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C’era una volta in Francia, le tante facce della Storia

Fabien Nury e Sylvain Vallée raccontano le alterne vicende dell'ambiguo Joseph Joanovici, che ha incrociato il proprio destino con quello della Francia.
Articolo aggiornato il 18/10/2017

«Non potete immaginare di cosa sia capace un uomo, di quali eroismi, di quali infamie, è capace, per salvarsi la pelle».

C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaQueste poche parole tratte da La pelle di Curzio Malaparte riassumono con efficacia lo spirito che ha mosso la vita di Joseph Joanovici, figura ambigua e cruciale della storia contemporanea francese, di cui però i libri di Storia non fanno menzione.

Poche e nebulose sono le notizie biografiche certe sul conto di Joanovici.
Nato nel febbraio del 1905 a Chișinău, in Moldavia, da una famiglia ebrea, sfuggì al pogrom russo dell’ottobre dello stesso anno. Divenuto orfano, nel 1925 approdò nella regione dell’Île-de-France e si rifugiò a Clichy, dove, pur analfabeta e da umile rigattiere quale era, riuscì a costruire un impero industriale, divenendo uno degli uomini più potenti della capitale francese, tanto da guadagnarsi il titolo di Re di Parigi.
Grazie ai suoi affari nel ramo dei metalli, durante gli anni dell’occupazione nazista in Francia, Joanovici intrecciò una fittissima rete clientelare con le più alte sfere della Gestapo e, nello stesso tempo, finanziò con i propri traffici il fronte di resistenza.

C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaA causa della difficoltà nel collocarlo con precisione entro uno dei due schieramenti, a Joseph Joanovici è stata attribuita negli anni la fama di collaborazionista e partigiano, di criminale e allo stesso tempo di eroe. Il ruolo di doppiogiochista che ha ricoperto e la sua complessa moralità sono al centro di dibattiti storici sin da prima della sua scomparsa, avvenuta nel 1965.

A e Sylvain Vallée il compito di raccontare, con un continuo e dinamico gioco di prospettive, la vicenda umana e politica del Re di Parigi.
Pubblicato per la prima volta dall’editore Glénat, Il ètait une fois en France – questo il titolo originale dell’opera – viene ora riproposto per collana Linechiara di nella suddivisione in sei volumi con cui è stato stampato oltralpe fra il 2007 e il 2012.

C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaIn una serrata alternanza di flashback e flashforward, nel primo volume abbiamo assistito al racconto della difficile infanzia di Joanovici e del suo arrivo in Francia, sino alla sua ascesa imprenditoriale.

In questa seconda parte del racconto – in cui a cambiare di continuo è il punto di vista del lettore, che ha la possibilità si seguire da vicino il pericoloso doppiogioco del protagonista – Joanovici incrocia il proprio destino con quello della Resistenza. Se da una parte finanzia i partigiani grazie ai propri affari con il Reich, dall’altra fornisce ai nazisti importanti informazioni sui movimenti dell’FFI (le Forze francesi dell’interno), la qual cosa comporta la perdita di non poche vite umane.

L’arco narrativo si conclude con una serrata sequenza di eventi e col susseguirsi di continui ribaltamenti dell’immagine di Joanovici: ora coraggioso partigiano, ora spia nazista, ora eroe di guerra pubblicamente encomiato. La tavola finale lascia spazio a un cliffhanger dalle tinte fosche, che eclissa il trionfo del protagonista, per introdurre il volume successivo, in cui si racconterà di quella che idealmente potremmo definire la terza vita di questo machiavellico personaggio.

C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaIl lavoro sinergico di Nury e Vallée ha come esito un racconto complesso e corale, in cui le articolate vicende storiche richiedono un notevole sforzo di attenzione perché non un solo passaggio vada perduto o letto con distrazione, fondamentale come ogni dialogo e ogni inquadratura è per l’impianto narrativo. La coralità è data dall’alto numero di personaggi (alcuni storicamente accreditati) che ruotano attorno alla figura di Joanovici e che sarebbe riduttivo definire comprimari, ciascuno caratterizzato con grande perizia da entrambi gli autori.

A Sylvain Vallée va il merito di aver compiuto un’operazione di ricerca iconografica e fotografica di grande accuratezza. Grazie a testimonianze giornalistiche dell’epoca, all’apparato documentale e alle numerose fotografie di Joanovici, da lei consultati negli archivi della Prefettura di Parigi, l’autrice si è discostata fortemente dal tratto che ha mostrato in opere come Gil St André, per privilegiare una cura per i dettagli che in questa serie conferisce maggiore incisività ai personaggi.

C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaLa volontà di offrire al lettore un’opera di narrativa, che non volesse confondersi con il racconto storico, l’ha però chiaramente indotta ad abbandonare il realismo puro in favore di precise scelte morfologiche che le consentissero di caratterizzare e differenziare efficacemente i personaggi, attribuendo loro una più vasta gamma di espressioni e sentimenti.

La struttura delle tavole e le sequenze di inquadrature, in cui molto spesso è privilegiato l’uso di primi e primissimi piani – quasi a ribadire quell’impegno nella definizione fisica dei protagonisti – tradiscono l’impostazione fortemente cinematografica dell’intera opera.

Già a partire dal titolo, C’era un volta in Francia, è evidente il desiderio di citare il lavoro di Sergio Leone, maestro del cinema per cui Nury non ha mai nascosto di provare profonda ammirazione. Per nascita e per scelte di vita, il destino di Joanovici è dopotutto assai simile a quello di Noodles, attorno alla cui figura ruota una galleria di personaggi ambivalenti e spietati, tra i quali spicca, pura e inamovibile nella sua moralità, la figura dell’unica donna realmente amata: Eva per il primo, Deborah per il secondo.

La stessa scelta di raccontare la parabola discendente di Joseph Joanovici come una spy story violenta e colma di pathos attinge a piene mani da un genere cinematografico di cui C’era una volta in America è il punto più alto e a cui le scelte cromatiche di Vallée, con l’utilizzo di colori leggermente desaturati, sono un chiaro rimando.C’era una volta in Francia, le tante facce della StoriaE proprio come nel cinema, Fabien Nury sceneggia un racconto in cui si ritrova un perfetto equilibrio fra la realtà storica dei fatti e le libere invenzioni narrative, mescolanza apertamente dichiarata anche nella premessa a ciascun albo dell’edizione Glénat. Ma l’autore è soprattutto riuscito a non fornire una visione univoca e privilegiata di Joseph Joanovici, costringendo a sospendere il giudizio nei confronti del suo protagonista, un personaggio scomodo con cui la Storia e i lettori sono indotti a confrontarsi.

Abbiamo parlato di:
C’era una volta in Francia, vol. 2 – Onore e polizia
Fabien Nury, Sylvain Vallée
Tradotto da Francesco Larocca
RW Edizioni, maggio 2015
128 pagine, brossurato, colori – 14,95 €
ISBN: 978-88-97965-77-0

2 Commenti

2 Comments

  1. filobus

    24 giugno 2015 a 08:30

    E proprio i colori, a giudicare da quel che qui si vede, non mi piacciono, troppo saturi, troppo colorati, troppo presenti. Non vedo grigiore, oscurità, sembra un patinato alla francese.

    • Angela Pansini

      Angela Pansini

      26 giugno 2015 a 15:23

      Probabilmente è scontato ribadirlo, ma ‘Il était une fois en France’ è appunto un fumetto francese e in quanto tale rispetta le peculierità di certe bande dessinée, anche per ciò che riguarda la colorazione. Questa può o meno incontrare il gusto del lettore, ma è mia opinione che nel caso di specie i colori utilizzati ben si armonizzano alla sceneggiatura di Nury e ai disegni di Vallée. Certo, sarebbe preferibile sfogliare il volume nel suo complesso e giudicarne il risultato in stampa, per avere un’idea più precisa di quella che le poche tavole, qui inserite a mero titolo esemplificativo, può offire.

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