Con Alessio Ravazzani: il lettering e la passione per i fumetti

Con Alessio Ravazzani: il lettering e la passione per i fumetti
La seconda intervista riguardante il lettering raccoglie le impressioni di un'altra importante figura degli ambienti italiani del fumetto.

Alessio Ravazzani è un altro di quei letteristi la cui fama arriva prima della sua persona. Il suo lavoro con le case editrici italiane ed estere più importanti è sotto gli occhi di tutti, come anche il suo contributo fondamentale al collettivo fiorentino Mammaiuto, poi riunitosi in Associazione Culturale. Facciamo quattro chiacchiere via mail con Alessio.

DRAGON-WAR

Ciao Alessio e benvenuto sulle pagine de Lo Spazio Bianco. Innanzitutto partiamo con un po’ di storia: quando e con quale fumetto (se è un fumetto) è cominciata la tua carriera di letterista?
Grazie dell’invito. Il mio primo fumetto letterato in digitale è stato un numero di Savage Dragon edito dalla casa editrice BD nel lontano 2010. Alessio D’Uva, ora CEO della Symmaceo, mi chiese se avessi voglia di fare qualche lavoro di lettering e fu lui a passarmi la prima commissione. Essendo un disegnatore avevo già letterato fumetti, ma in modo spartano e con gli strumenti sbagliati. Mi studiai il manuale del software di Adobe InDesign in una settimana e mi tuffai nel lavoro. Mentre il salto vero e proprio lo feci un anno più tardi con la nascita della redazione Lion di Firenze. Il lavoretto divenne un lavoro vero e proprio.

Perché e cosa ti ha spinto ad appassionarti al riempimento e alla creazione dei balloon?
Ammetto che la passione è arrivata in una seconda fase. All’inizio era un modo per arrotondare i miei guadagni, mentre lavoravo come cameriere e facevo fumetti. Poi mi appassionai alla complessità del mestiere, fui sedotto dalla bellezza dei caratteri e degli stili e scoprii l’importanza che i testi, le onomatopee e i balloon ricoprono nella riuscita di un buon fumetto. Sono soprattutto i font che mi appassionano. Le caratteristiche estetiche delle 26 lettere dell’alfabeto latino sono incredibili e danno la possibilità di trasmettere un’infinità di sensazioni uditive ed emozionali tramite il loro aspetto, la loro forma e il loro colore.

Puoi spiegare la differenza tra adattare nei balloon un lettering esistente, come per esempio l’adattamento da fumetti dall’estero, e nel crearne uno nuovo?
Nel primo caso si puliscono i balloon dal testo originale e si aggiunge il testo tradotto, cercando di mantenere una certa fedeltà di stile del letterista originale. È un lavoro un po’ meccanico. Nel secondo caso l’impegno stilistico è maggiore: è tutto da creare ex-novo e si ha la possibilità di scegliere l’aspetto del balloon e lo stile dei testi. Questa fase comporta una mole di lavoro più elevata e la responsabilità di far “indossare” una veste grafica appropriata allo stile del disegnatore. La propria esperienza da lettore di fumetti, in questa parte del lavoro, è importantissima: il letterista deve conoscere tutti i “codici visivi” per rendere perfettamente il tono dei dialoghi o il tipo e l’intensità dei suoni delle onomatopee.

Ci sono varie correnti o scuole di lettering nel mondo del fumetto, alcune famose a livello internazionale. Per esempio quella statunitense, in cui il letterista è responsabile della disposizione dei balloon oltre che del lettering in quanto tale e in cui quindi c’è un vero e proprio apporto artistico all’intero lavoro sul fumetto. O quella italiana – parlo sempre del seriale ovviamente – oggi sempre più vicina a quella USA ma nella quale fino a pochi anni fa i ballon venivano a volte apposti dallo stesso disegnatore e il letterista doveva solo riempirli. Tu quale preferisci o quale credi sia più adatta più vicina al gusto moderno?
Diciamo che ogni casa editrice che produce fumetti seriali ha il proprio stile grafico e quindi una sua “scuola” di lettering. In Italia Bonelli e Disney portano avanti degli standard grafici molto riconoscibili. Le americane Marvel e DC hanno sempre avuto maggiore spinta verso la sperimentazione grafica e, dal punto di vista visivo e professionale, sono loro che hanno creato il lettering moderno. Dal punto di vista tecnologico, hanno digitalizzato i caratteri e fatto largo uso di software con due risultati: ottimizzato ed economizzato la lavorazione da un lato, e ampliato gli strumenti che il grafico aveva a disposizione dall’altro. Un letterista ora ha la possibilità di scegliere tutti i font che preferisce, crearne di nuovi, creare velocemente i balloon con ingombri di testo perfetti ed utilizzare effetti grafici impossibili per i vecchi calligrafi e disegnatori. È naturale che la scuola americana traini (con tempistiche diverse) tutte le altre. Ovviamente, se un disegnatore vuole un aspetto estremamente artigianale del proprio fumetto, il vecchio sistema è impeccabile: tutto a mano e il risultato sarà unico e inimitabile.

C’è una scuola che hai studiato in modo particolare?
La risposta alla domanda precedente penso faccia capire la mia ammirazione verso il metodo americano.

Le onomatopee: in Bonelli sono opera dei disegnatori, mentre in USA sono compito dei letteristi. Anche qui, cosa ne pensi?
L’importante è il risultato, ma mediamente i letteristi hanno una varietà maggiore di font e un’alta sensibilità nell’azzeccare la corretta forma dell’onomatopea. Il problema è che un’onomatopea digitale mancherà sempre della calda imperfezione di quelle disegnate a mano.

Su opere ex-novo, preferisci che ti venga indicato dal disegnatore dove apporre i balloon, con suggerimenti appositi, o crearli dove ti sembra meglio secondo il tuo gusto?
Non mi sono mai state date indicazioni sulla posizione dei singoli balloon ma al massimo delle regole di base da seguire a seconda del committente (tipo preferire sempre i balloon nella parte alta della vignetta). Lo spazio libero a disposizione per il balloon, di solito, non è abbondante. È poi di primaria importanza disporre i balloon in modo da dare una successione temporale corretta alla voce dei personaggi e questo diminuisce ancora di più la disponibilità di spazio. In tutto questo si deve rispettare il lavoro del disegnatore, cercando di coprire zone vuote del disegno o le parti meno rilevanti. Quindi la libertà di scelta è totale nel rispetto di tutti i precedenti vincoli, dunque pochissima.

Oggi il lettering viene realizzato tutto in digitale, tuttavia la componente “artigianale” di questo aspetto lavorativo non è venuta meno e la si può ritrovare nella creazione da parte dei vari letteristi di font originali che talvolta vengono anche commercializzati. Nel tuo caso, hai sempre lavorato in digitale al lettering o hai iniziato ai tempi dell’analogico? Che strumenti usi per questo aspetto del tuo lavoro?
Pur non essendo di primo pelo, ho solamente lavorato in digitale. Quando cominciai a lavorare ai primi volumi, gli strumenti erano gli stessi di ora: Adobe Indesign, Photoshop e Illustrator. Creare font e letterare sono due cose che normalmente sono scollegate, due professioni diverse con specifiche competenze. Solo per diletto mi è capitato di creare dei font. Ho digitalizzato la calligrafia della maggior parte degli autori dell’Associazione Culturale Mammaiuto (di cui faccio parte) e creato una mia piccola gamma di font personali con cui lettero i miei fumetti. In ogni caso parto sempre da un template con i caratteri fatti a mano e poi si passa a programmi come Fontlab o Fontographer per immortalarli in digitale.

Quali sono le opere che ti hanno messo maggiormente in difficoltà dal punto di vista del lettering, finora, considerando sia quelle italiane che straniere?
Mi ricordo in particolare Sandman, opera letterata da Todd Klein, indiscusso maestro vincitore di 15 Eisner Award e di 9 Harvey Award. Premetto che ero ancora acerbo come letterista e, sia per la quantità di font utilizzati, che per gli adattamenti terribili delle copertine di Dave McKean, ho faticato come non mai a portare a termine il volume.

Se lo puoi dire, a cosa stai lavorando attualmente?
Nel momento in cui me lo chiedi sto lavorando a 5 volumi differenti, tutti titoli Panini e Saldapress. Ometto i titoli perché non credo di poter svelare i programmi editoriali in lavorazione. Ne includo un sesto, se calcolo il lettering di un fumetto intitolato Sabba, la mia prima graphic novel, in uscita l’anno prossimo per Mammaiuto.

Intervista realizzata via email il 17 settembre 2020

ALESSIO RAVAZZANI

Ravazzani

Nasce a Cuggiono (MI) l’11 maggio del 1975.Si diploma al Liceo artistico Candiani di Busto Arsizio nel 1993 e nel 2007 si diploma alla Scuolainternazionale di Comics di Firenze. Grafico editoriale, fumettista e illustratore, si approccia al lettering come professionista nel 2010 con delle collaborazioni con le Edizioni BD e la sua divisione J-POP. Nel 2011 comincia la collaborazione con lo studio della divisione Lion della casa editrice RW, in quel periodo proprietaria dei diritti della DC Comics per l’Italia.
Nel 2015 comincia a collaborare con la casa editrice Saldapress, con la casa editrice francese Kazé e l’americana Viz media. Nel 2016 si aggiungono la Symmaceo e lo studio RAM: ambedue partner della casa editrice Panini Comics. Nel 2018 comincia a collaborare con Coconino-Fandango.
Dal 2011 è membro del collettivo di autori Mammaiuto con cui collabora come disegnatore e grafico. Attualmente abita e lavora a La Spezia.

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su