L’ultima uscita della collana Ariel di Tunué ci propone la storia di Camille Claudel, scultrice francese vissuta tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, la cui forza creatrice e talento straordinari sono a tutt’oggi ancora poco ricordati e celebrati.
Assia Petricelli e Sergio Riccardi, già autori per la collana Ariel di Per sempre, che esplorava l’amore dal punto di vista di un’adolescente, ci portano stavolta nel mondo di Camille Claudel, la cui travolgente passione nel plasmare la materia è evidente sin dalle prime pagine di Troppo libera. Un’efficace metafora narrativa ci immerge subito nell’ossessione della protagonista per la scultura, radicata nei luoghi dell’infanzia, dove Camille trova nella terra rossa la materia prima per le sue opere.
Notata per le sue capacità sin da ragazzina, Camille si trasferisce a Parigi dal Nogent, accompagnata dalla madre, dalla sorella e dal fratello minore Paul, grazie al sostegno del padre. A Parigi, pur non avendo accesso all’Accademia delle Belle Arti in quanto donna, ha modo di frequentare la scuola di Boucher e di farsi notare da Dubois e poi da Rodin, che la invita a lavorare nel suo atelier. Presto tra i due inizia un sodalizio artistico/sentimentale; Rodin è già un artista affermato ma dalla sua giovane allieva assorbe nuova energia e sensualità, che imprimono un rinnovamento alla sua arte. Il rapporto affettivo tra i due, vissuto con insofferenza da Camille per le tante amanti dello scultore, tra cui la sua “mantenuta”, diventa poi insostenibile per la donna, adombrata anche dal punto di vista artistico, finché decide di allontanarsi. Priva del sostegno economico e politico del maestro, la scultrice finisce per essere isolata, scontando il suo essere donna e la sua caparbietà artistica. Emarginata dal contesto parigino e priva di risorse per sostenere la sua arte, Camille inizia a soffrire di manie di persecuzione. La famiglia decide allora di di farla internare in un manicomio, dove Camille trascorre gli ultimi trent’anni della sua vita.
Gli autori ricostruiscono la vicenda di questa donna, troppo spesso ricordata semplicemente come musa e amante di Rodin o come sorella del poeta Paul Claudel, e che invece fu un’artista indipendente, una donna tenace, dotata di una straordinaria abilità artistica e poco incline ai compromessi.
Assia Petricelli e Sergio Riccardi non trascurano il contesto in cui si svolge la sua vicenda e che Camille vive in prima persona nei felici anni parigini: il fermento artistico del Salon des refusés; le grandi innovazioni che vive della fine dell’Ottocento, di cui vediamo la Torre Eiffel che si va completando a fare da sfondo a vari momenti del romanzo; l’arrivo delle novità provenienti dal Giappone esposte alle Esposizioni Universali di questi anni; i salotti dei grandi poeti, tra cui i martedì di Mallarmé, l’incontro col pianista Claude Debussy e l’impatto della Grande Onda di Hokusai sull’arte della scultrice.
L’approfondito lavoro di studio sulla documentazione sia scritta che fotografica riguarda, infatti, sia la vicenda biografica sia quella del contesto in cui è immersa Camille Claudel. Petricelli ha attinto dalle lettere dell’artista nel rendere le sfaccettature della sua personalità, i suoi tormenti, le sue ossessioni, nonché il suo bisogno di aiuto negli anni dell’internamento.
Riccardi ha replicato le sue sculture, animandole, rendendole personaggi con cui confrontarsi, specchi e antagonisti dell’autrice. La scultura è infatti l’altro protagonista del romanzo: le opere scandiscono i capitoli del libro e l’esistenza di Camille; in essa si palesano le malinconie, la frustrazione, l’energia di una donna minuta, costretta a non poter portare i pantaloni e a caricarsi di materia pesante per la modellazione. La contrapposizione tra i grandi cambiamenti compiuti in quegli anni dall’arte rispetto alla rigidità e avversione nei confronti delle opere create dalla donne è un tema centrale, sottolineata in tutta la narrazione (su questo tema segnalo anche cui la trilogia a fumetti di Nèjib, Swan).
Nonostante la drammaticità dell’esistenza di Camille, gli autori ne delineano un ritratto pieno di speranza, andando oltre la vicenda biografica con un disegno asciutto e di grande ampiezza cromatica, molto efficace anche laddove mancano i dialoghi. La freschezza del disegno è accompagnata da una limpida narrazione, in cui piccole digressioni rendono chiare le ispirazioni e le paure della protagonista. La resa dell’espressività dei personaggi è funzionale alla comprensione degli stati d’animo e l’essenzialità dello stile non tralascia particolari “scomodi” che servono a rendere la complessità della storia, senza comunque indugiare in modo esasperato sulla tragicità degli eventi.
La storia non finisce con la morte dell’artista: al contrario, l’artista riesce a liberarsi dalla stessa materia e a lasciarci in eredità, attraverso le sue opere, un percorso, ancora in compimento, che ha permesso all’arte femminile di liberarsi dai ruoli precostituiti, alla ricerca di una libertà che non può mai essere considerata come “troppa”.
Abbiamo parlato di:
Troppo libera. L’arte, l’amore, la lotta di Camille Claude
Assia Petricelli, Sergio Riccardi
Tunuè, Collana Ariel n.10, 2026
272 pagine, cartonato, colori – 19,90
ISBN: 978886796567





