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Ghost Money: nell’alta finanza nessuno può sentirti urlare

Smolderen e Bertail realizzano un inquietante fumetto d’anticipazione su un futuro molto prossimo, tra spionaggio, terrorismo e speculazioni globali.

Ghost Money: nell’alta finanza nessuno può sentirti urlare

Thierry Smolderen è uno sceneggiatore francese le cui storie hanno  spesso  un background fantascientifico, declinato però in modo sempre piuttosto originale. Si parte da  Karen Springwell (1990) per proseguire con Gipsy (1993); la sua opera più famosa è probabilmente Souvenir dall’impero dell’atomo.
Smolderen è anche storico del fumetto: dal 1994 ha una cattedra presso la scuola di Belle Arti di Angoulême. Questa sua personale reinterpretazione del genere fantascientifico ritorna anche in questo suo più recente Ghost Money.

L’opera, uscita in cinque fascicoli dal 2008 in poi (qui raccolti in un solo volume), precede di poco l’elezione di Obama e parte quindi dall’America repubblicana di George W. Bush, coinvolta in un vasto progetto bellico in seguito all’attacco dell’11 settembre 2001.

Il fumetto si apre infatti con una citazione di Karl Rove, consigliere militare del presidente, che afferma: “Noi siamo un impero, e quando agiamo creiamo la nostra realtà.”   Una visione che, come afferma lo stesso Smolderen nella postfazione, è vicina alle distop ie di Philip Dick e del cyberpunk.

Questo approfondimento distopico non ha purtroppo perso del tutto attualità con l’amministrazione Obama, ma ha accentuato il suo interesse oggi che, con Donald Trump, è tornata al potere una destra repubblicana decisamente bellicista.

Ghost Money va a indagare soprattutto, come chiarisce già il titolo, le influenze del potere finanziario sommerso sull’avvio e sullo sviluppo delle guerre volte al controllo del medio-oriente, o anche solo a creare una movimentazione di capitali favorevole al grande complesso militar-industriale globale. La proiezione in un futuro molto prossimo permette di introdurre tecnologie avveniristiche ma verosimili, come chip neurali, esoscheletri potenziati e simili.

Ghost Money: nell’alta finanza nessuno può sentirti urlare

Il labirinto del gioco di spie, militari, terroristi e capitalisti è declinato quindi in modo interessante e ben documentato, anche se questo si accompagna a una trama a volte fin troppo densa e intricata; una complicazione delle vicende che passa anche alla griglia francese delle tavole, sviluppata di base su quattro strisce ma qui particolarmente affastellata e complessa.

Il segno di Dominique Bertail, preciso e algido, è congeniale alla rappresentazione del mondo di questa élite globale che gioca con i destini dell’umanità. Anche la colorazione aiuta questa sensazione con un prevalere dei toni dell’azzurro e del grigio. Tale freddezza generale ha per contro l’effetto di diminuire l’empatia che il lettore prova verso i personaggi, pedine meccaniche di un gioco ormai troppo grande per tutti.

Il fumetto ha quindi dei motivi  di interesse per l’appassionato di fantapolitica, che ritrova gli elementi classici del genere mixati in una formula sufficientemente documentata, originale e complessa. Però, per contro, il tutto introduce in alcuni punti una certa faticosità nella lettura, soprattutto man mano che la trama si infittisce.

Insomma, un incontro tra Black Mirror e un Dottor Stranamore dei nostri giorni dove la bomba sono le speculazioni computerizzate del complesso militar-industriale turbocapitalista; un invito vertiginoso a immaginare cosa c’è dietro le quinte di un mondo sempre più accelerato verso l’abisso.

Abbiamo parlato di:
Ghost Money
Dominique Bertail, Thierry Smolderen
Traduzione di Cecilia Bagnoli
Oscar Ink, 2017
312 pagine, cartonato, a colori – 20,00 €
ISBN: 9788894680895

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