Rob Liefeld è una delle figure che hanno segnato il mondo del comic book americano degli anni ’90, con alterne vicende e successi e, dagli esordi ad oggi, con una relazione piuttosto complicata con la Marvel Comics.
Dopo aver conosciuto il successo e aver creato o co-creato personaggi come Cable, X-Force e Deadpool, Liefeld è stato uno degli autori che ha abbandonato la Casa delle Idee per fondare la Image. Mentre però colleghi come Jim Lee o Marc Silvestri consolidavano etichette e successi, Liefeld ha avuto diversi conflitti, in particolare con l’amico Todd McFarlane, finendo per abbandonare l’editore che aveva contribuito a creare per dare vita a nuovi progetti editoriali e nuovi naufragi. Nel corso degli anni l’autore ha anche ripreso qualche relazione con la Marvel.
La prima, di poco successiva all’abbandono, lo ha visto affiancare gli ex colleghi della Image nel progetto Rinascita degli Eroi, in cui gli eroi Marvel sono stati rilanciati e reimmaginati dopo la saga di Onslaught. Liefeld è stato l’unico ad essere mandato via prima della conclusione della sua run dedicata a Capitan America realizzando solo una parte degli episodi previsti. Questa breve relazione è stata sufficiente a realizzare una delle cover più chiacchierate dell’eroe a stelle e strisce, diventata un vero e proprio meme antelitteram e rilanciato più volte in tempi recenti sui social, protagonista di numerosi scherzi, citazioni e recentemente persino autocitazioni, come è successo nelle fasi di promozione del terzo capitolo cinematografico dedicato a Deadpool. Si tratta della famosa immagine con uno Steve Rogers di profilo (e ispirato a una foto di un giovane Arnold Schwarzenegger) dotato di pettorali talmente esagerati da superare la larghezza dello stesso scudo di Cap.
In anni più recenti la relazione tra Liefeld e la Marvel è tornata a essere molto più distesa, con l’autore californiano che si è occupato di qualche incursione nelle serie regolari o producendo alcune miniserie e graphic novel, ovviamente legate soprattutto ai personaggi che ha contribuito a creare.
Deadpool – Cattivo Sangue è una di queste occasioni, con Liefeld che torna a prestare testi e matite al mercenario Wade Wilson.
Una delle peculiarità per cui Liefeld è sicuramente più famoso è il suo stile di disegno, tra i tratti distintivi del primo approccio Image e ragione per cui i lettori si trovano normalmente spaccati nelle due fazioni di amanti e detrattori. Il disegno di Liefeld è caratterizzato da anatomie discutibili, dove i personaggi ipertrofici sono allungati e dotati di gambe chilometriche con proporzioni ben lontane dalla realtà e piedi dalle forme improbabili. Le pose in cui mette i suoi eroi e i suoi villain sono spesso impossibili o esagerate, e l’autore ha evidenti e grossi problemi nella gestione degli oggetti che vengono impugnati dalle mani dei suoi personaggi. Spesso le forme dei volti hanno mandibole che diventano eccessivamente squadrate, mentre i denti sono sempre digrignati.
Eppure, nonostante imprecisioni ed eccessi, c’è qualcosa nello stile di Liefeld e nei suoi peculiari, e a volte creativi, tratteggi che non mancano di un certo fascino. Le sue tavole, che contengono il numero minimo indispensabile di vignette e di sfondi, sono una collezione di personaggi costantemente messi in pose “cool” o pronti alla tenzone anche quando devono semplicemente dialogare tra loro; spesso poi negli scontri gli avversari si trovano in posizioni stranianti che non sempre rendono immediata o chiara la dinamica dei colpi che si starebbero scambiando.
In generale le sue tavole hanno un’arroganza un po’ cafona che lo rende un fumettista sicuramente fuori dal comune.
Nella miniserie Cattivo Sangue la qualità dei disegni può, almeno a un primo impatto, apparire superiore alla norma: merito dei colori di Romulo Fajardo Jr., che conferisce una terza dimensione ai character grazie a un grande dominio nella gestione della luce e fa il possibile (riuscendoci perlopiù) per esaltare il meglio e mascherare il peggio delle matite di Liefeld, coadiuvato anche tre diversi assistenti alle chine, ovvero Shelby Robertson, Adelso Corona e Marat Mychaels.
La storia vede Deadpool affrontare un mostro che non fa che apparire e ucciderlo più volte e che sembra legato come lui al passato del progetto di Arma X, ma forse anche al suo passato personale. Cercando di venire a capo dell’enigma, Wilson collabora con Domino e Cable ed entra in conflitto con Garrison Kane.
Seppure la vicenda possieda una sua autonomia, i riferimenti e le connessioni ad elementi di continuity rendono la storia non completamente fruibile da un lettore occasionale, che si trova a dover accettare alcuni personaggi e le loro motivazioni come un dato di fatto, legato a qualcosa successo altrove. Anche il finale, volutamente, non è compiuto, lasciando aperta la situazione per poterla portare avanti con nuove storie.
L’umorismo eccessivo dello sboccacciato Deadpool diventa come sempre pretesto per rompere la quarta parete e inondare il lettore di citazioni pop e metalinguistiche. Liefeld non si limita però alle battute, infilando anche qualche easter egg visivo: tra le prime pagine del primo capitolo, ad esempio, è impossibile non riconoscere la posa che assume il mercenario, ovvero quella di una controversa copertina di Spider-Woman illustrata da Milo Manara.
Umorismo e narrazione viaggiano però su binari ben distinti. Mentre l’autore (e i due sceneggiatori che lo aiutano, Chris Sims e Chad Bowers) si diverte e insegue in un gioco al rialzo battute e citazioni (che però spesso finiscono per essere fini a se stesse), la trama e le vicende della storia ne sembrano spesso scollate, oltre a svolgersi in modo piuttosto lineare e poco originale, tanto che il colpo di scena su cui regge tutta la miniserie è molto prevedibile e non particolarmente emozionante. Anche gli scontri, abbondanti, tendono a una certa ripetitività: Deadpool fondamentalmente è sempre in aria, o perché sta saltando o perché è stato colpito. Per il resto vediamo un colpo o due e tante battute ad alto tasso di testosterone e ostentazione.
Più che un tuffo in una nuova avventura del personaggio Marvel, Deadpool – Cattivo Sangue sembra essere un prodotto per chi dovesse vivere una certa nostalgia per l’approccio al comic book anni ’90, soprattutto quello di una certa Image prima maniera, dove la splash page e le pagine sembrano più una rassegna di poster o card da collezione che una sequenza che vuol costruire storytelling, dove la storia è subordinata e mero prestesto per affastellare sequenze di immagini che cercano costantemente un effetto “wow”.
Abbiamo parlato di:
Deadpool – Cattivo Sangue
Rob Liefeld, Chris Sims, Chad Bowers , Shelby Robertson, Adelso Corona, Marat Mychaels e Romulo Fajardo Jr.
Traduzione di Giovanni Agozzino
Panini Comics 2024
112 pagine, cartonato, colore – 18,00 €
ISBN: 9788828780786
