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Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show

Nuovo appuntamento con “Il futuro dei webcomics”, oggi vi presentiamo l’intervista realizzata al team di Pee Show.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Nuovo appuntamento con “Il futuro dei webcomics”, la serie di interviste attraverso cui stiamo indagando le caratteristiche attuali del mondo dei webcomics e stiamo cercando di capire quali sono le tendenze e quale sarà l’evoluzione di questo mezzo. Dopo aver intervistato Mirko Oliveri di Verticalismi.it, Giorgio Trinchero di Mammaiuto.it e aver creato un questionario indirizzato a voi lettori e al quale vi invitiamo a partecipare, oggi vi presentiamo l’intervista realizzata al team di . Questo promettente collettivo, formato da Luciop, Prenzy e Batawp, che potete seguire sulla loro pagina facebook o su tumblr, ha iniziato a pubblicare i propri lavori dall’estate scorsa e nei mesi ha prodotto delle interessanti opere (di cui vi abbiamo consigliato la lettura qui, qui e qui) che hanno loro permesso di guadagnare una certa attenzione da parte del pubblico, che siamo certi sia destinata a crescere nel tempo. Abbiamo quindi rivolto qualche domanda ai tre autori, per sapere la loro sul mondo dei webcomic e sul loro futuro.
Come sempre vi invitiamo a commentare e a partecipare alla discussione attraverso i commenti all’articolo o sui nostri canali social.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show

Secondo voi, quali vantaggi e possibilità danno in più i webcomics rispetto al fumetto cartaceo?
Luciop: Senza internet Pee Show non esisterebbe nemmeno. O almeno, non nel modo in cui siamo riusciti a portarlo avanti sino a ora. Probabilmente sarebbe stato poco più che una fanzine in bianco e nero, che avremmo svogliatamente distribuito davanti ai luoghi di ritrovo mentre ci tiravano le palline di carta. Abbiamo un grande vantaggio noi, rispetto ai pionieri dell’autoproduzione. Internet è un mezzo potentissimo, ormai è appurato, la possibilità di dare il via al tuo progetto senza doverti confrontare con i problemi legati ai costi dell’autoproduzione, ti dà un input non da poco per farlo effettivamente partire e per trasformarlo da semplice idea a prodotto concreto. Poi personalmente ritengo che il contatto diretto col pubblico ti aiuti a scrollarti di dosso un po’ di quelle ansie da prestazione inevitabili nel momento in cui ti metti in gioco con un pezzo di te stesso. Per quanto riguarda tutto il resto, non credo che il webcomic ti dia realmente delle possibilità in più rispetto alla carta, semplicemente giochi su un campo diverso, e ti viene data quindi la possibilità di sperimentare nuovi metodi per raccontare. Ciò che mi fa un po’ rosicare è che certi prodotti concepiti e nati sul web spesso perdano moltissimo nella trasposizione su carta, addirittura per alcuni sarebbe impossibile un cambio di formato, perché si andrebbe proprio a distruggerli. Mi riferisco a quei fumetti che sfruttano brillantemente la lettura verticale. Ritengo invece che nel passaggio da carta a monitor si possa trovare più facilmente un accordo.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show
Da sinistra a destra, opera di Luciop, Prenzy, Batawp

Da autori di webcomics come immaginate che evolverà il rapporto tra i fumettisti della rete e gli editori della carta e cosa vi augurate?
LuciopMah, io ho sempre avuto l’impressione che le case editrici abbiano capito subito di dover scandagliare il web. Secondo me ci sono tante altre cose che alcune case editrici italiane dovrebbero rivedere, ma in generale mi sembrano tutti d’accordo nel riconoscere che internet va costantemente tenuto d’occhio. Basta veramente poco, perché se ti fai un giro su blog, tumblr o un qualsiasi social network, ne trovi davvero tanti di autori in gamba, e senza doverti sforzare più di tanto. Tra i miei colleghi e amici esordienti c’è gente davvero mostruosa e molti di loro hanno mosso i primi passi su internet. Questo mezzo è troppo appetibile, ci si ritrova a utilizzarlo per darsi visibilità quasi automaticamente. Quindi credo che la stessa semplicità che porta noi a crearci le nostre personali vetrine online, permetta all’editore di venire in contatto coi lavori degli autori emergenti in modo decisamente immediato. Poi dopo l’esperienza di Pee Show io ho decretato che tra tutti i luoghi in cui puoi pubblicare le tue cose, Facebook ha una marcia in più, se il tuo intento è di girare il più possibile. Tutti, o quasi, abbiamo Facebook. Tutti volenti o nolenti passiamo almeno il nostro bel “quarto d’ora” di fancazzismo quotidiano su Facebook. Beh, se sei un editore, o comunque qualcuno del settore, quel quarto d’ora potrebbe portarti a fare interessanti scoperte. Se sei “la gente”, invece, ti verrà chiesto il minimo impegno per raggiungere quel contenuto che ti è stato in ogni caso sbattuto in home page, sotto il post di tuo cugino che a quanto pare oggi sente caldo. Poi, non per andare a parare sempre là, ma questa faccenda di Zerocalcare è la dimostrazione effettiva che un buon successo ottenuto sul web, sarà un buon successo anche nelle vendite della versione cartacea. E come lui anche tanti altri. A me sembra che gli editori conoscano il potenziale della rete, l’unica cosa che posso augurarmi è di averci preso con le mie supposizioni, perché se è così, è proprio un bel quadro, no?

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show
Opera di Prenzy

Credete che i webcomics siano legati a un qualche particolare formato?
Prenzy
: Non credo che i webcomics siano legati a un formato specifico, o meglio, non necessariamente. Sarebbe soltanto un modo di porsi dei limiti, noi personalmente, pur amando il web, non vogliamo privarci del vecchio piacere della carta. Utilizziamo un classico formato “comic book”, più stretto e lungo del bonelliano per dirne uno, e quindi ottimo sia per il digitale sia per il cartaceo. Penso sia fondamentale invece, sfruttare la lettura verticale delle pagine, la quale permette di ricreare su schermo, quella che è sempre stata la classica lettura. Tramite l’utilizzo dello scroll, seppur con ritmi e tempi diversi, simuliamo lo sfogliare delle pagine. Impaginare correttamente un webcomics non è facile come si può immaginare. Vanno calcolati spazi, proporzioni e strumenti di lettura soprattutto, ormai la gente naviga con qualsiasi cosa, un fumetto letto sul pc non ha la stessa lettura dell’ iPad, dello smartphone o del tostapane. Va quindi cercata una via di mezzo per rendere leggibile il prodotto su qualsiasi piattaforma digitale.

Con la diffusione sempre crescente di dispositivi digitali e ore trascorse in rete, è assai probabile che anche chi non ha mai letto un fumetto in vita sua o messo mai piede nell’angolino dell’edicola dedicato ai fumetti prima o poi finisca con l’inciamparci. Secondo voi, la possibilità di ritrovarsi dinanzi a un lettore fumettisticamente “vergine” influenza in qualche modo la produzione dei fumetti o le strategie dei fumettisti?
Prenzy: Sul web chiunque può leggere il tuo webcomic, ma sei sicuro di aver fatto un buon lavoro, se anche chi non ha mai letto un fumetto, neanche per sbaglio, riesce a capire e quindi a comprendere il linguaggio, e ad apprezzarne il contenuto. Ma questo non dovrebbe influenzare la produzione, dovrebbe sempre essere così, chi scrive e disegna deve cercare di ampliare il raggio di lettori, rivolgendosi a tutti, e non creare un prodotto di nicchia,  del quale solo pochi apprezzerebbero la qualità. Le strategie funzionano, richiami all’ infanzia, alle esperienze di vita che in qualche modo accomunano tutti o fatti di quotidianità, insomma rendere partecipe il lettore di quello che sta leggendo e far sì che si riconosca come il protagonista delle vicende, aiuta sicuramente a coinvolgere un pubblico più vasto.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show

A vostro parere, il pubblico dei webcomics mostra particolari tendenze o preferenze?
Batawp
: Non va fatta una distinzione tra pubblico dei webcomics e pubblico dei lettori di fumetto cartaceo. La distinzione andrebbe fatta tra pubblico “abitudinario” e pubblico “innovativo”. C’è chi, da una vita, si reca ogni mese in edicola e compra il suo bell’albo mensile, il suo Bonelli o l’ultimo numero degli Ultimates, e c’è chi invece ad un certo punto si ritrova in fumetteria e comincia a cercare. Non sa neanche lui cosa sta cercando, non ha un titolo, un genere o un’idea. Di base cerca uno stimolo, cerca un’emozione. Forse sono questi ultimi, i lettori “innovativi”, i veri consumatori di webcomics (forse). Perché il webcomic è libero da molte (se non tutte) costrizioni editoriali, limiti di target, tipo di disegno, di colore e di testo. Il webcomic è lo sfogo di un narratore che decide di raccontare qualcosa che innanzitutto piace a lui. Che lo rappresenta personalmente o che, molto più semplicemente, gli piace disegnare. Credo che il successo di un webcomic e quindi il suo impatto sul pubblico dipendano per lo più dal piacere e dalla passione che quei jpeg trasudano, e non tanto dalla storia in sé. C’è poi da dire che comunque il webcomic ha un suo limite, un requisito che può far la differenza tra il successo e l’anonimato. La sua ampiezza. Un webcomic può essere una serie a puntate (citando Violent Hill), può essere una striscia o una tavola autoconclusiva (citando Zerocalcare e Sacro/Profano), può essere una piccola storia, ma non può essere lunga. I webcomic sono spesso delle piccole pause che ci prendiamo durante il lavoro, e quindi devono essere letti abbastanza velocemente. Il pubblico virtuale è abbastanza pigro, non ama cliccare su troppi link, non ama zoomare ogni singola vignetta e non vuole perdere mezz’ora davanti a uno schermo per leggere un fumetto. Le tendenze di oggi sembrano molto legate comunque all’umorismo. La gente vuole ridere, e spesso, trovandosi davanti al pc, ride grazie ai webcomic, alle vignette che quotidianamente vengono messe in circolo. Ma la gente non disdegna neanche un momento di riflessione sottoforma di fumetto digitale. Cerca comunque una serie di argomenti e tematiche difficilmente reperibili in un albo seriale con degli eroi di carta. Cerca quei segni e quei colori che magari non troverebbero spazio sul mercato, e cerca dei testi meno filtrati, meno censurati. I lettori dei webcomic insomma non hanno paura delle novità, anzi le ricercano senza sosta.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show
Opera di Batawp

Proprio mentre ci scambiamo queste mail, sono state annunciate le candidature per gli Eisner Awards. Nella categoria Best Continuing Series sono stati nominati quattro fumetti Image (Saga, Sex Criminals, East of West e Nowhere Men) e uno Marvel (Hawkeye). Due dei fumetti Image (Saga e Sex Criminals) hanno avuto anche i loro problemi di distribuzione digitale a causa dei loro contenuti “forti”. Quanto dicevi sopra, sulla ricerca di nuovi contenuti, quindi, sembra trovare conferma anche in parte del fumetto cartaceo, prova (forse) di una generale reazione/richiesta del pubblico dei fumetti. Nel prossimo futuro, che ruolo avranno i webcomics, riusciranno a essere parte attiva in questo processo di creazione del nuovo? Finiranno in qualche modo per influenzare (nel linguaggio, nelle tematiche, nei modelli produttivi ecc.) i cugini della carta?
Batawp: La cosa affascinante e interessante del webcomic è che vengono annullate tutte le barriere e gli ostacoli che si pongono solitamente tra l’autore e il pubblico. Se un webcomic è bello, fatto bene, scritto bene, se piace insomma, riscontrerà successo. A prescindere dal formato, dal numero di tavole e da tante regole poste solitamente da una casa editrice. Nessuno, prima della sua pubblicazione, censura, taglia o adatta i contenuti. I lettori si stanno abituando a questo tipo di dinamica e quindi anche nel cartaceo vorrebbero quegli stimoli immediati che può dare un fumetto digitale. Ci sono autori come Cornellà o Molg che disegnano e scrivono cose che mai ci saremmo sognati di trovare in libreria, ma proprio per il successo e il riscontro del pubblico, passerà pochissimo tempo (se non è già accaduto) prima di trovare una bella raccolta delle vignette sadiche e perverse di Molg, con la sua bella rilegatura. Gli editori si stanno rendendo conto di questo processo, e di conseguenza sono costretti a dover cedere molto spesso, e a ritrattare delle limitazioni che avevano imposto in precedenza. Il cartaceo si ritrova a gareggiare col digitale per mantenersi sempre appetibile, nascono nuove collaborazioni, vediamo tanti autori atipici che partecipano e fanno parte di serie che apparentemente sembravano “chiuse” (basti pensare alla futura collaborazione di Akab su Dylan Dog). È una guerra civile del fumetto da cui il fumetto uscirà soltanto vincitore. Aumenteranno sempre di più i lettori di vignette, e a un certo punto penso che ci sarà un bel rimescolamento di carte da cui tutti trarremo giovamento, ispirazione e intrattenimento.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show
Opera di Batawp

A vostro parere, è possibile (nel prossimo futuro) un’industria dei webcomics indipendente da quella del fumetto cartaceo e in grado di auto sostenersi economicamente? Se sì, in che modo?
LuciopPotrebbe accadere. Con la diffusione dei tablet e degli ebook reader, che permettono l’acquisto di veri e propri volumi digitali, è chiaro che si stanno facendo dei passi verso questa direzione. L’industria dei webcomics potrebbe cominciare a seguire le stesse regole della vendita in fumetteria/edicola/libreria, concedendo delle preview e facendo pagare un prezzo per la fruizione del contenuto intero. Un po’ come se sfogliassi per qualche secondo il volume in negozio. Però parliamoci chiaramente, internet è bello anche perché ti permette una fruizione assolutamente gratuita dei suoi contenuti… è una sorta di regola non scritta. Ed è anche grazie a questo approccio che ci si fa strada sul web, perché non si chiede niente al lettore. Sarò sincero, io personalmente sono sempre restio ad acquistare qualsiasi contenuto digitale, non mi piace. Amo la materia, amo sentire la carta tra le mani, amo scambiare i miei soldi con qualcosa di comunque tangibile. Ma è tutta una questione di abitudini, ne sono certo. In futuro probabilmente tutte le transazioni avverranno tramite internet, tutto sarà digitalizzato. Sarà la norma ed io sarò uno di quei vecchi che s’incazza col presente. Quando e se tutto sarà così, forse anche la diffusione libera e gratuita d’internet subirà delle modifiche e non sembrerà nemmeno così strano acquistare un fumetto digitale.

Piattaforme come Kickstarter, Indiegogo, Eppela o Patreon sono sempre più utilizzate, il numero di campagne di raccolta fondi che raggiungono il proprio obiettivo è crescente e i progetti sempre più ambiziosi. Come giudicate questi strumenti, come cambiano la filiera della produzione fumettistica e che ruolo ricopriranno in futuro, secondo voi?
Prenzy:  Se si sanno sfruttare sono sicuramente degli ottimi strumenti, ma credo che ora come ora, non siano il massimo per degli autori esordienti o con un nome non abbastanza forte, temo che la “gavetta”, non intesa come sfruttamento, sia comunque necessaria, e sconsiglio a chiunque di vederla come una scorciatoia per arrivare alla pubblicazione. Quel che amo del crowdfunding è la passione, se non ami abbastanza la tua idea, non riuscirai mai a vederla stampata, tramite una raccolta fondi, chi ci crede veramente invece, con le proprie forze può fare veramente cose incredibili.  Ho visto bei progetti, curati bene, con una solida campagna pubblicitaria tramite social, eventi e quant’altro, rivelarsi degli autentici capolavori, che difficilmente avrebbero avuto la stessa resa con una casa editrice, in termini di guadagno, stampa e visibilità.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show
“DDT” opera di Prenzy e Batawp

Purtroppo, ti parlo per esperienza personale, in molti pensano al rapporto tra webcomics e fumetti cartacei in termini di gerarchie, sostenendo che ai primi manca la qualità dei secondi o addirittura che siano nulla di più di una sorta di sottogenere del fumetto. Che cosa rispondereste a quanti hanno un’opinione del genere?
Batawp: Il cartaceo sicuramente attira più del webcomic. Perché? Perché nasce prima ed è riconosciuto come mezzo ufficiale attraverso il quale un artista si afferma (appunto le pubblicazioni). Per pubblicare in cartaceo devi piacere innanzitutto all’editore, devi avere un progetto approvato, devi sottostare a una serie di scadenze e di correzioni date da terzi. Per pubblicare sul web fondamentalmente non ti serve nulla, solo il tuo lavoro e una connessione a internet. Ma non possiamo giudicare la bellezza e la qualità di un lavoro semplicemente dalle difficoltà che ci sono oggi per pubblicare un fumetto per una casa editrice. Qua si parla di spazi editoriali, di generi. Ci sono troppe sfumature possibili della narrazione a fumetti e troppe poche realtà editoriali, incapaci quindi di abbracciarle tutte (almeno qui in Italia). Il webcomic non è un sottogenere del fumetto classico dunque, bensì un’esigenza dei tempi. Il lettore vuole leggere quante più cose possibili (anche gratuitamente) e l’autore vuole vivere libero da costrizioni editoriali a mio avviso ormai obsolete. Vuoi sapere se un fumetto è bello o no? Leggilo.

Il futuro dei webcomics: intervista agli autori di Pee Show

 

Si ringraziano Prenzy, Luciop e Batawp per la disponibilità
Intervista condotta via email, aprile-maggio 2014

 

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