione una borsa di studio per fumettisti/e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna: si tratta di un premio che comprende anche una pubblicazione, un bel modo per dare mezzi e riconoscimento ad autori e autrici esordienti. Per il biennio 2023/2024 la borsa è stata assegnata a Eva Daffara e al suo Lindy Hop dall’Aldilà, pubblicato da Eris Edizioni.

Il suo fumetto d’esordio è una storia corale, con personaggi macchiettistici che si incontrano tra le strade strette di Accabarì, un paesino di provincia circondato dal deserto e da colline brulle. Qui, hanno fatto la loro comparsa gli Entroydi, degli angeli deformi simili a statue, una presenza aliena e silenziosa cui gli abitanti sembrano essersi abituati senza fatica. Del resto, ad Accabarì le vere assurdità sono nelle esistenze eccentriche dei protagonisti, sempre sopra le righe. E sopra le righe è anche il disegno, grottesco e molto vicino al cartoon, con linee ondulate, sottili e dinamiche, perfette per descrivere un mondo che sembra reggersi per miracolo, già in rovina eppure misteriosamente ancora in piedi, proprio come gli angeli che si aggirano per le colline.

Molti elementi fanno pensare al cartone animato Wacky races, per quel ritmo veloce sostenuto da personaggi spigolosi che vagano a rotta di collo in mezzo al deserto (e forse anche per la gara automobilistica che apre il fumetto), ma la regia sembra condotta dai fratelli Coen o da Paul Thomas Anderson, per il continuo intrecciarsi delle vite dei personaggi in maniera imprevedibile e senza soluzione di continuità. Il fumetto di Eva Daffara  racconta in modo personale, con uno humour cupo, alcune peculiarità della provincia: quella tensione tra un tempo sospeso, in cui nulla sembra poter cambiare, e vite che viste da vicino si rivelano intense e ricche di cambiamenti con cui è facile empatizzare, a conferma del fatto che in provincia non accade nulla, ma è lì che succede tutto.

Eppure, per rimanere nel paragone con Wacky races, il fumetto sembra procedere con il freno a mano tirato: c’è qualcosa nel ritmo che non sempre funziona, come se le vignette faticassero a stare al passo con il disegno. Il layout, salvo poche eccezioni, è rigido e costante, i contorni sempre chiari, con spazi bianchi piuttosto ampi. Sono aspetti che incidono molto sui tempi comici: se il disegno, come anche le situazioni e pure certe inquadrature, riescono ad andare sopra le righe, d’altra parte impaginazione e ritmo sono costretti in una struttura che sfrutta poche variazioni e che rende il ritmo di lettura cadenzato e costante. Questo non è un difetto di per sé, ma lascia poco spazio per le esuberanze del disegno e della storia, entra in contrasto con un cast di personaggi frenetici, sempre sul punto di voltarsi all’improvviso e scoprire qualcosa di assurdo o inaspettato, descritti da un disegno che li rende dinamici anche quando sono immobili.

Ci sono tavole che mostrano come il tratto grottesco dell’autrice possa risuonare con alcune impaginazioni che ne esasperano le atmosfere surreali (la sequenza in cui Vector Hellion si sveglia in ospedale, per esempio, che ha delle soluzioni interessanti); altre sequenze, invece, risultano in una lettura poco fluida: è il caso delle riprese di un personaggio fatte con il cellulare, dove le vignette mantengono la forma quadrata con solo gli angoli più smussati, un formato che non rende giustizia all’inquadratura verticale delle dirette che siamo abituati a vedere sui nostri telefoni e che rendono il passaggio tra le vignette meno intuitivo (inquadrature che sono state invece usate nel formato verticale in alcuni fumetti italiani, come Bambino paura di Juta o alcune strisce di Miguel Vila)

Anche i fumetti degli autori appena citati, peraltro, sono ambientati in provincia, un elemento in comune con Lindy Hop dall’Aldilà che fa pensare come nel racconto di questo territorio, e in particolare nei racconti a fumetti, sia centrale la questione dello sguardo e della prospettiva: se nel paesino di Bambino paura compaiono degli occhi dipinti sulle facciate delle case, allo stesso modo gli abitanti di Accabarì sono osservati dagli Entroydi, con campi e controcampi molto cinematografici che ci mostrano come questi angeli impassibili stiano scrutando quel microcosmo così assurdo e così ordinario. Uno sguardo impersonale, alieno, che sembra venire direttamente dal contesto: è come se in quel territorio ci fosse una forma di resistenza misteriosa a chi lo abita, un segreto antico che risuona tra le crepe di un paese in rovina, nelle sue strade vuote e negli sguardi muti di questi angeli.

Lindy Hop dall’Aldilà segna l’esordio di un’autrice che ha certamente molto da dire e ha tante idee per farlo: anche il fatto che gli Entroydi abbiano un ruolo tutto sommato secondario all’interno della trama ci dice che Eva Daffara è consapevole del mondo cui ha dato vita e di cosa le interessa raccontare. C’è un lavoro attento sulle atmosfere, sull’interazione tra i personaggi e un contesto costruito ad arte, che non diventa mai l’oggetto del racconto pur mantenendo un ruolo da protagonista. Del resto, gli Entroydi manifestano il fatto che la curiosità o l’indifferenza non dipendono tanto da quanto sia interessante o strano il mondo raccontato, ma piuttosto dall’interesse di chi guarda. E il fumetto di Eva Daffara è senz’altro un mondo da scoprire, ricco di personaggi capaci di suscitare curiosità e sorpresa in lettori e lettrici.

Abbiamo parlato di:
Lindy Hop dall’Aldilà
Eva Daffara
Eris Edizioni, 2025
288 pagine, brossurato, bianco e nero – 23,00 €
ISBN: 9791280495679

Rodolfo Dal Canto

Rodolfo Dal Canto

(Bergamo, 1993) Si avvicina al fumetto leggendo Topolino e PK, se ne allontana e ci ritorna verso la fine delle superiori. Si è laureato in Italianistica a Bologna con una tesi su come il fumetto può raccontare processi di trasformazione urbana (con i professori Pezzarossa e Sebastiani). Ha conseguito un dottorato all'Università dell'Aquila sul fumetto italiano contemporaneo. Scrive di fumetti anche per le riviste Limina, La Balena Bianca e nella rubrica dedicata alla nona arte del mensile Blow Up. È membro del gruppo di ricerca SnIF (Studying ’n’ Investigating Fumetti). Si interessa di distopia e post-apocalittico, assenza di futuro, spazi urbani, spettri e altre cose che gli mettono ansia. Vive a Bologna.

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