Leggere Rusty Dogs: un’esperienza che si avvicina al reale

Leggere Rusty Dogs: un’esperienza che si avvicina al reale
Talvolta nei fumetti che leggiamo, come in altre opere creative di cui fruiamo, ricerchiamo una linearità narrativa che non sperimentiamo nell’esperienza reale delle nostre esistenze. “Rusty Dogs” invece si pone come specchio della realtà percepita: per cosa racconta e per come lo fa.

A ben pensarci, la vita che viviamo è quanto di più lontano possa esserci da una narrazione lineare. Se è vero che percepiamo il tempo che scorre nei nostri giorni secondo un flusso continuo, da un punto di vista esperienziale i fatti che ci capitano sono disomogenei, segmentati: frammenti che possiamo ricostruire in un insieme e a cui dare un senso – ciascuno il proprio – solo a posteriori.
Quante volte ci capita di assistere a un episodio, venire a conoscenza di un fatto, captare uno scorcio di conversazione a cui, nel momento in cui li viviamo, siamo portati a dare l’interpretazione che ci pare più ovvia, quella più in sintonia con il nostro essere? Quante volte, poi, quell’esperienza, quel fatto, quella conversazione assumono invece un senso compiuto – anche diametralmente opposto a quello che originariamente gli avevamo dato – più avanti nel tempo, nel momento in cui veniamo in possesso di altri elementi che ci portano a inquadrare le cose in un’ottica diversa, talvolta più ampia, altre volte semplicemente più completa? Tante altre volte, invece, quelli restano segmenti vissuti dei quali ci sfuggiranno sempre significati o nessi.

La nostra vita è quanto di più lontano da una narratività consequenziale e dritta, dunque: forse è per questo che andiamo invece a ricercare una certa linearità nelle opere che leggiamo, guardiamo, ascoltiamo, consumiamo. A volte arrivando persino a pretenderla.

Ho seguito Rusty Dogs nella sua originaria incarnazione digitale di webcomic per dieci anni. Ogni volta che – e il disegnatore da lui chiamato per l’occasione – mettevano on line un episodio, leggerlo e guardarlo era come assistere a un fatto, a un accadimento in cui, come succede realmente, ti imbatti all’improvviso, casualmente: lo vivi, gli dai un significato nella tua testa e volontariamente o meno lo cataloghi nell’archivio delle esperienze.

Rusty Dogs #1 – Next door to paradise (disegni di Andrea Del Campo)

Una sensazione che si ripeteva a ogni nuovo episodio: un segmento di vita, azioni, dialoghi si svolgevano nel corso delle quattro pagine composte da quattro strisce a fumetti ciascuna. Come lettore spesso ti sembrava di essere capitato nel mezzo di un avvenimento già iniziato e, altrettanto spesso, con l’ultima vignetta lasciavi la storia prima che si fosse compiuta. Come quando, sull’autobus o in treno, ti capita di ascoltare un dialogo tra due persone che hai sedute accanto, ma poi arriva la tua fermata – o la loro – e tutto si interrompe così. Poi in un secondo momento, per necessità o semplicemente perché il nostro cervello funziona così, succede che tu provi a dargli una conclusione o a capirne l’antefatto o il senso.

Mano a mano che gli episodi di Rusty Dogs si susseguivano – senza una cadenza precisa, senza una scansione temporale esatta tra l’uno e l’altro, proprio come avviene nei fatti della nostra vita – si iniziavano però a percepire delle connessioni. Alcuni personaggi ritornavano, altri venivano nominati più volte, gli slice of life raccontati ogni volta – a prima vista slegati – andavano a collocarsi in una posizione precisa di un ideale casellario virtuale.
Poi sono arrivati gli ultimi quattro episodi della serie, più coesi tra loro rispetto ai quarantasei precedenti. O più semplicemente, l’abitudine e la frequentazione di quel mondo creato da sceneggiatore e disegnatori iniziava a farsi sentire. Dieci anni però sono un sacco di tempo: tanti piccoli dettagli, tanti elementi si erano dissolti e sbiaditi nella memoria. Ancora una volta, come avviene normalmente nelle nostre esistenze.

Nel momento in cui Longobardi, a conclusione del percorso digitale del webcomic, ha presentato il volume cartaceo di Rusty Dogs che raccoglie – e riordina – “cinquanta storie che compongono un’unica grande storia”, si è presentata la possibilità di una lettura coesa e d’insieme: trecento pagine che condensano un’esperienza fruitiva che in origine si era dipanata dal 2009 al 2019.
Questa possibilità, dopo dieci anni, è stata come quel momento in cui nella nostra vita reale riusciamo a dare un senso più compiuto a fatti accaduti nel nostro passato. Come dicevamo: a inquadrare le cose in un’ottica diversa, talvolta più ampia, altre volte semplicemente più completa.

Rusty Dogs #23 – Used cars (disegni di Davide Pascutti)

Leggere di seguito le cinquanta storie secondo l’ordine in cui sono state pensate evidenzia connessioni e collegamenti che potevano sfuggire nella prima esperienza di lettura “dilatata”.
E quei cinquanta disegnatori diversi che si sono avvicendati nelle storie, con stili e approcci anche diametralmente opposti tra loro, osservati uno dietro l’altro regalano un’altra sensazione equiparabile a quella delle nostre esperienze reali.
I colori delle nostre giornate, i toni cromatici che associamo agli avvenimenti che ci accadono sono sempre diversi tra loro: dipendono dalla luce, dalla condizione meteorologica, dipendono da dove ci troviamo, se all’aperto o al chiuso, dipendono dall’umore e dal carattere di ciascuno. Sempre diversi, esattamente come Pasquale Frisenda è diverso da Massimo Dall’Oglio, che è diverso da Giacomo Bevilacqua che è diverso da Giuseppe Palumbo e così via per cinquanta volte.

A ben pensarci, Rusty Dogs è quanto di più lontano possa esserci dalla narrazione lineare che troviamo in tante opere di intrattenimento. Non è l’unico fumetto del genere, per carità, ma raddoppia questa valenza.
Non è stato e non è lineare nell’esperienza di lettura che offre, né lo è in quello che racconta. Assomiglia a tanto di quello che ci accade nella vita di tutti i giorni perché la nostra vita “non è una fotografia, ma molte cose insieme.

Esergo del volume cartaceo di “Rusty Dogs”

Poi, certo, ci sono il noir, l’attualità, lo specchio della nostra società, l’esperimento di realizzare un fumetto composto da singole storie in quattro pagine di quattro strisce e quello osato e messo in atto da tanti dei disegnatori.
C’è anche questo in Rusty Dogs e, anche per questo, vale la pena di essere letto, in forma cartacea o digitale che sia.

Abbiamo parlato di:
Rusty Dogs
Emiliano Longobardi, AA. VV.
Autoproduzione, 2019
308 pagine, brossurato, bianco e nero – 20,00 €
rusty-dogs.blogspot.com/

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su