Esprimere sé stessi con tutte le forze: intervista a Miki Yamamoto

Esprimere sé stessi con tutte le forze: intervista a Miki Yamamoto
Un’intervista a una delle più interessanti autrici giapponesi, che viene pubblicata per la prima volta in Italia da Coconino Press con il volume Sunny Sunny Ann!

è una delle più interessanti autrici giapponesi contemporanee, muovendosi tra fumetto, illustrazione e pittura. I suoi manga hanno idee grafiche e tematiche innovative supportate da una visione personale del mezzo espressivo. Questa intervista arriva nell’occasione della prima pubblicazione in Italia di una delle sue opere più famose e premiate, Sunny Sunny Ann! (, traduzione di Paolo La Marca).

Grazie mille per averci concesso questa intervista.
Grazie a voi, sono contenta di avere l’opportunità di spiegare il mio lavoro in maniera diretta.

Dalla lettura di Sunny Sunny Ann! si può notare come quest’opera nasca da una forte immediatezza espressiva, un’urgenza comunicativa rara che si riflette inevitabilmente nel disegno e nella storia raccontata. Il viaggio della protagonista sembra essere un po’ il viaggio della vita di ognuno di noi. C’è qualcosa di autobiografico nelle vicende raccontate o è tutto frutto della fantasia?
Ogni episodio è del tutto immaginario. Non ho mai fatto la doccia in una stazione di servizio! (Ride) Ma da qualche parte nel profondo, desidero vivere come Ann e mi piacerebbe incontrare qualcuno come lei. Quando ho disegnato questa storia ero ancora giovane, non sapevo se sarei potuta diventare un’artista ed ero molto preoccupata per il mio futuro. I miei genitori si opponevano con veemenza al fatto che facessi la disegnatrice a causa della natura precaria della professione in Giappone, e non avevo amici freelance o artisti. Ma non riuscivo a pensare a nessun altro percorso per me, ero isolata e combattuta. Così ho voluto disegnare un personaggio forte come Ann, in modo da avere la possibilità di perseguire la strada che ho scelto, anche se è “indesiderabile” o “pericolosa” secondo il senso comune. Tutti abbiamo giorni in cui facciamo scommesse più o meno rischiose nella vita e ne assaggiamo le conseguenze. Anche se sperimentiamo l’amarezza, scegliamo di vivere come vogliamo, invece di essere limitati dal senso comune e dalle opinioni degli altri. Ann è un personaggio che non mi assomiglia per niente nell’aspetto o nella personalità, ma i miei pensieri si riflettono nella storia in questo modo. Quindi spero che questo lavoro sia rilevante per le vite dei lettori e che possano sentirsi come se avessero incontrato Ann. Volevo che il lettore sentisse un senso di familiarità e realismo, come se avesse vissuto il viaggio con lei, così ho cercato di dare al fumetto un’atmosfera non convenzionale e libera attraverso l’uso di linee vigorose e ondulate e dell’impostazione della tavola.

L’ultimo tuo fumetto lungo, Kashikokute yūki aru kodomo, è un’opera molto elegante e raffinata sia nel tono della narrazione che, soprattutto, nei disegni realizzati con matite colorate, in cui si possono rintracciare influenze dei libri illustrati per l’infanzia. Il tuo primo lavoro, inoltre, è Bakudan no ribon, un fumetto wordless, ambito in cui svolgi anche ricerca accademica. Quanto i libri per l’infanzia ti hanno influenzata nel tuo lavoro? E quanto l’illustrazione in generale?
Sì, è come dici, il libro incorpora influenze da una grande varietà di libri illustrati. Sono una fumettista, ma ho letto tanti libri illustrati quanti manga, alternando la lettura dei primi ai secondi. Sono stata alla Children’s Book Fair di Bologna (ho fatto la fila alla mostra di per avere il suo autografo e ho preso un libro con le opere di Gianluigi Toccafondo). Ho anche visitato mostre di Bruno Munari e Leo Lionni in Giappone, e se c’è una mostra di libri illustrati cerco di trovare il modo di partecipare. Recentemente ho letto un libro di Neil Cohn, un ricercatore americano di fumetti, e sono d’accordo con la sua opinione che, sebbene i libri illustrati e i manga possano essere separati in termini di aspetti sociali come il mezzo in cui sono pubblicati e i lettori, sono in sostanza la stessa cosa in quanto “storie che si sviluppano attraverso l’espressione visiva”. In Giappone, i libri illustrati e i manga sono prodotti da creatori ed editori diversi, i lettori di manga non leggono molto i libri illustrati e la ricerca viene condotta separatamente. Ma dal mio punto di vista, entrambi sono fanno parte dello stesso gruppo, e per trovare espressioni artistiche e opere interessanti si dovrebbero guardare entrambi. Alcune persone hanno descritto questo lavoro come “sperimentale”, ma dal mio punto di vista non lo è, semplicemente perché ho cercato di portare nel manga i metodi di espressione che sono solitamente usati nei libri illustrati. Soprattutto perché il tema di questo lavoro “riguarda i bambini”, volevo che lo leggessero le persone che normalmente leggono libri illustrati. Per me, è un processo naturale leggere sia libri illustrati che fumetti per cercare modi migliori di comunicare, è una necessità. Per quanto riguarda i libri illustrati senza parole, penso che questo sia un genere che sta guadagnando attenzione, visto che opere di questo tipo sono in aumento negli ultimi anni. Ho studiato i classici del genere, come i lavori dell’autrice belga Gabrielle Vincent, così come i libri illustrati wordless di Cappuccetto Rosso. Ho anche prestato attenzione al ruolo che assume la pagina come unità singola in queste opere. In generale, mi interessano le origini dei libri illustrati e dei manga, quindi sono più interessata alle caricature e alle illustrazioni pubblicate su giornali e riviste che alle illustrazioni usate per manifesti e pubblicità.

Kashikokute yūki aru kodomo affronta il tema del mettere al mondo un figlio in un mondo violento. L’Italia e il Giappone hanno in comune la bassa natalità annuale, costantemente stagnante o in discesa. Pensi che i fumetti possano essere utilizzati per esorcizzare i timori della gente in merito a questo argomento?
Vorrei dire, innanzitutto, che il manga non sostiene nessuna delle due parti del dibattito sull’avere o non avere figli. È naturale che alcune persone vogliano avere figli, mentre altre esitino ad averne. Non credo che nessuno possa guardare gli eventi violenti che si verificano ancora nella società e non sentirsi totalmente insicuro della propria vita e di quella dei propri figli. La scelta di avere o non avere figli è una questione di circostanze e valori di vita propri di ogni persona, quindi so bene che non posso e non devo imporre la mia opinione su di loro. Tuttavia, quello a cui pensavo in questo fumetto era che, come abitante “precedente” di questo mondo consapevole che arriveranno nuovi abitanti “più piccoli”, vorrei che vivano la loro vita nel modo più spontaneo possibile, non influenzati dalla guerra, dalla discriminazione di qualsiasi tipo o dal cambiamento climatico, per quanto possibile. Finché ci sono bambini che nascono (che sia una precisa volontà o meno), voglio rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere. Uno dei miei sforzi per farlo è questo lavoro.

Tra Sunny Sunny Ann!, How are you? e Kashikokute yūki aru kodomo è cambiato molto il tuo stile. Questo è dovuto al tipo di storia che volevi raccontare, alla ricerca di un nuovo modo di esprimerti a livello visivo o a qualcos’altro?
Ho imparato molti aspetti diversi di come la storia e i disegni si relazionano tra loro dai libri illustrati e dai fumetti. Le grandi opere che ammiro sono spesso inestricabilmente legate al contenuto della storia e all’espressione visiva attraverso cui viene rappresentata, e sento che alcune storie possono essere raccontate solo attraverso specifiche immagini. Ogni mangaka mette cuore e anima nell’ideare il contenuto della storia, nel creare i layout di pagina, nel gestire la regia e il ritmo delle scene chiave. Le immagini nei manga e nei libri illustrati sono necessarie per la storia, non necessariamente per mettere in evidenza “me stessa” (ovvero il mio stile personale). È uno sforzo comune per gli autori cercare il metodo di espressione appropriato per la storia che stanno cercando di creare e, nel mio caso, l’immagine si manifesta cambiando i materiali artistici, lo stile, l’uso dei colori, le dimensioni del libro, e così via. Mi piace anche aggiungere un po’ di divertimento per il lettore inserendo qualche colpo di scena.

Penso che riesci a infondere nei tuoi personaggi un grande senso di responsabilità: nonostante le difficoltà che affrontano a causa delle proprie scelte e delle loro conseguenze, si assumono spesso tutte le responsabilità che ne derivano. È qualcosa che vuoi intenzionalmente comunicare ai lettori o è qualcosa che emerge in maniera naturale dalla tua visione della vita e del mondo?
Ann, la protagonista di Sunny Sunny Ann!, è l’incarnazione del mio modo ideale di vivere e della mia visione utopistica della vita, e attraversa quest’ultima con uno spirito forte che io non ho. A volte i personaggi riflettono le mie debolezze e a volte li ritraggo come la persona che vorrei essere. Anche se è difficile mettere in pratica tutto subito, a volte dare una forma a ciò che immagino mi aiuta a uscire da una situazione difficile. Se ci fosse una coerenza nei personaggi del mio lavoro, potrebbe essere che sono “persone che agiscono di propria iniziativa”. Penso che questo rifletta un po’ della mia esperienza personale. Sono cresciuta in periferia invece che in città e non ho potuto fare molte scelte da bambina, quindi quando ho avuto la mia prima automobile all’età di 18 anni e la libertà di uscire quando, dove e con chi volevo, è stato un momento in cui mi sono sentita libera. Non ho dovuto aspettare che qualcuno mi aiutasse a spostarmi ed è stato un sostegno emotivo sapere che potevo andarmene in qualsiasi momento. Spesso penso che non vorrei mai tornare alla mia infanzia. Voglio sempre essere in grado di prendere le decisioni per me stessa.

Nel corso della tua carriera sei passata dalla serializzazione su Morning di Kōdansha, uno dei colossi dell’editoria giapponese, a Torch di LEED Publishing, una delle realtà più fresche e alternative ad oggi. Torch sembra garantire una grande libertà artistica ai suoi autori, sia nei modi che nei tempi di realizzazione. Pensi che questa libertà contribuisca a rendere le complesse sfumature emotive degli ultimi tuoi manga?
Come giustamente fai notare, i due editori hanno modi di lavorare e politiche editoriali molto diverse. Era difficile per me produrre lavori secondo la velocità richiesta da Morning, una grande e popolare rivista, così, da quel momento in poi, ho lavorato a mia discrezione. Ho iniziato a disegnare per Torch alla Shōdensha con How are you?, poi l’editor che si è occupato del primo libro si è trasferito a LEED e io l’ho seguito. LEED mi piace molto perché ci sono tanti autori interessanti e nuove leve che aspirano a forme di espressione originali. La produzione a colori e la lettura da sinistra a destra che abbiamo adottato per Kashikokute yūki aru kodomo sono state anche sfide che abbiamo potuto affrontare perché Torch è una rivista web, e ci è piaciuto quello che siamo stati in grado di fare con questo mezzo. Sono stata contenta (forse è egoismo?) di aver potuto provare tutte le idee che avevo in mente, senza dire “no” o “non posso farlo”. In quell’ambiente, quando la gente ti ascolta senti che state creando qualcosa insieme.

Oltre a essere una mangaka affermata, sei anche insegnante di arte e design all’università di Tsukuba, illustratrice e pittrice. Come riesci a combinare tutti i tuoi impegni lavorativi? C’è qualche altro media o qualche altra attività artistica in cui ti vorresti cimentare?
Non è facile bilanciare l’insegnamento e l’essere un’autrice, ma trovo che la mia comprensione dei fumetti e dei libri illustrati si approfondisca mentre penso a come trasmettere il divertimento dei fumetti e dei libri illustrati ai miei studenti e mentre preparo le lezioni. In particolare, nelle mie attività creative come mangaka, non ho avuto molte opportunità di conoscere la storia della nascita di materiali stampati popolari come i manga e i libri illustrati e di come sono diventati quello che sono oggi. È stato solo quando ho iniziato a insegnare agli studenti che ho conosciuto gradualmente il lavoro degli artisti del passato e l’influenza che le caricature e i fumetti americani hanno avuto sui manga giapponesi. Qualche tempo fa, ho disegnato un breve manga chiamato COVID-33 sul coronavirus, e come riferimento per questo lavoro ho raccolto manga e libri illustrati creati sul disastro della pandemia e ricercato vecchie caricature e stampe ukiyo-e sul tema della peste. Il metodo parallelo all’insegnamento mi aiuta anche a capire la storia e il quadro generale di ciò che sto creando, e sembra che mi si addica. Anche se a volte mi stufo di essere troppo occupata. (Ride)

Sunny Sunny Ann! sarà la tua prima opera tradotta in Italia e già prima della pubblicazione si nota tra i lettori italiani un certo interesse per quest’opera. Come hai reagito alla proposta di pubblicazione in questo paese? E come pensi reagirà il pubblico leggendo il manga?
Sì, sono molto felice di aver avuto l’opportunità di far leggere quest’opera ai lettori italiani. Quando disegnavo il personaggio principale, Ann, mi è capitato di pensare che fosse una donna di origini italiane, quindi spero in modo particolare che le persone si possano rispecchiare efficacemente in lei. Inoltre, nel 2012, quando il libro è stato pubblicato in Giappone, non c’era ancora il movimento #MeToo e la gente non era molto interessata al femminismo, e il libro non è stato affrontato da quella prospettiva. Mi aspetto che il manga, pubblicato nel vostro paese nel 2022, possa essere letto sotto quest’ottica. Paolo La Marca, con cui sono entrata in contatto tramite un insegnante che conosco, ha scritto il commento alla fine di Kashikokute yūki aru kodomo. Gli ho chiesto di scrivere un commento al libro perché sapevo che era un appassionato studioso, ricercatore e divulgatore di manga, e ha scritto un commento meraviglioso, dettagliato e accurato. Sono molto felice che tale scambio abbia portato alla pubblicazione di Sunny Sunny Ann! per . Spero che il viaggio di Ann sia apprezzato anche dai lettori italiani!

Grazie mille Miki-sensei per essere stata con noi!

Intervista condotta via mail nel marzo 2022

, è mangaka, illustratrice e insegnante. Ha iniziato la sua carriera con il libro illustrato worldess Bakudan no ribon. La sua opera How Are You? è stata selezionata per il 19° Japan Media Arts Jury Selection. Sunny Sunny Ann! ha ricevuto il 17° Tezuka Osamu Cultural Prize Creative Award. È ricercatrice e studiosa di libri illustrati. Ha ricevuto il dottorato di ricerca dall’Università di Tsukuba ed è professoressa associata di arte e design nella stessa università.

 

 

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