Uscito in Italia nel 2022 per Oblomov, Elise e i nuovi partigiani di Dominique Grange e Tardi stato inserito dalla rivista New Yorker nella lista dei cinque migliori fumetti pubblicati negli Stati Uniti durante il 2024, insieme a Sundaydi Olivier Schrauwen (Fantagraphics Books), Final Cutdi Charles Burns (Pantheon),My Favorite Thing is Monsters 2di Emil Ferris (Fantagraphics Books), How to Baby di Liana Finck (Penguin) e Q&A di Adrian Tomine (Drawn & Quarterly).
Il decennio a cavallo fra la fine degli anni ’60 e ’70 del XX secolo fu una stagione di straordinari tumulti sociali e politici che coinvolsero varie nazioni del continente europeo in modi più o meno drammatici, più o meno profondi, più o meno sanguinari.
La Storia ci ricorda in primis il tentativo di liberalizzazione politica della Cecoslovacchia, finito nel sangue, passato sotto il nome di Primavera di Praga (1968), mentre in Italia non possiamo scordarci i cosiddetti Anni di Piombo, dalla Battaglia di Valle Giulia a Roma (1968), passando per la strage di Piazza Fontana (1969), l’omicidio Calabresi (1972) e altri fatti di sangue, fino ad arrivare al rapimento e all’omicidio di Aldo Moro (1978) e alla strage della stazione di Bologna (1980).
Oltralpe si ebbe invece il Maggio francese, una grande rivolta spontanea nata nel 1968, di natura sociale, politica, culturale e filosofica partita dal movimento studentesco ed estesasi rapidamente al mondo operaio e ad altre fasce della popolazione, indirizzata contro la società tradizionale e il potere politico di Charles De Gaulle, in una nazione il cui passato colonialista stava andando già a creare una società multietnica, con gli immigrati di origine nordafricana relegati all’ultimo gradino della scala economica, sfruttati, ghettizzati e vittime di veri e propri omicidi “legalizzati”, compiuti dalle forze dell’ordine.
In questo vasto sistema di avvenimenti, un po’ dappertutto i protagonisti e la forza motrice primigenia furono gli studenti e gli operai. E proprio una di questi studenti è stata Dominique Grange, cantante e militante politica francese, che ha deciso di scrivere una graphic novel sul Maggio ’68 e le rivolte studentesche e operaie di quel decennio, chiedendo al suo compagno di vita Jacques Tardi di illustrarla.
Elise e i nuovi partigiani, che Oblomov porta in Italia con la consueta cura cartotecnica e di contenuti delle proprie edizioni, è dunque un’opera a metà tra la fiction e l’autobiografia, con la protagonista e voce narrante – Elise – che di fatto è la stessa Grange. Proprio come l’autrice, Elise – giovane cantante e attrice – a seguito degli eventi del ’68 francese, decide di abbandonare la scrittura di canzoni di varietà per dedicarsi alla composizione di testi di protesta ispirati al maoismo. Divenuta attivista della formazione di estrema sinistra francese “Sinistra Proletaria,” scrive per questa organizzazione Les Nouveaux Partisans (I nuovi partigiani) che diventa inno del movimento. Quando, nel 1973, Sinistra Proletaria si scioglie, Elise/Dominique continua l’attività politica in modo clandestino, vivendo un’esistenza avventurosa spesso nascosta e in fuga dalle forze di polizia, vivendo anche l’esperienza del lavoro in fabbrica e della prigione, lavorando inoltre come traduttrice di fumetti, senza mai cessare il suo impegno nelle lotte sociali e l’opposizione alle disuguaglianze.
Quello di Grange è un viaggio lungo una manciata di anni fondamentali per la storia sociale e politica francese. Attraverso la vicenda personale di Elise percorriamo e siamo testimoni di una serie di eventi storici, scontri, lotte, manifestazioni, scioperi e occupazioni che coinvolsero la maggior parte della gioventù studentesca e degli operai transalpini, espandendosi su buona parte del territorio francese (con l’epicentro sempre a Parigi) e “contagiando” anche varie personalità della cultura dell’epoca, oltre a classi sociali che, a prima vista, poco avevano da spartire con le rivendicazioni di studenti e proletari.
Quel movimento partito dal basso fu nutrito da un fortissimo spirito di partecipazione e solidarietà che spinsero decine di cittadini della media borghesia a mettere a rischio la propria tranquillità familiare, economica e lavorativa, nonché la propria libertà, per dare ospitalità a giovani clandestini in fuga da uno stato di polizia repressivo, espressione di una mentalità politica assolutista, razzista, classista e ormai antiquata, che quei ragazzi avrebbero contribuito a far cadere, seppur con mille sacrifici personali e con numerosi martiri.
Quello spirito viene trasmesso in modo molto netto ed efficace dalle parole di Grange, al pari dell’estrema fiducia e convinzione che quel movimento aveva di poter cambiare una società ingiusta, di raggiungere un obiettivo sociale di uguaglianza che poi, davanti alla Storia, si sarebbe rivelato un’utopia, tradita da molti di coloro che per essa si erano battuti. Questo giudizio politico, tuttavia, non traspare dalle pagine e Grange continua tutt’oggi a battersi per una società migliore, pur avendo cambiato obiettivi e filosofia con l’avanzare dell’età.
Sembra quasi che l’autrice abbia voluto trasporre nel suo libro tutti gli aspetti positivi di quell’ideologia che ha permeato la sua gioventù, evitando il giudizio storico e le pur presenti zone d’ombra che si sono accompagnate a quei movimenti, come le derive terroristiche.
Non bisogna nascondere che la lettura del fumetto è abbastanza complessa, sia per la mole di informazioni ed eventi raccontati in ogni pagina, sia perché a tanti lettori italiani molte di quelle vicende, di quelle organizzazioni politiche e di quegli avvenimenti storici possono essere sconosciuti. A questo vengono incontro le numerose note presenti in quasi tutte le pagine, che però ovviamente rallentano il ritmo di lettura (d’altronde, non leggerle significa rimanere all’oscuro di molti elementi importanti ai fini della comprensione di ciò che si sta leggendo), che soffre già di un didascalismo sicuramente necessario, ma che a tratti appesantisce l’opera.
Anche la scelta di Grange di presentare e raccontare solo il lato “politico” di Elise, senza approfondirne altri aspetti caratteriali o relazioni che non siano quelle legate alla lotta e al movimento, raffredda l’empatia verso il personaggio. È vero che, molto probabilmente, per la protagonista/autrice ci sia stato un annullamento totale in quegli anni nella sua figura politica, escludendo e mettendo in disparte tutti gli altri aspetti della propria personalità (e forse questo è stato uno dei limiti di quell’ideologia), ma leggendo le vicissitudini, le ingiustizie, i dolori fisici e mentali che Elise ha dovuto sopportare, viene da chiedersi se un’apertura verso una sua caratterizzazione più tridimensionale non avrebbe ulteriormente arricchito il fumetto.
Jacques Tardi, dopo aver prestato il suo talento di illustratore alla copertina di più di un disco della moglie – spesso proprio raccolte delle canzoni di protesta che animarono quella stagione – affianca la compagna anche in questa graphic novel, mettendo il suo talento a servizio del racconto.
Il suo stile, che per certi versi ricorda la linea chiara di Hergé, ha la capacità di avvicinare le figure che disegna al realismo, senza per questo essere naturalista, bensì connotandole con pochi tratti sintetici, rifuggenti il dettaglio ma ugualmente efficaci nella restituzione degli stati d’animo.
Nelle pagine di questo fumetto la ricostruzione operata dal fumettista degli ambienti cittadini, delle autovetture e dell’abbigliamento del periodo storico è certosina. Le vignette, sempre centrate sui personaggi protagonisti, non lesinano gli sfondi, anzi spesso hanno un taglio orizzontale proprio per dare respiro all’ambientazione, che siano boulevard cittadini o scorci di fabbriche occupate.
La griglia è quella classica a tre strisce, a cui Tardi raramente deroga, ottimale per il grande numero di vignette in cui vengono suddivise che servono per rappresentare la gran mole di informazioni e fatti raccontati in ogni pagina. La scelta del bianco e nero con sfumature di grigio è altrettanto azzeccata per evitare che la concentrazione del lettore venga distratta da una cromia non necessaria all’efficacia della resa grafica.
Elise i nuovi partigiani è un’opera di stampo prettamente storico e politico, la cui lettura è consigliata soprattutto a chi è interessato alla storia dei movimenti studenteschi europei che animarono il decennio ‘68-’78.
Di più opere a fumetti come questa ce ne sarebbe certamente bisogno, mano a mano che la prospettiva da quelle vicende si allontana con il passare del tempo e le nuove generazioni vengono a mancare di un riscontro diretto con chi di quei fatti fu testimone diretto o protagonista.
In Italia per trovare qualcosa di analogo possiamo fare riferimento a Cani sciolti, la serie che Gianfranco Manfredi (altro autore, non solo di fumetti, il cui impegno politico in quegli anni è ben noto) ha pubblicato qualche anno fa per Sergio Bonelli Editore sotto l’etichetta Audace. Che però, a differenza dell’opera di Grange e Tardi, usa lo sfondo storico del movimento studentesco italiano per una storia di fiction, laddove Elise è, a tutti gli effetti, una tetimonianza per immagini – seppur da un punto di vista non oggettivo – che illustra eventi ancora oggi importanti per capire determinati contesti sociali e politici europei.
Abbiamo parlato di:
Elise e i nuovi partigiani
Dominique Grange, Jacques Tardi
Traduzione di Stefano Sacchitella
Oblomov, 2022
184 pagine, cartonato, bianco, nero e grigio – 25,00 €
ISBN: 9788831459532
