
Una piattaforma online, un e-shop, un reader: queste sono dunque le nuove armi tramite le quali gli aspiranti autori fanno il loro ingresso in un mercato parallelo che in un certo senso bypassa le case editrici e i tradizionali metodi di distribuzione rivolgendosi direttamente ai lettori.
Il cacciatore di idee, presentato all’edizione 2021 di Lucca Comics, è uno dei primi volumi cartacei nati da questa iniziativa. L’albo è un brossurato di piccole dimensioni, di formato simile a quello dei comics americani, e viene spedito con una cartolina/gadget in omaggio. Buone la stampa e la resa grafica, a cura di PressUp, anche se un po’ inconsistente il cartoncino usato per la copertina: è un piccolo difetto che spesso si rileva nei prodotti come questi, stampati da generiche tipografie online che si occupano in maniera più o meno dignitosa di commissioni di ogni tipo, dal depliant al libro al biglietto da visita. In ogni caso il volume è sufficientemente solido, e capace di sopportare una lettura anche un po’ vigorosa: in Italia abbiamo avuto editori anche importanti che hanno offerto prodotti peggiori.
Appare un po’ ridotta all’osso la grafica esterna ed interna – anche questo un elemento che si rileva abbastanza spesso in prodotti simili – con pagine fin troppo vuote, decorate con pochissimi elementi visivamente poveri o lasciate in bianco (in questo caso in nero), come se non si sapesse bene con quanto e quale materiale riempirle o mancasse una linea grafica/editoriale coerente e ricercata. Ci si ritrova quindi con spazi extra che si sarebbero potuti valorizzare meglio; per esempio dando funzione, forma, e soprattutto personalità al prodotto o al marchio Jundo, magari presentando l’editore e la sua filosofia, per creare un rapporto con i lettori, o anche semplicemente per pubblicizzare gli altri volumi disponibili o la piattaforma.
Venendo invece alla parte più importante, cioè la storia, va subito detto che Il cacciatore di idee è un progetto dal pitch immediato e accattivante, e suscita subito curiosità: nel mondo creato dai soggettisti Stefano Ficca e Valerio Cartuccia gli abitanti hanno infatti la possibilità di ingaggiare dei cacciatori che si intrufolino nel loro inconscio e recuperino idee nascoste, che faticano a venire alla luce o sono state dimenticate. Il tutto avviene usando degli indizi – gli “spunti” – forniti dall’inconscio di chi assume il cacciatore, il quale deve cercare di dar loro un senso muovendosi in una sorta di “mondo delle idee” Platonico – e Platone stesso è uno dei personaggi della storia. In quella che potrebbe diventare una sorta di fiction Freudiana, i cacciatori sarebbero in grado di far riemergere alla coscienza, oltre ai ricordi, elementi soppressi della psiche, segreti, traumi personificati, o magari intuizioni strabilianti che consentano di creare ogni tipo di avanzamento e scoperte che potrebbero incidere sull’esistenza di tutti noi; partendo ad esempio dal progetto di gomme da masticare più saporite fino a formule matematiche che consentano il viaggio nel tempo o una cura per i tumori.
Ma nel caso di questo fumetto gli autori hanno deciso invece di fermarsi all’idea forse più immediata e semplice, probabilmente più adatta all’avventura e appetibile per il pubblico: quella di artisti che tramite i cacciatori cercano nuove idee per i loro libri, fumetti, film o quel che sia. Scelta condivisibile e affatto criticabile, ma – detto più che altro come curiosità – scelta che in questo caso finisce involontariamente per assumere toni bizzarri: il fermarsi a idee semplici e adatte al grande pubblico è proprio una delle accuse che il protagonista fa allo scrittore che compare nella storia.

Niente tragedie, drammi, profonde interrogazioni sul senso della vita e dell’arte o elevati messaggi spirituali, bensì una trama fracassona composta da un susseguirsi di eventi frenetici, cambi di scena, combattimenti epici, ironia, grandi sorprese e rivelazioni. Una storia che fa capo a Escher, cacciatore abilissimo che si trova coinvolto nella misteriosa scomparsa di un suo “collega”, una ricerca che lo spingerà a spostarsi all’interno del panorama onirico nel quale nascono le idee, fino a raggiungere gli strati più profondi del mondo mentale della creatività. Il tutto in un turbine di eventi che parte bene e si conclude abbastanza degnamente, ma perde un po’ la rotta nella parte centrale, dimostrando un desiderio di mordere più di quel che le sue zanne gli consentono.
Intendiamoci: chiarito che il prodotto è principalmente di puro intrattenimento, esso si mostra piacevole, divertente, a suo modo originale, con qualche spunto di riflessione da non sottovalutare, ricco di trovate piacevoli, ben dialogato e ben disegnato. Si basa su concetti potenzialmente facili da assimilare che creano suspense e curiosità, tenta di amalgamare temi “alti” con uno sviluppo avventuroso “puro”, è epico e ironico… e dunque ricco di elementi validi, che in fondo sono quelli che dovrebbero attirare il lettore. Se ci si limita a questi, infatti – e tutto sommato perché non si dovrebbe – ciò che ne deriva è un prodotto coerente con se stesso e con il tipo di fumetto che vuole rispecchiare, e che prova a dire qualcosa di nuovo in un mondo già saturo di concetti simili.
Un’opera che non ha nulla da invidiare a tanti suoi “fratelli”, che non sfigurerebbe sul mercato estero e sicuramente si presterebbe a essere sviluppata in successive miniserie (auspicabilmente con più pagine, perché salta subito all’occhio come le 88 di questo volume non bastino da sole a contenerne l’universo). Gli autori dunque sanno muoversi con agio e mostrano ciò che Jundo sperava di offrire tramite la sua piattaforma: le carte in regola ci sono tutte. Detto questo, però, è altrettanto doveroso far notare alcuni elementi che convincono meno; sebbene – forse paradossalmente – non vadano più di tanto a rovinare la fruizione.
Sul sito di Jundo è scritto chiaramente che a ogni autore è affiancato un editor; pure, se dovessi cercare di trovare l’origine dei difetti de Il Cacciatore di Idee, direi che derivano tutti da un mancato o troppo lieve controllo editoriale, che non ha impedito agli autori di farsi prendere la mano e alla storia di espandersi troppo, di ingarbugliarsi su se stessa e in territori complicati, convoluti e potenzialmente pericolosi. Come detto, l’idea di base del fumetto è cristallina e sufficiente a se stessa, dato che si basa su tre elementi vincenti: un immaginifico mondo inconscio dove tutto è possibile e si muovono creature di ogni tipo che sono personificazioni di idee, i cacciatori che a questi concetti sfuggenti devono dare la caccia, e infine esseri umani che hanno bisogno di qualcuno che recuperi per loro tali idee. Basterebbe questo per creare non una, ma innumerevoli trame uguali e nello stesso tempo molto diverse tra loro, e tutte efficaci.
Invece sembra che qui si sia voluto esagerare, complicarsi inutilmente la vita creando sovrastrutture e rivelazioni incredibili, personaggi su personaggi dai ruoli diversi, infilati in un percorso a ostacoli sconnesso con un’indagine non del tutto chiara e una panoramica ampissima sul mondo creato e sui concetti che lo tengono in piedi – molti di essi non del tutto chiariti. Per non parlare di passeggiate psichedeliche nella mente umana e infine le incredibili rivelazioni su tutti i personaggi coinvolti che portano a un finale a sorpresa che rimette tutto in gioco. Per certi versi affascinante. Ma, francamente, troppo. Ed è qui che – perlomeno nella mia percezione – sembra essere poco presente quell’editor che avrebbe dovuto evitare che gli autori si facessero prendere dall’entusiasmo e caricassero di troppi elementi il loro lavoro. Quando un fumetto ha già uno spunto forte, volerlo riempire di strati ulteriori, di misteri, colpi di scena, ribaltamenti – se mal gestiti, oltretutto – serve solo a complicare inutilmente le cose. Soprattutto se poi manca lo spazio per spiegare e giustificare tutto.

Molto efficace anche la copertina di Fabio Violante e Marco del Forno: il loro Escher che si allontana lasciando delle impronte dalle quali scaturiscono le idee è molto ben pensata e ben messa in pratica; piacevole la presenza dello sketchkbook finale con commento degli sceneggiatori, che racconta molto della genesi dell’opera ed è sempre un contenuto piacevole da vedere a corredo di un fumetto. Elemento meno comprensibile invece è la presenza un po’ defilata del disegnatore, il cui nome non compare neppure in copertina insieme a quello degli sceneggiatori. Inconsueto!
In definitiva, questo Cacciatore di idee si presenta come preciso e puntuale rappresentante – nelle luci e nelle ombre – del tipo di fumetto che viene offerto da realtà come Jundo e da chi ne fa parte. Appassionati grazie ai quali la parola “amatoriale” ha smesso di avere l’unico significato che le era stato attribuito nel tempo (cioè quello di prodotto o autore dozzinale, di poco talento e valore, che cerca di imitare senza mezzi e senza cognizione di causa le opere “vere”) per riacquistare quello più ampio che gli compete, cioè di lavoro creato da “amatori”, contrapposti ai “professionisti” solo perché ciò che fanno non è (al momento?) il loro mestiere, ma capaci di creare prodotti dal valore uguale o anche superiore.
È ancora presto per sapere se – in questo panorama sempre variabile e spesso impossibile da prevedere – Jundo sarà un’apripista, un punto fermo, o un anello di congiunzione tra il fumetto del passato e quello del futuro (qualcuno ha detto Webtoons?). Certo è che la presentazione che ci viene offerta è valida, gli autori capaci, e il prodotto che ne risulta moderno e professionale quanto basta. Sempre di fumetto popolare si tratta, siamo lontani dai capolavori o da lavori complessi e autoriali, e permangono alcuni classici difetti tipici degli esordi o degli autori giovani; ma questo poco toglie alla piacevole lettura che ne deriva.
Abbiamo parlato di:
Il Cacciatore di Idee
Valerio Cartuccia, Stefano Ficca, Gabriele Scarafia, Claudia Giuliani
Jundo, settembre 2021
Brossura, 88 pagine, colore – 9,99 €
ISBN 9791280408303








