Fuori fuoco dash shaw

Come vite che cadono l’una nell’altra: “Fuori fuoco” di Dash Shaw

19 Settembre 2025
Shaw racconta vite comuni che si intersecano attraverso una narrazione a matrioska, visioni nebbiose e una ferrea suddivisione della tavola.
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Il percorso di Dash Shaw nel fumetto e nelle arti figurative (oltre ai fumetti, Shaw si è dedicato ai cortometraggi animati, disponibili su Mubi) è fatto di sterzate, di reinvenzioni personali, di mutazioni di stile e di narrazione che cambiano di volta in volta la chiave di accesso alle sue opere. Ognuna di queste ha però un punto in comune, ovvero l’analisi della natura dell’essere umano, ogni volta presa da una prospettiva diversa, e approcciata con un modo diverso di raccontare.

In Fuori fuoco, ultimo suo lavoro pubblicato da Coconino Press, la prospettiva si fa molteplice e intrecciata, in un racconto corale che fa della sfumatura e dell’opacità (Blurry, il titolo originale, sembra riferirsi proprio a questo) la sua stessa essenza. Nelle 500 pagine del fumetto si passa senza soluzione di continuità dalla storia di un personaggio a quella di un altro, con un meccanismo a matrioska, in cui ogni esistenza cade in quella successiva attraverso il racconto di flashback apparentemente di piccolo significato: un uomo che non sa scegliere la camicia per il matrimonio del fratello con cui ha pochi rapporti, una donna che racconta di come ha scelto i suoi occhiali e di come questo si sia riflesso sul rapporto con il suo compagno, un altro uomo   medita sul suo lavoro come modello dal vivo per una classe d’arte  chiedendosi se sia giusto continuare. E così via, in un aprirsi di scatole cinesi che arriva fino alla parte centrale del racconto, per poi risalire rapidamente verso dove tutto era originato.

Il senso di Fuori Fuoco, più che nella trama che lega i vari personaggi, si trova proprio nel meccanismo narrativo e grafico (della struttura a specchio e a cerchi concentrici degli archi narrativi dei personaggi ne ha parlato in un interessante articolo Greg Hunter su The Comics Journal), oltre che nella capacità che ha Shaw di coinvolgere narrando di esistenze comuni, tratteggiando i protagonisti di ogni racconto con pochi elementi capaci di catturare il lettore. Per far questo, Shaw utilizza uno stile minimale, una linea semplice arricchita qua e là da tocchi di grigi, mentre le vicende si muovono in struttura rigida quella di una griglia a quattro vignette, che apparentemente sembra restare sempre la stessa, ma che in realtà si distingue per piccole variazioni sul tema, sia stilistiche che compositive come notato da Frank M. Young su The Comics Journal.

In questo modo, Shaw racconta storie in cui piccole scelte quotidiane hanno impatto sulle vite dei personaggi e di chi sta loro intorno: la scelta di una camicia, di un paio di occhiali, oppure di un gelato cela una domanda più grande, più intima ed esistenziale. E la risposta a questa domanda si riverbera in maniera inaspettata sugli altri, così che sul finire della storia i fili del racconto si legano in maniera inaspettata, come se Shaw volesse dirci che in fondo le nostre esistenze sono collegate in modo imperscrutabile, e che non siamo isole disperse nel mare della vita.

Ma i modi in cui le scelte maturano e vengono influenzate da altri sono a loro volta imperscrutabili, spesso dettati più dalla casualità che dalla volontà – un incontro fugace, una scritta che penetra nel subconscio, un incidente evitato – ma che definiscono il nostro cammino ben più di quello che vorremmo ammettere. A questo si aggiunge un senso di indeterminatezza, di offuscamento che a volte coincide proprio con queste decisioni. Uno degli elementi principali e ricorrenti in Fuori Fuoco, che lega come un fil rouge le varie vicende e nel quale i vari personaggi si specchiano, è infatti la nebbia: quella che incontra un uomo mentre torna a casa in macchina, o quella che avvolge una donna mentre è in vacanza per fuggire da una relazione tossica, oppure il titolo del libro di successo di una scrittrice che cerca sé stessa.

La stessa indeterminazione riaffiora anche nel linguaggio, con una parola (bwightazoo, “brighignola” nell’edizione italiana) che appare in vari punti del racconto, compreso il finale, nel discorso incomprensibile (per noi lettori o anche per i personaggi, non è dato sapere) che Ken pronuncia per il matrimonio del fratello, in un momento di grande commozione che coinvolge il lettore a livello viscerale e sconfina in una sorta di realismo magico, ma anche in una regressione linguistica che genera un ulteriore cortocircuito disorentante. Infatti, giunti a un qualche climax del racconto o a punti di svolta nelle esistenze dei personaggi, questi anziché trovare nel linguaggio lo strumento di comprensione, forse anche di creazione del mondo, piuttosto ne perdono l’utilizzo intellegibile; da una parte questo sembra sancire che non ci sia nessuna epifania oltre la nebbia, dall’altra sembra suggerire una forma verbale ancestrale e primitiva che  possa descrivere un mondo e una identità oltre quelle che vediamo, che non si riesce a mettere “a fuoco”.

In questa riflessione sulla natura umana, e in particolare delle scelte che compiamo, un ruolo importante lo gioca l’arte, tanto che tre dei personaggi di questo romanzo corale lavorano in questo mondo: il professore d’arte frustrato e adultero Karetzky, la scrittrice prodigio che non sa come proseguire la propria carriera Christie e il modello d’arte Kay. Ognuno di loro, nel raccontare la propria storia, riflette anche sul senso dell’arte e del racconto, aprendo parentesi metanarrative che creano un dualismo e una eco narrativa tra esistenza e sua rappresentazione che chiama in causa anche lo stesso autore dell’opera.

Ma a prescindere da singoli elementi che possono essere oggetto di analisi, quello che rimane di Fuori Fuoco è la capacità di Shaw di catturare vite intere in piccoli episodi, di distillare gesti meschini e nobili, abitudini e trappole autoimposte, momenti di sconforto e di piacere, come nella migliore tradizione dei grandi romanzieri statunitensi, per ricreare un mondo in miniatura che pulsa di vita reale.
Fuori Fuoco sublima così il concetto di graphic novel, in cui forma e contenuto diventano tutt‘uno per raccontare una vicenda grande come una o più vite, e dimostra ancora una volta tutte le qualità di Dash Shaw, grande narratore dell’esistenza contemporanea.

Abbiamo parlato di:
Fuori fuoco
Dash Shaw
Traduzione di Claudia Durastanti
Coconino Press, 2025
480 pagine, brossurato con alette, bicromia – 25,00 €
ISBN: 9788876187919

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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