Fumettocrazia: potere al fumetto made in USA

Fumettocrazia: potere al fumetto made in USA
Abbiamo intervistato gli autori e conduttori di Fumettocrazia, il primo podcast italiano dedicato al fumetto statunitense di Marvel e DC Comics.

minilogoFumettocrazia è un podcast, nato da pochissimo tempo, che si occupa di fumetto made in USA e, in particolare, degli albi che settimanalmente e presentano ai loro lettori e, nella rubrica I Bellissimi delle pietre miliari della produzione delle Big Two.
Si tratta del primo podcast italiano dedicato al fumetto supereroico statunitense e noi abbiamo fatto una chiacchierata con i suoi creatori e conduttori – una redazione sparsa in più regioni italiane – sui motivi dietro la nascita e i contenuti del podcast.

Ragazzi, benvenuti su Lo Spazio Bianco.
Giusto per rimanere in ambito supereroico, com’è composto il Quiet Council di Fumettocrazia? Presentatevi un po’ ai nostri lettori.
Giorgio Ceragioli (GC):
Io sono Giorgio Ceragioli, ho 31 anni e sono la quota toscana di questo podcast. Appassionato di calcio, Playstation e DnD, oltre che di gente in tutina.
Filippo Torta (FT):Io sono Filippo Torta, ho 27 anni, milanese e quando non lavoro leggo fumetti, guardo sport e ascolto musica.
Alessandro Negri (AN): Io sono Alessandro, sono di Milano e se vent’anni fa mi avessero detto che un giorno mi avrebbero intervistato per un progetto fumettistico avrei immediatamente chiamato la Tempolizia.
Giorgio Crico (GCr): Ciao a tutti, lettorissimi! Per quanto mi riguarda, mi chiamo Giorgio anch’io e sono noto nei meandri del webbe con lo sfortunato alias di Direttor Gestapo, ottenuto non per simpatie politiche (ci mancherebbe) ma perché le malelingue sostengono che io “controlli” la vita dei miei collaboratori per mandare avanti i vari progetti editoriali che porto avanti. Fumettocrazia però è un’oasi felice, per me: non sono io il boss, siamo un podcast incredibilmente democratico e quindi mi rilasso, posso non applicare i miei ordinari metodi coercitivi.

Facciamo adesso un passo indietro: come e quando è nata la vostra passione per il supereroico?
GC:
Diciamo che la serie animata di Batman ha avuto su di me lo stesso impatto che il pipistrello che sfonda la finestra ha avuto su Bruce.
FT: Sicuramente i cartoni in tv hanno avuto il loro peso, essendo nato nei primi anni 90 ho avuto la mia dose di cartoni supereroistici: soprattutto TAS che andava in onda su RAI 2 con quella sigla elettronica accattivante e poi X-men, Batman e anche gli anime shonen come Dragon Ball che hanno grossi elementi in comune.
AN: Da che ho memoria di me, ho memoria di me seduto a leggere qualunque cosa Disney potesse capitarmi per le mani (sì, a volte compravo pure Minnie, rischiando linciaggi da parte di amici e compagni di scuola qualora l’avessero scoperto) e a guardare qualunque cosa raffigurasse Batman. Nel ‘95 esce Batman Forever, nel ‘96 esce Evroniani e lì caddi come corpo morto cade.
GCr: Credo proprio che sia successo ancora prima di imparare a leggere. Mi ricordo che mi facevo comprare da mia nonna, al mare, le ristampe dei cicli storici di Spiderman di degli anni 60, storie di cui non ricordo assolutamente nulla a livello di trama. Però compenso con visivi molto vividi di alcune vignette. E poi, forse ancora più importante, la serie animata di Batman dei primi anni 90, che ha avuto un impatto enorme su un bambino di quattro o cinque anni che, incredibile ma vero, ai tempi aveva il mio stesso codice fiscale di oggi.

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Che elementi e attrattive trovate nel fumetto di genere supereroico che invece non trovate altrove?
GC:
Ho sempre trovato affascinante il fatto che queste figure mitiche siano scritte e disegnate da persone diverse: poter avere, con ogni nuovo team creativo, un diverso punto di vista sullo stesso personaggio aiuta a rendere quest’ultimo più interessante.
FT: Mi piace questo contrasto tra la narrazione gattopardiana dei fumetti Dc e del “tutto cambia ma per restare sostanzialmente uguale”, quando solo i Fantastici Quattro sono cambiati fino ad avere dei figli che ora però saranno adolescenti per sempre, e le aspettative e le speranze di noi lettori, che sotto sotto continuiamo a sperare di vedere i protagonisti crescere e andare verso un lieto fine. Inoltre, è un genere malleabile, che permette di avere sia storie intimiste che grandiose e magniloquenti, di avere un approccio psicologico o sociologico ma sempre un tono epico, mentre la letteratura e la televisione odierne sono più orientate su storie intime e psicologiche.
AN: Non mi ricordo chi diceva che gli USA, essendo privi di una loro epica fondativa, se ne sono dovuti dare una utilizzando questi tizi in costume non dissimilmente da quello che abbiamo fatto noi con Iliade e Odissea ecc. Credo alla fine sia tutto qui, la continua rilettura degli archetipi mi attira da morire e in giro non vedo molto altro capace di aggiornare costantemente icone senza tempo. Detesto quelli che sostengono che il mondo contemporaneo non sia più capace di creare miti, la distinzione tra pop e cultura alta mi fa orrore.
GCr: Domanda difficilissima. Di getto, potrei dire – molto banalmente – i personaggi: Bruce Wayne, Clark Kent, Peter Parker o Tony Stark non ci sono, negli altri generi. Al di là del fatto che possano essere scritti meglio o peggio, sono dei veri mondi narrativi che, se ti inglobano, difficilmente ti mollano: puoi smettere di leggerli ma rimangono a risuonarti dentro, specie se li hai frequentati negli anni della crescita. E poi, naturalmente, tutta la parte di escapismo legata all’elemento più fantastico e strettamente supereroistico delle loro avventure che, in realtà, non è altro che il portone d’ingresso per l’enorme metafora della vita “ordinaria” che sono le loro esistenze cartacee. Un parallelismo gigantesco quanto ovvio che si può sintetizzare nella continua lotta interiore che combatte ognuno di noi per (prima) capire e (poi) fare la cosa giusta.

Fumettocrazia Marco RizzoLeggete anche fumetti di altro genere?
GC:
Pochi, anzi in questo momento sarebbe più corretto dire quasi nulla a parte , gli Antifa!nzine e gli Scottecs Megazine.
FT: Si, ho scoperto i fumetti con Topolino, a cui sono ancora abbonato e . Poi sono passato ai Manga e ai supereroi, che seguo ancora. E infine Image e poi fumetto italiano e europeo, ad esempio sono un grande fan di Zerocalcare e Manu Lacernet.
AN: Adesso poco, giusto il maestro Ortolani, Eisner perché sì e Calcare, che però vedo più come un amico e spirito guida che come autore da mettere vicino agli altri. Da ragazzino ero molto più democratico e bastava una qualunque cosa a fumetti per emozionarmi, adesso che sono glaciale e spietato anche sulla Disney torno poco, riletture necessarie periodiche di PKNA e MM a parte. Ci tengo però a dire che quando la gente pensa che io sia colto e abbia letto tanti classici non è per niente vero, è solo che ero abbonato alle Grandi Parodie.
GCr: Personalmente sì, assolutamente. Ne leggo una valanga: essendo cresciuto con Barks, adoro i fumetti Disney, specialmente quelli italiani della scuola diciamo “classica”, quella dei De Vita, dei Cavazzano, dei Bottaro, dei Carpi… E, detto di Barks, sono ovviamente un fan mastodontico di Don Rosa, un narratore enorme. Ma sono anche della generazione Dragon Ball e i manga fanno parte integrante della mia “dieta”, anche se non sono ferratissimo sulle novità e vado più sul sicuro recuperando via via i classici immortali che mi mancano (che per fortuna sono ancora tanti. Non li nomino perché mi vergogno). Infine, apprezzo molto anche tutta la scuola franco-belga che, pure, conosco relativamente poco: Asterix, Lucky Luke e Blake & Mortimer sono tutte realtà che apprezzo molto.

Come e perché è nato il “progetto” Fumettocrazia?
GC:
Perchè non c’era. Da divoratore di podcast mi sono reso conto che è un tipo di trasmissione che io avrei ascoltato volentieri e che però non riuscivo a trovare nel panorama italiano, quindi ho iniziato a scrivere agli altri se potessero essere interessati a provarci, ed eccoci qua.
FT: Sono stato contattato da Giorgio (Ceragioli) che mi ha raccontato il pitch di quella che è diventata “La Settimana Fumettistica” dopo lunghe chiacchiere di fumetti su Telegram e mi ha subito convinto, mi piace parlare di quello che amo. Dopodiché abbiamo pensato di espanderci parlando anche di altro, non solo di stretta attualità.
AN: Giorgio mi ha scritto chiedendomi un parere e io gli ho detto che se si trattava di venire ogni tanto a parlare di una cosa che mi appassiona senza nessuna fatica, dirgli di no sarebbe stato da criminale.
GCr: Io sono entrato in redazione “all’italiana”: mi sono autoinvitato millantando competenze tecniche di montaggio, avendo già un podcast che tratta di altro. Tra l’altro, è la prima volta nella vita che riesco a imbucarmi con successo. Non capitava nemmeno alle feste delle medie.

Fumettocrazia_11Esattamente come gli autori di libri e fumetti sono prima di tutto lettori, i podcaster sono in primis ascoltatori di podcast. Allora vi chiediamo: quali sono i podcast – italiani o stranieri – che solitamente ascoltate e che vi hanno ispirato, sempre che ce ne siano?
GC:
Come ho detto anche sopra, ne sono quasi dipendente, ne seguo tanti e di argomenti più vari: dal Professor Barbero a quelli su Neon Genesis Evangelion (Dummy System) e Scrubs (Fake Doctors, Real Friends) passando per calcio, NBA ed un po’ di NFL.
Se dovessi citare due podcast che mi hanno ispirato, direi di sicuro il calcistico Vox2Box ed ovviamente Power Pizza perchè credo che entrambi riescano a mantenere il giusto equilibrio tra “le chiacchere da bar” e l’approfondimento.
FT:
Sono un grande consumatore di podcast. Il mio riferimento principale nell’ambito è sicuramente Binge-Mode, il podcast di The Ringer nato per raccontare Game of Thrones ma poi diffusosi su tutta la nerd culture con Harry Potter, MCU, . Apprezzavo l’approccio super serio di approfondimento, l’amore per i personaggi affrontati e l’umorismo. Ascolto anche il suo “seguito” attuale RingerVerse. Un altro podcast in ambito fumetti è Mangasplaining, nato da poco, in cui i suoi amici, che sono manga editor, introducono al mondo dei manga, leggendo i primi volumi di varie serie di culto. Poi ascolto tantissimi podcast sportivi sia italiani, che in inglese, Ricciotto sul cinema, Dissect sulla musica e naturalmente il podcast di Alessandro Barbero. Vorrei espandermi lato fumetti ma il tempo è poco e il “content” ci divorerà tutti.
AN: Credo di essere abbastanza un’eccezione, perché praticamente ascolto meno podcast di quanti ne faccio. Con altri amici da un po’ abbiamo fondato House Of Brackets, un podcast che organizza e commenta sulla sua pagina Twitter gare a eliminazione diretta a tema cultura pop (miglior film non premiato con l’Oscar, migliore rivalità sportiva, miglior serie TV, miglior personaggio di Dragon Ball ecc) e ci divertiamo parecchio. Per il resto, uso lo strumento del podcast per integrare cose che non riesco a seguire, quindi fondamentalmente NBA con Ball Don’t Lie, Passi e The Next Chapter.
GCr: Io parto sempre da Hi My Name Is Mark, il podcast del bassista dei blink-182 che scaricavo a caso attorno al 2006, in un’epoca lontana, quando lo streaming online era ancora impensabile, per poi sentirmelo in differita senza capire un tubo, e da Ball Don’t Lie, podcast sul basket NBA di PlayIt USA che mi fa compagnia dal 2013. Quest’ultimo, in particolare, mi ha influenzato da morire perché il tono scanzonato e leggero con cui i ragazzi della redazione danno contenuti di qualità altissima è francamente perfetto. Poi, negli anni, ne ho scoperti tanti altri che mi hanno colpito: cito soprattutto Tizzoni d’Inferno (manco a dirlo, sui fumetti, con il grande Tito Faraci) e Ricciotto (critica cinematografica senza puzza sotto il naso), entrambi tra i titoli che propone il network Querty, il più grande aggregatore di podcast d’Italia.

Avete scelto il medium del podcast per parlare di fumetto supereroico perché oggi, in Italia, è uno spazio praticamente vergine o ci sono anche altri motivi dietro questa scelta?
FT:
Sicuramente il fatto che fosse un “mercato” poco coperto ha influito, ma trovo che il podcast sia uno strumento molto flessibile che ha grande appeal e potenzialità. Può fare da sfondo ad altre attività e crea quell’effetto di compagnia, tipico anche della radio, che genera familiarità nell’ascoltatore.
AN: Quando un annetto fa, per la prima volta, ho partecipato a un podcast sono rimasto impressionato da quanto sia facile produrne uno anche di discreta qualità audio. Credo banalmente sia anche questo: è semplice, immediato, poco costoso e ancora tutto sommato abbastanza nuovo.
GCr: Per quel che mi riguarda, adoro i podcast perché posso sentirli come mi pare, quando mi pare e quanto mi pare. Penso che siano un media che mi si addice perché fondamentalmente parlo un casino e spesso sono troppo pigro per scrivere su un foglio – digitale o no – quello che penso. Quindi parlarne mi sembra molto consono alla mia mitomania e alla mia necessità di condividere questi temi: chi non ama parlare per ore di ciò che ama, in fondo?

Fumettocrazia_coverChe cosa trovate possa avere in più oggi il podcast per parlare di fumetto rispetto, per esempio, a un sito di recensioni e analisi o ai video di YouTube? Fermo restando che, in ambito anglofono, ormai la quantità di podcast dedicati al supereroico è quasi pari ai siti di informazione e approfondimento, senza contare quelli prodotti dalle stesse Marvel e DC.
FT:
Come dicevo prima, sicuramente la flessibilità di fruizione. Nella vita frenetica attuale non sempre si ha tempo da dedicare alla visione di un video, specialmente se lungo, o alla lettura di un articolo. Invece, la possibilità di ascoltare mentre si fa altro permette al podcast di non entrare troppo in competizione con le numerose attività che ognuno di noi svolge.
GCr: Non mi piace pensare a differenti media pensando in termini di di più e di meno. Un podcast è differente da un video e i video sono a loro volta diversi dagli articoli testuali. Personalmente ritengo che produrre contenuti di qualità declinati secondo media diversi (che si adattano quindi a modalità di fruizione diverse) possa intercettare gusti e pubblici a loro volta diversi – qualcuno ha forse detto diversi? -, in maniera tale che – detto male – ognuno abbia il suo, nella maniera che si preferisce. In generale, comunque, parte della risposta è contenuta nella domanda stessa: essere tra i pochissimi che parlano per l’appunto in italiano dei supereroi di carta, secondo me, costituisce un bel plus.

Come nascono le vostre puntate? Essendo sparsi in varie regioni italiane registrate in remoto: fate poi un lavoro di postproduzione sulle puntate prime di metterle on line, oppure quello che gli ascoltatori sentono è tutto quello che vi dite “in presa diretta”?
GCr:
No, c’è ovviamente diversa post-produzione che serve a ripulire i nostri lavorati grezzi da incertezze, impappinamenti, svenimenti e qualunque cosa possa succedere mentre registriamo, anche se il risultato finale è ovviamente molto spesso vicino alla prima registrazione. Non facendolo di mestiere, tocca arrangiarsi nei momenti liberi per registrare e, se capita dopo una giornata logorante, ci sta avere cali di lucidità o un’esposizione confusa, che magari sulle prime si impasta un po’. L’importante, in quei casi, è fermarsi un secondo, respirare e ripartire. Si fa sempre in tempo a decidere di fare un taglio in più mentre le cose che vengono in mente e possono avere senso è meglio dirle: al massimo, appunto, sono cretinate che ci si mette un attimo a eliminare.

Di che mezzi tecnici fate uso (microfoni, software, etc.)?
FT:
Io uso un microfono USB di fascia medio/bassa di prezzo e già posso dire che si ottiene un discreto risultato rispetto agli inizi.
GCr:
Personalmente registro utilizzando un microfono Samson Meteor Mic con condensatore cardioide USB del 2017. Per registrare invece abbiamo usato Skype mentre attualmente lavoriamo su Zencastr.

Al momento il vostro podcast ospita due rubriche, una dedicata alle uscite della settimana in USA e una chiamata “I Bellissimi” in cui analizzate un’opera a fumetti, anche datata, degna di nota. State pensando anche ad altri tipi di rubriche o format all’interno della trasmissione?
FT:
In realtà abbiamo già una terza linea, “Non solo carta”, in cui andiamo a parlare un po’ di quello che è ormai diventato il volto di Marvel e DC per il grande pubblico, cioè cinema e tv. Abbiamo parlato un po’ di “Falcon and the Winter Soldier”, dato qualche anticipazione su ciò che attendiamo di più su schermo, ma torneremo per “Loki” e magari per “MODOK”. Nelle uscite settimanali abbiamo lanciato un format sulle copertine, per dare ancora più spazio agli artisti, dato che spesso da non “tecnici” si tende a concentrarsi sulle storie e vogliamo invece dare la giusta importanza anche a disegnatori e coloristi. E poi chissà, le idee non ci mancano.
AN: Uno dei grandi motivi per cui ci siamo trovati a parlare sui social di questioni supereroistiche è stato sicuramente “WandaVision”, che ha unito fan di ogni tipo in una gara alla teoria più disparata. Anche da quello, visto un certo grado di interesse, è nata l’idea di un podcast più strutturato che, quindi, non può non occuparsi anche delle trasposizioni su schermo dei tizi in calzamaglia. Quindi, Loki, stiamo arrivando.
GCr: Lo scambio di idee tra noi è continuo e sicuramente stiamo vagliando nuove proposte per istituzionalizzare qualche spazio dedicato in più a vari temi che ci interessano ma, per ora, è meglio mantenere il segreto per fare quella tipica cosa del “Continuate a seguirci e lo scoprirete!”. Non dobbiamo abusarne, naturalmente, ma ogni tanto possiamo concedercelo, via.

Fumettocrazia_08Colpisce la vostra scelta di parlare settimanalmente delle novità supereroiche che escono in USA e non in Italia, dove praticamente con ormai soli tre mesi di distanza, arriva tutta la produzione Marvel e DC Comics. Quali sono i motivi che vi hanno spinti su questa strada?
GC:
Il motivo principale è che ormai mi sono abituato, anche sotto l’influsso di film e serie tv, a fruire dei contenuti in lingua originale e quindi mi trovo meglio a seguire la “timeline” americana.
Con Filippo, che condivide con me la passione per le uscite USA, abbiamo quindi pensato di seguire questa strada.
FT: Vengo da una generazione abituata a seguire i prodotti che ama in inglese in diretta, come le serie e quindi è normale per me farlo anche per i fumetti. Vero che Panini ormai esce a stretta posta, ma, soprattutto per le serie principali, i personaggi minori vengono raccolti in volume e noi vogliamo provare a dar loro spazio anche a ciclo in corso. E poi così i nostri ascoltatori possono già sapere cosa andare a comprare in fumetteria il mese prossimo.

Qual è stato fino a oggi il riscontro del pubblico?
GC:
Molto migliore di quanto potessimo aspettarci, soprattutto considerando che siamo partiti da zero; i risultati stanno invece superando le nostre attese, sia per quanto riguarda gli ascolti che per le interazioni sui profili social: in questo ha avuto un’importanza fondamentale il gruppo Telegram della community (a proposito, siete tutt* invitat*).
GCr: Secondo me, più che accettabile dato il tema di nicchia. C’è però un margine enorme per migliorare abbiamo tutte le intenzioni di crescere più che possiamo.

Perché avete scelto di focalizzarvi sulla produzione delle Big Two Marvel e DC e non coprire anche altre case editrici importante come Image Comics, giusto per citarne un’altra?
GC:
Volevamo partire dalle case di cui abbiamo più esperienza e conoscenza; l’obiettivo di allargare la nostra offerta c’è, ma vogliamo fare le cose per bene e quindi abbiamo bisogno di un po’ di preparazione in più, anche perchè stare dietro a tutto richiede tanto tempo e, soprattutto, tante risorse.
FT: Oltre alla nostra conoscenza, abbiamo pensato che ci fosse più familiarità nel pubblico con gli eroi più classici e con un parco testate così ampio ci sembrava che comunque ci fosse abbastanza per iniziare. Inoltre, ci vuole tempo anche per recuperare un po’ di background sulle serie in corso, mentre per le serie Marvel e DC sentivamo di avere una preparazione più solida.
GCr: L’idea era di non fare il passo più lungo della gamba: abbiamo scelto un approccio commisurato alle risorse che abbiamo. Nulla ci vieta di allargare il radar, un domani. E questo domani potrebbe essere più prossimo di quanto non si immagini, la cosa fondamentale per noi – in questa fase – è finire il “collaudo” e diventare una squadra molto rodata, in maniera tale da poterci spendere anche su fronti che, al momento, non abbiamo ancora aperto.

In futuro pensate di allargare il vostro sguardo anche su altre case editrici indipendenti del fumetto americano?
FT:
Lo ha già anticipato Giorgio, l’intenzione c’è, ma le case indipendenti sono numerose – ad esempio, oltre a Image, anche Boom Studios è in grande crescita – bisognerà studiare bene come procedere. E poi, vecchio continente o estremo oriente, non poniamo limiti alle nostre letture.
GCr: Come sempre: perché no? Personalmente non sono un gran conoscitore della scena indie ma sarebbe molto bello inserire anche questo particolare argomento all’interno del nostro palinsesto, se mai dovessimo trovare un modo per portare contributi interessanti e in linea con la nostra idea editoriale.

Grazie per le vostre risposte e il vostro tempo, ragazzi.
E in bocca al lupo per la vostra avventura!

Intervista realizzata via mail nel mese di maggio 2021

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