Dylan Dog #326 – Sulla pelle (Enna, Dall’Agnol)

Articolo aggiornato il 17/04/2015

Dylan Dog #326 – Sulla pelle (Enna, Dall’Agnol)Il rinnovamento promesso per è ancora di là da venire e questo Sulla pelle lo conferma. Episodio interlocutorio, scritto senza fantasia né verve innovativa, dai disegni molto al di sotto degli standard Bonelli, Sulla pelle, rischia di allontanare da subito i lettori richiamati dalle sirene del nuovo corso.
L’onesto soggetto scritto da non appaga. Quello delle possessioni è un tema talmente inflazionato nel fumetto horror da non procurare particolare entusiasmo. Il tutto è poi corredato da retoriche didascalie, all’inizio e alla fine dell’albo, ove si tenta di dare un qualche significato esistenziale a una storia concettualmente grigia. 
Seppure si presenti come una variazione su luoghi tipici del genere, la storia, che scivola su una buona sceneggiatura, veloce e scorrevole, si lascerebbe pure leggere con una certa soddisfazione se non fosse complicata dalle brutte linee attraverso cui si esprime il disegnatore. 
La scelta stilistica di Piero Dall’Agnol sfocia in un tratto che sporca e confonde le figure dei personaggi, dissolve la linearità delle azioni, rimescola le forme, in sintesi disturba la lettura. 
Sono disegni che non obbediscono ad alcun criterio stilistico, non regalano emozione alcuna, bensì avviliscono chi cerca di trovare fra una macchia e una riga distorta un qualche senso, non dico artistico, ma perlomeno descrittivo.
Le parole introduttive, infine, che presentano enfaticamente questo volumetto incerto e fiacco, rimuovono, in definitiva, ogni residua indulgenza da parte del critico e del lettore. 

Dylan Dog #326 – Sulla pelle (Enna, Dall’Agnol)

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #326 – Sulla pelle
Bruno Enna, Piero Dall’Agnol
Sergio Bonelli Editore, novembre 2013
98 pagine, brossurato, bianco e nero – € 2,90

3 Commenti

3 Comments

  1. Camillo Bosco

    28 novembre 2013 a 14:55

    Non l’ho trovato un capolavoro, ma neanche così scadente.
    Però mi rendo conto che non essendo un lettore di DyD quindi non posso percepire frustrazioni per eccessivo sfruttamento di alcune tematiche al’interno della serie.

    Il tema dei simboli mi ha affascinato tuttavia, stuzzicando la mia fantasia con la storia del demone che i tatuaggi più antichi e potenti vorrebbero narrare.

  2. La Marrabbecca

    29 novembre 2013 a 13:34

    Sono perfettamente d’accordo. Da lettrice di vecchia data ci sono rimasta malissimo (anche perché uno dei miei numeri preferiti di sempre, “Il Buio”, lo aveva illustrato proprio Dall’Agnol); le parole introduttive di Recchioni, poi, non solo rimuovono ogni indulgenza sull’albo in questione, ma a mio parere gettano ombre sulle belle promesse di rinnovamento ed evoluzione futura della testata.

  3. Antonio Tripodi

    Antonio Tripodi

    29 novembre 2013 a 19:24

    I due commenti di Camillo e La Marrabbecca sono perfetta sintesi del lungo dibattito (che ha appunto ritardato la pubblicazione di questa breve) che ha attraversato la Redazione di Lo Spazio Bianco, I lettori piuttosto causali di Dylan Dog si sono espressi in maniera appena più indulgente su questo lavoro, ma chi (come la lettrice e il recensore) è lettore di lunga data di Dylan Dog si è sentito come tradito da questo albo, così come dalle promosse di cambiamento.
    In particolare sconcerta il segno di Dall’Agnol, opportunamente ricordato dalla lettrice come disegnatore de “Il buio” (n. 34, luglio 1989), ideato da Claudio Chiaverotti. In quel numero l disegnatore dava una ottima prova della sua perizia servendosi evidentemente della lezione di Angelo Stano che aveva riportava nel fumetto pagine della storia dell’arte, quali le tensioni liberty esaltate dagli artisti della Secessione Viennese, come Gustav Klimt.
    Cosa è successo a quel Dall’Agnol?
    La decadenza del suo tratto si può registrare a partire da Julia n. 4 (Diluvio di fuoco, gennaio 1999), poi prove sempre più deludente sino al catastrofico risultato di questo ultimo Dylan Dog.
    Sarà vero quel che si dice in rete in merito ai suoi gravi problemi di vista? Ma se così fosse che senso ha esporsi così all’impietoso giudizio del lettore?
    Al di là di ogni ipotesi resta un fatto: Dylan Dog va verso una nuova vita muovendo i primi passi falsi e incerti. Passi che possono a portare al completo disamoramento da parte del lettore, ancora prima che la nuova vita abbia effettivamente inizio.

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