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Berserk: gli ispiratori

Un fumetto come Berserk vive chiaramente della forza creativa dell'autore, che lo dirige con mano ferma, ma non solo. Un debito pesante e sostanziale va pagato anche a numerose ispirazioni...
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Berserk: gli ispiratoriPartiamo da quelle esplicitamente ammesse dallo stesso Miura, ossia Hellraiser e le opere di Clive Barker in generale, Il nome della rosa di Umberto Eco, i disegni di Escher, le favole dei fratelli Grimm: un punto fermo dell’horror di fine millennio, il più famoso romanzo ambientato nel medioevo della letteratura italiana, un disegnatore famoso per i suoi esperimenti nella percezione della forma, e le favole classiche della tradizione europea. L’idea che ci si può formare è quella di un Mangaka giapponese fortemente attratto dalla cultura occidentale. Quanti sono infatti i giovani giapponesi che hanno letto, assimilato e digerito “Il nome della rosa”, romanzo assolutamente occidentale, colmo com’é di rimandi alla storia e alla filosofia dell’alto medioevo europeo? Anche i fratelli Grimm sono un interesse leggermente “esotico” per un giovane disegnatore giapponese. Perché citare loro, e non favole e le leggende di cui il Giappone non è certo avaro? Escher è più comprensibile, avendo Miura frequentato scuole d’indirizzo artistico.
Hellraiser e Barker invece sono un qualcosa di comune ad oriente ed a occidente, soprattutto nella versione filmica. Hellreiser è un film che in Giappone ha avuto grande successo, e la particolarissima visione dell’orrore di Barker, molto fetish e S/M, si sposa con la visione tutto sommato nichilista di gran parte della letteratura horror giapponese. Sicuramente nella creazione, sia concettuale che grafica, della Mano di Dio, Miura ha contratto un debito molto forte nei riguardi dei Cenobiti di Hellraiser, ma il plagio è evitato dalla capacità creativa dell’autore.

Gli ispiratori ci dicono quindi che Miura aveva fin da ragazzo un’attrazione per il medioevo, e in particolare per un certo tipo di medioevo, quello occidentale. Tuttavia non è un fumetto storico, ma un’opera assolutamente personale. Nella serie si mescolano elementi di varie epoche, fino a generare un quid particolarissimo. Le compagnie di ventura, le terrificanti condizioni igieniche, il cannone applicato alla mano di Gatsu, i modelli delle corti incontrate… Elementi logicamente contraddittori tra loro, ma che si uniscono per una versione a se stante di un immaginario medioevo, anche se in effetti esiste un periodo storico e un’ambientazione precisa in cui la saga di Gatsu potrebbe accadere con solo minimi aggiustamenti (ma di questo parleremo in seguito).

Berserk: gli ispiratoriA tutte queste che sono le ispirazioni ammesse esplicitamente da Miura ne aggiungo un’altra, che si ricava più dall’atmosfera generale della serie, che da elementi particolari. Parlo del Black Metal, sottogenere all’interno dell’Heavy Metal, nato intorno alla metà degli anni ’80, che nelle sue canzoni glorificava l’avvento del Male e propagandava una sfiducia assoluta nei confronti dell’umanità e dei cosiddetti “valori positivi”. L’Heavy Metal è sempre stato un genere molto popolare in Giappone, e il sottogenere Black Metal non ha fatto eccezione. Gruppi come Bathory, Darkthorne, Mayehm hanno sempre riscosso un buon successo nella terra del Sol Levante. Ora, leggendo Berserk i temi, le situazioni, le disgrazie che accadono ai personaggi “positivi”, e d’altra parte la potenza smisurata suggerita per le forze del male operanti nel mondo di Berserk, richiama con forza i temi del Black Metal.
Chissà se ascoltava Into the Pandemonium dei Celtic Frost, quando ideava le prime puntate di questa saga?

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