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Leo Ortolani e l’Anello dei Ratti: Tolkien secondo Leo

Alla sua prima partecipazione al Trapani Comix, il creatore di Rat-Man racconta come ha reinterpretato Lo Hobbit, tra umorismo e fedeltà all’originale.
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Per la prima volta ospite del Trapani Comix and GamesLeo Ortolani porta in Sicilia il suo ultimo progetto: L’Anello dei Ratti, rilettura ironica e appassionata del mondo di Tolkien. Dopo aver chiuso la lunga saga di Rat-Man, Ortolani continua a esplorare nuovi registri attraverso il formato della miniserie, che gli consente di variare stile e genere a ogni nuova avventura.

Buongiorno Leo e bentornato su Lo Spazio Bianco. Sei uno degli ospiti più attesi di questa edizione del Trapani Comix. Oltre all’amicizia con Tito Faraci, cosa ti ha spinto quest’anno a prendere parte al festival? C’è qualcosa di particolare che ti ha convinto a esserci tra il pubblico, l’atmosfera o magari un particolare momento del tuo percorso artistico?
Ricordo l’invito ricevuto nel 2019, da una persona che conoscevo. Se non sbaglio l’evento si teneva in estate, intorno a metà giugno. In quel periodo però, le mie figlie erano ancora piccole e proprio a metà giugno finiva la scuola, quindi non potei partecipare. Poi sono passati gli anni, è passato il Covid e dopo, parlando con amici e colleghi, ho sentito spesso parlare del Trapani Comix. Mi dicevano: “Guarda che è davvero un bell’evento, dovresti andarci.” Così, a un certo punto, mi sono detto: “Ma sì, perché no?”

In questa edizione uno dei temi centrali è il legame tra supereroi e miti antichi, con la mostra Heroes. Da autore che ha spesso giocato con la mitologia del fumetto, ti senti più vicino al supereroe moderno o al mito classico?
Sicuramente più vicino al supereroe moderno, in quanto lettore di supereroi. Da ragazzino leggevo i fumetti della Marvel, i Fantastici Quattro, ad esempio e tanti altri. Quindi direi che siamo su quel versanti lì. La mitologia è più pane del mio amico Marcello Cavalli, è lui l’esperto.

Parlando della tua ultima opera, L’anello dei ratti, quanto è stato difficile bilanciare umorismo e rispetto per l’opera originale de Il Signore degli Anelli?
Nel momento in cui tu ami l’opera originale, non c’è problema. Il rispetto è automatico. A me Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli sono piaciuti moltissimo come letture quando ero un ragazzo.
E in questo progetto ho operato una rilettura personale. Lo Hobbit si conclude, di fatto, con la battaglia delle cinque armate, ma dal punto di vista della sceneggiatura è fondamentale costruire un arco narrativo più lineare, che parta da un inizio chiaro e arrivi a una conclusione coerente. Per questo motivo ho scelto di intitolare la mia versione con il sottotitolo La riconquista del tesoro.
Nella mia miniserie quindi, l’attenzione si concentra maggiormente sul tema del tesoro: un drago che lo accumula e, successivamente, orchi, elfi e nani (e il ratto della Contea che è il loro asso nella manica) che cercano di impadronirsene.

I tuoi ultimi lavori sono miniserie di pochi episodi, da Matana all’attuale Anello dei ratti: dopo un’opera di larghissimo respiro come Rat-Man, durata 122 numeri, preferisci affrontare progetti che ti consentano di variare maggiormente, fermo restando il fil rouge della parodia che le lega, grazie alla loro breve durata?
Assolutamente sì. Realizzare una mini-serie, innanzitutto, mi permette di lavorare con una cadenza mensile, cosa importante per mantenere un ritmo costante. Ogni numero varia tra le 24 e le 32 pagine, con l’ultimo che è sempre un po’ più lungo per prendersi il giusto tempo narrativo. Questo formato mi consente anche di variare continuamente: passo dal western all’italiana agli agenti speciali, fino ad arrivare a Tolkien. È decisamente più stimolante e divertente rispetto al lavorare per vent’anni sempre sullo stesso soggetto.

Per concludere, dopo tanti anni passati con Rat-Man ti manca raccontare le sue avventure?
Guarda, c’è una cosa un po’ particolare. Alla fine della saga di Rat-Man c’è una tavola in cui si vede un sarcofago che contiene un suo clone, accompagnato da un conto alla rovescia. All’epoca dissi: “Facciamo finta che siano dieci anni.” Rat-Man si è concluso nel 2017, quindi il 2027 segna idealmente la fine di quel conto alla rovescia. E, tra una risata e l’altra, questi dieci anni sono volati. Per cui è molto probabile che qualcosa di Rat-Man torni. Questo non significa che riprenderò la serie regolare — perché, una volta che hai detto quasi tutto, è difficile aggiungere altro — però ho in mente un paio di progetti legati al personaggio.
Magari lo inserirò in contesti diversi, come già ho fatto in storie con l’Agenzia Spaziale Italiana o in Matana. Detto questo, ultimamente cerco di non utilizzarlo più anche se —lo ammetto — in realtà è comparso di recente nella mini-serie precedente, Gli Infallibili. C’era un personaggio che era chiaramente lui, ma senza maschera.
La verità è che, quando ho creato Rat-Man, esisteva già questo omino senza costume. Poi, nel momento in cui ho parodiato Batman, nel 1989, ho aggiunto la maschera con le orecchie da topo, e da lì è nato Rat-Man. Quando si è presentata l’occasione di trasformarlo in una serie di fumetti con lui come personaggio, è stato lui a imporsi, diventando il volto riconoscibile. Ma in realtà il personaggio che c’è sotto la maschera esisteva già da prima. Quindi sì, il personaggio ce l’ho ancora e magari oggi può vivere senza più l’identità da supereroe. Certo, a livello commerciale è più semplice proporre un personaggio che ha avuto vent’anni di storia: per i lettori è familiare, è una sorta di comfort zone. Ma oggi sto cercando di uscire proprio da quella zona di comfort — sia per me, sia per chi legge — e abituarmi all’idea di raccontare anche altro, con strumenti e personaggi nuovi.

Intervista condotta dal vivo al Trapani Comix and Games il 24 maggio 2025

Leo Ortolani

Nato a Pisa nel 1967 è uno dei più importanti e stimati fumettisti italiani. Ortolani è il padre della serie Rat-Man, nata come autoproduzione e poi pubblicata dal 1997 al 2017 da Panini Comics. Ha collaborato in più di un’occasione con la rivista Comics & Science, prendendo confidenza con la divulgazione scientifica a fumetti. Con BAO Publishing ha pubblicato alcune graphic novel, tra cui Cinzia Bedelia, oltre ai volumi di recensioni cinematografiche umoristiche Il buio in sala. Il cofanetto di divulgazione scientifica dedicato all’esplorazione spaziale chiamato Trilogia dello Spazio è pubblicato a maggio 2023 da Feltrinelli Comics e raccoglie C’è spazio per tutti (Panini Comics, 2019), Luna 2069 (Feltrinelli Comics, 2021) e Blu tramonto (Feltrinelli Comics, 2022). Sempre per Feltrinelli Comix pubblica nel 2024 Zodiaco.
Innumerevoli riconoscimenti si sono susseguiti per lui negli anni. Nel 2014 ha anche impresso le mani nella Walk of Fame del Lucca Comics and Games.
Nella primavera del 2025 pubblica L’Anello dei Ratti.

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ho completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

Paolo Garrone

Paolo Garrone

Nativo di Cuneo (10 settembre 1967), ma torinese d’adozione. Vive a Settimo Torinese. Ama, anzi si nutre di fumetti (ovviamente), cinema e serie TV. Qui ci vuole un punto se no sembra che si nutra anche di loro: adora i gatti (non che abbia qualcosa contro i cani, eh). Esordisce “criticamente” sul defunto – ma mai dimenticato – Infofumetti per poi approdare sui lidi dello Spazio Bianco. Qui, con molta fortuna ma anche grande gratificazione del suo ipertrofico ego, fa una carriera rapidissima, arrivando a diventare uno degli editor più attivi; finché un bel giorno subisce un grave distacco di retina (a cui ne seguirà un altro, circa 2 anni dopo), che lo costringe a ridurre drasticamente il suo apporto. L’amore per i fumetti e il legame d'amicizia con la redazione lo inducono comunque a non desistere e, ogni tanto, cerca di scribacchiare ancora qualcosa, principalmente sull'argomento che predilige, i supereroi.
Insomma da queste parti, in qualche modo e misura, lo troverete sempre.

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