Forestetisselli

I Crudeli Spiriti della Silva Litana

26 Gennaio 2024
Giovanni Brizzi e Sergio Tisselli intrecciano storia e leggenda nella loro opera sul guerriero gallico Ducario.
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La foresta romanticizzata e addomesticata nella quale passeggiamo oggi non ha nulla a che vedere con quella dell’antichità, un luogo magico e pericoloso, che sfugge al controllo dell’uomo. Gli alberi impediscono alla luce del sole di penetrare nelle sue profondità, i rovi ostacolano il passaggio, fiere mostruose spiano nell’ombra, invisibili a occhio umano. Il bosco, la foresta, è quella realtà non-umana che si contrappone all’insediamento abitato, ovvero al mondo civilizzato. È il luogo sacro dove nascono e vivono i mostri.

Sergio Tisselli, attraverso la sua arte, riesce a far comprendere rapidamente al lettore cosa sia la foresta per un Romano o un Gallo vissuti nel 200 a.C. Con un abile uso di ombre e luci, lo fa immergere in un mondo tetro e ostile, non abitato da pani o ninfe, ma piuttosto da divinità innominabili, pagane e oscure, simili a quelle narrate da Lovecraft. Queste sono inumane e crudeli, dalle forme impercettibili e sconosciute. Così doveva prospettarsi la Selva dei Suicidi davanti a Dante, nel XIII Canto:

“Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

Pubblicata per la prima volta nel 2006, Foreste di Morte è il secondo capitolo della trilogia – purtroppo rimasta incompiuta – del guerriero gallico Ducario, della tribù celta degli Insubri. Nel primo volume, Occhi di Lupo, il professor Giovanni Brizzi e il Maestro Tisselli raccontano la vicenda di un personaggio storico realmente esistito, Ducario appunto. Egli è stato testimone del massacro dei suoi consanguinei da parte del console Caio Flaminio Nepote, del quale il Gallo si vendicherà nella battaglia del Lago Trasimeno, decapitandolo come usavano i Celti. Brizzi e Tisselli riempiono i vuoti storici narrando la vita di Ducario tra il momento della vittoria dei Romani sugli Insubri e quello della vendetta su Flaminio, inventando possibili percorsi intrapresi dal Gallo, stando attenti a integrarli nel contesto storico e rendendoli perfettamente plausibili.

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Foreste di Morte vede Ducario nuovamente protagonista di un altro episodio noto, quello dell’imboscata della Silva Litana. È un altro momento drammatico per Roma avvenuto nel corso della seconda guerra punica, a pochi mesi di distanza da un più famoso massacro, quello di Canne. Dato il luogo sacro dove avviene l’imboscata e l’entità della vittoria dei Galli Boi sui Romani, non sorprende come l’episodio della Silva Litana si sia rapidamente ammantato di leggenda. I due autori raccontano entrambe le versioni, lasciandole però intrecciate e difficilmente distinguibili, come i rovi della tetra foresta.

La storia: è Ducario stesso a narrare, di fronte al suo popolo, gli eventi così come si sono svolti. Non si trattò di magia druidica e forze occulte, ma di astuzia e volontà. La Selva Litana, probabilmente situata tra l’alta Toscana e Parma, era un’area stanziale per la tribù dei Galli Boi, che consideravano sacra la foresta. Il contesto è quello della seconda guerra punica, poco dopo la grande vittoria di Annibale a Canne, trauma talmente profondo per i Romani che la sua drammatica storia è ben conosciuta ancora oggi. Mentre la legione attraversa la minacciosa selva, la ferita di Canne è ancora aperta e sanguinante, tanto che il console non vuole neanche sentirne pronunciare il nome in sua presenza.

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Consapevoli di non poter affrontare le formidabili legioni di Roma in campo aperto, guerriglia e astute imboscate sono le uniche armi in mano ai Celti. Una volta che i Romani furono nel cuore della foresta, i Galli fecero cadere su di loro gli alberi precedentemente recisi e resi instabili. Solo a quel punto i guerrieri, mimetizzati nel fogliame, attaccarono l’esercito Romano, confuso e terrorizzato, massacrandolo.

La leggenda: ma è una spiegazione che lascia insoddisfatti gli astanti, che ben conoscono la leggenda di come Ducario abbia richiamato gli spiriti guerrieri sopiti negli alberi. Alberi combattenti che, risvegliandosi, fecero letteralmente a pezzi l’esercito romano. Qui Tisselli dà mostra della sua maestria, proponendo creature orribili fatte di rami e scene macabre dove i corpi e le membra strappate dei soldati martoriati vengono letteralmente divorate dalle piante. La lovecraftiana foresta disegnata da Tisselli compare essa stessa come una creatura vivente, il cui volto mostruoso e famelico si forma tra le ombre dei rami.

La figura mitologica degli alberi combattenti era già famosa tra i Celti, e la sua leggenda è sopravvissuta per secoli, giungendo fino a noi. Ne ritroviamo un’eco nel MacBeth (“Macbeth shall never vanquished be until / Great Birnam Wood to high Dunsinane Hill / Shall come against him“) e negli ormai famosi Ent del Signore degli Anelli. Non sorprenderebbe se la foresta di Fangorn fosse una delle ispirazioni dei due autori.

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Foreste di morte si propone come un volume d’eccezione che riesce a trascinare il lettore nel cuore della Silva Litana, merito dovuto in particolare alle tavole di Tisselli. I colori tendono al grigio, è una foresta dove il sole (la “luce” di Roma) non riesce a penetrare; persino il rosso del sangue si mischia con il nero dei rami, tanto da rendere difficile distinguere gli uomini dalle piante che li hanno uccisi. Le vignette si susseguono strette e frenetiche, contribuendo a dare una sensazione di claustrofobia, come se la foresta stesse lentamente inghiottendo i personaggi. Le lunghe sequenze prive di dialoghi trasmettono lo stesso, terribile silenzio che i Romani devono aver percepito poco prima dell’agguato. Un silenzio inquietante e innaturale, messaggero di morte.

Abbiamo parlato di:
Foreste di morte
Giovanni Brizzi, Giovanni Marchi, Sergio Tisselli
Edizioni NPE, 2023
64 pagine, cartonato, colori – 16,90 €
ISBN: 978-88-36271-83-2

Marco Favaro

Marco Favaro

Classe 1990, ha studiato filosofia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata conseguendo poi la magistrale presso la Freie Universität di Berlino. Nel 2021 ha ottenuto il suo dottorato in studi culturali e scienze umane alla Otto-Friedrich-Universität Bamberg.
È l’autore di “La Maschera dell’Antieroe”, pubblicato da Mimesis Edizioni per la serie “Filosofie.” Il libro definisce le strutture proprie del genere supereroico contemporaneo e i concetti filosofici che gli sono propri. Altri suoi saggi di pop-culture sono pubblicati per Routledge, McFarland o reperibili gratuitamente online. Con la scusa di studiarli, Marco legge e colleziona centinaia di fumetti, spaziando da Batman a Zerocalcare, da Dylan Dog fino a Zio Paperone.

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