
Con Sfera, AlbHey Longo parte da un elemento fantastico per sviluppare una storia molto concreta, che parla di arte in senso ampio – i significati che possono assumere opere e installazioni, il lavoro degli artisti, l’esposizione mediatica – ma anche, e forse soprattutto, di amicizia.
Come l’autore spiega bene nell’intervista che abbiamo realizzato a Cartoomics 2019, il cuore del graphic novel risiede proprio in questo rapporto tra Damiano e Chiara, frutto della forza creativa insita nel concetto stesso di arte.
L’amicizia era il cardine anche dell’opera precedente dell’autore, La quarta variazione, ma mentre in quel caso il focus era su un gruppo più ampio e variegato di ragazzi, stavolta il fumettista si concentra su una relazione a due, peraltro tra persone di sesso opposto, riuscendo a far emergere tutta la complicità e l’alchimia, ma anche i contrasti, che possono nascere in un rapporto di questo tipo.

Le frasi che si scambiano e i discorsi che affrontano (sia tra di loro che verso altri individui) non appaiono mai come parole ingessate ma al contrario realistici e schietti, evitando il rischio di una resa artefatta.
Non tutto trova spiegazione alla fine della storia, ma come intuibile dalla struttura del libro e come confermato nella nostra intervista, si tratta di un meccanismo voluto e consapevole. Comprendere l’origine del potere di Damiano o la natura delle sfere, in fondo, non è così importante: anzi, rischierebbe addirittura di distogliere l’attenzione del lettore dagli elementi veramente importanti dell’opera, cioè i rapporti umani e le potenzialità dell’espressione artistica.
L’approccio è simile a quello operato nella serie TV The leftovers, dove fin da subito lo showrunner Damon Lindelof ha chiarito che non ci sarebbe stata una risposta chiara e univoca al mistero alla base dell’intreccio, perché il cuore della storia era da rintracciare nelle conseguenze di quell’evento iniziale sul mondo e sulle persone. AlbHey Longo sotto un certo punto di vista gestisce ancora meglio questo assunto, perché la sua penna si dedica con tale passione a raccontare la relazione amicale tra Chiara e Damiano da evitare per quasi tutto il tempo che il lettore sia interessato alle sfere e alla loro origine.

In tal senso aiuta anche l’utilizzo dei colori, mai troppo accesi ma anzi quasi “piatti”, che in questo modo restituiscono una sensazione realistica e naturale delle scene.
La gestione delle tavole non rincorre uno stravolgimento della gabbia a tutti i costi: la scansione dei riquadri si presenta quindi tutto sommato regolare e, in un racconto che si concentra sui sentimenti, è una scelta che offre il ritmo narrativo adeguato. Si segnalano però alcune quadruple e vignette che si innestano sopra altre vignette, soluzioni grafiche ben giocate, oltre alle cornici “tremolanti” per separare gli spazi.
In alcuni casi Longo disegna dei primi piani intensi dei due protagonisti, concentrati sulle bocche o su altre parti del volto, scelta stilistica peculiare e ricorrente, e spesso si nota assenza di ambientazione dietro ai personaggi: un peccato, questo, perché quando presenti, anche gli sfondi più semplici arricchiscono la scena.
Sfera rappresenta una maturazione sensibile nella carriera di AlbHey Longo, tanto narrativamente quanto esteticamente, un passo in avanti che lo rende più sicuro e concreto nella sua poetica e nel suo approccio narrativo al fumetto. Non solo una conferma del suo talento, ma un rilancio delle sue potenzialità che fanno ben sperare per i suoi prossimi progetti.
Abbiamo parlato di:
Sfera
AlbHey Longo
BAO Publishing, 2019
192 pagine, cartonato, colori – 20,00 €
ISBN: 9788832732160







